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רבקהלע די שבתדיקע

Paysakh Kaplan [Pesach Kaplan] / פסך קאַפּלאַן


Lingua: Yiddish


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Rivkele di shabesdike
[1942]
Testo di Paysakh Kaplan
Musica di Paysakh Kaplan (ripresa da un'aria tradizionale)
Lyrics by Paysakh Kaplan
Music by Paysakh Kaplan (inspired by a folk tune)


Paysakh (Pesach) Kaplan.
Paysakh (Pesach) Kaplan.

Canto del ghetto di Białystok (Polonia, che era stata anche la città natale di Ludwik Lejzer Zamenhof, l'inventore dell'Esperanto), nato dopo l'irruzione delle SS che nel 1942 trasferirono centinaia di giovani nei lager. Le loro mogli e fidanzate vennero chiamate "shabesdike", cioè "del sabato" ("shabes" è la pronuncia yiddish dell'ebraico "shabbat"), giorno sacro agli ebrei e in cui avvenne l'irruzione.

(Note tratte dal disco "I Canti del Lager" di Leoncarlo Settimelli, integrati con alcune note personali. "Rivkele" è, in yiddish, il diminutivo di "Rivke", ovvero "Rebecca". Il testo originale in caratteri yiddish non si è rivelato reperibile e abbiamo quindi provveduto alla sua ricostruzione sulla base della (peraltro esattissima) trascrizione in caratteri latini [RV]

L'autore della canzone, Paysakh Kaplan, era nato a Stawiski, in Polonia, nel 1870; suo padre, il rabbino Binyamin Nachum, era cantore e shochet; a sua volta era nipote di Reb Kasriel, lettore della Torah presso la sinagoga di Vilnius. Il giovanissimo Pesakh, come tutti gli studenti dell'epoca, studiò alla scuola ebraica di Stawiski per dodici anni; suo padre, poi, lasciò Stawiski per viaggiare come cantore e predicatore, finché non si stabilì a Gorodišče, nel governatorato di Kiev. Tra i 13 e i 17 anni, Pesakh studiò alle yeshivot di Korycin, Ruszczany, and Zelwa. Paysakh giunse a Varsavia nel 1887, dove suo padre era divenuto cantore alla sinagoga Reichman. Durante questi anni aderì alla Haskalà (l' “illuminismo ebraico”) e lesse molta letteratura in ebraico studiando a fondo anche il tedesco e il russo, e un po' di inglese da solo. All'età di 19 anni scrisse il suo primo articolo sulla rivista Hamelitz. Da Varsavia si recò poi a Białystok, dove insegnò la lingua ebraica per molti anni. Mentre viveva a Białystok, scrisse molti articoli per il giornale Hatzefirah di Varsavia, redatto interamente in ebraico. Kaplan era un sostenitore dell'uso attivo dell'ebraico, e membro di un'organizzazione chiamata “Amanti della Lingua Ebraica”. Nel 1904 pubblicò la sua prima poesia in lingua yiddish, “Di Velgerke” (“Il vagabondo”) sulla rivista Petersberger Teg. A partire da quel momento scrisse spesso su giornali in yiddish come “Teg” e “Fraynd”, e più tardi in “Haynt” and “Moment”. Nel 1914 fu direttore del giornale Dos Bialistoker Vort, che da settimanale divenne poi quotidiano. Dopo la I Guerra mondiale fondò Dos naye lebn (“La vita nuova”), sempre a Białystok, considerato uno dei migliori giornali locali in Polonia. Quasi ogni giorno scriveva articoli, colonne, recensioni, commenti e racconti. Scrisse anche delle memorie d'infanzia nella città natale di Stawiski. Tali articoli furono pubblicati con lo pseudonimo di “Famiglia Chranik”. Kaplan fu anche un ottimo musicista: tradusse un “Canzoniere” in yiddish, una collezione di canzoni classiche con musiche di Mendelssohn, Schubert e Schumann. Scrisse e pubblicò anche libri in ebraico; nella stessa lingua, e in yiddish, scrisse anche canzoni per bambini tra le quali la famosa “Nevel asor”. Morì deportato durante la seconda guerra mondiale.

Il ghetto di Białystok


27-28 giugno 1941: la prima deportazione dal ghetto di Białystok.
27-28 giugno 1941: la prima deportazione dal ghetto di Białystok.


