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Konskried Sant Trefin

anonimo


Lingua: Bretone


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Galvadeg en tri kant mil soudard
(Tri Yann)
Canto dei coscritti, o Partirò, partirò
(Anton Francesco Menchi)


[XVIII secolo?]
Kan ha diskan (Côtes d'Armor)

strephine


Chiunque abbia seguito un po' in passato la Sezione Bretone di questo sito, oppure la stia seguendo adesso durante il suo completo rifacimento, avrà notato che le canzoni (specie in forma di kan ha diskan) dedicate alla partenza del coscritto sono numerosissime (e non solo in Bretagna). Popolarizzate invariabilmente da fogli volanti, si crede generalmente che le “ballate dei coscritti” abbiano avuto origine nell'istituzione della leva obbligatoria in epoca rivoluzionaria e napoleonica (al pari, ad esempio, di Partirò, partirò, che non a caso si chiama, propriamente, Canto dei coscritti). Diffusi in realtà in tutta Europa, è certamente vero che questi canti che descrivono la nuova realtà venutasi a creare con la coscrizione obbligatoria (la fondazione della “carne da cannone”, verrebbe da dire) abbiano avuto in quell'epoca il loro “momento d'oro”. Dovrebbero in questo caso essere ascritti al reazionarismo di stampo rurale; è lo sgomento del vecchio mondo contadino, per il quale i giovani rappresentavano le necessarie braccia per i campi, nei confronti della guerra moderna, che imponeva il servizio coatto delle masse contadine. Rappresentano quindi in moltissimi casi il conflitto, insanabile, tra il mondo rurale conservatore e la modernità rivoluzionaria dell' “armata di popolo”. Fu anche e soprattutto per questo motivo che, nella Francia rivoluzionaria e napoleonica, la Bretagna e tutta la sua cultura tradizionale, rurale e cattolica, vennero viste come ostacolo alla Rivoluzione e come retaggio dell'ancien régime; tutto questo sta alla base, con la fortissima spinta accentratrice data dalla Rivoluzione e da Napoleone, della distruzione delle culture e delle lingue locali, viste come espressioni di una Francia reazionaria, contadina, bigotta. L'insurrezione vandeana fece il resto. Detto anche che, non di rado e pure con testimonianze in canto, parecchi giovani provinciali non vedevano l'ora di partire, a rischio della propria vita, per “vedere il mondo” e togliersi da un ambiente gretto e chiuso e con la prospettiva di passare la vita a spezzarsi la schiena nei campi o a morire in mare, la coscrizione obbligatoria fu comunque un dramma per intere popolazioni, che si trovarono svuotate dalle giovani generazioni.

C'è però un “ma”, e lo si vede bene in questo canto come in decine di altri. In questo canto non si parla affatto né della Rivoluzione e né di Napoleone, ma di un giovane che deve partire per la guerra a servire il Roue, il Re (la parola bretone è un prestito francese che rispecchia perfettamente l'antica pronuncia di roi; e così si pronuncia ancora nell'arcaicissimo Québec). Non è un caso raro in Bretagna: si veda ad esempio Pelot d'Hennebont. La frequenza dei “canti dei coscritti” è, quindi, anteriore alla coscrizione di epoca rivoluzionaria e napoleonica, e magari non bisogna scordare neppure la Restaurazione (che mantenne rigorosamente il servizio di leva). Comunque la si veda, questi canti sono lo specchio fedele di qualcosa che veniva vista come una violenza, quale che fosse il regime che la esigeva; facevano quindi leva su sentimenti elementari seguendo più o meno, in tutta Europa, la stessa falsariga: il bando, la partenza, l'addio alla propria terra e ai propri cari, andremo in terre lontane, chissà se torneremo mai. E chi aveva in sorte di tornare, veniva atteso comunque da tragedie: la morte degli amici, dei genitori, nonché l'immancabile fidanzata già sotto terra (magari per le fatiche d'essere dovuta andare a lavorare la terra al posto degli uomini in guerra) oppure sposata a qualcun altro. Per quel che riguarda specificamente la Bretagna, si può dire che quasi ogni parrez ha il suo coscritto che parte nelle varie epoche: in questo caso, noto e cantato ancora oggi, tocca qui a Sainte Tréphine, comune di 220 abitanti nelle Côtes d'Armor raccontarci la storia del suo coscritto, uguale a quella di tanti altri. Secondo il sito Son ha Ton, da cui il testo è stato ripreso, il canto fu fornito e registrato da Jean-Philippe Le Dantec, presidente dell'associazione Ar gazeg veurzh, che raggruppa cantori di kan ha diskan della regione parigina. [RV]
Na disul e Sant-Trefin rannañ 'rae ma c'halon
O klevet an ordonañs lennet gant ar person

O klevet an ordonañs lennet gant ar c'hure
Ret eo kaout soudarded da servij ar Roue.

