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Francesco Guccini: La Locomotiva

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[1972]
Testo e musica di Francesco Guccini
Lyrics and music by Francesco Guccini
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Altri interpreti: Modena City Ramblers con i Gang

Guccini e La Locomotiva. Strisce di Sergio Staino.
Guccini e La Locomotiva. Strisce di Sergio Staino.
La Locomotiva e un Guccini di qualche anno fa col pugno chiuso.
La Locomotiva e un Guccini di qualche anno fa col pugno chiuso.


"La Locomotiva" di Francesco Guccini, di cui è senz'altro (e malgrado la sua recente -e a mio parere del tutto inopportuna- "correzione di tiro") la canzone più celebre, era stata inserita nel IV volume delle "CCG" primitive al numero 346.

Così introducevo il testo:

"Ci ho pensato e ripensato. La locomotiva, una 'canzone contro la guerra'? I tempi in cui si cominciava la guerra santa dei pezzenti? E contro chi è, codesta guerra? I ricchi, i 'signori', i potenti. Quelli che fanno la guerra, quelli cui la guerra piace tanto, quelli che 'pregano'. La pace fra gli oppressi, la guerra all'oppressor.
Ragionamento semplicistico, dirà qualcheduno; e chi se ne importa. C'è "Contessa", ora c'è pure la "Locomotiva".
Le versioni sono vecchie. Se qualcuno volesse metterci mano (penso a Sergio Gayol per lo spagnolo e a Giuseppina di Lillo per il greco), sarà ovviamente il benvenuto."


Un ragionamento che sarei pronto a sottoscrivere anche adesso, anche se più opportunamente reinserisco il testo negli "Extra".

Riccardo Venturi, 20 marzo 2005

INDICE RAPIDO DELLE VERSIONI DISPONIBILI
QUICK INDEX OF VERSIONS AVAILABLE
[Fino ad ora in 11 lingue - 11 languages up to now]

Inglese 1Inglese 2FranceseTedescoCatalano - SpagnoloGrecoEsperanto 1Esperanto 2RovigottoCoreano - Livornese - Bretone
La Testarossa, o la Locomotiva di Destra

English 1English 2FrenchGermanCatalan - SpanishGreekEsperanto 1Esperanto 2Rovigo DialectKorean - Livorno Dialect - Breton
The Testarossa, or the Right-Wing Locomotive


LA VERA STORIA DEL MACCHINISTA FERROVIERE
di Filippo Thiery - da La Locomotiva
...con un saluto al grande Fil se per caso ci legge!

Firenze, 14 aprile 2000, Palasport. Il Newsgroup it.fan.musica.guccini al concerto.
Firenze, 14 aprile 2000, Palasport. Il Newsgroup it.fan.musica.guccini al concerto.


Alla fine di ogni concerto Francesco Guccini ripropone la sua ballata più popolare: "la locomotiva", dopo oltre vent'anni, continua a commuovere gli animi di giovani e meno giovani. Ma pochi sanno che questa canzone si richiama a un fatto realmente accaduto il secolo scorso: protagonista il fuochista anarchico Pietro Rigosi, che si impadronì di una locomotiva e la mando a schiantarsi contro una vettura in sosta nella stazione di Bologna. Miracolosamente si salvò, ma non svelò mai il mistero di quella folle corsa.

(tratto da "Amico treno" dell'aprile 1993)

Quando i concerti si avviano alla fine, e le richieste si fanno più insistenti, dopo i successi di tante stagioni, è ormai rituale per Francesco Guccini chiudere con la sua ballata più popolare: la locomotiva. Dopo oltre vent'anni, con tutto quello che è avvenuto nel frattempo, questa canzone dal sapore libertario, continua a smuovere qualcosa negli animi di giovani e meno giovani, in quella parte che vuole, malgrado tutto, continuare a credere. E quell'immagine, sia pure un po' sinistra, della locomotiva "come una cosa viva lanciata a bomba contro l'ingiustizia" mantiene il suo fascino col passare delle generazioni. E questa una ballata che si richiama a un fatto realmente accaduto il secolo scorso (esattamente il 20 luglio 1893) e, per quanto riguarda i fatti, vi si attiene fedelmente. Si tratta di un episodio singolare, rimasto se non unico abbastanza raro negli annali ferroviari. La curiosità di saperne di più ci ha spinto a qualche ricerca, sulla stampa dell'epoca e negli archivi delle Ferrovie.

"Il disastro di ieri alla ferrovia - l'aberrazione di un macchinista", titola il quotidiano bolognese “Il Resto del Carlino” del 21 luglio 1893. Nell'articolo si legge:

"Poco prima delle 5 pomeridiane di ieri, l'Ufficio Telegrafico della stazione (di Bologna, ndr) riceveva dalla stazione di Poggio Renatico un dispaccio urgentissimo (ore 4,45) annunziante che la locomotiva del treno merci 1343 era in fuga da Poggio verso Bologna. Lo stesso dispaccio era stato comunicato a tutte le stazioni della linea, perché venissero prese le disposizioni opportune per mettere la locomotiva fuggente in binari sgombri dandole libero il passo in modo da evitare urti, scontri o disgrazie. [...] Capo stazione, ingegneri e personale del movimento furono sossopra e chi diede ordini, chi si lanciò lungo la linea verso il bivio incontro alla locomotiva che stava per giungere. Non si sapeva ancora se la macchina in fuga era scortata da qualcuno del personale; e solo i telegrammi successivi delle stazioni di San Pietro in Casale e Castelmaggiore, che annunziavano il fulmineo passaggio della locomotiva, potevano constatare che su di essi stava un macchinista e un fuochista. Ma la corsa continuava e la preoccupazione alla ferrovia cresceva [...]“

"Spinaioli Forever". Si riconoscono (da sx a dx): Franco Senia, Silvia Torelli, don Fulvio Capitani, Nico Chillemi, Riccardo Venturi, Filippo Valguarnera (sic). L'ultimo a destra è Filippo Thiery.
"Spinaioli Forever". Si riconoscono (da sx a dx): Franco Senia, Silvia Torelli, don Fulvio Capitani, Nico Chillemi, Riccardo Venturi, Filippo Valguarnera (sic). L'ultimo a destra è Filippo Thiery.


All'epoca già confluivano alla stazione di Bologna quattro importanti linee ferroviarie e i binari di stazione erano soltanto cinque. In quell'ora i binari erano ingombri per treni in arrivo e in partenza Non c'erano sottopassaggi. La inevitabile concisione dei dispacci telegrafici impedì di comprendere chiaramente la situazione. Per evitare guai maggiori la locomotiva venne instradata sul binario cosiddetto "2 numeri", un binario tronco sulla destra, più o meno dove oggi c'è il fabbricato delle Poste. Allora c'erano le tettoie della gestione merci.

”Alle 5,10 [la locomotiva] entrava dal bivio e passava davanti allo scalo, fischiando disperatamente, con una velocità superiore ai 50 km. Sulla macchina c'era un uomo che, invece di dare il freno, cercare di fermare, metteva carbone.... Era un uomo che correva, che voleva correre alla morte! Il personale lungo la linea agitando le braccia, gridando, gli faceva cenno di fermare, di dare il freno; taluno gli urlò di gettarsi a terra, ma egli rimaneva imperterrito nella locomotiva. Un esperto macchinista, il Mazzoni, che era lungo la linea e lo vedeva correre incontro a morte sicura, gli gridò: "buttati a terra!"; ma il giovanotto - che giovane era lo sciagurato - dalla banchina a lato della piazza tubolare della caldaia tenendosi alla maniglia di ottone, si portò sul davanti della locomotiva sotto il fanale di fronte, attaccato sempre alla maniglia e colla schiena verso la stazione dov'era il pericolo.”

La locomotiva (della quale il giornale ci dà anche il numero di matricola: era la 3541) andò quindi a sbattere contro la vettura di prima classe ed i sei carri merci che si trovavano in sosta sul binario tronco alla velocità di 50 chilometri orari.

Firenze, 14 aprile 2000, dopo il concerto. Assieme a Guccini al ristorante "La Greppia": si riconoscono Silvia Torelli, Miguel Guillermo Martínez Ball, Ezio.
Firenze, 14 aprile 2000, dopo il concerto. Assieme a Guccini al ristorante "La Greppia": si riconoscono Silvia Torelli, Miguel Guillermo Martínez Ball, Ezio.


"Al momento dell'urto egli era sulla fronte della macchina e i presenti che lo videro esterrefatti passare dinanzi a loro affermano che proprio al momento dell'urto egli si sporse in fuori, volgendo la testa verso la vettura, contro alla quale andava a dar di cozzo. L'urto, disastroso per la macchina e i carri, fu tremendo per l'uomo. Egli rimase preso fra la macchina e il vagone di la classe schiacciato orribilmente. Accorsero funzionari delle ferrovie, di P.S., guardie, personale viaggiante e manovali e il disgraziato fu tosto riconosciuto. È certo Pietro Rigosi di Bologna, di anni 28, fuochista da parecchi anni e buon impiegato... a Poggio Renatico, mentre il macchinista Rimondini Carlo era sceso un momento, il Rigosi aveva sganciato la locomotiva del treno merci e poi l'aveva lanciata a tutta velocità legando la valvola del fischio, per modo che destò l'allarme per tutta la corsa. Avrebbe potuto pentirsi durante il tragitto e dare il freno (che funzionava bene anche dopo la catastrofe) ma egli non volle. Probabilmente un'improvvisa alterazione di cervello che lo rese crudele contro se stesso, perché, per quanti pensieri di famiglia egli avesse, non giustificavano certo un tentativo di suicidio che poteva costare la vita a molte altre persone.”