Rivkele del sabato è una delle più famose canzoni nate dal ghetto di Białystok, in Polonia. Sin dall'occupazione tedesca della Polonia, vi erano stati rinchiusi dentro oltre 50.000 ebrei della città e dei dintorni, che, come in tutti i ghetti, vivevano in condizioni penose ma che avevano saputo organizzarsi. I fatti cui si riferisce la canzone avvennero sabato 28 giugno 1941; ma già dal giorno prima, detto “il venerdì rosso sangue”, i tedeschi erano penetrati nel ghetto e avevano cominciato a uccidere e deportare la popolazione maschile. Tra il venerdì e il sabato perirono circa 3000 ebrei del ghetto di Białystok. In seguito a questi fatti, che diedero luogo alle Shabesdike, le “donne del sabato” ovvero le vedove o fidanzate degli uomini uccisi, la popolazione ebrea del ghetto di Białystok fu temporaneamente trasformata in forza lavoro ridotta a schiavitù: dopo la formazione dello Judenrat il 1° agosto 1941, presieduto dal rabbino Rosenmann e da Efraim Barasz, la popolazione superstite -e in particolare le donne- furono messe a lavorare in diverse fabbriche (circa una decina) di proprietà dell'industriale tedesco Oskar Steffen. Contemporaneamente, si andava però organizzando nel ghetto di Białystok una resistenza armata guidata inizialmente da Edek Borak, e poi da Mordechai Tenenbaum, un giovane arrivato appositamente (e, ovviamente, clandestinamente) dal ghetto di Varsavia; le forze di resistenza consistevano principalmente in comunisti, socialisti e nei sionisti di HaShomer HaTsa'ir (in ebraico: “Guardia cittadina”). Come in molti casi presso gli Judenräte, Efraim Barasz era convinto che il lavoro in schiavitù per i tedeschi potesse salvare gli ebrei; e come in tutti i casi del genere, si rivelò soltanto una tragica illusione dato che la liquidazione del ghetto era già stata decisa. Doveva essere messa in atto nel febbraio del 1943, ma fu rimandata proprio per la resistenza armata messa in atto nonostante i mezzi scarsissimi. I combattenti ebrei avevano comunque deciso la rivolta, avendo capito alla perfezione quale fosse il destino riservato a tutti, e preferendo morire combattendo che deportati nei lager. Tra il 5 e il 12 febbraio 1943 i tedeschi, penetrati nel ghetto per la liquidazione, incontrarono una resistenza imprevista pur uccidendo 2000 persone e deportandone altre 10000 a Treblinka. Ai trentamila ebrei rimasti fu fatto credere ancora una volta nella “salvezza in cambio di lavoro”; finché, nell'estate del 1943, Himmler in persona non ordinò l'immediata e totale liquidazione del ghetto di Białystok, affidandola ad uno dei peggiori macellai nazisti: il “boia di Lublino”, vale a dire l'ufficiale delle SS austriaco (ma di famiglia slovena e nato a Trieste) Odilo Globočnik. I resistenti del ghetto erano armati soltanto di una mitragliatrice, di alcune pistole e di bottiglie molotov; nulla poterono contro le forze naziste. I capi partigiani si suicidarono in massa per non cadere vivi nelle mani dei nazisti; nella notte tra il 15 e il 16 agosto 1943, il ghetto di Białystok cessava di esistere. Tutti gli abitanti furono o uccisi sul posto, o deportati a Treblinka e Majdanek.
רבקהלע די שבתדיקע אַרבעט אין פֿאַבריק,
זי שפּינט אַ פֿאָדעם נאָך אַ פֿאָדעמל, פֿלעכט צונױף די שטריק.
אױ די געטאָ, די פֿינצטערע, דױערט אַזױ לאַנג,
‘װערט מײַן האַרץ פֿאַרומעט, טוט מיר אַזױ באַנק,’
זיצט זיך רבקהלע פֿון בענקשאַפֿט, אױ אױ אױ פֿאַרשמאַכט,
װעגן איר טײַער הערשעלע שטענדיק נאָר זי טראַכט.
‘אױ װי ביטער איז אים דאָרט, פֿינצטער איז מיר דאָ,
זינט פֿון יענעם שבת, זינט פֿון יענער שעה.’
זיצט זיך רבקהלע און טרײסט איר אײן-און-אײנציק קינד,
‘קומען װעט דער טאַטע, קומען װעט געשװינד.
ברענגען װעט ער עסן, גאָר אַ סך ברױט.’
ניט געװוסט האָט רבקהלע אַז הערשעלע איז טױט.