O klevet an aotrou maer war ur maen o laret :
"Erru eo ar mandaioù partiañ 'r gonskried."

An tadoù hag ar mammoù 'ouele d'o bugale
Hag ar gonskried yaouank 'lare 'n eil d'egile

Hag ar gonskried yaouank 'n eil d'egile 'lare :
"Arsa 'ta kameraded, partial vezo ret"

"Arsa 'ta kameraded, partial vezo ret,
'Vit monet d'ar broioù pell, lec'h biskoazh ni n'omp bet.

'Vit monet d'ar broioù pell, aloubat ar montanioù
Prest da dennañ war ur c'had pa n'e welimp redo

Pa oemp en Jeruzalem, dibaset an Espagn
Birviken 'm bije soñjet donet ken d'am Bretagne

Met dre forzh pediñ Doue hag ar sent benniget
On deuet c'hoazh da Sant-Trefin da wel' ma mignoned

Lakaet 'oe ganto en douar ma gwir vuiañ-karet
Ha m'am-bije bet ar bonheur d'anavezet he bez

Ha m'am bije bet ar bonheur d'anavezet he bez
N'am befe ket he c'huitaet nag en noz nag en deiz

N'am befe ket he c'huitaet nag en deiz nag en noz
Chomet 'vefen 'tal dezhi da skuilhañ ma daeroù

Chomet 'vefen 'tal dezhi da skuilhañ ma daeroù
'Vit enoriñ ma mestrez pehini a zo marv

inviata da Riccardo Venturi - 29/11/2005 - 17:03



Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Riccardo Venturi
2 gennaio 2016
IL COSCRITTO DI S.TE TRÉPHINE

Domenica a S.te Tréphine quanto mi si spezzava il cuore
Nel sentire il bando di leva letto dal parroco

Nel sentire il bando di leva letto dal curato
Che c'è bisogno di soldati per servire il Re.

Nel sentire il signor sindaco sopra una pietra che diceva:
“Sono arrivati gli ordini che i coscritti partano”.

I padri e le madri piangevano per i figli
E i giovani coscritti si dicevano l'uno all'altro,

E i giovani coscritti si dicevano l'uno all'altro,
“Su, forza, compagni, bisognerà partire.”

“Su, forza, compagni, bisognerà partire
Per andare in terre lontane dove non siamo stati mai,

Per andare in terre lontane, a invader le montagne
pronti a sparare a una lepre quando la vedremo correre.”

Quando eravamo a Gerusalemme, passata la Spagna,
Non avrei mai creduto di tornare in Bretagna

Ma a forza di pregare Dio e i santi benedetti
Sono tornato a S.te Tréphine per vedere i miei amici

La mia innamorata la stavano sotterrando,
E se avessi avuto la gioia di riconoscere la sua tomba,

E se avessi avuto la gioia di riconoscere la sua tomba
Non la avrei lasciata né la notte e né il giorno

Non la avrei lasciata né la notte e né il giorno,
Le sarei restato accanto a versare le mie lacrime

Le sarei restato accanto a versare le mie lacrime,
A onorare la mia innamorata che è morta.

2/1/2016 - 16:44


Immagino un canto simile a questo: "Konskried sant Nikolaz"...

Krzysiek - 2/1/2016 - 17:31


Intanto grazie per aver messo qua dentro le mitiche sorelle Goadec (o Goadeg, ma tanto si pronuncia comunque ['gwadek]). Hai semplicemente...anticipato quanto ho scritto nella nuova introduzione (una delle "delizie" del rifacimento della Sezione Bretone): probabilmente, andando a scavare nel repertorio del kan ha diskan (che è immenso) si troverebbe almeno un coscritto per ogni villaggio bretone superiore alle quattro case. Diventerebbe un sito "Coscritti Bretoni Contro la Guerra" (Konskried Vrezhon a-enep ar Brezel)!

Richard Gwenndour - 3/1/2016 - 01:26


È tutt'una vita che sto anticipando... sarà il "sidroma dell'eiaculazione precoce"... non sacci... so' così... e in più, mi tocca accetarsi così. Sapessi che fatyga : P

saludos nachissimos

krzyś - 4/1/2016 - 01:09


Il "sidroma" direi che qui ci sta particolarmente bene, dato che il sidro è la bevanda bretone per eccellenza! Forse un po' poco alcolica, e per imbriacarsi di sidro ce ne vuole un ettolitro, però è buona al contrario del vino, che fa rècere, e della birra, che fa caà ir majale. Ce n'è una, la "Tonnerre de Brest", dove ci mettono pure l'acqua di mare! Oh, dico io, l'acqua di mare nella birra ?!?

Richard Gwenndour, mignon ar sistr - 4/1/2016 - 01:34



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