Il fatto ebbe una grande risonanza su tutta la stampa nazionale. Vi fu chi immaginò che il macchinista avesse letto “La bête humaine” di Emile Zola, restandone suggestionato al punto da imitarne le vicende. Altri mossero critiche alle ferrovie per non aver provveduto ad insabbiare un binario allo scopo di far fermare la locomotiva senza danni. Un lettore del Resto del Carlino mandò un telegramma al giornale sostenendo che, inviando incontro alla locomotiva in fuga, una macchina di maggiore potenza, questa avrebbe potuto, una volta avvistatala, invertire la marcia e frenarne la corsa gradualmente. Tutti i commenti concordavano sulla imprevedibilità del gesto.
Pietro Rigosi veniva indicato dal giornale come "fuochista da parecchi anni e buon impiegato". Sposato, padre di due bambine, di tre anni e di dieci mesi. Nessuna indagine sulle sue condizioni economiche e familiari consentì di capire quali motivi lo avessero spinto. Qualche debito di importo non rilevante, ma al tempo era abbastanza frequente, nessuna oscura vicenda personale, nessun dissapore familiare. Sorprendentemente il nostro uomo non rimase ucciso in quello scontro terribile nel quale aveva cercato deliberatamente la morte mettendosi fra la locomotiva e la vettura ferma. Evidentemente l'urto fortissimo lo fece schizzare via prima che i due veicoli si incastrassero l'uno nell'altro. Gli venne amputata una gamba, il viso rimase deformato dalle cicatrici, dovette sopportare una lunga degenza all'ospedale, ma dopo circa due mesi fece ritorno a casa. Inutilmente i giornalisti e i curiosi che gli facevano visita tentarono di chiedergli i motivi che lo avevano spinto ad un gesto tanto clamoroso. A nessuno venne risposto: il Rigosi si mantiene abbastanza tranquillo, parla con chi va a fargli visita, ma si astiene sempre ad accennare alle cause e al movente del suo atto, cambiando discorso o non rispondendo ogni volta che gli si richiede per quale ragione lanciò la sua macchina a tutto vapore da Poggio a Bologna e perché cercasse di morire. Un'unica frase, che il cronista del Carlino riprende da un articolo della Gazzetta Piemontese, sembra gli sia sfuggita subito dopo il ricovero: "Che importa morire? Meglio morire che essere legato!"
Un vero personaggio, Pietro Rigosi, fuochista delle Strade Ferrate Meridionali - Rete Adriatica, matricola 42918. E comprensibile che questo suo atteggiamento, dignitoso e ribelle insieme, abbia ispirato Francesco Guccini. Abbiamo perciò fatto qualche ricerca d'archivio per saperne di più. Non era un ferroviere modello. Non tanto perché veniva spesso punito. Per i ferrovieri dell'esercizio allora ad ogni minimo errore corrispondeva una sanzione economica. Nel caso di Rigosi Pietro si tratta però di mancanze di omissione, negligenza, o diverbi con colleghi e superiori. Tutti chiari segni di affaticamento e insofferenza all'ambiente. Multa di £ 5 per aver risposto "con modo sconveniente al Capo Deposito di Piacenza mentre questi taceva delle giuste osservazioni al suo Macchinista". Sospensione per tre giorni dal soldo e dal servizio per essere "venuto a diverbio col Macch. Baroncini Federico per futili motivi tra Mestre e Marano. Diede poi luogo ad un deplorevole alterco sotto la tettoia della stazione di Padova". Tre mesi prima del fatto era stato punito con "sospensione dal soldo e dal servizio per giorni tre per aver preso in mala parte una frase detta per ischerzo da un macchinista del Deposito di Milano e non a lui rivolta, provocando così un diverbio, seguito da vie di fatto in stazione di Piacenza". Ma numerose sono le multe per mancata presentazione al treno. "Mancò alla partenza dal treno 1008 del 7 agosto sebbene avvisato il giorno prima e avanti alla partenza dallo svegliatore". Erano mancanze che costavano care: dalle 3 alle 5 lire quando la paga giornaliera era di 2 lire e 50. Alcune multe riguardavano mancanze oggi incomprensibili: venne trovato coricato nelle brande del dormitorio senza le prescritte lenzuola. I dormitori dotati di docce erano rarissimi e i macchinisti erano costretti a ripulirsi molto sommariamente prima di coricarsi. L'uso delle lenzuola da parte dei ferrovieri si rendeva quindi obbligatorio per evitare che venissero insudiciate le brande.
C'è una vasta letteratura sulle pesanti condizioni di lavoro dei ferrovieri, in particolare dei macchinisti, alla fine del secolo scorso. Turni ininterrotti fino a trenta e anche quaranta ore consecutive, esposizione alle intemperie su macchine non di rado senza alcun riparo o con ripari che risultavano del tutto insufficienti, disciplina di tipo prussiano, tutto questo aggiunto ad un mestiere già duro: ricordiamo che una corsa da Venezia a Bologna significava per il fuochista spalare quaranta quintali di carbone. Non stupisce quindi che la mortalità nella categoria fosse tanto alta che non più del 10% dei macchinisti arrivava alla pensione. Forse fu tutto questo a spingere il nostro alla corsa forsennata verso Bologna. Anche se non volle mai dirlo pubblicamente ci doveva essere un rancore profondo in Pietro Rigosi verso la Società delle Strade Ferrate.
Qualche tempo dopo essere stato dimesso dall'ospedale, venne "esonerato dal servizio per motivi di salute". Il Consorzio di Mutuo Soccorso gli liquidò un sussidio di lire 308,13 e la Direzione delle Ferrovie ne dispose un secondo "a solo titolo di commiserazione, di £ 150, pari a due mesi della paga che percepiva". Al momento di ritirare il sussidio Pietro Rigosi si avvide che sul ruolo di pagamento, che avrebbe dovuto firmare per ricevuta, stava la scritta come motivazione "buona uscita". Tanto bastò per fargli rifiutare quella cifra di cui doveva avere certamente un gran bisogno. Evidentemente nessuno doveva pensare che la sua uscita dalle ferrovie fosse avvenuta in bontà di rapporti. Accettò la somma solamente dopo che la motivazione di buona uscita venne sostituita con 'per elargizione'. Anche l'atteggiamento della severissima Società delle Strade Ferrate Meridionali fu, nell'occasione, stranamente indulgente. Il fatto aveva provocato danni notevoli, tanto da venire citato nella relazione annuale agli azionisti fra le cause che avevano limitato l'ammontare degli utili corrisposti. Nessuna punizione per il ferroviere responsabile. Esonero per motivi di salute, invece del licenziamento, e corresponsione di un sussidio non certo elevato, ma certamente non dovuto. L'ipotesi della follia esonerava dalla necessità di approfondire le cause e, con i pazzi e i fanciulli, è sempre opportuna la clemenza.

Per gli appassionati di cose ferroviarie, due parole sulla locomotiva protagonista della vicenda. La 3541 faceva parte di una serie di 130 unità comprese nel gruppo 350 RA, che dal 1905 divenne Gr 270 PS. Poiché tutte le macchine, dapprima numerate 3501-3630 RA, divennero poi 2701-2830 FS ed infine 270.001-270.130 (sempre FS ma numerazione definitiva), si può dedurre che la nostra 3541 RA sia stata riparata e poi messa in servizio e, dopo il 1905 è probabile che abbia assunto la numerazione provvisoria di 2741, e definitiva 270.041 FS. Tre assi accoppiati, lunghezza di 15 metri per 43 tonnellate di peso, potenza 440 CV, velocità massima 60 km/ora, del tipo cosiddetto bourbonnais, un modello che trovò in Italia grande impiego per le sue doti di adattabilità ai percorsi tortuosi e con modesti carichi assiali. Si trattava di una modesta macchina, destinata prevalentemente al traino dei treni merci e omnibus nelle linee pianeggianti, che conobbe il suo momento di gloria durante la Prima Guerra Mondiale e fu mantenuta in attività fino alla seconda metà degli anni '20.
Non so che viso avesse, neppure come si chiamava
con che voce parlasse, con quale voce poi cantava
quanti anni avesse visto allora, di che colore i suoi capelli
ma nella fantasia ho l'immagine sua,
gli eroi son tutti giovani e belli,
gli eroi son tutti giovani e belli,
gli eroi son tutti giovani e belli.

Conosco invece l'epoca dei fatti, qual'era il suo mestiere:
i primi anni del secolo, macchinista, ferroviere,
i tempi in cui si cominciava la guerra santa dei pezzenti
sembrava il treno anch'esso un mito di progresso,
lanciato sopra i continenti,
lanciato sopra i continenti,
lanciato sopra i continenti.

E la locomotiva sembrava fosse un mostro strano
che l'uomo dominava con il pensiero e con la mano
ruggendo si lasciava indietro distanze che sembravano infinite
sembrava avesse dentro un potere tremendo,
la stessa forza della dinamite,
la stessa forza della dinamite,
la stessa forza della dinamite.

Ma un'altra grande forza spiegava allora le sue ali
parole che dicevano: "gli uomini sono tutti uguali"
e contro ai re e ai tiranni scoppiava nella via
la bomba proletaria, ed illuminava l'aria
la fiaccola dell'anarchia,
la fiaccola dell'anarchia,
la fiaccola dell'anarchia.

Un treno tutti i giorni passava per la sua stazione
un treno di lusso, lontana destinazione
vedeva gente riverita, pensava a quei velluti, agli ori
pensava al magro giorno della sua gente attorno,
pensava a un treno pieno di signori,
pensava a un treno pieno di signori,
pensava a un treno pieno di signori.

Non so che cosa accadde, perché prese la decisione
forse una rabbia antica, generazioni senza nome
che urlarono vendetta, gli accecarono il cuore
dimenticò pietà, scordò la sua bontà,
la bomba sua la macchina a vapore,
la bomba sua la macchina a vapore,
la bomba sua la macchina a vapore.

E sul binario stava la locomotiva
la macchina pulsante sembrava fosse cosa viva
sembrava un giovane puledro che appena liberato il freno
mordesse la rotaia con muscoli d'acciaio,
con forza cieca di baleno,
con forza cieca di baleno,
con forza cieca di baleno.

E un giorno come gli altri, ma forse con più rabbia in corpo
pensò che aveva il modo di riparare a qualche torto
salì sul mostro che dormiva, cercò di mandar via la sua paura
e prima di pensare a quel che stava a fare,
il mostro divorava la pianura,
il mostro divorava la pianura,
il mostro divorava la pianura.

Correva l'altro treno ignaro, quasi senza fretta
nessuno immaginava di andare verso la vendetta
ma alla stazione di Bologna arrivò la notizia in un baleno:
"notizia di emergenza, agite con urgenza,
un pazzo si è lanciato contro al treno,
un pazzo si è lanciato contro al treno,
un pazzo si è lanciato contro al treno."

Ma intanto corre corre corre la locomotiva
e sibila il vapore, sembra quasi cosa viva
e sembra dire ai contadini curvi, il fischio che si spande in aria:
fratello non temere, che corro al mio dovere,
trionfi la giustizia proletaria,
trionfi la giustizia proletaria,
trionfi la giustizia proletaria.

Intanto corre corre corre sempre più forte
e corre corre corre corre verso la morte
e niente ormai può trattenere l'immensa forza distruttrice
aspetta sol lo schianto e poi che giunga il manto
della grande consolatrice,
della grande consolatrice,
della grande consolatrice.

La storia ci racconta come finì la corsa
la macchina deviata lungo una linea morta
con l'ultimo suo grido di animale la macchina eruttò lapilli e lava
esplose contro il cielo, poi il fumo sparse il velo,
lo raccolsero che ancora respirava,
lo raccolsero che ancora respirava,
lo raccolsero che ancora respirava.

Ma a noi piace pensarlo ancora dietro al motore
mentre fa correr via la macchina a vapore
e che ci giunga un giorno ancora la notizia
di una locomotiva come una cosa viva,
lanciata a bomba contro l'ingiustizia,
lanciata a bomba contro l'ingiustizia,
lanciata a bomba contro l'ingiustizia.

inviata da Riccardo Venturi - 20/3/2005 - 12:44




Lingua: Inglese

INGLESE / ENGLISH [1] - Riccardo Venturi

An English version by Riccardo Venturi (1998)
dal newsgroup it.fan.guccini
from the Usenet newsgroup it.fan.musica.guccini


Loco

THE STEAM ENGINE

How was his face like, what was his name, still I don’t know,
His voice when speakin’, his voice when singin’, I don’t know
What was his age at that time, what was the colour of his hair
But his image can I figure in my mind,
All heroes are so young and handsome,
All heroes are so young and handsome,
All heroes are so young and handsome!

Yet I know when all this id did happen, what was his job,
The first year of this cent’ry, a steam engine driver,
The years when ‘twas beginnin’ the holy war of the poor,
The train too seem’d to be the image of progress
Speeding along the whole world,
Speeding along the whole world,
Speeding along the whole world.

And the steam engine it look’d like a bizarre monster
That Man did dominated with his hands and his thought,
It did cover, with his roar, distances that one said would never end
It seem’d he had inside a terrific power,
The same power of dynamite,
The same power of dynamite,
The same power of dynamite.

Another great power was just spreading its wings,
‘Twas words that said All people are equal
And against kings and tyrants it blew up in the streets
The proletary bomb, and the air was lit up
By the light of Anarchy,
By the light of Anarchy,
By the light of Anarchy!

A train pass’d ev’ry by the station where he work’d,
I know it was a long-distance luxury train,
He saw respectable people and thought of velvet and gold,
He thought of the meagre day of his family and friends,
He thought of a train fill’d wi’ lords,
He thought of a train fill’d wi’ lords,
He thought of a train fill’d wi’ lords.

The steam engine it did stand on its track,
The pulsating machine seem’d to be a living thing,
It seem’d to be a young, a young and unbridled steed
Who did bit the rails with his steel muscles,
With the blind force of lightning,
With the blind force of lightning,
With the blind force of lightning.

I don’t know what it happen’d, why he took that decision,
Maybe the century-old rage of nameless generations
That cried for vengeance and blinded his heart,
He forgot his goodness, became merciless,
His bomb was the steam engine,
His bomb was the steam engine,
His bomb was the steam engine!

One day like all others, but maybe still more angry,
He thought he could someway make up for some wrong,
He got on the sleeping monster trying to drive his fear away
An’ before he could think of all what he was doing
The monster was eating up the plain,
The monster was eating up the plain,
The monster was eating up the plain.

The other rain did run unknowing, almost with no haste,
Nobody could imagine he was to run across vengeance,
But to the station of Bologna did the news spread in a flash,
"This is an emergency, you mustn’t waste time,
Someone’s racing madly off ‘gainst a train
Someone’s racing madly off ‘gainst a train,
Someone’s racing madly off ‘gainst a train."

But the steam engine is running, running and running,
The steam is whistling and seems to be a living thing,
And the whistle spreadin’ in the air says to peasants bent at work,
"My brother, don’t fear, I’m runnin’ to do my duty,
May people’s justice walk in triumph,
May people’s justice walk in triumph,
May people’s justice walk in triumph! "

The steam engine’s running faster, faster and faster,
It’s running, running, running towards death
And now nothing can stop the immense force of destruction,
He’s waiting for the crash and for the winding sheet
Of the Great Comforting Lady,
Of the Great Comforting Lady,
Of the Great Comforting Lady.

