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The Foggy Dew

anonimo


Lingua: Inglese


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Easter Mourn
(In For a Penny)
A United Earth (I, II, III)
(Alan Stivell)
Victor Jara
(Alberto Cesa)


[ca. 1916/17]
Tradizionale irlandese
[Il testo è forse del poeta e cantore di strada C.Charles O'Neil]
La proclamazione della Repubblica Irlandese
La proclamazione della Repubblica Irlandese

Si tratta di uno dei più noti canti tradizionali ispirati alla rivoluzione irlandese del 1916, culminata nella "Bloody Easter" (pasqua di sangue; si veda anche Before Ireland Can Go Free).
La canzone è stata interpretata ed incisa, con vari arrangiamenti, praticamente da tutti i più grandi nomi della musica irlandese e di area celtica, da Alan Stivell, di cui ha sempre rappresentato un brano fisso nei concerti fin dagli anni'70, fino all'ultima versione dello storico gruppo dei Chieftains, assieme a Sinead O'Connor, nell'album "The Wide World Over" (2002).

Liberty or Death


The Foggy Dew (in italiano "La nebbia del mattino") è una ballata irlandese, che descrive la Sollevazione di Pasqua del 1916 con lo scopo di incoraggiare gli irlandesi a combattere per la causa irlandese, piuttosto che per gli inglesi, come molti giovani stavano facendo durante la I Guerra Mondiale.

È stata scritta da Canon Charles O’Neill, un parroco irlandese: dopo aver assistito alla prima seduta del parlamento irlandese volle dedicare una canzone alla sollevazione di Pasqua, che è considerata uno degli eventi più importanti che portarono all'indipendenza dell'Irlanda. O'Neill scrisse il testo mentre per la musica si limito ad apportare delle modifiche ad una vecchia canzone d'amore irlandese "Star of the County Down". La quarta e la sesta strofa sono state aggiunte successivamente.

Wikipedia


"The ‘Foggy Dew’ is to me one of the most evocative and haunting songs I’ve ever heard and I have heard many. It tells the story of a dark week in the history of the British Empire and, in retrospect, a glorious week in the history of Ireland. On Monday the 24th of April, 1916, a handful of men ill-equipped, ill-led and ill-starred went out to face the might of the greatest empire the world had ever seen. They failed, of course, and their failure resulted in the deaths of many innocent people and large parts of the centre of Dublin, one of the fairest cities in Europe, being reduced to a smouldering ruin. Yet from the embers of a burning Dublin a spark was lit that carried a nation to freedom and aggravated what has been called the ‘running sore of British politics’ so much that it still suppurates to this day."

da: http://www.geocities.com/Broadway/Alley/5443/eropen.htm
As down the glen one Easter morn
to a city fair rode I
There Armed lines of marching men
in squadrons passed me by
No fife did hum nor battle drum
did sound it's dread tatoo
But the Angelus bell
o'er the Liffey swell
rang out through the foggy dew.

Right proudly high over Dublin Town
they hung out the flag of war
'Twas better to die 'neath an Irish sky
than at Sulva or Sud El Bar
And from the plains of Royal Meath
strong men came hurrying through
While Britannia's Huns,
with their long range guns
sailed in through the foggy dew.

'Twas Britannia bade our Wild Geese go
that small nations might be free
But their lonely graves are by Sulva's waves
or the shore of the Great North Sea
Oh, had they died by Pearse's side
or fought with Cathal Brugha
Their names we will keep
where the fenians sleep
'neath the shroud of the foggy dew

But the bravest fell, and the requiem bell
rang mournfully and clear
For those who died that Eastertide
in the springing of the year
And the world did gaze, in deep amaze,
at those fearless men, but few
Who bore the fight
that freedom's light
might shine through the foggy dew.

