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Όχι, δεν πρέπει να συναντηθούμε

Yannis Markopoulos / Γιάννης Μαρκόπουλος




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'Ohi, den prépei na synandithoúme
Στίχοι: Γιώργος Χρονάς
Μουσική: Γιάννης Μαρκόπουλος
Πρώτη εκτέλεση: Θέμης Ανδρεάδης, 1972
Άλλες ερμηνείες: Χαρούλα Αλεξίου & Δήμητρα Γαλάνη (Ντουέτο)

Versi: Yorgos Hronàs
Musica: Yannis Markopoulos
Prima esecuzione: Themis Andreadis
Altre interpretazioni: Haroula Alexiou & Dìmitra Galani (duetto)

alexiougalani

Una delle più belle canzoni, a mio sommesso avviso, di tutto il repertorio greco. A detta di più di un visitatore di stixoi.info rievoca pefettamente l'atmosfera dentro la quale ci si amava e si cospirava durante la dittatura. Credo che l'esecuzione su You Tube alla quale rinvio non sia quella di Temis Andreadis, ma quella - diventata classica - delle due magnifiche signore della canzone greca, Haris Alexiou e Dìmitra Galani. (GPT)
Όχι δεν πρέπει, δεν πρέπει να συναντηθούμε
πριν απ' τη Δύση του ήλιου
στο δάσος με τις άδειες κονσέρβες
απέναντι στη Σαλαμίνα,
στη Βηρυτό και στην 'Οστια.

Όχι δεν πρέπει, δεν πρέπει να συναντηθούμε
πριν απ' τη δύση του ήλιου
στην κάμαρα που παίζουν πρέφα
στην κάμαρα που παίζουν τάβλι
για ένα τσιγάρο οι χαμένοι

Όχι δεν πρέπει, δεν πρέπει να συναντηθούμε.
Κι η μάνα μου κι η μάνα σου στα μαύρα
κι ο αδερφός στο υπόγειο
όχι δεν πρέπει, δεν πρέπει να συναντηθούμε
Το πλοίο έφυγε...

inviata da Gian Piero Testa - 16/4/2010 - 19:51



Lingua: Italiano

Gian Piero Testa.
Gian Piero Testa.

La versione italiana integrale di Gian Piero Testa
NO, NON DOBBIAMO INCONTRARCI

No, non dobbiamo, non dobbiamo incontrarci
prima del tramonto del sole
nel bosco pieno di lattine vuote
davanti a Salamina,
a Beirut e a Ostia.

No, non dobbiamo, non dobbiamo incontrarci
prima del tramonto del sole
in quella stanza dove gioca a carte
in quella stanza dove gioca a tric trac,
per una sigaretta, la gente perduta.

No, non dobbiamo, non dobbiamo incontrarci
Con mia madre e con tua madre che portano il lutto
e il fratello nascosto in cantina.
No, non dobbiamo, non dobbiamo incontrarci
La nave è partita ...

inviata da Gian Piero Testa - 16/4/2010 - 21:22


Beh, questa è davvero bellissima anche solo ad ascoltarla... attendo con ansia la tua traduzione... Finirà che mi metto a studiare il greco che non ho studiato al liceo... Grazie di cuore Gian Piero per tutte queste splendide canzoni.

(Nel video che hai postato le voci sono una maschile e l'altra femminile e nel commento si parla di Θέμης Ανδρεάδης con Λιλή Χριστοδούλου...)

Alessandro - 16/4/2010 - 20:57


Alessandro, io ho almeno due difetti: non so "postare" le canzoni nel sito e faccio così incavolare il Riccardo (che meno male che c'è, se no c'è solo il Berlusca) e non ho più, da qualche tempo, un orecchio molto fino. Arrivandomi all'orecchio - non più molto fino - delle voci non troppo maschili, sono andato ad ascoltare qualche altra canzone di Andreadis, la cui voce non mi sembra quella del video. Nel dubbio, ho provato a sentire l'interpretazione di Melina, che è bella, ma non all'altezza di quella di Haroula e di Dìmitra. Quella del video, se non è la loro, certo la vale. Prova a fare anche tu queste ricerche: poi il Riccardo sistema tutto. Purtroppo bestemmia e andrà all'inferno, insieme a Ratzinger.

Gian Piero Testa - 16/4/2010 - 21:31


Risentita bene la canzone: una voce maschile e una femminile. Hanno ragione You Tube e Alessandro. E ho torto io. Ascoltare però anche quella dell'Alexiou e della Galani, e se la si trova, mettere il link. Vale la pena.

