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La tradotta che parte da Novara

anonimo


Lingua: Italiano


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Uguaglianza
(Paolo Pietrangeli)
Poca terra
(Dario Fo)
Siam gli imperiali (o Coro degli imperiali)
(Dario Fo)


[1916]

Didascalia trdtradt



La tradotta che parte da Novara / e va diretta al Montesanto, / e va diretta al Montesanto, / il cimitero della gioventù.


La canzone fa parte anche del repertorio di risaia di Giovanna Daffini (si veda anche O Venezia). E' evidentemente derivato dal canto alpino La tradotta che parte da Torino.


cirag


Ci ragiono e canto è uno spettacolo di canti popolari diretto da Dario Fo e messo in scena dal collettivo teatrale Nuova Scena prima nel 1966 e in una seconda edizione nel 1969. Nei primi anni '70 il Collettivo mette in minoranza Dario Fo e Franca Rame che ne escono e fondano La Comune. Lo spettacolo vede quindi una terza edizione con la sostituzione al suo interno degli artisti rimasti in Nuova Scena. Questa terza edizione sarà quella registrata anche per RAITRE.

Il lavoro nasce in seno all’Istituto Ernesto De Martino, grazie alle ricerche di Cesare Bermani e Franco Coggiola. Fu rappresentato per la prima volta il 16 aprile del 1966 al Teatro Carignano di Torino. Lo spettacolo era concepito come raccolta di canti popolari legati al lavoro e tutti i partecipanti erano intesi come "portatori" di culture. Nella seconda edizione si introducono canti nuovi legati alla attualità, in particolare quelli eseguiti da Antonio Infantino ed Enzo Del Re che su suggerimento dello stesso Dario Fo compongono "Povera gente" ed "Avola", la prima sulla nuova emigrazione dal Sud verso il Nord Italia e verso il Nord Europa e la Svizzera, la seconda sulla strage di braccianti avvenuta nel 1968 durante una manifestazione sindacale nel piccolo paese del siracusano. Nella terza edizioni queste canzoni saranno eseguite da Pino Masi, Ciccio Busacca e altri.

Tra gli interpreti Giovanna Marini, [Giovanna Daffini, Caterina Bueno, Rosa Balistreri, Piero Nissim, il Gruppo Padano di Piadena, il Coro del Galletto di Gallura, Maria Teresa Bulciolu, Ivan Della Mea, Enzo Del Re, Ciccio Busacca. Lo spettacolo mirava a rappresentare, attraverso canti popolari di tutte le regioni italiane, la condizione del mondo popolare e proletario in Italia.

A "Ci ragiono e canto n. 3" (1973) parteciparono invece Ciccio Busacca, Piero Sciotto, Chicca De Negri e Policarpo Lanzi - (it:wikipedia)

Vol. 1: Le dodici parole della verità - Sun cuntent de vess al mund - Tibi (Da cannu semmu nati illi campagni) - Nana bobò - Ninna nanna a sette e venti - A lavorar gh'andem - Curaggiu, bibinnaduri - S'la tera cultivada - So stato a lavorà a Montesicuro - O Signur di puveritt - El vilano e el faraone - Guarda chi vita chi fa lu zappaturi - Tarè, nun ti ni jenne - Cassisia agghia vintu - Iu partu e su custrittu di partiri - Lu suldate che va a la guerre - Fuoco e mitragliatrici - Avvidecci la me fata - Ero povero ma disertore - Matri ch'aviti figghi a l'abbatìa - O cancellier che tieni la penna in mano - La mia cella - Da piccola bambina aveo imparato - Figghiu sciatu meu! - Mare maje - Oh veni sonnu di la
muntanella - Poca terra

Vol. 2:
Eravamo in quindici – Ascoltate o popolo ignoranteBandiera rossa del partigiano - La tradotta che parte da Novara - Abballati abballati - Ballo tondo – E mi sont chi in filandaQuando sento il primo fischio - A la matin bonora - Per Santa Caterina dei pastai - Da noi c'è tanto fumo - Eppure da un poco di tempoBattan l'otto - Chi vene a laurà – Se otto oreSun cuntent de vess al mundHo visto un re - Mama mia vurìa vurìa - Mamma mamma mi sento un gran male - La bella la va al fosso - E picchia picchia alla porticella - Non è amore – Vieni fuori compagnoAvola - Forza compagni

Vol. 2, atto secondo: Capissi pu nagott –Vieni fuori compagnoAvolaIllu Vietnam nostri compagni - Padrone Olivetti - Ho comprato un frigorifero - Sono sbarcate le navi - Peregrinazioni lagunari - Sagghiata - Dop'ott'oreSignor padrone non si arrabbi (Il merdometro)Povera gente - Audite bona zente - Gloria Laus et honor - Ecco il ridente maggio - Ballo ondo – È fatalità - Aemmu-fatigatu - Al jorn del- Giudici – 600 preti operaiUguaglianza - Cristo sara` dalla parte nostra – Non aspettar San Giorgio

Vol. 3: Su patriottu Sardu a sos feudatarios [Procurad' e moderare]Calma calma!Ogni giorno all'alba - E mi me ne su andao – Sagghiata – Saluteremo il signor padroneSignor padrone non si arrabbi (Il merdometro)Povera gente - Audite bona zente - Stabat Mater – Mi s’eri ammo’ giuvina – Figghiu sciatu meo – Gloria laus et honor - Ecco il ridente maggio - Ballo tondo – È fatalità - Aemmu-fatigatu - Al jorn del Giudici – Un servo sotto la croce - Non aspettar San Giorgio

Vol. 3 atto secondo: Un servo sotto la croce - (Tutto m’arrubau lu patruni miu) - (Eccoci giunti a questa abitazione) - (In strambotte rispetto a incastro so il migliori) - (Ora di tutto il mio Saverio so privato) - (Piantiamola di piangerci addosso) - Noi separati e loro tutti uniti - Attento, Colonnello! - (Sì sì la lotta ci vuole ma come) - La mafia, storia di Turiddu Carnevale (inizio) - La mafia, storia di Turiddu Carnevale (fine) - La G.A.P. - Noi separati e loro tutti uniti ripresa - (In una vecchia scuola) - (Basta! Non possiamo continuare con sta danza)

La tradotta che parte da Novara
e va diretta al Montesanto,
e va diretta al Montesanto,
il cimitero della gioventù.