In history it is written how that run did end,
The engine was switched to a dead-end track,
With its last animal shout the machine did burst like a volcano
It blew up ‘gainst the sky, then smoke unwrapp’d its veil
They pick'd him up and he was still breathing,
They pick'd him up and he was still breathing,
They pick'd him up and he was still breathing.

But I like to imagine he’ s still runnin’ the motor,
I like to imagine he’s still making the engine fly,
So may the news come again, again one day to us
Of a steam engine, that like a living thing
Is running like a bomb against injustice,
Is running like a bomb against injustice,
Is running like a bomb against injustice!

20/3/2005 - 12:45




Lingua: Inglese

INGLESE / ENGLISH [2] - Davide Turcato

Ulteriore versione inglese di Davide Turcato
An alternative English translation by Davide Turcato

guccinitreno
THE STEAM ENGINE

I don't know what he looked like, not even what was his name,
the way he used to talk, the way he used to sing,
how old he was then, the color of his hair,
but in my fantasy I carry his image,
heroes are all young and handsome.

However, I know the time of the events, what was his occupation:
the first years of the century, engine driver, railwayman,
the time when the holy war of the underdogs was starting off,
the train itself looked like a myth of progress
flung over the continents.

And the locomotive looked like a strange monster
that man dominated with his thought and his hand,
it covered distances that seemed infinite with a roar
it seemed to have a tremendous power inside,
the same power of dynamite.

Another powerful force was then also spreading its wings,
words saying "men are all equal",
and against kings and tyrants, in the street
the proletarian bomb exploded, and the air was lit by
the torch of anarchy.

A train used to pass every day by his station,
a luxury train, with a far-off destination,
he used to see revered people, think of those velvets and jewellery,
think of the meagre day of his people around him,
think of a train full of lords.

I don't know what happened, why he took the decision,
perhaps an old rage, nameless generations
that cried out for vengeance, blinded his heart,
he forgot pity, he forgot his goodness,
the steam engine was his bomb.

The locomotive was standing on the track,
the throbbing engine looked like a living being
it looked like a young colt just let off the bit,
biting the rail with steel muscles,
with blind force of lightning.

On a day like any other, perhaps just angrier than before,
he thought he had a chance to rectify some wrongs,
he mounted the sleeping monster, he tried to get rid of his fear
and before he thought about what he was doing,
the monster was devouring the plain.

The other train was running unaware, as if in no hurry
nobody imagined to be going towards a revenge
but at the Bologna station the news arrived in a flash:
emergency bulletin, act urgently,
a madman threw himself against the train.

Meanwhile the locomotive runs runs runs
and the steam whistles, it looks like a living being
and the whistle spreading in the air seems to tell to the stooping peasants:
brother don't be afraid, as I am running to my duty,
may the proletarian justice triumph.

Meanwhile it runs runs runs faster and faster
and runs runs runs runs towards death
and nothing can now hold back that immense destructive force
he only awaits the crash, then let
the great consoler's mantle come.

History tells us how the run ended up,
the engine switched to a dead-end track,
with its last animal cry the engine erupted lapilli and lava,
exploded against the sky, then the smoke drew its veil,
when they picked him up he was still breathing.

However, we like to imagine him still at his seat,
driving away his steam engine,
and may we one day receive again the news
of a locomotive like a living being,
thrown like a bomb against injustice.

20/3/2005 - 12:48




Lingua: Francese

FRANCESE / FRENCH - Riccardo Venturi

La locomotive, contre toute injustice comme une bombe!
La locomotive, contre toute injustice comme une bombe!
Versione francese di Riccardo Venturi (1999)
French version by Riccardo Venturi (1999)
Version française de Riccardo Venturi (1999

Dal newsgroup it.fan.guccini
From the Usenet newsgroup it.fan.guccini
D'après le forum Usenet it.fan.guccini

















LA LOCOMOTIVE

Je ne sais pas comment il était, ni comment il s'appelait,
De quelle voix il parlait, ou de quelle voix il chantait,
Combien d’années il avait vu à ce temps,
S’il était blond ou s'il était brun,
Mais son image à lui, dans moi elle est gravée,
Un symbole de jeunesse et de beauté,
Un symbole de jeunesse et de beauté,
Un symbole de jeunesse et de beauté.

Mais je sais bien quand ça s'est passé, où il travaillait
Au début de ce siècle, mécanicien de chemin de fer!
Le temps où allait commencer
La guerre sainte des gueux,
Le train aussi semblait un mythe du progrès
S’élançant sur les continents,
S’élançant sur les continents,
S’élançant sur les continents.

Et la locomotive paraissait un monstre si violent,
Que l’homme dominait de sa main et de sa ment,
Elle abattait, en rugissant comme un lion,
Des distances dont on ne voyait pas la fin!
Elle semblait avoir une force maudite,
La force même de la dynamite,
La force même de la dynamite,
La force même de la dynamite!

Une autre grande force allait déployer ses ailes,
C’étaient des mots disant: Tous les hommes ont la même loi,
Et les tyrans, et le rois
Dans les rues sautaient dans l’air!
C’était l’éclat sans cesse de la bombe proletaire,
Le flambeau de l’anarchie!
Le flambeau de l’anarchie!
Le flambeau de l’anarchie!

Tous les jours un train passait par la gare où il travaillait,
Un train de luxe, il ne savait pas où il allait,
Y voyageaient des gens de haut parage,
Il les r’gardait d’un œil bien fou de rage
En pensant aux jour pénibles de ses amis, de ses chers,
En lorgnant ce train plein de millionnaires,
En lorgnant ce train plein de millionnaires,
En lorgnant ce train plein de millionnaires.

Je ne sais pas pourquoi il prit cette décision,
Peut-être, la rage ancienne de générations sans nom
Qui crièrent vengeance
En lui aveuglant le cœur!
Il oublia sa pitié, il oublia sa bonté,
Sa bombe était la machine à vapeur,
Sa bombe était la machine à vapeur,
Sa bombe était la machine à vapeur.

Et la locomotive dormait sur sa voie luisante
Avec ses pulsation, la machine semblait vivante,
Un jeune poulain, v’là ce qu’ell’ semblait,
Après qu’ la bride on lui a laché,
Mordant la raille avec ses muscles d’acier,
Avec la force aveugle d’un éclair,
Avec la force aveugle d’un éclair,
Avec la force aveugle d’un éclair.

Un jour comm’ tous les autres, peut-être avec encore plus de rage,
Il pensait qu’il pouvait venger ce très injuste outrage;
Bien qu’il fût à la peur en proie
Il monta sur le monstre dormant sur la voie;
Mais avant qu’il se rendait compte de ce qu’il avait fait
déjà le monstre la plaine brûlait,
déjà le monstre la plaine brûlait,
déjà le monstre la plaine brûlait.

L’aut’ train courait tranquille, presque sans hâte d’arriver,
Personn’ n’imaginait q’ la vengeance était aux aguets,
Mais à la gare de Bologne
Arrivent des nouvelles alarmantes:
"C’est un cas d’urgence! Faut pas perdre du temps!
Un fou vient d’ s’élancer contre le train!
Un fou vient d’ s’élancer contre le train!
Un fou vient d’ s’élancer contre le train!"

Mais la locomotive court, court sans s’arrêter!
Le siffle de vapeur se répandant dans l’air
Semble qu’il dise aux paysans
Courbés à leur travail sur le champ:
"Mon frère, n’aie crainte! Je cours à mon devoir!
Triomphe la justice proletaire,
Triomphe la justice proletaire,
Triomphe la justice proletaire!"

Et la locomotive court, court plus vite encore,
Et court, court, court, court à la mort,
Et rien ne peut plus retenir
L’immense force destructrice,
Il n’attend que l’éclat et puis le manteau
De la grande Consolatrice,
De la grande Consolatrice,
De la grande Consolatrice.

L’histoire nous raconte la fin de ce voyage:
La machine fut aiguillée sur une voie de garage.
Avec son dernier cri elle érupta
Comme un volcan sa lave elle jeta
Et sauta dans le ciel, on alla le sécourir
Avant qu’il n’ rende son dernier soupir,
Avant qu’il n’ rende son dernier soupir,
Avant qu’il n’ rende son dernier soupir.

Mais nous voulons encor’ penser à lui derrièr’ le moteur
Pendant qu’il fait courir la machine à vapeur!
Encor’, qu’il nous arrive
D’une locomotive
La nouvell’ flamboyante qu’ell’ va quérir sa tombe
Contre toute injustice, comme une bombe,
Contre toute injustice, comme une bombe,
Contre toute injustice, comme une bombe!

20/3/2005 - 12:49




Lingua: Francese

FRANCESE / FRENCH [2] - Marco Valdo M.I.

Version française – LA LOCOMOTIVE – Marco Valdo M.I. – 2010
Chanson italienne – La Locomotiva – Francesco Guccini – 1972


La Locomotive... Enfin ! Je me demandais quand tu allais la traduire, celle-là. Tu avais déjà repris la parodie de Riccardo Venturi, La Testarossa et la chose te démangeait... Tu n'as pas pu te retenir...

Tu te trompes assez bien, Lucien l'âne mon ami et je vais t'expliquer le pourquoi du comment. Je n'avais absolument pas l'intention (en tous cas jusqu'à aujourd'hui, jusqu'à l'instant où j'ai dû me résoudre à traduire cette locomotive) d'aller traduire cette chanson historique que Ventu précisément avait déjà francisée, il y a bien longtemps. Je n'en avais absolument pas l’intention et même, tu me l'aurais dit il y a à peine une heure que je ne t'aurais pas cru. Et pourtant, la voilà faite, me diras-tu. En effet. Et laisse-moi te dire que j'en suis bien content.

Toutes tes dénégations ne tiennent à rien, tu ne dis pas le pourquoi du comment que tu m'annonçais, mon bon Marco Valdo M.I.

Laisse-moi terminer ce que je voulais te dire, précisément. Je t'ai dit que je devais le faire... Et c'est vraiment une obligation soudaine qui s'est imposée à moi, comme un détour du chemin, car j'ai eu besoin de cette traduction pour une chanson, une canzone que j'avais écrite cet après-midi et que j'insèrerai ici dès demain ou ce soir encore, je ne sais. Mais ce qui est sûr, c'est qu'il me fallait cette Locomotive et tu verras pourquoi quand tu connaîtras la canzone... En somme, elle la prolonge, elle l'actualise, elle donne un certain visage à un train tout aussi destructeur et sans doute, pire encore dans la destruction. Mais elle parle du même côté de la barrière, elle est aussi la voix sur la voie, elle conte aussi un train « mythe du progrès », elle parle aussi le langage des pauvres dans la Guerre de Cent Mille Ans que les riches mènent contre eux et contre la planète. Enfin, tu pourras juger par toi-même. Elle accuse comme peuvent seuls accuser ceux qui s'élèvent contre l'ordre ( le désordre ?) établi (et comme bien tu sais : y en a pas un sur cent, et pourtant ils existent, la plupart fils de rien ou bien fils de si peu, qu'on ne les voit jamais que lorsqu'on a peur d'eux...). Elle a des accents venus de Rutebeuf : Frères humains, qui après nous vivez...

Je suis tout impatient dès lors, dit Lucien l'âne et se redressant de tous ses poils.