Gian Piero Testa - 16/4/2010 - 21:38


Sto cercando, e in parte trovando, informazioni sulla genesi di questa canzone, che da molti anni mi sta in cuore, ma della quale non ho mai realmente penetrato il senso. Confesso che, per "postarla" con l'intenzione riposta di renderle omaggio e affinché altri - come poi è accaduto - ne traessero piacere, avevo un po' opportunisticamente approfittato del commento di un visitatore di www.stixoi.info, che la collocava nel clima del periodo della dittatura, rendendola buona per AWS. Ma giuro che non mi riusciva di riconnettere tra di loro Beirut, Salamina, Ostia, le lattine vuote, le madri in lutto, e via dicendo...
Di recente e quasi per caso ho trovato in un sito greco fino a quel momento a me sconosciuto) questa informazione, che traduco:
«Nel 1987, Yannis Markòpoulos mette in circolazione il disco "Τολμηρή επικοινωνία/Comunicazione audace" immediatamente dopo una serie di concerti con interpreti significativi, come Haràlambos Gargarounakis, Vassilikì Lavina e Anghelos Dionissìou. Questo doppio disco comprendeva molte delle sue più vecchie canzoni in seconda esecuzione, ed anche dieci pezzi nuovi, sotto lo sguardo rinnovatore dell'autore e il loro collaudo nei concerti estivi di quell'anno. Una della canzoni del disco è anche la trasposizione musicale di Yannis Markopoulos di una poesia di Yorgos Hronàs dal titolo "Ohi den prepi/Non non si deve" (la poesia è compresa nella prima silloge poetica del Hronàs, "Βιβλίο 1/Libro Primo", nella raccolta "Gli ebrei di New York", 1973)».

Ma, soprattutto, vi ho trovato il testo - credo completo - della lirica di cui la canzone risulta come una sorta di compendio, per quanto un po' oscuro. Mi affretto a metterlo a disposizione, con la traduzione che ho fatto "pede in uno", nella quale ho tradotto "mesa kàmara" (letteralmente: "camera interna") con "sotterraneo", senza essere sicuro di avere scelto bene.
Ecco il testo:

Όχι δεν πρέπει να συναντηθούμε
Πριν απ' τη Δύση του ήλιου
Στο δάσος με τις άδειες κονσέρβες
Γιατί οι επιθυμίες μας είναι πλοία
Που θ’ αράξουν μια νύχτα του χειμώνα
Απέναντι στη Σαλαμίνα ενώ εμείς
Θα ζητάμε τις νυχτερινές βάρδιες
Στη Βηρυτό και την Όστια.

Όχι δεν πρέπει να συναντηθούμε
Πριν απ' τη δύση του ήλιου
Στο δάσος με τις πεταμένες καπότες
Γιατί οι επιθυμίες μας είναι ταβέρνες πρόστυχες
Στο Πέραμα
Που τις νύχτες διαιωνίζουν το είδος με ζεϊμπέκικο
Ενώ εμείς ναύτες σιωπηλοί και δυνατοί
Της θάλασσας παιδιά και του έρωτα
Κατεβαίνουμε αργά τα σκαλιά του πλοίου

Στις μέσα κάμαρες εκεί που περνούν
Οι υπόνομοι των νεκρών επιθυμιών
Στις μέσα κάμαρες εκεί που περνούν
Οι υπόνομοι της Νέας Υόρκης
Στις μέσα κάμαρες εκεί που περνούν
Η μάνα σου, η μάνα μου στα μαύρα
Στις μέσα κάμαρες εκεί που οι χαμένοι
Παίζουν στην πρέφα και στο τάβλι
Για ένα τσιγάρο
Για ένα καφέ
Τις νεκρές επιθυμίες τους
Εγώ διαλύομαι
Εγώ τεμαχίζομαι
Και συ με καλείς με πρόσκληση
Ανάμεσα σε επισήμους
Να παρακολουθήσω από την Εξέδρα
Την κηδεία μου
Το δείπνο
Με τα μέλη τα διάσπαρτα του σώματός μου

Όχι προτιμώ να μην πάω στο δάσος
Με τις άδεις κονσέρβες
Όχι δε θα πάω στο δάσος
Με τις πεταμένες καπότες
Θα μείνω στις μέσα κάμαρες
Εκεί που αδιάκοπα περνούν
Οι υπόνομοι
Οι υπόνομοι της Νέας Υόρκης
Η μάνα σου, η μάνα μου στα μαύρα
Όχι δε θα πάω στο δάσος

Μπορείς λοιπόν
Απόψε να βγεις με τους Εβραίους της Νέας Υόρκης».