Sulle montagne fa molto freddo
ed i miei piedi si son gelati,
ed i miei piedi si son gelati
e all'ospedale mi tocca andar.

Appena giunto all'ospedale
il professore mi ha visitato:
O figlio mio, sei rovinato
ed i tuoi piedi li dobbiam tagliar.

Ed i miei piedi mi hanno tagliato.
due stampelle mi hanno dato,
due stampelle mi hanno dato
e a casa mia mi han mandà.

Appena giunto a casa mia,
fratelli e madre compiangenti
e tra i singhiozzi e tra i lamenti:
O figlio caro, tu sei rovinà.

Mi hanno assegnato una pensione
di una lira e cinquantotto,
mi tocca fare il galeotto
per potermi ben disfamar.

Ho girato tutti i paesi
e tutti quanti ne hanno compassione,
ma quei vigliacchi di quei signori
nemmeno un soldo lor mi hanno dà.


Lingua: Italiano (Lombardo)

Un'altra versione di questa bella canzone l'ho trovata sull'LP "I Caprara Tra città e campagna" edizioni I Dischi del Sole
anno 1973 ds 523/25.
Il testo rispetto al testo normalmente conosciuto ha una strofa in più. Se qualcuno sa a cosa possa riferirsi lo pregherei di segnalare la sua interpretazione
al mio indirizzo: marcello4@alice.it

Volendo ascoltarla la trovate qui.
LA TRADOTTA CHE PARTE DA NOVARA
Versione de I Caprara


La tradotta che parte da Novara
e va diretta al Montesanto,
e va diretta al Montesanto,
il cimitero della gioventù.

Sulle montagne fa molto freddo
ed i miei piedi si son gelati,
ed i miei piedi si son gelati
e all'ospedale mi tocca andar.

Appena giunto all'ospedale
il professore mi ha visitato:
«O figlio mio, sei rovinato
ed i tuoi piedi li dobbiam tagliar».

Ed i miei piedi mi hanno tagliato,
due stampelle mi hanno dato,
due stampelle mi hanno dato
e a casa mia lor mi han mandà.

Appena giunto a casa mia,
fratelli e madre compiangenti
e tra i singhiozzi e tra i lamenti:
«O figlio caro, tu sei rovinà».

Mi hanno assegnato una pensione
di una lira e cinquantotto,
mi tocca fare il galeotto
per potermi ben disfamar.

Ho girato tutti i paesi
e tutti quanti ne hanno compassione,
ma quei vigliacchi di quei signori
nemmeno un soldo lor mi hanno dà.

Guarda Italia come la pensi
tu per il mondo che è tutto rovinato
non ti ricordi di quel passato
quando la pace la volevi far.

inviata da Marcello - 11/7/2006 - 22:59


La tradotta da Novara andava al Montesanto, un'altura nei pressi di Gorizia conquistata solo con l'XI Battaglia dell'Isonzo nell'estate del 1917 (altura sulla quale si erano infranti vari assalti a cavallo e dopo la conquista di Gorizia con la VI battaglia carsica dal 4 al 17 agosto 1916). Questa semplice constatazione pone il canto in posizione temporale antecedente la ben più famosa "Tradotta da Torino", legata al disperato afflusso di nuove truppe, tra cui la classe 1899, che tamponarono il primo assalto sul Piave tra il novembre e il dicembre del 1917, per poi impedire il dilagamento verso i ponti della Priula con continui contrattacchi in quella che è diventata la battaglia di Nervesa.

Leggendo il testo proposto e la musica della versione "Novara", oltre ai brividi (studio storia militare, ma ODIO la guerra), sono rimasto molto perplesso: considerato che possa essere stata composta davvero da dei soldati del Corpo Alpino (data anche la destinazione), la musica mi appare piuttosto strana, quasi una ballata popolare dato il tipo di accompagnamento, poco adatta ad un canto di gruppo, come verrebbe da presumere fosse l'originaria "Novara".

Giustamente consideravo infine che, per forza, i suoi autori siano rimasti nell'anonimato: anche semplicemente ad accennare quelle parole, nel Regio Esercito sotto l'inflessibile guida del Cadorna si sarebbero rischiate almeno la prigionia o più facilmente la fucilazione per disfattismo, diffamazione della Patria e delle sue Istituzioni militari e civili e assenza di orientamento alla vittoria. Temo pertanto che quanto proponete sul vostro sito vada rivisto con maggior attenzione proprio in funzione di quanto appena accennato.

Il testo da voi indicato potrebbe a mio parere rappresentare una versione dell'immediato primo dopoguerra quando le disillusioni (vedi la citazione della pensione di guerra), la vittoria mutilata e i fermenti poi sfociati nella presa del potere da parte del Fascismo potevano trovare più adeguata cassa di risonanza.

Massimo Giacomazzo - 13/11/2008 - 16:07


mi servirebbe la musica

Giovanni email: ndbfce@in.it - 5/11/2009 - 18:03


Ma a Loro non interessava essere liberati.

Cutrera domrnico - 1/4/2017 - 17:16



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