Ah, back through the glen I rode again
and my heart with grief was sore
For I parted then with valiant men
whom I never shall see more
But to and fro in my dreams I go
and I'd kneel and pray for you,
For slavery fled,
O glorious dead,
When you fell in the foggy dew.

inviata da Riccardo Venturi - 26/5/2005 - 11:33




Lingua: Italiano

Versione italiana delle edizioni musicali Rodaviva, da:
http://www.dischiespartiti.com/testi/fog.htm

NB: Dalla versione manca una strofa, che qui integriamo.
LA NEBBIA DI QUEL MATTINO

Una mattina di Pasqua
attraversavo una valle
a cavallo verso una bella città,
mi passarono davanti marciando
file di uomini armati.
La zampogna non suonò il tamburello non rullò.
Si sentì solo la campana dell'Angelus
suonare e di lontano lo scorrere
del fiume nella nebbia di quel mattino.

Innalzarono fieramente la bandiera
della battaglia sopra Dublino.
Sarebbe stato meglio morire sotto il cielo irlandese
piuttosto che combattere con inglesi a Sulva o a Sud el Bar.
Dalle pianure di Royal Meath
arrivarono correndo altri uomini forti
mentre con i cannoni arrivarono gli inglesi invasori
sulle loro navi nella nebbia di quel mattino.

[Se la Britannia avesse lasciato fare i nostri ragazzi
quelle piccole nazioni avrebbero potuto essere libere
ma le loro tombe stanno ora presso le onde del Sulva
o sulle rive del gran Mare del Nord
Oh, fossero morti accanto a Pearse
o combattuto con Cathal Brugha!
Ma serberemo i loro nomi
dove dormono i feniani
nel manto della nebbia di quel mattino.]

I più coraggiosi caddero
e nel silenzio le campane
suonarono tristemente il requiem per coloro
che morirono in quella Pasqua di primavera.
Il mondo guardò con grande stupore
quei pochi uomini coraggiosi
che sostennero la lotta perché la luce della libertà
risplendesse nella nebbia di quel mattino.

Tornai in quella valle cavalcando
e il mio cuore pianse di dolore,
perché avevo lasciato uomini valorosi
che non avrei mai più visto.
Ma quando il mio pensiero torna a voi m'inginocchio e prego,
perché la schiavitù è fuggita quando voi,
o morti gloriosi,
siete caduti nella nebbia di quel mattino.

inviata da Riccardo Venturi - 26/5/2005 - 12:09




Lingua: Inglese

Traduzione italiana ed. musicali Rodaviva (integrazione e note di Cattia Salto)
da Terre Celtiche di Cattia Salto
La traduzione e' la stessa di quella inserita in precedenza (eccetto per la strofa mancante tradotta diversamente) ma la reinseriamo perché corredata di note.
LA NEBBIA DEL MATTINO

Una mattina di Pasqua
attraversavo una valle
a cavallo verso una bella città (1),
mi passarono davanti marciando
file di uomini armati.
La zampogna non suonò il tamburello non rullò.
Si sentì solo la campana dell’Angelus
suonare e di lontano lo scorrere
del fiume (2) nella nebbia di quel mattino.

Innalzarono fieramente la bandiera
della battaglia sopra Dublino.
Sarebbe stato meglio morire sotto il cielo irlandese
piuttosto che combattere con inglesi a Sulva o a Sud-el-Bar (3)
Dalle pianure di Royal Meath
arrivarono correndo altri uomini forti
mentre con i cannoni arrivarono gli inglesi invasori
sulle loro navi nella nebbia di quel mattino.

I più coraggiosi caddero
e nel silenzio le campane
suonarono tristemente il requiem per coloro
che morirono in quella Pasqua di primavera.
Il mondo guardò con grande stupore
quei pochi uomini coraggiosi
che sostennero la lotta perché la luce della libertà
risplendesse nella nebbia di quel mattino.