Ainsi Parlaient Marco Valdo M.I. et Lucien Lane.
LA LOCOMOTIVE

Je ne sais quel visage il avait, ni comment il s'appelait
Avec quelle voix il parlait, avec quelle voix il chantait
Combien d'années alors il avait vues, la couleur de ses cheveux
Mais dans mon imagination, j'ai son visage,
Les héros sont tous jeunes et beaux
Les héros sont tous jeunes et beaux
Les héros sont tous jeunes et beaux

Je connais par contre l'époque des faits, quel était son boulot
Les premières années du siècle, machiniste, cheminot
Les temps où commençait la guerre sainte des miséreux
Le train incarnait lui aussi le mythe du progrès
Lancé à travers les continents
Lancé à travers les continents
Lancé à travers les continents

Et la locomotive paraissait un monstre étrange
Que l'homme dominait par la pensée et de la main
Tout en rugissant, elle laissait des distances infinies derrière elle
Elle cachait en son sein un pouvoir démentiel
La force-même de la dynamite
La force-même de la dynamite
La force-même de la dynamite

Mais une autre grande force alors déployait ses drapeaux
Des mots qui disaient : « Les hommes sont tous égaux »
Et contre les rois et les tyrans éclatait dans l'air
La bombe prolétaire qui illuminait l'atmosphère
Le flambeau de l'anarchie
Le flambeau de l'anarchie
Le flambeau de l'anarchie

Un train tous les jours passait dans sa station
Un train de luxe, à la lointaine destination
Il voyait des gens respectés, il pensait, à ces ors, à ces velours
Il pensait au jour maigre du peuple à l'entour
Il pensait au train empli de messieurs
Il pensait au train empli de messieurs
Il pensait au train empli de messieurs

Je ne sais ce qui se passa,pour qu'il prit la décision
Peut-être une ancienne rage, de générations sans nom,
Qui hurlaient vengeance, lui creva le cœur
Il oublia la pitié, il perdit sa douceur,
Sa bombe, la machine à vapeur
Sa bombe, la machine à vapeur
Sa bombe, la machine à vapeur

Et sur la voie se tenait sa locomotive
Sa machine haletante semblait une chose vivante
On aurait dit un jeune poulain qui à peine libéré
Mordit le rail de ses muscles d'acier
Avec la force aveugle d'un bélier
Avec la force aveugle d'un bélier
Avec la force aveugle d'un bélier

Et un jour comme les autres, mais avec plus de rage au corps
Il pensa qu'il devait réparer quelque tort
Il monta sur son monstre qui dormait encore, il chassa sa peur
Et sans qu'il ait pu trop penser, à toute vapeur
Le monstre dévorait la plaine
Le monstre dévorait la plaine
Le monstre dévorait la plaine

L'autre train filait inconscient, sans trop s'en faire
Personne n'imaginait d'aller vers la vengeance
À la gare de Bologne, arriva la nouvelle à la vitesse de l'éclair
« Avis de détresse, agissez en urgence
Un fou est lancé contre le train
Un fou est lancé contre le train
Un fou est lancé contre le train

Mais entretemps fonce fonce fonce la locomotive
Et siffle sa vapeur, on dirait une force vive
Et aux paysans courbés sur la terre, le sifflet criait dans les airs
Frères ne craignez rien, je cours là-bas faire
Triompher la justice prolétaire
Triompher la justice prolétaire
Triompher la justice prolétaire

Et le train fonce, fonce, fonce toujours plus fort
Et fonce, fonce, fonce, fonce vers la mort
Et rien désormais ne peut retenir l'immense force destructrice
Il n'attend plus que le fracas et que s'étende le manteau
De la grande consolatrice
De la grande consolatrice
De la grande consolatrice

L'histoire nous conte comment elle finit en épave
La machine déviée sur une voie de garage
Dans un ultime cri d'animal, la machine éructa lapillis et lave
Explose contre le ciel, puis la fumée répandit son nuage
On le recueillit qu'il respirait encore
On le recueillit qu'il respirait encore
On le recueillit qu'il respirait encore

Mais il nous plaît de le penser encore debout derrière son moteur
Tandis qu'il relance sa machine à vapeur
Et que nous parvienne un jour à nouveau la nouvelle
D'une locomotive , une vraie force rebelle
Lancée comme une bombe contre l’injustice
Lancée comme une bombe contre l’injustice
Lancée comme une bombe contre l’injustice

inviata da Marco Valdo M.I. - 20/6/2010 - 22:37




Lingua: Tedesco

TEDESCO / GERMAN - muh.info

...wie ein lebendiges Ding<br />
Wie eine Bombe gegen die Ungerechtigkeit geworfen wird!
...wie ein lebendiges Ding
Wie eine Bombe gegen die Ungerechtigkeit geworfen wird!


Versione tedesca da questa pagina
A standard German version from this page
Deutsche Übersetzung aus dieser Seite
DIE LOKOMOTIVE

Ich weiß nicht, wie er aussah, auch nicht wie er hieß
Mit was für eine Stimme er sprach, mit welcher Stimme er dann sang
Wie viele Jahre er schon gesehen hatte, welche Farbe sein Haar hatte,
in meiner Fantasie sehe ich sein Bild:
Helden sind immer jung und schön,
Helden sind immer jung und schön,
Helden sind immer jung und schön.

Ich kannte die Zeit der Geschehnisse, wusste um seinen Beruf:
Die ersten Jahre dieses Jahrhunderts, er war Lokführer,
In den Zeiten, in denen der Heilige Krieg der Bettler begann
Schien die Eisenbahn ein Mythos des Fortschritts
Geschleudert über alle Kontinente,
Geschleudert über alle Kontinente,
Geschleudert über alle Kontinente.

Und die Lokomotive schien ein seltsames Ungeheuer zu sein
Die der Mensch mit den Gedanken und mit den Händen beherrschte
Röhrend lies sie unendlich erscheinende Entfernungen hinter sich,
Es schien, als hätte sie eine furchtbare Kraft in sich,
die gleiche Kraft wie Dynamit,
die gleiche Kraft wie Dynamit,
die gleiche Kraft wie Dynamit.

Doch eine andere große Kraft entfaltete damals ihre Flügel,
Worte, die sagten: "alle Menschen sind gleich“
Und gegen Könige und Tyrannen platzte ins Leben
Die Bombe des Proletariats und es erhellte die Luft,
Die Fackel der Anarchie,
Die Fackel der Anarchie,
Die Fackel der Anarchie.

Jeden Tag fuhr ein Zug durch seinen Bahnhof
Ein Luxuszug, zu einem fernen Bestimmungsort
Er sah geachtete Leute, dachte an dessen Samt und Gold,
dachte an die mageren Tage der Menschen um ihn herum
dachte an einen Zug voller Herrschaften,
dachte an einen Zug voller Herrschaften,
dachte an einen Zug voller Herrschaften.

Ich weiß nicht, was geschah, warum er den Entschluss fasste,
vielleicht aus einer uralten Wut, Generationen ohne Namen,
die nach Rache schrien, blendeten sein Herz
er vergas das Mitleid und seine Güte,
seine Bombe war die Dampfmaschine,
seine Bombe war die Dampfmaschine,
seine Bombe war die Dampfmaschine.

Und auf dem Gleis stand die Lokomotive,
Die pulsierende Maschine schien lebendig zu sein,
schien als wäre sie ein junges Fohlen, das, kaum ist die Bremse gelöst,
mit stählernen Muskeln in die Schiene beisst,
mit der blinden Kraft eines Blitzes,
mit der blinden Kraft eines Blitzes,
mit der blinden Kraft eines Blitzes.

Und an einem Tag wie jeder andere, aber vielleicht mit noch mehr Wut im Bauch
Dachte er, jetzt sei die Gelegenheit, ein Unrecht wiedergutzumachen.
Er bestieg das schlafende Monster, versuchte seine Angst zu verjagen
Und bevor er bedachte, was er da machte
Fraß sich das Monster durch das flache Land,
Fraß sich das Monster durch das flache Land,
Fraß sich das Monster durch das flache Land.

Ahnungslos und ohne Eile fuhr der andere Zug,
niemand dachte daran der Rache entgegen zu fahren
aber im Bahnhof von Bologna traf die Nachricht wie ein Blitz ein
"dringende Mitteilung, reagiert schnell“
ein Verrückter hat sich dem Zug entgegengeworfen,
ein Verrückter hat sich dem Zug entgegengeworfen,
ein Verrückter hat sich dem Zug entgegengeworfen."

Doch inzwischen rast, rast, rast die Lokomotive
Und der Dampf zischt und sie scheint fast lebendig zu sein
Und der Pfiff, der sich in der Luft verbreitet, scheint den gebückten Bauern zu sagen:
"Bruder, fürchte dich nicht, ich eile meiner Pflicht entgegen“
Es triumphiere die proletarische Gerechtigkeit!
Es triumphiere die proletarische Gerechtigkeit!
Es triumphiere die proletarische Gerechtigkeit!

Und sie rast, rast, rast, immer schneller
Sie rast, rast, rast, rast dem Tod entgegen
Und nichts kann mehr die enorme Zerstörungskraft stoppen
Man erwartet nur noch den Zusammenprall und dass der Deckmantel kommen möge
Der großen Trösterin,
Der großen Trösterin,
Der großen Trösterin.

Die Geschichte berichtet, wie das Rennen ausging
Die Maschine, umgeleitet auf ein totes Gleis
Mit ihrem letzten tierischen Schrei spie sie Funken und Lava aus
Sie explodierte gen Himmel, dann verschleierte alles der Rauch
Sie lasen ihn auf, als er noch atmete,
Sie lasen ihn auf, als er noch atmete,
Sie lasen ihn auf, als er noch atmete.

Wir mochten ihn uns noch immer hinter dem Motor denken,
Wie er die Dampfmaschine rasen lässt
Und möge uns eines Tages wieder die Nachricht ereilen
Dass eine Lokomotive, wie ein lebendiges Ding
Wie eine Bombe gegen die Ungerechtigkeit geworfen wird,
Wie eine Bombe gegen die Ungerechtigkeit geworfen wird,
Wie eine Bombe gegen die Ungerechtigkeit geworfen wird!

inviata da Riccardo Venturi - 19/9/2007 - 15:34




Lingua: Catalano

CATALANO / CATALAN - Silvia Comes

Versione catalana di Miquel Pujadó cantata da Silvia Comes
dallo spettacolo "Cançons d'amor i anarquia" dedicato a Salvador Puig Antich

Silvia Comes

Silvia Comes, cantautrice, musicista e compositrice di Barcellona, canta sia in castigliano che in catalano. Ancora molto giovane, ha accompagnato Lluis Llach nelle tournée Un núvol blanc e Un pont de mar blava. Il suo legame con la poesia è continuo e fertilissimo. A fine anni Novanta in duo con Lidia Pujol incide due dischi con poesie di Luis Cernuda, Jaime Gil de Biedma e i poeti beat statunitensi.

Nel 2007, dopo un silenzio di sette anni, esce Faro, il suo primo disco solista. Nel 2013 vince il Premio BarnaSants con uno spettacolo dove mette in musica le poesie di Gloria Fuertes.

LA LOCOMOTORA

No li conec el rostre, i també ignoro com es deia,
si era ros o era bru, amb quina veu cantava i reia.
No us podré dir quans anys tenia,
ni us descriuré la seva roba,
però tinc la seva imatge, la que jo d'ell em feia:
l'heroi és sempre bell i jove.

Ell era un ferroviari,
i sé que un monstre negre conduïa.
D'això ja fa molts anys, el segle vint tot just naixia,
i molts obrers, a la misèria
li havien declarat la guerra.
El tren era el progrés, que, recorrent la via,
s'anava escampant per la terra.

I la locomotora era una bèstia, i amb paciència
un home la domava amb les mans,
i amb la intel·ligència.
I devorava les distàncies,
distàncies que semblaven infinites,
semblava tenir al ventre una enorme potència
i tanta força com la dinamita.

Però una altra gran força sorgia com un vendaval,
eren uns mots que deien
"els homes neixen tots iguals".
Al bell mig del carrer explotava
contra el rei i la tirania
la bomba proletària, i tot ho il·luminava
la gran flama de l'anarquia.

Ell veia cada dia, tot palplantat damunt l'andana,
passar un tren de luxe,
que anava cap a una terra llunyana.
Pensava en el vellut, les joies,
d'aquella gent tan i tan rica,
pensava en la misèria, en el fred i la gana
i es corsecà de mica en mica.

No sé com va passar, ni com la decisió fou presa...
Potser va ser la ràbia, potser va imaginar
una estesa de gent cridant venjança
des del fons de la tomba,
i va expulsar del cor l'amor i la tendresa
i convertí el seu tren en una bomba.

Damunt la via, estava la locomotora,
la màquina vibrava tot esperant la seva hora.
Semblava ben bé un jove poltre
que surt corrent del seu estable
i amb grans músculs de ferro la distància devora
com un llampec inaturable.

Era un jorn com un altre,
potser amb més ràbia i més malícia
va creure que podia reparar alguna injustícia.
Pujà damunt el monstre que dormia,
tot reprimint la por i el dubte.
Va moure les palanques amb tècnica i perícia
i el despertà de forma abrupta.