Ed ecco la (mia) traduzione:

No, non dobbiamo incontrarci
Prima che tramonti il sole
Nel bosco con le lattine vuote
Perché i nostri desideri sono navi
Che getteranno l'ancora una notte d'inverno
Davanti a Salamina mentre noi
Chiederemo i turni di notte
A Beirut e a Ostia

No, non dobbiamo incontraci
Prima del tramonto del sole
Nel bosco con i preservativi gettati
Perché i nostri desideri sono luride taverne
A Perama
Dove di notte tirano tardi con lo zeimbekiko
Mentre noi marinai taciturni e forti
Figli del mare e dell'amore
Discendiamo lentamente le scalette della nave

Nei sotterranei là dove passano
Le fogne dei desideri defunti
Nei sotterranei là dove passano
Le fogne di New York
Nei sotterranei là dove passano
Tua madre, mia madre vestite a lutto
Nei sotterranei là dove la gente perduta
Si gioca alle carte e a back gammon
Per una sigaretta
Per un caffé
I suoi desideri defunti
Io mi sconvolgo
Io vado in pezzi
E tu provocandomi mi inviti
Tra gente di rango
Per seguire dalla Tribuna d'onore
Il mio funerale
Il banchetto
Con le parti smembrate del mio corpo

No preferisco non andare nel bosco
Con le lattine vuote
No non andrò nel bosco
Con i preservativi gettati
Resterò nei sotterranei
Là dove di continuo passano
Le fogne
Le fogne di New York
Tua madre, mia madre vestite a lutto
No non andrò nel bosco

Forse puoi
Stasera uscire con gli Ebrei di New York».


Non c'è dubbio che parecchi rimandi interni del testo della canzone a questo punto cominciano a diventare più leggibili: ma mi restano ancora alquanto oscuri quelli che portano al contesto esterno.
Cerco, trovo e acquisto il doppio cd "Tolmirì epikinonia" di Markopoulos, con il risultato di ritrovarmi con una fila di doppioni in più nel mio Mac. Vedo che stixoi.info colloca la prima apparizione della canzone nel LP di Markopoulos " Διάλειμμα/Intervallo", del 1972. Non tutto torna (se il disco è del 1972, come mai la poesia originale è uscita a stampa nel 1973?), ma almeno il clima cui alludeva il visitatore di stixoi.info trova conferma, perché, sia che fosse il 72 , sia che fosse il 73, i colonnelli ancora la facevano da padroni. Ma c'è uno scoglio. "Dialima" è un disco che già possedevo: e "Ohi den prepi" lì non c'è proprio...Stixoi attribuisce la prima esecuzione a Themys Andreadis, ma io ne ritrovo un'altra - con qualche differenza della frase musicale che è certo inferiore a quella della versione più nota ed eseguita - di Melina Merkouri in duetto con Joe Dassin, il figlio di suo marito Jules, allora giovane attore e cantante poi prematuramente scomparso (video). A chi il primato dell'esecuzione? E in quale disco e quando la canzone usci per la prima volta?
Naturalmente, sono andato a informarmi sul poeta, Yorgos Hronàs, che per me era il nome di un paroliere di compositori importanti, ma non una ben definita persona. Hronàs, nato a Pascialimàni (Pireo), vivente, è soprattutto un poeta, anche se è stato giornalista e curatore di programmi radiofonici dei mitici tempi del Terzo Programma di Hatzidakis (vai a: Ἀμοργός). Da alcuni anni è anche il piccolo ma serissimo editore di Odòs Panòs - Sigareta, dove continua l'opera intrapresa al fianco di Manos Hatzidakis, di Nikos- Alexis Aslànoglou, del pittore Tsarouhis,e di tanti altri artisti e intellettuali che si impegnarono a restituire alla Grecia una cultura degna del suo passato e a contrastare la mercificazione e la banalizzazione delle arti. Ma se non mi arriva il suo volume con le poesie dal 1973 in avanti, nulla posso dire della silloge "Gli Ebrei di New York"; e perciò un decisivo elemento del contesto mi rimane oscuro. Spiegazioni "definitive" della canzone, dunque, sono rinviate a tempi migliori: ma io spero soltanto che qualcuno, passando per queste pagine, ne sappia di più e ce lo voglia dire.
A me piace questo stile non accademico del nostro sito. Cerchiamo di fare, anche sul piano storico e filologico, del nostro meglio: ma non ci tocca fare lezioni, scrivere articoli, e pronunciare giudizi magistrali e definitivi. A volte prendiamo (prendo...) delle cantonate: ma tutto è aperto e libero, e chi le nota può - anzi, deve - precipitarsi a correggerle. (gpt)

Gian Piero Testa - 4/4/2011 - 19:50


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