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Farewell Angelina

Bob Dylan


Lingua: Inglese

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bd
[1965]
Lyrics and Music by Bob Dylan
Testo e musica di Bob Dylan

fwell


Inseriamo questa famosa canzone di Dylan, che però è stata resa famosa da Joan Baez (una versione cantata da Dylan è stata pubblicata solo nelle Bootleg Series del 1991), tra le canzoni contro la guerra seguendo l'interpretazione riportata nel sito Musica e Memoria di Alberto Truffi:

«La canzone si riferisce evidentemente ad un ragazzo richiamato per andare in guerra, che saluta la sua ragazza. All'epoca della canzone era in pieno svolgimento la guerra del Vietnam, ed in USA la leva era ancora obbligatoria, quindi il riferimento è trasparente.» (Alberto Truffi)
Farewell Angelina
The bells of the crown
Are being stolen by bandits
I must follow the sound
The triangle tingles
And the trumpet play slow
Farewell Angelina
The sky is on fire
And I must go.

There's no need for anger
There's no need for blame
There's nothing to prove
Ev'rything's still the same
Just a table standing empty
By the edge of the sea
Farewell Angelina
The sky is trembling
And I must leave.

The jacks and queens
Have forsaked the courtyard
Fifty-two gypsies
Now file past the guards
In the space where the deuce
And the ace once ran wild
Farewell Angelina
The sky is folding
I'll see you in a while.

See the cross-eyed pirates sitting
Perched in the sun
Shooting tin cans
With a sawed-off shotgun
And the neighbors they clap
And they cheer with each blast
Farewell Angelina
The sky's changing color
And I must leave fast.

King Kong, little elves
On the rooftoops they dance
Valentino-type tangos
While the make-up man's hands
Shut the eyes of the dead
Not to embarrass anyone
Farewell Angelina
The sky is embarrassed
And I must be gone.

The machine guns are roaring
The puppets heave rocks
The fiends nail time bombs
To the hands of the clocks
Call me any name you like
I will never deny it
Farewell Angelina
The sky is erupting
I must go where it's quiet.

12/10/2005 - 23:23




Lingua: Italiano

Versione italiana di Michele Murino
da Maggie's Farm - il sito italiano su Bob Dylan

Joan Baez & Bob Dylan
ADDIO ANGELINA

Addio Angelina
le campane della corona
sono state rubate dai banditi
Io devo seguirne il suono
Il triangolo tintinna
e le trombe suonano lente
Addio Angelina
Il cielo va a fuoco
e devo andare

Non c'è bisogno di arrabbiarsi
Non c'è bisogno di incolpare
Non c'è niente da provare
Tutto è sempre uguale
Come una tavola vuota
sul bordo del mare
Addio Angelina
il cielo trema
e devo partire

I fanti e le regine
hanno abbandonato la corte
Cinquantadue zingare
ora sfilano davanti alle guardie
Nello spazio dove il due
e l'asso una volta correvano veloci
Addio Angelina
il cielo si piega
Ci rivedremo tra un attimo

Guarda i pirati con gli occhi storti che siedono
appollaiati al sole
mentre sparano ai barattoli
con un fucile a canne mozze
Ed i vicini applaudono
ed esultano ad ogni colpo
Addio Angelina
il cielo sta cambiando colore
e devo andarmene di corsa

King Kong e i folletti
ballano sui tetti
dei tanghi in stile Valentino
mentre le mani dell'uomo truccato
chiudono gli occhi del morto
per non imbarazzare nessuno
Addio Angelina
Il cielo è imbarazzato
e devo andare

Le mitragliatrici ruggiscono
i burattini tirano pietre
i demoni inchiodano bombe ad orologeria
alle mani degli orologi
Chiamami con qualsiasi nome tu voglia
non lo negherò mai
Addio Angelina
il cielo sta eruttando
e devo andare dove c'è quiete

12/10/2005 - 23:26




Lingua: Italiano

Versione in italiano di Andrea Buriani

Di questa versione si può anche ascoltare l'MP3 su Maggie's Farm, il sito ufficiale in italiano di Bob Dylan
ADDIO ANGELINA [Farewell Angelina]

Addio, Angelina, le campane del Re
stan rubando e col suono mi attirano a sé.
Tintinna il triangolo, suonan trombe uno “slow”
Addio, Angelina, c’è del fuoco nel cielo ed io me ne andrò.

Non occorre ci sian colpe, non facciamoci del male,
non c’è nulla da capire, ogni cosa resta uguale.
Sembra un tavolo vuoto anche il bordo del mar
Addio, Angelina, trema ora il cielo e ti devo lasciar.


