Lingua   

Beatnik

Michel Polnareff


Lingua: Francese



[1965]
Testo di Thomas Frank
Musica di Michel Polnareff

poln
Fini le temps de la discorde
C'est la guitare à douze cordes
Qui est son pass'port
Du sud au nord
Dès que l'été revient
Il met dans ses bagages
L'amitié pour langage
Il a envie de voir le monde
Et de savoir pourquoi il gronde
Ce vagabond aux cheveux longs
Le ciel lui appartient
Bien au-delà des villes
Il va chercher son île

Il a vingt ans et dans ses veines
L'espoir de voir tomber les chaînes
Il a un drapeau sur le sac à dos
Mais il ne cesse de chanter
Il n'y a plus de frontières
Tous les hommes sont des frères
Les jours où la faim de tenaille
Même si le ventre creux il défaille
S'il voit un chien sur son chemin
Il partagera son pain
Et plus tard sur la route
Ils seront deux sans doute

Malgré tous ses airs de sauvage
Une fille mettra son cœur en cage
Pour elle enfin jusqu'au matin
Il chantera sans fin
Dieu que la vie est belle
Quand l'amour nous appelle
Fini le temps de la discorde
C'est la guitare à douze cordes
Qui est son pass'port
Du sud au nord
L'amitié est son droit
Elle dort dans ses bagages
Avec sa fleur de l'âge

Fini le temps de la discorde
Fini le temps de la discorde...

inviata da Riccardo Venturi - 14/8/2005 - 20:02



Lingua: Italiano

La versione italiana eseguita da Michel Polnareff stesso sul retro del 45 giri di "Una bambolina (che fa no no no no), il suo brano internazionalmente più famoso, nello stesso anno 1965.
Riportiamo quanto scritto da Alberto Truffi in (Musica e Memoria):

"Sul retro della versione italiana del grande successo internazionale di Michel Polnareff (Una bambolina che fa no, no, no) veniva proposto un adattamento per l'Italia del brano "Beatnik" dello stesso cantautore francese di origine russa.

I beatnik, vale a dire i seguaci della beat-generation che guardavano all'opera di Jack Kerouac, Allen Ginsberg e Ferlinghetti, non erano molto diffusi nel nostro paese, né lo era il termine, più diffusi erano i "capelloni", che magari nella intenzione erano la stessa cosa, anche se non avevano letto "Sulla strada" di Kerouac. Quindi il curatore dell'adattamento italiano, che era il solito Herbert Pagani, il cantautore-poeta italo-francese che già si era cimentato con Les élucubrations, Porquoi ces canons e L'alienation di Antoine, virò il testo verso il mondo dei capelloni, dandogli però una ideologia pacifista e sollecita per il prossimo.

I maligni dicono invece che i capelloni italiani fossero più interessati a distinguersi nell'aspetto esteriore, alla musica, al ballo e alle ragazze, mentre gli interessati nei loro ricordi parlano di ideali di pace e amore, ma una cosa è certa, gran parte del dibattito e della attenzione ruotava proprio, non si sa perché, attorno alla lunghezza dei capelli.

Dal punto di vista musicale si tratta di un classico e valido brano beat, caratterizzato da un contrappunto in sottofondo all'organo Hammond, quindi abbastanza moderno nelle sonorità."
LA LEZIONE DEL CAPELLONE

Arriva da molto lontano
è pronto a darti la mano
per te suonerà
e canterà
viva la libertà

Poi dopo un bel mattino
riprenderà il cammino
fa il giro di tutta la terra
per dire non fate la guerra
ovunque andrà
lui canterà
viva la libertà

E' questa la lezione
che ti dà un capellone

Lui grida noi siamo fratelli
finiamola con i macelli
ovunque sta lui canterà
viva la libertà

Abbasso le frontiere
la fame ed il dolore
è pronto a dividere il pane
col primo venuto e chi ha fame
non gode mai
quello che ha
se non ne dà metà

E' questa la lezione
che ti dà un capellone

E' vero non va dal barbiere
spaventa le belle signore
ma se non fosse così com'è
chi lo ascolterebbe mai?
Cantare a piena gola
la verità è una sola

Arriva da molto lontano
è pronto a darti la mano
per te suonerà
e canterà
viva la libertà

E' questa la lezione
che ti dà un capellone.

inviata da Riccardo Venturi - 14/8/2005 - 20:08



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