4/2/2006 - 14:51




Lingua: Yiddish (Romanized)

La trascrizione in caratteri latini del testo Yiddish
Yiddish Romanized version

Agosto 1943: le rovine del ghetto di Białystok dopo la liquidazione.
Agosto 1943: le rovine del ghetto di Białystok dopo la liquidazione.
RIVKELE DI SHABESDIKE

Rivkele di shabesdike arbet in fabrik,
zi shpint a fodem nokh a fodeml, flekht tsunoyf di shtrik.
oy di geto, di fintstere, doyert azoy lang,
'vert mayn harts farumet, tut mir azoy bank.'
zitst zikh rivkele fun benkshaft, oy oy oy farshmakht,
vegn ir tayer hershele shtendik nor zi trakht.
'oy vi biter iz im dort, fintster iz mir do,
zint fun yenem shabes, zint fun yener sho.'
zitst zikh rivkele un treyst ir eyn-un-eyntsik kind,
'kumen vet der tate, kumen vet geshvind.
brengen vet er esn, gor a sakh broyt.'
nit gevust hot rivkele az hershele iz toyt.

5/2/2006 - 18:05




Lingua: Italiano

Traduzione italiana (letterale) di Riccardo Venturi
3 maggio 2013

16 agosto 1943: la deportazione dal ghetto liquidato.
16 agosto 1943: la deportazione dal ghetto liquidato.


Anche e soprattutto perché le traduzioni che seguono sono o traduzioni d'arte (come quella italiana di Leoncarlo Settimelli), o traduzioni veramente tirate via e incomplete (come quella inglese tratta da Zemerl), si imponeva una traduzione letterale, parola per parola, del testo originale yiddish di Pesakh Kaplan. Il quale è scritto in un linguaggio semplicissimo e, proprio per questo, ancor più duro e toccante. Un linguaggio semplice per una storia semplice: l'operaia ebrea costretta a vivere chiusa nel ghetto e a andare al lavoro forzato in una fabbrica tedesca di filati e spago, l'unico bambino che aspetta il padre, e il padre che è già morto in qualche campo di concentramento. La stessa fine che attende Rivkele e suo figlio. Nel mezzo, le pietose bugie per calmare il bambino; bugie fatte di ritorni "prestissimo" e di roba da mangiare, di "un sacco di pane". Rivkele del sabato suscita emozione, ma non è questo il punto. Non sono cose che, anche a distanza di decine di anni, possano essere ridotte ad "emozioni". Devono essere, invece, elevate a coscienza, e a rabbia. Specialmente in un'epoca in cui l'Europa torna ad essere percorsa dai fascismi e dai nazismi di ogni genere; e in un'epoca in cui le Rivkele di Gaza vivono nello stesso ghetto a cura di "pronipoti" che hanno tanto più scordato ciò che è accaduto, quanto più se ne servono per opprimere a loro volta. [RV]
RIVKELE DEL SABATO

Rivkele del sabato lavora in fabbrica,
intreccia fili e filati, torce e ritorce lo spago.
“Ah, il ghetto, il buio ghetto, dura da così tanto,
e il mio cuore è triste, mi fa così soffrire.”
Rivkele si siede in preda alla pena, ahi, ahi, affranta,
poiché il suo caro Hershele ancora non si vede.
“Come sarà dura là per lui, com'è buio qui per me,
da quel sabato, da quell'ora.”
Rivkele si siede e culla il suo unico bimbo:
“Tornerà il babbo, tornerà prestissimo,
e porterà da mangiare, e un sacco di pane.”
E Rivkele non sapeva che Hershele era morto.

3/5/2013 - 16:13




Lingua: Italiano

Versione italiana di Leoncarlo Settimelli
dal disco I canti dei Lager distribuito con L'Unità il 27 gennaio 2006 in occasione della giornata della Memoria.

Leoncarlo Settimelli (Lastra a Signa, 1937 - Roma, 2011)
Leoncarlo Settimelli (Lastra a Signa, 1937 - Roma, 2011)


La versione italiana fatta a suo tempo da Leoncarlo Settimelli è, più che altro, una riscrittura sulla base dell'originale; ma è possibile che Settimelli si sia servito di qualche traduzione malfatta. Non si spiegherebbe altrimenti come mai dal suo testo sia assente un passaggio chiave della canzone, quello del bambino e delle promesse della madre. Rimane comunque una traduzione d'arte molto bella. [RV]
RIVKELE DEL SABATO

Rivkele del sabato che inizia il lunedì
a intrecciare le sue corde nella fabbrica ogni dì
e intrecciando la settimana passerà
lento scorre il tempo col pensiero sempre là

Rivkele del sabato che a casa tornerà
quante lacrime stanotte sul cuscino verserà
ed ad ognuna chiede su dimmi come sta
ma nell'alba grigia la sirena chiama già

Rivkele del sabato che intreccia i suoi perché
i "chissà se qualche volta riuscirà a pensare a me
e come starà e che vita che farà
da quel freddo lager chissà mai se tornerà"