Il Jack e la Regina stan lasciando il cortile.
sotto il naso delle guardie sfilan zingari a decine
in quel posto dove l’Asso e il Demonio giocan duro.
Addio, Angelina, s’arrotola il cielo, ci vediamo in un futuro.

Dei Pirati, sotto il sole, lancian torbide occhiate,
mentre tirano a lattine potenti fucilate.
A ogni colpo che và a segno, c’è chi un grido in alto getta.
Addio, Angelina, muta il cielo colore ed anch’ io cambio in fretta.

King Kong, con gli gnomi, balla il tango al pian di sopra.
Valentino gli ha insegnato, mentre il truccator s’adopra:
chiude gli occhi dei morti e nessun ne è allibito.
Ma addio, Angelina, il cielo si commuove ed io son già partito.

Levan sassi i burattini, le mitraglie alte le voci
e i demoni lancian chiodi, bombe a mano agli orologi.
Dammi il nome che tu vuoi, non te lo posso ora negare,
ma addio, Angelina, esplode il cielo ma ora posso riposare.

inviata da Andrera Buriani - 8/1/2013 - 13:56




Lingua: Portoghese

Versione portoghese fornita da Guilherme Cobelo
Portuguese version contributed by Guilherme Cobelo
Versão portuguesa fornecida por Guilherme Cobelo
ADEUS ANGELINA

Adeus Angelina
Preciso buscar
O badalo dos sinos
Que estão a roubar
O ritmo é lento
Esperar é pior
Adeus Angelina
O céu arde em chamas
Se eu for é melhor.

Não há mais desculpas
Nem porque falar
Não há novas disputas
Tudo está no lugar
Uma mesa vazia
Que já vai cair
Adeus Angelina
O céu tem cem cores
E eu vou partir.

Valetes e damas
Deixaram o hall
Quatorze ciganos
Com armas nas mãos
No espaço onde o dois
E o ás vão jogar
Adeus Angelina
O céu está fechando
E eu vou voltar.

Os piratas caolhos
Na beira do sol
Brincam com espingardas
Furando lençol
E a cada rajada
O riso é maior
Adeus Angelina
O céu convulsiona
Vou sem direção.

Kink Kong e os elfos
Estão a dançar
Velhos tangos nas telhas
Pro herói se limpar
Cerre os olhos da morte
Pra ninguém se afligir
Adeus Angelina
Do céu alagado
Preciso sair.

A arara em disfarce
Voa em arrepios
Quando algo de novo
Lhe acende o pavil
O que não terá cópia
Merece morrer
Adeus Angelina
As águas do globo
Não vão me reter.

Revólveres gritam
Fantoches com pás
Visões distorcidas
O tempo a parar
Qualquer nome é meu
Se quiser me chamar
Adeus Angelina
O céu já declina
Eu vou me acalmar.

inviata da Guilherme Cobelo - 21/6/2006 - 05:44


it.fan.musica.guccini
Vorrei ricordare che questa bellissima canzone ha "ispirato" Guccini a scrivere la bellissima "Farewell": il guccio ha ripreso da quasta canzone il titolo ed una strofa.

Le due canzoni sono molto diverse: da una parte l'addio struggente di chi va a morire e non rivedrà, forse, mai più l'amata... dall'altro la fine di una storia...
(txus)

Giusta osservazione che accogliamo, eliminando però le "k" e le altre abbreviazioni da messaggino sms. This site is sms-free! [RV]


FAREWELL
Francesco Guccini



E sorridevi e sapevi sorridere coi tuoi vent' anni portati così,
come si porta un maglione sformato su un paio di jeans;
come si sente la voglia di vivere
che scoppia un giorno e non spieghi il perchè:
un pensiero cullato o un amore che è nato e non sai che cos'è.

Giorni lunghi fra ieri e domani, giorni strani,
giorni a chiedersi tutto cos' era, vedersi ogni sera;
ogni sera passare su a prenderti con quel mio buffo montone orientale,
ogni sera là, a passo di danza, a salire le scale
e sentire i tuoi passi che arrivano, il ticchettare del tuo buonumore,
quando aprivi la porta il sorriso ogni volta mi entrava nel cuore.

Poi giù al bar dove ci si ritrova, nostra alcova,
era tanto potere parlarci, giocare a guardarci,
tra gli amici che ridono e suonano attorno ai tavoli pieni di vino,
religione del tirare tardi e aspettare mattino;
e una notte lasciasti portarti via, solo la nebbia e noi due in sentinella,
la città addormentata non era mai stata così tanto bella.