Se l’Inghilterra avesse lasciato fare alle nostre Oche Selvatiche (4),
quelle piccole nazioni avrebbero potuto essere libere.
Ma le loro tombe solitarie stanno ora nelle acque del Sulva
o sulle rive del gran Mare del Nord.
Oh, fossero morti al fianco di Pearse (5)
o avessero combattuto con Cathal Brugha (6)!
allora si serberebbero i loro nomi (7) dove dormono i Feniani (8),
sotto le colline nelle nebbie del mattino .

Tornai in quella valle cavalcando
e il mio cuore pianse di dolore,
perché avevo lasciato uomini valorosi
che non avrei mai più visto.
Ma quando il mio pensiero torna a voi m’inginocchio e prego,
perché la schiavitù è fuggita quando voi,
o morti gloriosi,
siete caduti nella nebbia di quel mattino.
NOTE *integrazione traduzione di Cattia Salto
1) Dublino
2) il Liffey è il fiume che attraversa Dublino
3) nella I Guerra Mondiale
4) Oche selvatiche sono i soldati irlandesi che emigrarono per prestare servizio negli eserciti continentali dal sedicesimo al diciottesimo secolo; nello specifico si riferisce ai soldati giacobiti che lasciarono l’Irlanda per poter continuare a prestare servizio nella Brigata irlandese di Giacomo II (ottobre 1691)
5) Pádraig (Patrick) Pearse (1879 –1916), è stato un poeta irlandese, teorico della rinascita dell’identità gaelica. A diciassette anni si unì alla Gaelic League e nel 1913 entrò nell’Irish Republican Brotherhood per poi diventare capo dell’Irish Volunteer. Fu uno dei comandanti maggiori dell’Easter Rising, e fu lui a leggere la Poblacht na hÉireann, la proclamazione della Repubblica d’Irlanda, sulle scale del General Post Office, davanti ad una folla per la verità un po’ disorientata. Fu giustiziato il 3 maggio 1916.
6) Cathal Brugha (1874 – 1922) uomo politico irlandese, attivo nell’insurrezione di Pasqua
7) l’autore si rammarica che i tanti soldati irlandesi morti nella I Guerra Mondiale nell’esercito inglese non abbiano potuto combattere gloriosamente per l’Irlanda, allora i loro nomi sarebbero stati ancora ricordati come eroi invece di andare dispersi
8) Fenians ovvero la Fenian Brotherhood fondata da James Stephens nel 1858 a Dublino per la creazione di una repubblica irlandese indipendente dal Regno Unito. I Feniani presero il nome dai Fianna ovvero i mitici guerrieri guidati da Fionn Mac Cumhail. Si fa riferimento agli antichi luoghi di sepoltura di questi mitici eroi ossia le tombe a tumulo.

13/9/2016 - 14:11




Lingua: Francese

J'étais en bas dans une étroite vallée, un matin de Pâques.
Je m'en allais à une foire en ville quand un groupe d'irlandais
marchant ensemble, divisé en escadrons me dépasse.
Il n'y avait ni cornemuses, ni tambourins.
Ils jouaient leur hymnes de bataille,
la cloche de l'Angélus sur la colline de Liffey raisonnait dans la brume matinale.
Avec grand orgueil, grand bien sur Dublin, ils brandissaient le drapeau du combat.
Mieux valait mourir sous un ciel irlandais qu'à Sulva ou Sudel Bar.
Par les plaines de Royal Meath, de valeureux hommes arrivent en courant,
alors que ces barbares d'anglais brandissent leurs fusils.
Ils surgissaient dans la brume matinale
mais les plus valeureux sont tombés et la cloche sonne haut et fort
tristement la mort pour ceux qui moururent en ces jours de Pâques, au printemps de leur vie.
Tandis que le monde s'émerveillait de voir ces hommes valeureux et loyaux
qui soutenaient la lutte parce que la lumière de la liberté eût pu resplendir dans la brume matinale.

