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Nivuri su’ li bummi

Pino Veneziano


Lingua: Siciliano


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[1975]
"Lu patruni è suvecchiu" ("Il padrone è di troppo")

fronte

Ho qui con me nella mia casa di campagna Pino Veneziano, cantastorie: ha appena finito di cantare un gruppo di canzoni incise in un disco prossimo ad uscire. Il successo sarà certo perché Pino alla potenza della voce aggiunge la forza drammatica. I testi sono suoi, i motivi musicali pure. Un cantastorie, che fa politica, e la sublima con la poesia. Il suo discorso è semplice, popolare, ma
convincente; e riesce a farsi capire dai braccianti in maggioranza analfabeti e semianalfabeti. Gli argomenti sono la verità, cantata da popolano a popolano, senza inganni. I padroni non sono necessari, le guerre nemmeno; le case sono necessarie, perché un coniglio senza tana, un uccello senza nido, sono come i pesci senza mare, dice.

Da ragazzo, ora ha quarant’anni, Pino faceva il guardiano di capre, di vacche; dormiva in campagna; frequentò la seconda elementare. E’ stato sempre povero, povero ancora oggi, ma ricco di poesia e d’amore per gli uomini che soffrono. Un popolano, che fa cultura. Un popolano, che canta la libertà e la Giustizia, e ve la versa nei cuori con la voce.

Io, se fossi ragazzo, gli porterei la chitarra; lo seguirei ovunque va; lo sentirei cantare nelle piazze. Vedrei i braccianti commuoversi, entusiasmarsi, e lui col canto dargli la speranza. La speranza che io, lui, e tutti i lavoratori aspettano con l’alba di domani, e non più tardi.

(Ignazio Buttitta, dall'introduzione al disco)
Su’ nivuri li bummi ‘nta li chiazzi.
Su’ nivuri li bummi ‘nta li treni.
Si su’ scoperti dici chi su’ pazzi,
si ‘un sunnu visti foru comunisti.

Continuati puru a ammazzari,
fascisti cu la destra nazionali,
chi ‘nzemmula ana pocu di parrini
facistivu l’ anonima assassini.

Li treni chini su’ di puvireddi
Cci sunnu nichi granni e vicchiareddi,
partinu pi truvari li parenti,
trovanu la fini di li patimenti.

Continuati puru a ammazzari,
fascisti cu la destra nazionali,
chi ‘nzemmula a na pocu di parrini
facistivu l’anonima assassini.

Li morti nun lu sannu di dunni vinni
La grazia di la so libberazioni,
ma njatri lu sapemu chi cci voli
ppi la giustizia la rivoluzioni.

Verrà ‘stu jornu statini sicuri,
‘cchì cci sarannu morti senza ciuri
sarà comu un giudiziu universali
si chiamerà giustizia popolari.

inviata da Alessandro - 18/4/2010 - 19:12



Lingua: Italiano

Traduzione italiana da www.pinoveneziano.altervista.org
NERE SONO LE BOMBE

Sono nere le bombe nelle piazze.
Sono nere le bombe nei treni.
Se son scoperti si dice che son pazzi.
Se non son visti si dà la colpa ai comunisti.

Continuate pure ad ammazzare,
fascisti con la destra nazionale,
che con un po' di preti
avete fatto l'anonima assassini.

I treni sono pieni di gente povera.
Ci sono bimbi, adulti e vecchietti.
Partono per andare a trovare i parenti,
trovano la fine dei tormenti.

Continuate pure ad ammazzare,
fascisti con la destra nazionale,
che con un po' di preti
avete fatto l'anonima assassini.

I morti non sanno da dove è arrivata
la grazia della loro liberazione,
ma noi lo sappiamo che per avere giustizia
ci vuole la rivoluzione.

Verrà quel giorno, siatene certi,
in cui ci saranno morti senza fiori.
Sarà come un giudizio universale.
Si chiamerà giustizia popolare

inviata da Alessandro - 18/4/2010 - 19:13



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