I l'altre tren corria, i el fum deixava un pàl·lid rastre,
ningú no imaginava que anava dret cap al desastre,
fins que a l'estació de Bolonya,
la notícia esclatà amb plena grandària:
"Això és una emergència, cal actuar amb urgència,
hi ha un boig que corre en direcció contrària!"

Però la locomotora corre, corre mentrestant,
cal creure que és una bèstia immensa,
realment fa por de veure-la.
Sembla que xiulant els digui
als camperols la maquinària:
"Germans, no tingueu por,
vaig a complir el meu deure!
Que triomfi la justícia proletària!"

Però mentrestant corre i corre sense mirar enrere
cada cop més de pressa, cap allà on la Mort l'espera.
Res no pot deturar la seva marxa,
la immensa força destructora.
Espera la topada, l'abraçada darrera
de l'Eterna Consoladora.

Com acabà la cursa, la Història ens ho reporta:
van desviar la màquina cap a una via morta.
Amb un darrer crit de bèstia ferida,
la màquina eructà sutge i lava.
L'explosió fou terrible, però en obrir la porta
van veure que ell encara respirava.

Però ens plau imaginar-lo dret,
encara en dansa,
fent que brami el motor com un crit d'esperança,
i que un bon dia arribi
de nou una notícia
d'una locomotora que corre i que algú llança
com una bomba contra la injustícia.

26/10/2014 - 21:14




Lingua: Spagnolo

SPAGNOLO / SPANISH - Riccardo Venturi e/and Sergio Menéndez Gayol

México, 1919.
México, 1919.


Versione spagnola di Riccardo Venturi (1998), rivista e corretta da Sergio Menéndez Gayol
A Spanish version by Riccardo Venturi (1998), revised and emendated by Sergio Menéndez Gayol
Traducción al castellano por Riccardo Venturi (1998), controlada por Sergio Menéndez Gayol

Dal newsgroup it.fan.guccini
From the Usenet newsgroup it.fan.guccini
Del foro Usenet it.fan.guccini
LA LOCOMOTORA

No sé cómo era su cara, no sé cómo se llamaba,
Con qué voz hablaba, ní con qué voz cantaba,
Cuántos años había visto entonces, de qué color eran sus cabellos,
Pero en mi fantasía su imagen resplandece,
Los héroes siempre son jóvenes y lindos,
Los héroes siempre son jóvenes y lindos,
Los héroes siempre son jóvenes y lindos.

Pero sé cuando se pasó, qué oficio tenía,
Al principio del siglo, maquinista de ferrocarril,
El tiempo cuando empezaba la guerra santa de los pobres,
Cuando el tren parecía un mito de progreso
Lanzándose sobre continentes,
Lanzándose sobre continentes,
Lanzándose sobre continentes.

Y la locomotora parecía un monstruo raro
Que el hombre dominaba con su mente y con su mano,
Rugiendo, se dejaba atrás distancias que parecían infinitas,
Y su potencia parecía amedrentadora,
La misma fuerza que la dinamita,
La misma fuerza que la dinamita,
La misma fuerza que la dinamita.

Pero otra gran fuerza desplegaba entonces sus alas,
Palabras que decían: Todos los hombres son iguales,
Y contra el rey y el tirano explodía en la calle
La bomba proletaria, e iluminaba el aire
La llama de la anarquía,
La llama de la anarquía,
La llama de la anarquía.

Un tren cada día pasaba por su estación,
Un tren de lujo perdiéndose en la lejanía,
Veía a gente respetable, pensaba en oro y terciopelos,
Y en los días mezquinos de su gente a él,
Pensaba en un tren lleno de señores,
Pensaba en un tren lleno de señores,
Pensaba en un tren lleno de señores.

No sé qué se pasó, porqué tomó la decisión,
Tal vez su antigua rabia, generaciones sin nombre
Que gritaron: ¡Venganza! cegándole el corazón,
Olvidó su piedad, olvidó su bondad,
Su bomba: la máquina de vapor,
Su bomba: la máquina de vapor,
Su bomba: la máquina de vapor.

Y sobre su vía estaba la locomotora,
La máquina pulsante parecía una cosa viva,
Parecía un potro que después de aflojadas la riendas
Mordía los carriles con músculos de acero,
Con la fuerza ciega de un rayo,
Con la fuerza ciega de un rayo,
Con la fuerza ciega de un rayo.

Y un día como los otros, tal vez con aún más rabia,
Pensó que podía deshacer unos tuertos,
Subió sobre el monstruo durmiente ahuyentando su miedo,
Y antes de pensar en lo que estaba haciendo
Arrancó al monstruo sobre la llanura,
Arrancó al monstruo sobre la llanura,
Arrancó al monstruo sobre la llanura.

El otro tren corría ignaro y parecía sin prisa,
No lo sabía nadie que la venganza era en la vía,
Pero a la estación de Bolonia llegó la noticia como un rayo:
"¡Mensaje prioritario! ¡Despáchense, por Dios!
¡Un loco se ha arrancado contra el tren!
Un loco se ha arrancado contra el tren,
Un loco se ha arrancado contra el tren.

Y corre, corre, corre, corre la locomotora,
Y silba el vapor, y parece una cosa viva,
Y va diciendo a los campesinos el silbo que inunda el aire:
"¡No tengas miedo, hermano! ¡Voy cumplir con mi deber!
¡Triunfe la justicia proletaria!"
Triunfe la justicia proletaria,
Triunfe la justicia proletaria.

Y corre, corre, corre, corre aún más fuerte,
Y corre, corre, corre, corre hacia la muerte
Y nada puede retener la inmensa fuerza destructora:
Sólo espera el golpe, y el mantillo obscuro
De la Gran Consoladora,
De la Gran Consoladora,
De la Gran Consoladora.

La historia nos cuenta cómo se acabó su carrera,
Descarrilaron la máquina en una vía muerta.
Con su último grito de animal la máquina eruptó ceniza y lava,
Explodió contra el cielo y el humo echó su velo,
Le cogieron a él aún respirando,
Le cogieron a él aún respirando,
Le cogieron a él aún respirando.

¡Pero a mí me gusta pensar en él y en su motor
Siempre impulsando en la vía la máquina de vapor!
Y que nos llegue un día de nuevo la noticia
De una locomotora, como una cosa viva,
Que hace de bomba contra la injusticia,
Que hace de bomba contra la injusticia,
Que hace de bomba contra la injusticia.

20/3/2005 - 12:50





GRECO / GREEK - Giuseppina Dilillo

...μια ατμάμαξα σαν ζωντανό πράγμα<br />
που σφεντονίζει σαν βόμβα κατά της αδικίας!
...μια ατμάμαξα σαν ζωντανό πράγμα
που σφεντονίζει σαν βόμβα κατά της αδικίας!


Versione greca di Giuseppina di Lillo (2003)
A Greek translation by Giuseppina Dilillo (2003
H ATMAMAΞA

Δεν ξέρω πως ήταν, ούτε πως τον λέγανε
με ποια φωνή μιλούσε, με ποια φωνή τραγουδούσε
πόσα χρόνια είχε δει να περάσουν, τι χρώμα ήταν τα μαλλιά του,
αλλά στο νου μου έχω την εικόνα του,
οι ήρωες είναι όλοι νέοι και όμορφοι
οι ήρωες είναι όλοι νέοι και όμορφοι
οι ήρωες είναι όλοι νέοι και όμορφοι.

Γνωρίζω όμως την εποχή των γεγονότων, ποια ήταν η δουλεία του:
τα πρώτα χρόνια του αιώνα, μηχανοδηγός, σιδηροδρομικός
την εποχή που ξεκίνησε ο ιερός πόλεμος των κουρελιάρηδων
φαινόταν και το τραίνο ένας μύθος της εξέλιξης
που σφεντόνιζε πάνω στις ηπείρους
που σφεντόνιζε πάνω στις ηπείρους
που σφεντόνιζε πάνω στις ηπείρους.

Και η ατμάμαξα έμοιαζε με παράξενο τέρας
που ο άνθρωπος διαφέντευε με τη σκέψη και με το χέρι
με ένα βρυχηθμό άφηνε πίσω της αποστάσεις που φαινόταν ακαταμέτρητες
θα έλεγες ότι είχε μέσα της μια τρομερή δύναμη,
την ίδια δύναμη με τη δυναμίτη
την ίδια δύναμη με τη δυναμίτη
την ίδια δύναμη με τη δυναμίτη.

Μα μια άλλη μεγάλη δύναμη άνοιγε τότε τα φτερά της
λόγια που έλεγαν: “όλοι οι άνθρωποι είναι ίσιοι”
και κατά των βασιλιάδων και των τύραννων έσκαζε στη ζωή
η βόμβα των προλετάριων, και φώτιζε τον αέρα
ο πυρσός της αναρχίας
ο πυρσός της αναρχίας
ο πυρσός της αναρχίας !

Ένα τραίνο κάθε μέρα περνούσε από τον σταθμό του
ένα τρένο πολυτελείας, με μακρινό προορισμό
έβλεπε τιμημένους ανθρώπους, σκεπτόταν στα βελούδινα, τα χρυσαφικά
σκεπτόταν στη φτωχή μέρα του κόσμου γύρω του,
σκεπτόταν σε ένα τραίνο γεμάτο άρχοντες
σκεπτόταν σε ένα τραίνο γεμάτο άρχοντες
σκεπτόταν σε ένα τραίνο γεμάτο άρχοντες

Δεν ξέρω τι έγινε, γιατί την πήρε την απόφαση
ίσως ένας αταβιστικός θυμός, γενιές χωρίς όνομα
που ούρλιαζαν για την εκδίκηση, του τύφλωσαν τη καρδιά
ξέχασε το έλεος, λησμόνησε την καλοσύνη του
η βόμβα του η ατμομηχανή
η βόμβα του η ατμομηχανή
η βόμβα του η ατμομηχανή.

Και στη σιδηροδρομική γραμμή στεκόταν η ατμάμαξα
η παλλόμενη μηχανή φαινόταν ζωντανό πράγμα
έμοιαζε με νεαρό πουλάρι που ελεύθερο από το χαλινάρι
δάγκωνε την σιδηροτροχιά με ατσάλινα μυς
με τυφλή δύναμη σαν την αστραπή
με τυφλή δύναμη σαν την αστραπή
με τυφλή δύναμη σαν την αστραπή

Και μια μέρα σαν τις άλλες, ίσως με μεγαλύτερη οργή μέσα του
σκέφτηκε ότι ήταν σε θέση να επανορθώσει κάποια αδικία
ανέβηκε στο τέρας που κοιμόταν, προσπάθησε να διώξει τον φόβο του
και πριν σκεφτεί τι ετοιμαζόταν να κάνει
το τέρας καταβρόχθιζε την πεδιάδα
το τέρας καταβρόχθιζε την πεδιάδα
το τέρας καταβρόχθιζε την πεδιάδα.

Έτρεχε ανήξερο το άλλο το τραίνο, θα έλεγες χωρίς βιασύνη
κανείς δεν φανταζόταν ότι έτρεχε προς την εκδίκηση
αλλά στο σταθμό της Μπολόνια έφτασε το νέο σαν αστραπή
“έκτατη ανάγκη, ενεργείστε επειγόντως
ένας παλαβός χίμισε κατά το τραίνο
ένας παλαβός χίμισε κατά το τραίνο
ένας παλαβός χίμισε κατά το τραίνο. ”

Και εν τω μεταξύ τρέχει τρέχει τρέχει η ατμάμαξα
και σφυρίζει ο ατμός
και είναι σαν να έλεγε στους κυρτούς αγρότες, το σφύριγμα που διαδίδεται στον αέρα:
αδερφέ μη φοβάσαι, διότι εγώ τρέχω προς το καθήκον μου
ας θριαμβέψει η δικαιοσύνη των προλετάριων
ας θριαμβέψει η δικαιοσύνη των προλετάριων
ας θριαμβέψει η δικαιοσύνη των προλετάριων.

Και εν τω μεταξύ τρέχει τρέχει τρέχει πάντα πιο δυνατά
και τρέχει τρέχει τρέχει τρέχει προς τον θάνατο
και τίποτε πια μπορεί να σταματήσει την τεράστια καταστρεπτική δύναμη
περιμένει μόνο την σύγκρουση και να φτάσει μετά η κάπα
της Μεγάλης Κυρίας της Παρηγοριάς
της Μεγάλης Κυρίας της Παρηγοριάς
της Μεγάλης Κυρίας της Παρηγοριάς.

