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Ελλάδα Ελλάδα

Dimos Moutsis / Δήμος Μούτσης


Lingua: Italiano


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(Dimos Moutsis / Δήμος Μούτσης )


Elláda Elláda
[1979]
Στίχοι: Νίκος Γκάτσος
Μουσική: Δήμος Μούτσης
Πρώτη εκτέλεση: Μανώλης Μητσιάς
Απò: “To Δρομολόγιο”

Versi: Nikos Gatsos
Musica: Dimos Moutsis
Primo interprete: Manolis Mitsias
Dall'Album "To Δρομολόγιο/Itinerario"

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Si legge "Grecia Grecia", e si percepisce che il grido di dolore di Gatsos (e Moutsis) è perfettamente adattabile ad ogni paese attuale. Potrebbe essere "Italia, Italia", "Francia, Francia", "Portogallo, Portogallo". Speranze, generazioni, persino rivoluzioni affogate tra l'indifferenza, il calcio, la sporcizia, il razzismo, l'idiozia. In questi giorni in cui la Grecia è sull'orlo di un baratro accuratamente preparatole e servitole dal sistema "economico" europeo e internazionale, una canzone che diventa di un'attualità assolutamente spaventosa. [CCG/AWS Staff]
Που πήγαν οι μέρες, που πήγαν οι μήνες που πήγαν τα χρόνια.
Φωτιά στα Χαυτεία, καπνιά στην Αιόλου βρωμιά στην Ομόνοια.
Ουρλιάζουν τριγύρω Φολκσβάγκεν και Φίατ Ρενώ και Τογιότα
Σε λίγο νυχτώνει στην έρημη πόλη θ' ανάψουν τα φώτα.
Κι άνθρωποι μονάχοι μεσ' την κόλαση ετούτη θα γίνουν λαμπάδα

Πώς τα κανες έτσι τα μαύρα παιδιά σου Ελλάδα Ελλάδα.

Πού πήγες Αφρούλα του ονείρου λουλούδι πού πήγες Ελένη.
κρυφές αμαρτίες της άχρωμης μέρας το φως δεν ξεπλένει.
Μονάχα πληβείοι με μάτια θλιμμένα χτυπάνε καρτέλες.
Στον άθλιο μισθό τους σφιχτά κολλημένοι σαν στρείδια σαν βδέλλες.
Για ένα δυάρι, για λίγη βενζίνα για μιά φασολάδα.

Πώς τα κανες έτσι τα μαύρα παιδιά σου Ελλάδα Ελλάδα.

Πού πήγες αγάπη παράδεισε πρώτε που πήγες ελπίδα.
περάσαν οι μέρες, περάσαν τα χρόνια κι ακόμα δεν είδα
ατρόμητους άνδρες, σοφούς κυβερνήτες μεγάλους αντάρτες.
να σπάζουνε πύλες, να ρίχνουνε τείχη, ν' αλλάζουν τις στράτες.
κι η νύχτα να γίνει χρυσό μεσημέρι κι η μέρα λιακάδα.

Πώς τα κανες έτσι τα μαύρα παιδιά σου Ελλάδα Ελλάδα.

inviata da Gian Piero Testa - 15/4/2010 - 22:10



Lingua: Italiano

Gian Piero Testa.
Gian Piero Testa.

Versione italiana di Gian Piero Testa
GRECIA GRECIA

Dove sono finite le ore, dove sono finiti i giorni, dove sono finiti gli anni.
Incendi a Haftìa, fumo in via Eolo, sporcizia in piazza Omònia.
Strepitano tutt'intorno Volkswagen e Fiat, Renault e Toyota.
Tra poco fa notte nella città deserta si accenderanno le luci.
E gli uomini soli in questo inferno diventeranno torce.

Com'è che li hai fatti così i tuoi neri figlioli, Grecia Grecia.

Dove sei finita Afrùla fiore del sogno, dove sei finita Eléni.
I peccati segreti non li risciacqua la luce del giorno incolore.
Soltanto plebei con sguardi d'afflizione timbrano bollette
Appiccicati come ostriche come sanguisughe a un salario di fame.
Per un due a briscola per un po' di benzina per un piatto di fagioli.

Com'è che li hai fatti così i tuoi neri figlioli, Grecia Grecia.

Dove sei finito amore primo paradiso dove siete finite speranze.
Sono passati i giorni, passati gli anni e ancora non ho visto
uomini senza paura, governanti saggi, grandi ribelli
infrangere porte, abbattere mura e cambiare le strade
e la notte diventare un mezzogiorno e la bora un raggio di sole.