Rivkele del sabato che chiamano così
perché fu proprio di sabato che un grido si sentì
e nel ghetto il passo straniero risuonò
e il suo amore come tanti a casa non tornò

4/2/2006 - 14:59




Lingua: Inglese

English (literal) translation by Riccardo Venturi
May 3, 2013
RIVKALE THE SHABBATH ONE

Rivkale, the Shabbath one, works in a factory
spinning threads and plaiting yarn.
“Oh, this dark ghetto has been lasting for too long,
and my heart is full of sadness and pain.”
Rivkale sits down in distress, alas, alas, so pained,
because her loved Hershele has disappeared and gone.
“Oh, how hard is it for him there, and how bitter for me here,
since that Shabbath, since that hour.”
Rivkele sits down and rocks her only child:
“Dad will come home, come home so soon
and will bring food and much bread.”
And Rivkale didn't know Hershele was dead.

3/5/2013 - 18:01




Lingua: Inglese

English version, from Zemerl, the interactive database of Jewish song. Yiddish. Hebrew. Judeo-Spanish.

Note: The correct English spelling has been restored as it wasn't correct in several points. [RV]

La "traduzione" inglese tratta da Zemerl non era solo scorretta ortograficamente; è anche, in diversi punti, arbitraria. Nelle traduzioni anglofone, il nome proprio viene usualmente reso come "Rivkale", e la cosa è stata mantenuta. [RV]
RIVKALE "DE SHABBATDIKE"

Rivkale, "De Shabbatdike", works in factory,
spins yarn and plaits rope.
"Oh this dark and cursed ghetto has been lasting for too long".
Her heart is pained and sad.
Her darling Hershele has disappeared and gone.
Since that Sabbath day, since that time,
Rivkele sits and weeps
at her spinning loom day and night.
"Where is my love? Is he still alive?
Is he in a cencentration camp? In a labor camp?
Oh, how black is it for him there
and how bitter here for me.
Since that Sabbath, since that time."

4/2/2006 - 14:53




Lingua: Inglese

La versione inglese da Days of Remembrance (1984)
English version from Days of Remembrance (1984)

Si tratta di una versione d'arte tratta dal libretto dell'annuale commemorazione della Shoah tenuta dalla Comunità Ebraica degli Stati Uniti. L'autore della traduzione (come di tutte le altre) non è indicato direttamente; ma alla fine del documento, i traduttori sono indicati come Professor David Hirsch (Brown University), Roslyn Hirsch, Roslyn Bresnick-Perry. [RV]
RIVKELE, THE SABBATH ONE

Rivkele, the Sabbath one
In a factory toils.
Twists a strand into a strand,
Weaves a braided coil.
Oh, the gloomy ghetto
Stands there much too long.
And her heart, with so much pain,
Rueful, so forlorn.

Her devoted Hershele
Gone, has gone away.
Since that fateful Saturday,
Since that time, that day
Sits in mourning, Rivkele
Mourns day and night,
Turns the wheel of her machine,
Thinking of her plight:

Where is he, my darling one,
Does he still live, where?
In the concentration camp
Is he slaving there?
Oh how dreadful is his lot,
How horrible is mine -
Since that fateful Saturday
Since that day, that time.

inviata da Riccardo Venturi - 3/6/2013 - 00:44




Lingua: Catalano

Versione catalana, da Cançons del Ghetto, di Núria Espert

nuriaespert
RIFKALE

Rifkale, dins l'aldarull que fan els telers,
muda quan cal les llançadores,
fa un nus a I'ordit.
Mentrestant pensa en el ghetto
on regna la basarda
ja fa setmanes,
un mes potser.
Rifkale, mentre treballa dintre del brogit,
pensa en Herschel, el seu home,
amb el cor encongit.
On l'han dut, com den patir-hi,
com deu pensar en Rifkale,
en el seu menut
que ell no coneix.
Rifkale canta perquè s'adormi el seu fill:
"Aviat coneixeràs el pare;
portarà llet i pa,
sucre, farina i mantega, un munt de coses bones".
Rifkale no sap
que el seu home és mort.

inviata da Jonah Taube - 28/11/2009 - 16:19


Ristrutturando questa (importante) pagina, è stata aggiunta anche una biografia completa dell'autore, Pesakh Kaplan. Forse le difficoltà incontrate a suo tempo da Lorenzo Masetti derivavano dalla difformità di trascrizione del nome: è stato sufficiente digitare "Pesach" Kaplan per reperire parecchie notizie sull'autore. Un'ulteriore dimostrazione di quanto siano necessari i codici di trascrizione uniformi...

Riccardo Venturi - 3/5/2013 - 12:41


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