Η ιστορία μας λεει πως τελείωσε η κούρσα
ένας κλειδούχος εξέτρεπε τη μηχανή σε αδιέξοδο
με τη τελευταία κτηνώδη κραυγή η μηχανή εξέβαλε πετρώματα και λάβα
ανατινάχτηκε προς τον ουρανό, μετά ο καπνός τα περίβαλε όλα σαν πέπλο,
τον μάζεψαν που ανέπνεε ακόμα
τον μάζεψαν που ανέπνεε ακόμα
τον μάζεψαν που ανέπνεε ακόμα.

Μα σε μας αρέσει να τον σκεφτούμε ενώ είναι πίσω στο κινητήρα
και τρέχει ταχύς με την ατμομηχανή του
και να ακούσουμε ξανά μια μέρα το νέο
μιας ατμάμαξα σαν ζωντανό πράγμα
που σφεντονίζει σαν βόμβα κατά της αδικίας
που σφεντονίζει σαν βόμβα κατά της αδικίας
που σφεντονίζει σαν βόμβα κατά της αδικίας.

20/3/2005 - 12:52




Lingua: Esperanto

ESPERANTO [1] - Revolt Songs

...frato, ne timu, ĉar mi kuras al mia devo,<br />
triumfu la proleta justeco!
...frato, ne timu, ĉar mi kuras al mia devo,
triumfu la proleta justeco!


Versione in esperanto da questa pagina
Esperanto translation from This page
LA LOKOMOTIVO

Mi ne scias kian vizaĝon li havis, nek eĉ kiel li nomiĝis,
per kia voĉo li parolis, per kia voĉo krome li kantis,
kiom da jaroin li tiam estis vidinta, je kiu koloro liaj haroj,
sed en la fantazio mi havas lian bildon,
herooj estas ĉiuj junaj kaj belaj,
herooj estas ĉiuj junaj kaj belaj,
herooj estas ĉiuj junaj kaj belaj.

Mi tamen konas la epokon de la okazoj, kiu estis lia okupo:
unuaj jaroj de la jarcento, lokomotivestro, fervojisto,
epoko dum kiu oni komencis la sanktan militon de la ĉifonuloj,
aspektis ankaŭ la trajno kiel progresmito
ĵetita trans la kontinentojn,
ĵetita trans la kontinentojn,
ĵetita trans la kontinentojn.

Kaj la lokomotivo ŝajnis esti stranga monstro,
kiun homo regis per la penso kaj per la mano,
muĝinte ĝi malantaŭen postlasis distancojn kiuj ŝajnis senfinaj,
ŝajnis ke ĝi entenas teruran potencon,
la saman forton ol la dinamito,
la saman forton ol la dinamito,
la saman forton ol la dinamito.

Sed alia granda forto etendis tiam siajn flugiloin,
vortoj dirantaj ke homoj estas ĉiuj egalaj",
kaj kontraŭ reĝoj kaj tiranoj eksplodis en la strato
la proleta bombo, kaj lumigis la aeron
la torĉo de la anarkio,
la torĉo de la anarkio,
la torĉo de la anarkio.

Trajno ĉiutage transpasis lian stacidomon,
lukstrajno, malproksimen direktiĝanta,
li vidis homojn respektatajn, li pensis pri tiuj veluroj, pri la oraĵoj,
li pensis pri la malabunda tago de sia popolo ĉirkaŭe,
li pensis pri trajno plena de gesinjoroj,
li pensis pri trajno plena de gesinjoroj,
li pensis pri trajno plena de gesinjoroj.

Mi ne scias kio okazis, kial li decidis,
verŝajne antikva furiozo, sennomaj generacioj
kiuj kriegis venĝon, blindigis lian koron,
li forgesis la kompaton, li forgesis sian bonecon,
lia bombo estis la vapormaŝino,
lia bombo estis la vapormaŝino,
lia bombo estis la vapormaŝino.

Kaj sur la trako staris la lokomotivo,
la maŝino pulsanta ŝajnis vivantaĵo,
ĝi ŝajnis juna ĉevalido kiu, tuj kiam oni liberigas la bremson,
mordas la relon per muskoloj ŝtalaj,
per blinda fulmforto,
per blinda fulmforto,
per blinda fulmforto.

Kaj iun tagon kiel aliaj, sed eble kun plia kolero en sia korpo,
li pensis ke li havas la manieron ripari kelkajn maljustaĵojn,
li suriris la muĝantan monstron, li strebis forpuŝi sian timon
kaj antaŭ ol li pripensas pri kion li estas faranta,
la monstro ekformanĝadis la ebenaĵon,
la monstro ekformanĝadis la ebenaĵon,
la monstro ekformanĝadis la ebenaĵon.

Kuradis la alia trajno senscie, kvazaŭ senhaste,
neniu imagis aliri al la venĝo,
sed ĉe la stacidomo de Bononjo alvenis la novaĵo kiel fulmo:
Kriznovaĵo, vi agu urĝe,
frenezulo sin ĵetis kontraŭ la trajnon,
frenezulo sin ĵetis kontraŭ la trajnon,
frenezulo sin ĵetis kontraŭ la trajnon.

Sed dumtempe kuras, kuras, kuras la lokomotivo,
kaj fajfas la motoro, ĝi ŝajnas preskaŭ vivantaĵo
kaj ŝajnas diri al la kamparanoj kurbiĝintaj la fajfo etendiĝanta en aeron:
frato, ne timu, ĉar mi kuras al mia devo,
triumfu la proleta justeco,
triumfu la proleta justeco,
triumfu la proleta justeco.

Dumtempe ĝi kuras kuras kuras pli kaj pli rapide
kaj ĝi kuras kuras kuras kuras al la morto
kaj nenio jam povas reteni la grandegan forton detruigan,
li nur atendas la frakason kaj poste ke venu la mantelo
de la granda Konsolantino,
de la granda Konsolantino,
de la granda Konsolantino.

La historio rakontas kiel finis la kuro,
la maŝino deviigita laŭ senelireja linio,
kun sia lasta besta kriego la maŝino elĵetis fajrerojn kaj lafon,
ĝi eksplodis kontraŭ la ĉielon, poste la fumo etendis la vualon,
oni lin trovis ankoraŭ spirantan,
oni lin trovis ankoraŭ spirantan,
oni lin trovis ankoraŭ spirantan.

Sed al ni plaĉas lin imagi ankoraŭ malantaŭ la motoro,
dum li forkurigas la vapormaŝinon,
kaj al ni alvenu denove iutage la novaĵo
pri lokomotivo, kiel vivantaĵo,
elĵetita bombmaniere kontraŭ la maljusteco,
elĵetita bombmaniere kontraŭ la maljusteco,
elĵetita bombmaniere kontraŭ la maljusteco!

20/3/2005 - 12:53




Lingua: Esperanto

ESPERANTO [2] - Pier Luigi Cinquantini

Ulteriore versione in esperanto di Pier Luigi Cinquantini, da cinquantini.net
Alternative Esperanto version by Pier Luigi Cinquantini, from cinquantini.net
LA LOKOMOTIVO

Pri la vizaĝ' sen kono
mi estas kaj pri lia voĉo
kaj eĉ pri lia nomo
pri kie estis lia loĝo
pri la kolor' de liaj haroj
pri kiom estis li jam aĝa
sed en la fantazio
mi havas bildon lian:
heroo estas juna, kuraĝa

Sed tamen la epokon
mi konas kaj lian profesion:
l' unuajn jarcentjarojn
estro de lokomotivo.
Epoko kiam komenciĝis
de l' mizeruloj milit' sankta
la trajn' faris l'impreson
de mito de progreso
tra kontinent' rapidiranta

Kaj la lokomotivo
timigis kiel monstr' arkana
regata de la homo
per lia pens' kaj lia mano
rorante, per sia veturo
postlasis ĝi distancojn infinitajn
ĝi montris per si, kura,
potencon obskuran
la saman forton kiel dinamito

Krom tiu granda forto
ekflugis tiam idealo
diranta: "En la mondo
la homoj estas egalaj"
kaj kontraŭ reĝoj kaj tiranoj
eksplodis kun defio
la proletara bombo,
forigis ĉiun ombron
la torĉo de la anarkio

En ĉiu tago trajno
transiris lian stacidomon
tre luksa vagonaro
al fora celregiono
li vidis homojn respektitajn
en la veluroj kaj valoroj
li pensis pri l' mizero
de la homarcetero
pri trajno plena je sinjoroj

Okazis tiam io
kaj tio estis por li sprono
kolero eble olda,
generaciojn sen blazono
kriantaj al la venĝo
blindigis l(i)a(n) animon
forgesis pri l' kompat'
li kaj pri l' karitat'
armilo lia: jen la vapormaŝino.

Kaj sur la trako staris
la lokomotivo:
maŝin' pulsanta ŝajnis
ĝi estaĵ' en vivo.
Pro forto blinda de fulmego
ĝi ŝajnis juna ĉevalido
kun emo l ribelo
voranta for la relon
liberigite ĵus el brido

Kaj dum normala tago
sed kun en korp' pli da kolero
ripari majustaĵon
li pensis trovi manieron.
Li vekis la dormantan monstron
klopodis li forigi l' timon
kaj antaŭ ol konscio
pri la operacio
la monstro kuris jam en malproksimo

L' alia trajn' kuradis
sen sci' rapide kiel sago
neniu tiam pensis
ke tiu estis venĝotago
sed ĉe l' bolonja stacidomo
eksplodis la novaĵo kiel sago
"Novaĵo tre tre hasta
ekagu senprokrastaj
lanĉiĝis frenezul' kontraŭ la trajno

Sed dume kuras kuras
kuras la lokomotivo
kun siblo de vaporo
estaĵo ŝajnas ĝi en vivo
kaj ŝajnas diri al kurbaj kamparanoj
la fajf' difuziĝanta temerara:
"Ne estu timaj, fratoj,
ĉar kuras mi al fato,
triumfu la justico proletara".

Ĝi kuras kuras kuras
kun pli da forto
kaj kuras kuras kuras
ĝi al la morto
nenio plu povas deteni
senliman forton detruantan
nur restas la eksplodo
kaj poste l' epilogo
de l' morto, juĝo egaliganta

Rakontas historio
pri l' fino de la fakto:
devojigita estis
maŝin' sur parkad-trakon
per sia lasta sufera bleko
vulkane la maŝino erupciis
eksplodis ĝi al suno
vualon sternis fumo
post frapego li ankoraŭ plu konsciis

Sed ni daŭrigas pensi
pri li ĉe la motoro
dum veturigas li plu
maŝinon per vaporo
kaj ke alvenu ree
novaĵ' el tiu speco
pri lokomotivo
kiel estaĵ' en vivo
armil' kugleca kontraŭ maljusteco.

inviata da Riccardo Venturi - 5/5/2005 - 11:26




Lingua: Italiano (Veneto Rovigotto)

ROVIGOTTO / ROVIGO DIALECT - Marco "Che" Randolo

25 febbraio 1974: Il treno locale 8087 Rovigo-Chioggia tra Baricetta e Adria.
25 febbraio 1974: Il treno locale 8087 Rovigo-Chioggia tra Baricetta e Adria.


Versione in dialetto rovigotto (o rodigino, Rovigo) di Marco "Che" Randolo (2000)
A version in the Rovigo dialect (Venetia, Italy) by Marco "Che" Randolo (2000)

Dal newsgroup it.fan.musica.guccini
From the newsgroup it.fan.musica.guccini
LA LOCOMOTIVA

Ne so' che viso che'lg'aveva gnianca come ch'el se ciamava
con che vose parlase con quale vose, po', el cantava
quanti anni g'avesse èlora, de che colore i so' cavèi
ma 'ntea fantasia gò a so' immagine:
i eroi i'é tutti zòvani e bèi,
i eroi i'é tutti zòvani e bèi,
i eroi i'é tutti zòvani e bèi.

Conosso inveze el tempo di fatti qual ca jera el so' mestiere
i primi anni del secolo macchinista ferroviere.
I tempi ca se scumiziava la guera santa di' pezzenti
pareva el treno, anca lu, un mito del progresso
lancià de sòra di' continenti,
lancià de sòra di' continenti,
lancià de sòra di' continenti.