Com'è che li hai fatti così i tuoi neri figlioli, Grecia Grecia.

inviata da Gian Piero Testa - 16/4/2010 - 01:10


Grecia sull'orlo della rivolta sociale
"Ora paghino evasori e corrotti"
Il sindacato diffida dei "vampiri" del Fmi. Papandreou promette: "Agiremo con giustizia". I controlli del fisco sui più benestanti hanno evidenziato
redditi dichiarati sotto i 30mila euro. Le proteste contro i sacrifici imposti dal governo e contro le banche.


(articolo di Ettore Livini da Repubblica Online)

ATENE - La nuova odissea della Grecia, copyright del premier socialista George Papandreou, ha una rotta ad alto rischio. Con una destinazione chiara - Itaca è un rapporto deficit-Pil al 3% entro il 2013 - ma un percorso a ostacoli. Stretto tra la diffidenza dei partner Ue, spiazzati dal balletto un po' surreale sul buco in bilancio ellenico, e una situazione sociale ad alto rischio. Non solo per il futuro di Atene, dicono le Cassandre che qui conoscono molto bene, ma anche per quello dell'Europa.

Il problema - sintetizza nel suo colorato anglo-greco alla Totò il taxista Dimitris Poulos - è semplice: "Greece economy problem, car beautiful", dice ridacchiando sotto i baffi davanti ai Suv e alle superauto incolonnate nel traffico comenciniano di fronte all'Hilton e all'ambasciata Usa. Il paese è in bolletta ma i greci - è il paradosso che non va giù ai tedeschi - non se la passano male: "L'economia in nero pesa per il 25,1% del Pil", ricordano con teutonica precisione all'università di Heidelberg. Le famiglie hanno una rete di protezione robusta (il loro debito è al 48% del patrimonio, ben al di sotto della media Ue). E solo 5mila contribuenti su 11 milioni dichiarano più di 100mila euro. "Il fisco lo scorso anno ha provato a controllare a campione i 150 medici che abitano qua dietro, nelle case verso la collina di Kolonaki - racconta Helena Papadimitriou, studentessa di economia, al tavolino di un bar del quartier più "in" di Atene - Sa qual è stato il risultato? Che la metà di loro aveva un reddito inferiore ai 30mila euro e trenta ne guadagnavano meno di 10mila. Cifre ridicole, con cui da queste parti non ti paghi nemmeno il box per la macchina".


La sfida del governo di Papandreou è tutta qui. Oggi ci sono due Grecie. Quella degli evasori e dei corrotti (le Fakilaki, come qui chiamano le mazzette, valgono secondo la Brookings Institution 20 miliardi l'anno) e quella della gente normale. Dipendenti pubblici (nei 5 anni del governo di centro-destra ne sono stati assunti 150mila), insegnanti, infermieri, impiegati e operai che alle elezioni dello scorso ottobre hanno messo in massa la croce sul simbolo del Pasok, il partito socialista di Papandreou. Convinti dalla sua promessa di far correre i loro stipendi più veloci dell'inflazione. E che ora si domandano se per caso non hanno sbagliato tutto.

La Grecia in effetti, sette mesi dopo il voto, sembra un altro paese. "Abbiamo ereditato una nave che stava affondando", ha detto il premier. I conti dello stato erano falsi. Il rapporto deficit-Pil è stato rivisto in sei mesi dal 3,9% al 13,6%. "E la povera gente è l'unica che sta pagando" sostiene Ilias Ilioupoulos, segretario generale di Adedy, il sindacato dei dipendenti statali. Gli stipendi del settore pubblico sono stati congelati, il turnover bloccato, gli straordinari (voce fondamentale nelle buste paga elleniche) sono stati pesantemente sforbiciati. "E se arrivano i vampiri del Fondo Monetario, dovremo sputare altro sangue", urla Vassilis Papathanassiou, sindacalista comunista del Pame, agitando la sua bandiera rossa davanti alla Syntagma nel tardo pomeriggio di ieri. Messaggio chiaro: "Noi abbiamo dato, adesso fate pagare i ricchi".

"Mission", nel breve, quasi "impossible". Il rischio? Che il malcontento sociale ("questo è un paese che si infiamma facilmente", chiosa l'armatore Leonidas Polemis dal suo ufficio vista Pireo) faccia deragliare i buoni propositi di Papandreou e vanifichi il massiccio sforzo finanziario di Ue ed Fmi. Il piano di stabilità firmato dal premier e dal suo ministro del tesoro George Papakonstantinou (entrambi di formazione anglosassone) ha provato a dare un segnale alzando dal 25% al 38% l'aliquota per i rendimenti oltre i 40mila dollari. Acqua fresca però per chi i propri redditi non li dichiara.