Era facile vivere allora ogni ora,
chitarre e lampi di storie fugaci, di amori rapaci,
e ogni notte inventarsi una fantasia da bravi figli dell' epoca nuova,
ogni notte sembravi chiamare la vita a una prova.
Ma stupiti e felici scoprimmo che era nato qualcosa più in fondo,
ci sembrava d' avere trovato la chiave segreta del mondo.

Non fu facile volersi bene, restare assieme
o pensare d' avere un domani e stare lontani;
tutti e due a immaginarsi: "Con chi sarà?" In ogni cosa un pensiero costante,
un ricordo lucente e durissimo come il diamante
e a ogni passo lasciare portarci via da un' emozione non piena, non colta:
rivedersi era come rinascere ancora una volta.

Ma ogni storia ha la stessa illusione, sua conclusione,
e il peccato fu creder speciale una storia normale.
Ora il tempo ci usura e ci stritola in ogni giorno che passa correndo,
sembra quasi che ironico scruti e ci guardi irridendo.
E davvero non siamo più quegli eroi pronti assieme a affrontare ogni impresa;
siamo come due foglie aggrappate su un ramo in attesa.

"The triangle tingles and the trumpet plays slow"...

Farewell, non pensarci e perdonami se ti ho portato via un poco d' estate
con qualcosa di fragile come le storie passate:
forse un tempo poteva commuoverti, ma ora è inutile credo, perchè
ogni volta che piangi e che ridi non piangi e non ridi con me...

4/3/2007 - 16:02




Lingua: Finlandese

Traduzione finlandese / Finnish translation / Suomennos: Rauli Nordberg
ANGELINA

Nyt pois, Angelina, mun mentävä on.
Trumpetin kutsu on voittamaton.
Sen ääni nyt rosvojen huulita soi.
Näkemiin, Angelina, taivas tulessa on
ja mä jäädä en voi.

Mutta ei syytä huoleen, et itkeä saa.
Toiset rakkautta ryhtykööt vakuuttamaan.
Yksi paikka vain tyhjänä odottaa saa.
Näkemiin, Angelina, taivas vavahtelee,
on liekeissä maa.

Sotilaat seuraavat kuninkaitaan,
viisikymmentäkaksi, ässät vartioinaan.
Missä ristit ja ruudut juosta vapaina sai,
siellä nyt, Angelina, taivas uhkaava on,
toisenlaiset on lait.

Merirosvot nuo jatkavat harjoitustaan,
ne tähtäävät pulloja haulikoillaan.
Ei vie kuumuutta pois tuulenhenkäyskään.
Näkemiin, Angelina, taivas väriään muuttaa,
käskee kiirehtimään.

Siellä tanssivat keijukaiset ja King Kong,
se tangoa on tapaan Valentinon.
Siellä kuollut ei ketään saa hämmentymään,
mutta taivas, Angelina, pystyy järkyttymään
ja hävittämään.

inviata da Juha Rämö - 14/5/2015 - 09:05


NO NOBEL? NO PARTY
(Gianni Sartori)

“...keep a clean nose / watch the plain clothes / you dont't need a weatherman / to know which way the wind blows” 1)
(subterranean homesick blues)



Alla fine sembra che Robert Zimmerman (nato nel 1941 e diventato Bob Dylan, in onore del poeta Dylan Thomas, solo nel 1962 ) questo premio Nobel andrà a prenderselo, magari l'anno prossimo in occasione di un concerto a Stoccolma.

Legittimi, per quanto scontati, gli “atroci dubbi” alla Nanni Moretti: per farsi maggiormente notare è meglio presenziare a qualche cerimoniale o evitare di andarci?
Scarterei invece il paragone con gli illustri precedenti di Jean-Paul Sartre (nel 1964) e di George Bernard Shaw (nel 1925) 2).

Anche perché il primo avrebbe comunque ritirato il premio in denaro in un secondo tempo, forse per devolverlo a qualche nobile causa o per rimediare ad un periodo di ristrettezze finanziarie. Quanto allo scrittore irlandese, alla fine si lasciò convincere ad accettare il premio, ma volle che il denaro venisse utilizzato per la traduzione dallo svedese dell'opera di Strindberg.

Del resto quello di Bob Dylan non sarebbe stato il primo caso di Nobel accettato ma non ritirato. Qualcosa del genere era accaduto con Harold Pinter e con Doris Lessing (forse per ragioni di salute).