E la Locomotiva pareva ca fusse un mostro stràn,
che l'omo el dominava col pensiero e co'a man:
ruggendo 'a se lasava dedrio distanze che pareva infinie,
pareva ca l'avese dentro un potere tremendo:
'a stessa forza dea dinamite,
'a stessa forza dea dinamite,
'a stessa forza dea dinamite.

Ma 'n altra grande forza verzeva èlora le sò ali:
parole ca'e diseva "i omani i'é tuti uguai!"
e contro 'i re e 'i tiranni sciopava 'ntea via
la bomba proletaria e iluminava l'aria
la fiaccola del'anarchia,
la fiaccola del'anarchia,
la fiaccola del'anarchia.

Un tren tuti i dì pasava par la so' stazion:
un tren de lusso, lontana destinazion.
Vedeva zènte riverià, el pensava a chei veluti e 'a chi ori,
el pensava al magro dì dea so' zènte vizìn,
el pensava a un tren pien de siori,
el pensava a un tren pien de siori,
el pensava a un tren pien de siori.

Ne so' cos' ca successe, parché 'l ciapò la decision.
Forse rabia vècia, generaziòn senza nome
ca le urlava vendeta, i ghe ciècava el cuore,
desmentegò pietà, se desmentegò dea so' bontà,
la so bomba jera 'a machina a vapore,
la so bomba jera 'a machina a vapore,
la so bomba jera 'a machina a vapore.

E sul binario 'a stava la locomotiva:
la machina pulsante pareva fosse cossa viva,
pareva un zovane puledro ch'apena cavà el fren
morsegasse la rotaia co' muscoli d'acciaio
con forza cieca de balen,
con forza cieca de balen,
con forza cieca de balen.

Un dì come chi altri, ma forse con più rabia in corpo,
pensò d'averghe el modo par riparar qualche torto:
montò sul mostro ch'el dormiva, zercò de mandar via la sò paura,
e prima de pensare cos'ca'gli'era 'ndrio fare
el mostro el se magnava la pianura,
el mostro el se magnava la pianura,
el mostro el se magnava la pianura.

El coreva l'altro tren ignaro, e quasi senza presia,
nisùn s'imaginava de 'ndar verso la vendetta.
Ma a'a stazion de Bologna 'rivò la notizia in't'un baleno:
"Notizia d'emergenza, movíve co' urgenza:
un mato el s'è zùla incoste al tren!
un mato el s'è zùla incoste al tren!"

Ma intanto 'a core, 'a core, 'a core la locomotiva
e la sibila vapore, la par quasi ca la sia viva,
e la par dire ai contadini curvi chel fiscio ch'el se spande in aria:
"Fradelo non temere ca coro al me dovere!
Trionfi la giustizia proletaria!
Trionfi la giustizia proletaria!
Trionfi la giustizia proletaria!"

E intanto 'a core, 'a core, 'a core sempre più fuga,
e 'a core, 'a core, 'a core, 'a core incontro ala morte,
e ninte ormai 'l'po tratignere la grande forza distrutrice,
se speta solo el schianto e po' ca 'riva el manto
dea grande consolatrice,
dea grande consolatrice.

La storia la se conta come ca la finì chea corsa:
la machina devià longo na linea morta.
Col so' ultimo grido da animale la machina l'erutò lapilli e lava,
sciopò incoste al cielo, po' el fumo el sparse el velo:
i lo' gà tirà su che ancora el respirava,
i lo' gà tirà su che ancora el respirava,
i lo' gà tirà su che ancora el respirava.

Ma a noialtri se piase pensarlo ancora dedrio d'un motore,
finch'el fa corar via la machina a vapore,
e ca se riva ancora, un dì, la notizia
de na locomotiva, come na roba viva,
zulà a bomba contro l'ingiustizia,
zulà a bomba contro l'ingiustizia,
zulà a bomba contro l'ingiustizia!

20/3/2005 - 12:56




Lingua: Coreano

COREANO - KOREAN - Hyosu Kang

1966, Ferrovie dello Stato della Corea del Sud.
1966, Ferrovie dello Stato della Corea del Sud.


Da questa pagina o da questo blog. Tradotta in coreano da Hyosu Kang a partire dalla versione francese di Riccardo Venturi.

"The above
Translated from the French version by Riccardo Venturi into Korean by Hyosu Kang. The above, contributed by Riccardo Venturi, is by me. There seems to have been some mistakes in copying and pasting what I had wrote, so I am uploading it again.


Thank you Hyosu Kang for uploading your correct translation. Mistakes may always occur in copying & pasting, especially from a language as Korean which is, unfortunately enough, totally unknown to me. [RV]
증기열차
불한번역: 강효수


그가 어떻게 생겼었는지, 이름이 뭐였는지,
어떤 목소리로 말했는지, 어떤 목소리로 노래했는지,
그때 몇 살이었는지,
금발이었는지 갈색 머리였는지 나는 모른다네
하지만 내 마음 속에 그의 영상은 깊이 자리잡고 있지
젊음과 아름다움의 상징
젊음과 아름다움의 상징
젊음과 아름다움의 상징으로.

하지만 나는 잘 알고 있다네, 언제 그 일이 일어났는지, 어디서 그가
이 세기가 시작될 무렵에 일하고 있었는지, 그 철도 기계공이!
가난한 자들의 신성한 전쟁이 일어나려던 그때에
열차 역시 성장의 신화였다네
대륙을 달리는
대륙을 달리는
대륙을 달리는 열차.

그리고 기관차는 난폭한 괴물 같았지
사람이 손과 마음으로 다스리는 괴물.
열차는 사자와 같은 포효로
결코 가지 못할 것 같았던 거리를 내달렸다네
그것은 저주받은 힘을 가지고 있는 것 같았어
다이너마이트와 같은 힘
다이너마이트와 같은 힘
다이너마이트와 같은 힘을!

그때 또 하나의 거대한 힘이 날개를 펼치려 하고 있었다네
그것은 모든 사람은 평등하다는 소문.
곳곳에서 폭군들과 왕이 공중으로 날아올랐지
그것은 프롤라타리아 폭탄의 거침없는 폭발,
아나키의 횃불!
아나키의 횃불!
아나키의 횃불!

매일 열차는 그가 일하는 역을 지나갔다네
호화열차, 그는 그 열차가 어디로 향하는지,
높으신 분들이 어디로 가시는지 몰랐지
분노로 타오르는 눈으로 그는 그들을 쳐다보았다네
자신의 친구들, 사랑하는 사람들의 고된 날들을 생각하면서
부자들이 가득 탄 그 열차를 뚫어져라 쳐다보면서
부자들이 가득 탄 그 열차를 응시하면서
부자들이 가득 탄 그 열차를 응시하면서.

그가 왜 그런 결정을 했는지 나는 모르지
아마도, 그 안에서 복수를 외치는,
몇 세대에 걸친 이름없는 오래된 분노가
그의 심장을 눈멀게 했는지도!
그는 연민을 잊었다네, 인정도 잊었다네
그의 폭탄은 그 증기열차
그의 폭탄은 그 증기열차
그의 폭탄은 그 증기열차였다네.

열차는 그가 일하는 철로에 멈춰서 있었어
번쩍이며, 진동하며, 그 기계덩어리는 마치 살아있는 것 같았지
그것은 마치 고삐가 풀리기 직전의 망아지 같았다네
철의 근육으로 선로를 꽉 쥐고서
눈부시게 빛나며
눈부시게 빛나며
눈부시게 빛나며.

여느 날과 다를 바 없는 하루, 어쩌면 더한 분노의 마음으로,
그는 이 극히 부당한 모욕에 대한 복수를 할 수 있을 거라고 생각했다네
공포가 그를 엄습했음에도 그는
플랫폼에서 잠자고있던 열차에 올라탔다네
자신이 무슨 짓을 했는지 깨닫기도 전에
이미 그 괴물은 평원을 달리고 있었지
열차는 이미 평원을 달리고,
이미 평원을 달리고 있었다네.

다른 열차 하나가 평온하게 달리고 있었네, 서두름 없이,
아무도 복수가 닥쳐오고 있다는 것은 상상도 못했지
하지만 볼로냐역에서
비상경보가 울려퍼졌다네:
"비상사태입니다! 지체할 시간이 없습니다!
미친놈 하나가 열차를 향해 질주해 오고 있습니다!
미친놈 하나가 열차를 향해 질주해 오고 있습니다!
미친놈 하나가 열차를 향해 질주해 오고 있습니다!"

하지만 열차는 달렸다네, 멈추지 않고 달렸어!
공중에 내뿜어진 연기는 마치
들판에서 일손을 놓고 멈춰선 농민들에게 말하는 것 같았지:
"형제여, 두려워하지 말라! 나는 내 의무를 다하기 위해 달려간다!
프롤레타리아의 정의여 승리하라,
프롤레타리아의 정의여 승리하라,
프롤레타리아의 정의여 승리하라!"

그리고 열차는 달리네, 더욱 빨리 달리네
달리고, 달리고, 달리고, 죽음을 향해 달리네
그리고 이제 아무 것도 되돌릴 수 없다네
그 거대한 파괴적인 힘을
그는 폭발만을, 그리고 그 후
위안의 여신의 품에 안기기만을 기다린다네
위대한 위안의 여신의
위대한 위안의 여신의

역사는 우리에게 그 여정의 종말을 말해주지:
열차는 차고로 향하는 철로로 우회되었고
마지막 비명과 함께 폭발했다
마치 용암이 뿜어져 나와
하늘로 치솟는 화산처럼. 사람들은 그를 구하러 갔다
그가 마지막 숨을 거두기 전에.
그는 아직 살아 있었다
아직 숨이 붙어 있었다.

하지만 우리는 여전히, 모터 뒤에 서서 증기 열차를 모는
그를 생각하고자 한다네
증기열차를 타고 다시 우리에게 오는 그.
열차가 그의 무덤에 전해 줄 활활타오르는 소식.
불의에 대항하여, 폭탄과 같이
불의에 대항하여, 폭탄과 같이
불의에 대항하여, 폭탄과 같이!

inviata da Hyosu KANG - 8/5/2007 - 17:37




Lingua: Italiano (Toscano Livornese)

LIVORNESE - Riccardo Venturi

Risale al 2004 e ha un finale leggermente modificato. Ispirata da un ricordo ben preciso: a Livorno, nel quartiere di San Marco (esattamente in via Palestro), in un giardino è conservata una locomotiva a vapore intera.
LA LOOMOTIVA

'Un zo che ghigna aveva, nemmanco 'ome si 'iamava,
Con che voce parlava, con che voce, dé, poi 'antava
Quant'anni aveva visto allora,
Di 'e colore ciavèva ir pelo,
Ma se ci ripenzo, mi sembra di vedéllo
Dé, s'è un eroe, era giovane e bello,
Dé, s'è un eroe, era giovane e bello,
Dé, s'è un eroe, era giovane e bello.

Lo so 'nvece vand'è successo, 'os'era di mestiere,
I prim'anni der sèolo, macchinista, ferroviere
Que' tempi vando principiava
La guerra santa de' poeracci
Anco 'r treno sembrava un mito der progresso
Spedito a bomba sopra a' 'ontinenti,
Spedito a bomba sopra a' 'ontinenti,
Spedito a bomba sopra a' 'ontinenti.

E La loomotiva sembrava pròprio un mostro strano
Che l'òmo governava 'or penziero e colla mano
Sembrava pròpio un cavallino
Che s'era liberato dar freno
Mordendo le rotaie 'ò' muscoli d'acciaio
Con forza cèa der baleno,
Con forza cèa der baleno,
Con forza cèa der baleno.

Ma un'artra grande forza sbatteva allora le su'ali,
Parole 'e dicevano: L'òmini so' tutt'uguali
E contro a' re e a' merdoni
Scoppiava nella via
La bomba proletaria e illuminava l'aria
Ir fòo dell'anarchia,
Ir fòo dell'anarchia,
Ir fòo dell'anarchia.

Un treno tutti i giorni passava pélla su' stazzione,
un trenone ricco, lontana destinazzione,
"Popo' di stronzi pieni di vaìni",
-penzava- "ve li do io i velluti e l'ori",
penzava a casa sua, "unn'ho uno pe' fa due,
que' lezzi fanno vita da signori,
que' lezzi fanno vita da signori,
que' lezzi fanno vita da signori."