18/6/2005 - 18:44




Lingua: Italiano

Libera trasposizione italiana di Alberto Cesa
Dal disco "Contro-canto popolare" da cantovivo.com

Era il giorno di pasqua e scendevo giu’
sulla strada per la mia citta’
quando vidi nascosti nella bruma del mattino
mille uomini marciare per l’Irlanda

E nell’aria non c’eran cornamuse e tamburi
solo i passi che battevan la sterpaglia
mentre al colle di Liffey la campana suonava
come il tuono che attraversa la battaglia

Con orgoglio scoprii che a sfidare il destino
sventolavan le bandiere della guerra
era meglio crepare sotto il cielo di Dublino
che regalare il cuore all’Inghilterra

Dalle verdi pianure di Royal Smith
ogni uomo lasciava la dimora
mentre i barbari inglesi con i loro fucili
salpavan tra le nebbie dell’aurora

Ma i piu’ forti morirono e la campana suono’
il canto triste della terra violentata
mentre il vento tagliava il dolore nuovo e antico
come una folle tremenda sciabolata

Ed il mondo pensava quanto fossero strani
questi uomini liberi e leali
che morivan soltanto per riaccendere ancora
la liberta’ nella bruma dell’aurora

inviata da Riccardo Venturi - 15/10/2005 - 19:02




Lingua: Italiano

Versione italiana tratta da Wikipedia
LA NEBBIA DEL MATTINO

Una mattina di Pasqua attraversavo una valle a cavallo verso una bella città,
Mi passarono davanti marciando file di uomini armati.
La cornamusa non suonò il tamburello non rullò.
Si sentì solo la campana dell'Angelus suonare e di lontano lo scorrere
Del fiume nella nebbia di quel mattino.

Innalzarono fieramente la bandiera della battaglia sopra Dublino.
Sarebbe stato meglio morire sotto il cielo irlandese piuttosto che combattere con inglesi a Sulva o a Sud el Bar.
Dalle pianure di Royal Meath arrivarono correndo altri uomini forti
Mentre con i cannoni arrivarono gli inglesi invasori
Sulle loro navi nella nebbia di quel mattino.

Se l'Inghilterra avesse lasciato fare alle nostre Oche Selvatiche quelle piccole nazioni avrebbero potuto essere libere
Ma le loro tombe stanno ora presso le onde del Sulva o sulle rive del gran Mare del Nord
Oh, fossero morti accanto a Pearse o combattuto con Cathal Brugha!
Ma serberemo i loro nomi dove dormono i Feniani
Nel manto della nebbia di quel mattino.

[Oh la notte buia cala e lo scoppio dei fucili che fanno vacillare la "Perfida Albione"
Nel mezzo della via coperta di piombo, sette lingue di fuoco scintillavano sopra le linee di acciaio
Per ogni lama lucente, una preghiera era recitata, dicendo che per l'Irlanda i suoi figli saranno giusti
Ma quando la mattina irrompeva, la bandiera di guerra ancora sventolava nella nebbia di quel mattino.]

I più coraggiosi caddero e nel silenzio le campane suonarono tristemente il Requiem
Per coloro che morirono in quella Pasqua di primavera.
Il mondo guardò con grande stupore quei pochi uomini coraggiosi
Che sostennero la lotta perché la luce della libertà risplendesse nella nebbia di quel mattino.

[Tornai in quella valle cavalcando e il mio cuore pianse di dolore,
Perché avevo lasciato uomini valorosi che non avrei mai più visto.
Ma quando il mio pensiero torna a voi m'inginocchio e prego,
Perché la schiavitù è fuggita quando voi, o morti gloriosi, siete caduti nella nebbia di quel mattino.]

23/8/2009 - 00:46




Lingua: Inglese

La quarta strofa (secondo wikipedia aggiunta successivamente, insieme all'ultima)
Oh the night fell black, and the rifles' crack made Perfidious Albion reel
In the leaden rain, seven tongues of flame did shine o'er the lines of steel
By each shining blade a prayer was said, that to Ireland her sons be true
But when morning broke, still the war flag shook out its folds in the foggy dew

23/8/2009 - 00:50


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