E allora? Papandreou non ha dubbi: "Se questa è un'Odissea, arriveremo a Itaca rispettando il senso di giustizia". I sondaggi per ora gli danno ragione. La maggioranza del paese, dicono, è ancora con lui. Le 10mila persone che hanno sfilato allo sciopero generale anti-governativo di giovedì scorso sono pochissime per gli oceanici standard delle manifestazioni sindacali di Atene. Ma il tempo stringe. "Io l'altro giorno sono sceso in piazza- dice Nikos Coloumbis, una delle guide dell'Acropoli - Mi spiace per i turisti americani con cui avevo un impegno. Ma lavoro 10 ore al giorno per pochi euro mentre c'è chi anche in questa crisi ci sta facendo i soldi".

Il rischio di implosione sociale è alto: la disoccupazione salirà quest'anno all'11,3%, due punti in più del 2009, quella giovanile sfiora il 30%. Il Pil, dopo il -2% del 2009, scenderà anche nel 2010 per l'Fmi di un altro 2% . E se persino l'Hellenic Postbank - banca a parziale controllo pubblico - compra credit default swap (è successo a fine anno scorso) per assicurarsi contro il rischio di un fallimento greco, i motivi di ottimismo sono proprio pochi.

"Cosa accadrà? Una volta avrei consigliato di chiedere lumi all'oracolo di Delfi, a qualche decina di chilometri da qua". scherza Dimitris Voloudakis, mentre sorseggia un Ouzo consolatorio al bar dell'hotel Grande Bretagne, picchettato qualche ore prima dai manifestanti del Pame. Il terzo millennio però non è più epoca da indovini mitologici. Basta e avanza la Goldman Sach (Cassandra che ha dimostrato di saper fiutare dove tira il vento anche da questi parti): "I soldi di Bruxelles e del fondo non basteranno - ha vaticinato la banca Usa - Magari non sarà subito, ma Atene dovrà ristrutturare il suo debito chiedendo uno sconto ai creditori". Le tragedie in effetti sono capolavori in più atti. Oggi, in Grecia, siamo al primo. Il rischio, se Goldman ha visto giusto, è che in camerino a prepararsi per il seguito ci siano il Portogallo, l'Irlanda, la Spagna, l'Italia e - forse - persino l'euro. La Germania - se (e non è detto) vuole davvero il lieto fine - farà bene a ragionare senza troppi calcoli di convenienza al prossimo capitolo del copione.

Riccardo Venturi - 24/4/2010 - 18:49


Si parte per Itaca, dice Papandreu. Come sempre non sarà bello l'approdo, in un posto, come sempre, diverso da quello che ci aspetta: speriamo che sia bello il viaggio. Nel senso che, durante il viaggio, "los pobres coman pan y los ricos mierda mierda", come mi pare dicesse una vecchia canzone spagnola, perché il mondo è davvero paese.
Rileggiamoci l'Itaca di Kavafis:

Quando inizi il cammino verso Itaca,
augurati che sia lunga la via
piena di avventure, piena di conoscenze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
l'infuriato Poseidone non temere,
tali cose sulla tua via mai troverai,
se alto si mantiene il tuo pensiero, se una fine
emozione lo spirito e il corpo ti serra.
Né Lestrigoni né Ciclopi,
né il selvaggio Poseidone incontrerai,
se non li porti già nella tua anima,
se la tua anima non li erige davanti a te.
Augurati che sia lunga la via.
Molti siano i mattini d'estate,
quando, che piacere, che gioia,
entrerai in porti mai prima veduti,
sofférmati nei mercati fenici
e fa' tue le belle mercanzie
madreperla e coralli, ebani e ambra,
e aromi voluttuosi d'ogni sorta,
quanti più aromi voluttuosi potrai,
e tocca molte città dell'Egitto,
e impara e impara dai sapienti.

Sempre nella mente devi avere Itaca.
Giungervi è il tuo scopo.
Ma guardati dall'affrettare il viaggio.
Meglio che duri molti anni:
ormai vecchio approderai all'isola,
ricco di quanto avrai guadagnato per via,
senza aspettarti che Itaca ti dia le ricchezze.

Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei non ti saresti messo in cammino,
altro più non ha da darti.
E pur se povera la troverai, Itaca non ti ha ingannato,
così saggio ti sei fatto, con tanta esperienza,
che già avrai compreso cosa significano le Itache.

Gian Piero Testa - 24/4/2010 - 20:00


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