Un possibile segno premonitore del mezzo rifiuto di Bob Dylan andrebbe cercato scandagliando i fondali di qualche sua vita precedente.
Nel 1963 il Comitato di Emergenza delle Libertà Civili gli aveva attribuito il premio Tom Paine come riconoscimento del suo impegno a favore dei diritti, della pace e della libertà. E' lo stesso Dylan a raccontare quanto accadde all'Hotel Americana dove si svolgeva la cerimonia: “Appena arrivato lì, mi sono sentito male. Prima di tutto non hanno lasciato entrare quelli che erano con me: non erano vestiti bene, o cose del genere. Allora ho cominciato a bere, ho guardato giù dalla pedana e ho visto un mucchio di gente che non aveva niente a che fare col mio tipo di politica. Li ho guardati e mi sono spaventato. Erano quelli che si erano mescolati con la Sinistra negli anni Trenta e che ora stavano sostenendo gli sforzi per i Diritti Civili. Questo era bello da parte loro, ma avevano anche visoni e gioielli e pareva che dessero i loro soldi per un senso di colpa. Mi sono alzato per andarmene, ma mi hanno seguito e ripreso dicendomi che ero costretto (forse la “parola chiave” nda) ad accettare il premio. Quando mi alzai per fare il mio discorso stavano parlando dell'uccisione di Kennedy e dei monaci buddisti in Vietnam...io parlai di Lee Oswald..e loro hanno cominciato a fischiare. Mi guardavano come fossi un animale “.

Certo, in questo frangente si trattava di un parterre di radical-chic (o se preferite gauche-cavial) ante litteram, mentre alla consegna del Nobel presenziano autorevoli accademici, ma qualche analogia non manca, direi.

Forse Dylan temeva di sentirsi “fuori posto”. A modo suo resta pur sempre un “disadattato”. per quanto di successo (da adolescente scappò di casa almeno sette volte...”e l'ultima fu la volta buona”).

O davvero non sapeva come reagire al premio, presumibilmente inaspettato. Non stava quindi facendo le bizze, i capricci, e nemmeno ha voluto “rovesciare il sistema”. A questa eventualità non ha mai pensato seriamente. Anche all'epoca eroica dei suoi esordi (song to woody, blowing in the wind, master of war, a hard rain's gonna fall, the time they are a-changin'...) NON è mai stato un secondo Woody Guthrie 3), tantomeno un altro Joe Hill 4).
Li imitava, semplicemente.
E se l'avesse fatto semplicemente per tutelare la propria persona? Per non restare inchiodato al simbolo (“qualcosa di più di un idolo” sentenziava Bertoncelli ancora nel 1973) che lui stesso ha contribuito ampiamente a creare. Ricordo che l'immagine di se stesso come una farfalla trafitta dallo spillo da entomologo è stata una sua ossessione ricorrente. Dylan è solito rifiutare i bis, in qualche occasione si è alzato a metà concerto andandosene via non sopportando fischi o contestazioni (soprattutto all'epoca dei suoi improvvisi cambi di stile: dal folk al rock, dalla chitarra acustica a quella elettrica, dalla protesta all'intimismo bucolico, stile Nashville...passando per qualche crisi mistica). Come disse una volta ai fans sovraeccitati: “non sono il vostro juke-box”.

Gianni Sartori

1) Da questi versi (“pulisciti il naso / e stai attento agli agenti in borghese / non hai bisogno di un meteorologo / per sapere da che parte soffia il vento”) presero ispirazione i giovani contestatori delusi dalla politica dei gruppi studenteschi pacifisti (come SDS) giudicata sterile e inconcludente.
Il movimento dei “ Weatherman”, costituito principalmente da militanti radicali bianchi, si oppose con sabotaggi e azioni dirette alla guerra in Vietnam colpendo centri di reclutamento, aziende legate alla produzione bellica, stazioni di polizia, centrali della CIA.
Tra gli obiettivi maggiormente danneggiati: IBM, Mobil Oil, General Motors, Chase Manhattan Bank di New York, Bank of America e, perfino, una sede segreta della CIA di Ann Arbor che in seguito venne chiusa. Non risulta che Bob Dylan abbia mai espresso interesse per questo “esproprio” dei versi di una sua lirica, tanto meno che abbia dedicato canzoni ai ribelli di allora.
A parte quella per un suo sfortunato coetaneo afroamericano, George Jackson (militante Black Panther assassinato in prigione nel 1971, la sua morte innescò la grande rivolta nel carcere di Attica), scritta fuori tempo massimo, a due anni ormai dall'inversione di rotta epocale e irreversibile di Nashville Skyline (1969). Niente più che un momentaneo “ritorno al passato” prontamente rimosso e dimenticato.
Un'ultima citazione per l'organizzazione che dei Weatherman può essere considerata la versione britannica, l'Angry Brigade (Brigata arrabbiata). Del resto anche Londra aveva il suo, per quanto modesto, Vietnam: l'Irlanda del Nord.

2) nota. Nella circostanza Shaw fu particolarmente caustico verso la prestigiosa Accademia svedese: “Posso perdonare Alfred Nobel per aver inventato la dinamite, ma solo un demone con sembianze umane può aver inventato il Premio Nobel".
Altra coincidenza: Shaw e Dylan hanno vinto entrambi sia il Nobel che l'Oscar.

3) Woodrow Wilson Guthrie (1912 – 1967) viene considerato come uno dei padri nobili della canzone di protesta. Seppe coniugare abilmente il blues dei Neri con il folk di matrice bianca e, oltre a Dylan, con la sua musica influenzò Joan Baez, Bruce Springsteen, Phil Ochs...
Censurato alla radio, pesantemente controllato dal FBI e, durante il maccartismo, dalla Commissione per le attività antiamericane in quanto comunista, girava gli Stati Uniti con una chitarra su cui stava scritto “This machine kills fascists”. Nel 1961 Bob Dylan si recò in autostop al Greystone Hospital, un misero sanatorio del New Jersey dove Woody, ammalato da tempo del morbo di Huntington, si allenava a tirare le cuoia, trascorrendo una mezza giornata con lui. “This land is your land” rimane la canzone più nota e universalmente riproposta di Guthrie.

4) Joe Hill (1879 – 1915), figlio di un ferroviere svedese (come Nobel, coincidenza) si chiamava in realtà Joel Emmanuel Hagglund. Minatore, boscaiolo, facchino, hobo e attivo militante sindacale, viene considerato il precursore della canzone proletaria statunitense, quella legata alle lotte dei Wobblies (IWW, Industrial Workers of the World). Le sue canzoni (Rebel Girl, The preacher and the slave, Casey Jones...) vennero raccolte nel “IWW Little Red Songbook” diffondendosi tra i lavoratori in lotta di ogni angolo degli Stati Uniti e anche all'estero. Accusato su base indiziaria di omicidio, vittima presumibilmente dei “boss del rame” dell'Utah (all'epoca lavorava in una miniera di Salt Lake City e si era opposto al loro dominio incondizionato sui minatori), Joe Hill venne condannato a morte. Sarà fucilato il 19 novembre 1915 nonostante una vasta campagna internazionale che proclamava la sua innocenza, una mobilitazione analoga a quella di qualche anno dopo per altri due lavoratori immigrati condannati alla sedia elettrica, Sacco e Vanzetti. In sua memoria vennero scritte molte canzoni: La più nota è sicuramente “I dreamed i save Joe Hill last Night” (di cui si ricorda l'emozionante esibizione di Joan Baez a Woodstock nel 1969), colonna sonora di un film sul militante operaio assassinato. Su quella stessa musica, con precisi riferimenti al ritornello di «I dreamed i save Joe Hill last Night» anche nel testo, Pino Masi scrisse «Quello che mai potranno fermare» – conosciuta anche come «Ho fatto un sogno questa notte» dedicandola a Franco Serantini; una canzone che talvolta viene confusa con altre due, scritte per Serantini da Piero Nissim e Ivan Della Mea

Gianni Sartori - 21/11/2016 - 22:03


Sull’ultima nota, quella su Joe Hill, avevo preso una cantonata (una stecca?) confondendo la canzone di Pino Masi su Franco Serantini con quella di Della Mea. Me lo ha fatto notare il compagno Daniele Barbieri che ringrazio.
Quindi le ultime righe “suonerebbero” meglio così:

“Su quella stessa musica, con precisi riferimenti al ritornello di «I dreamed i save Joe Hill last Night» anche nel testo, Pino Masi scrisse «Quello che mai potranno fermare» – conosciuta anche come «Ho fatto un sogno questa notte» dedicandola a Franco Serantini; una canzone che talvolta viene confusa con altre due, scritte per Serantini da Piero Nissim e Ivan Della Mea”.

pardon per l'equivoco e buona serata
Gianni

Gianni Sartori - 23/11/2016 - 16:38


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