'Un zo cosa successe o cosa 'ni frullò di fà',
saòsa, era incazzato, penzava a tutto ir zu' ardilà
Sentì urlà di vendetta, n'acceàrono ir core,
dimentiò bontà, scordò la su' pietà,
la bomba sua la macchina a vapore,
la bomba sua la macchina a vapore,
la bomba sua la macchina a vapore.

E un giorno 'ome quell'artri ma forze ancora più incazzato
Penzò dé che poteva avècci un torto riparato
Salì sur mostro 'e dormiva
Cercò di mandà' via la su' paura
e prima di penzà' a quer che stava a fà'
ir mostro divorava la pianura,
ir mostro divorava la pianura,
ir mostro divorava la pianura.

Correva l'artro treno ignaro, guasi senza fretta
nessuno si penzava d'andà' incontro alla vendetta
ma alla stazzione dell'Ardenza
arrivò la notizzia in un baleno,
"Budellodèva, svèrti, bisogna fà' d'urgenza,
'sta 'aàta s'è buttato 'ontro ar treno,
'sta 'aàta s'è buttato 'ontro ar treno,
'sta 'aàta s'è buttato 'ontro ar treno!"

E 'ntanto 'orre, 'orre, 'orre la lo'omotiva,
e fìstia quer vapore e sembra guasi 'osa viva
e sembra dì' a' 'ontadini 'ini
quer fistio 'e si spande péll'aria,
"Dé, belli, ora vedete, li fo sartà pell'aria,
trionfi la giustizzia proletaria,
trionfi la giustizzia proletaria,
trionfi la giustizzia proletaria!"

E 'ntanto 'orre, 'orre, 'orre sempre più forte
E corre, 'orre, 'orre, 'orre 'ncontro alla morte,
"E, boia, si provàssino a fermàmmi,
che vo a centosettanta all'ora!
Dé, sai 'e bello stianto! Se tanto mi dà tanto,
mi sa che ce la fo a buttàmmi fora,
mi sa che ce la fo a buttàmmi fora,
mi sa che ce la fo a buttàmmi fora!"

La storia ci racconta 'ome finì la 'orza,
con tutti que' merdosi spiacci'àti a tutta forza
coll'urtimo su' grido d'animale
la macchina fe' pròpio un parapiglia,
lulì, sulla scarpata, berciava "Budiùùùùùlooo!",
la sera dé, era già a Marziglia,
la sera dé, era già a Marziglia,
la sera dé, era già a Marziglia.

E a noi ci garba di penzàllo dietro ar motore
mentre fa corre' via la macchina a vapore,
e che ci venga un giorno ancora la notizzia
d'una lo'omotiva 'e tona fòi e lumi
lanciata a bomba 'ontro ve' lezzumi,
lanciata a bomba 'ontro ve' lezzumi,
lanciata a bomba 'ontro ve' lezzumi.

1/11/2007 - 12:35




Lingua: Bretone

BRETONE (BREZHONEG) / BRETON: Gwerz ar Marc'h-Du - Richard Gwenndour

Traduzione (forse cantabile) in bretone di Riccardo Venturi (Richard Gwenndour)
18 gennaio 2016

...ur marc'h-du, evel un dra vev,<br />
o redek evel foeltr a-enep d'an direizhder!
...ur marc'h-du, evel un dra vev,
o redek evel foeltr a-enep d'an direizhder!


Due parole del traduttore. Durante una noiosissima riunione politica, mi veniva di canticchiarmi, boh, “La locomotiva” in bretone. Così me ne sono andato con una scusa, sono tornato a casa e ho rinunciato almeno finora alla cena. Ché tanto son pane burro e acciughe. Il punto di partenza dovrebbe essere stato quello che, in bretone, la locomotiva di fattura antica, quella a vapore insomma, si chiama “marc'h-du”: alla lettera vuol dire “cavallo nero”, e direi che agli anarchici sarebbe piaciuto parecchio (e spero un po' anche a voi, e magari pure a qualche bretone che non conosce Fañch Guccini). Ne è venuta fuori questa cosa, boh, magari pure cantabile con qualche sforzo. Nella traduzione mi sono addannato in modi che non sto a dirvi; mia intenzione primitiva era quella di “trasferire” la vicenda in Bretagna facendo schiantare il poveretto alla stazione di Quimper (d'ar gar Kemper), ma poi ho pensato che i bolognesi e gli emiliani tutti (in primis una certa piacentina) mi avrebbero tirato nel viso se mi fossi azzardato. Però una bretonata ce l'ho comunque voluta mettere: il “mantello della grande consolatrice” è diventato il “mantello dell'Ankoù grande e nera” (l'Ankoù è la personificazione della morte nella mitologia bretone). Una cosa in bretone senza l'Ankoù sarebbe come una cosa in romagnolo senza il Passatore, o in bolognese senza le osterie di fuori porta. Qualche cosa ha dovuto essere sacrificata: ad esempio, i lapilli. Non ci stavano nel verso e, comunque, non c'è stato verso di trovare come si dice “lapilli” in bretone nemmeno sul dizionario dell'Office de la Langue Bretonne. La macchina, col suo ultimo grido d'animale, erutta quindi solo lava (che in bretone si dice “maen-teuz”, ovvero, prosaicamente, “pietra fusa”). D'altronde, in Bretagna sono un po' carenti di vulcani.
GWERZ AR MARC'H-DU

Pe zremm, pe añv a oa, n'ouzon ha n'ouiin ket,
Gant pe vouezh e komze, gant pe vouezh e kane
Pet deiz neuz' a oa gwelet, pe liv a oa e blev,
Met em faltazi din e welan e skeudenn,
Ar gouroned 'zo holl yaouank ha brav,
Ar gouroned 'zo holl yaouank ha brav,
Ar gouroned 'zo holl yaouank ha brav.

Gouzout a ran pa c'hoarvezas an dra-se, peseurt micher en doa,
E penn-kentañ ar c'hantved, mekaniker, chiminaou a oa,
An amzer pa gomañse brezel santel ar peorien,
Vojenn araokaat a seblante 'r tren ivez
Lañset war ar c'hevandirioù,
Lañset war ar c'hevandirioù,
Lañset war ar c'hevandirioù.

Hag ar marc'h-du a seblante un euzhvil iskis
Hag a vestronie an den gant spered ha dorn;
O krozal e ruilhe hedoù a seblante didremen,
Doare 'oa da gaout un nerzh spouronus,
Galloudus evel an dinamit,
Galloudus evel an dinamit,
Galloudus evel an dinamit.

Met un nerzh bras all a zisplege en eskell neuze,
Gerioù a lavare eo an dud holl par ha kevatal,
Hag a-enep d'ar rouanez ha d'an diranted e tarzhe er straedoù
Bombez ar broletaerien hag e c'houlaoue an aer
Flamboz an diveli!
Flamboz an diveli!
Flamboz an diveli!

Un tren a dremene bemdez dre e borzh-houarn,
Un tren hir ha lorc'hus o vont da gêrioù pell;
Pa wele an dud doujet-se e soñje 'n o voulouz hag en o aour,
E buhez paour e familh hag e gamaraded,
En un tren e-leizh a binvidien,
En un tren e-leizh a binvidien,
En un tren e-leizh a binvidien.

N'ouzon ket petra 'c'hoarvezas, perak e tivizas evel-se,
Marteze 'vit kounnar gozh, pe rummadoù dizanv
A youc'has d'ar veñjañs, a benndallas e galon,
An deoliezh a zisoñjas, e vadelezh 'ankouaas,
E vombezenn, ar mekanik dre-dan!
E vombezenn, ar mekanik dre-dan!
E vombezenn, ar mekanik dre-dan!

Emañ ar marc'h-du difiñv war an hent-houarn,
Un dra vev o tarlammat a seblant ar mekanik,
Un ebeul yaouank o paouez d'en em zirollañ
A groge an hent-houarn gant kigennoù dir,
Gant nerzh dall ar foeltr,
Gant nerzh dall ar foeltr,
Gant nerzh dall ar foeltr.

Hag un deiz bennak, martez' gant mui a zroug ennañ
Dezhañ a gavas e oa evit veñjiñ un nebeud direizhder;
War an euzhvil o gousket e savas, an aon en doa e strivas da lazhañ
Hag a-raok sellet ouzh en ar pezh edo oc'h ober
E lonke an euzhvil dija ar blaenenn,
E lonke an euzhvil dija ar blaenenn,
E lonke an euzhvil dija ar blaenenn.

Redek a rae an tren all diveiz ha peuzdibrezet,
Gour n'ijine ket emañ o vont da gejañ gant ar veñjañs,
Met d'ar gar Bologna ez erruas ar c'heloù evel foeltr:
“Keloù grevus ha mallus, ret eo ober buan,
Emañ ur foll o vont a-enep d'an tren!
Emañ ur foll o vont a-enep d'an tren!
Emañ ur foll o vont a-enep d'an tren!”

War un dro e red, red, red, red ar marc'h-du,
Sutal a ra 'n aezhenn, sutal a ra 'vel un dra vev
Ha d'ar gouerien c'hrommet e lâr o sutal en aer,
“Ma breur, dizaon! Da va zlead emaon o redek!
Trec'het justis ar bobl da viken!
Trec'het justis ar bobl da viken!
Trec'het justis ar bobl da viken!”

War un dro e red, red, red, red buan-ouzh-buan,
O vont, o vont, o vont, o vont a-benn d'ar varv,
Ha netra n'hall ket herzel an nerzh distrujus divent,
Ne c'hortoz nemet an tarzh ha bezañ goloet
Gant mantell an Ankoù bras ha du,
Gant mantell an Ankoù bras ha du,
Gant mantell an Ankoù bras ha du.

Deomp e lâr an istor penaos echuas ar red,
Dihentet ar mekanik war un hent-houarn marv,
Gant ur garm evel ul loen e zislonke 'r mekanik maen teuz,
Ouzh an oabl e tarzhas, ar moged a ledas ur c'houel,
Pa voe dastumet e tizanale c'hoazh,
Pa voe dastumet e tizanale c'hoazh,
Pa voe dastumet e tizanale c'hoazh.

Met deomp a plij soñjal ennañ c'hoazh a-drek ar c'heflusker
O vountañ, o vountañ war-raok ar mekanik dre-dan,
Hag un deiz erruet deomp adarre ar c'heloù
Evit ur marc'h-du, evel un dra vev,
O redek evel foeltr a-enep d'an direizhder,
O redek evel foeltr a-enep d'an direizhder,
O redek evel foeltr a-enep d'an direizhder !

19/1/2016 - 00:06




Lingua: Italiano

LA TESTAROSSA
ovvero La "Locomotiva di destra"
di Riccardo Venturi
dal ng it.fan.musica.guccini, 12 agosto 1998

testarossainc


Scaricabile in MP3 da questa directory di Lello Vitello, interpretata da R.V. in persona.


"Annuntio vobis gaudium magnum.

Ho seguito per qualche giorno in rigoroso silenzio l'ennesima puntata dell'annosa diatriba su Guccini, destra, sinistra, centro ecc.ecc.

Ero impegnato in una difficile ricerca, e dopo anni, in un cascinale fra la via Emilia e il West (Per Carpi Suzaramantova si cambia), ho finalmente scovato colui che tutti noi cercavamo.

Ho trovato IL GEMELLO DI DESTRA DI FRANCESCO GUCCINI.

Come tutti coloro che si professano di destra nelle terre fra l'Emilia, la Toscana e l'Umbria, ultimo baluardo del più bieco stalinismo, viveva protetto dall'usbergo del più duro anonimato, isolato da tutti, rinnegato dalla famiglia ed evitato persino dai cani rognosi e con qualche sintomo di AIDS.

Si assomigliano come due gocce d'acqua, ma solo fisicamente; nella sua stamberga, dove vive di pochi frutti della terra e della carità di Gianfranco Fini, attende la riscossa.

Quando finalmente le armate dell'UDR riusciranno a penetrare in queste desolate terre, ove qualcuno usa ancora scrivere il dialetto modenese con l'alfabeto cirillico, potrà finalmente essere data alla luce l'OPERA OMNIA di questo eroico combattente per la libertà.

Per vendicarsi dell'odiato fratello e di tutti gli "oidi" (anarcoidi, comunistoidi ecc.), molti dei quali popolano anche questo NG, mi ha affidato una sua composizione pregando di renderla nota; il che vado immediatamente a fare."

Riccardo Venturi.
LA TESTAROSSA
ovvero "La Locomotiva" di destra.

Non so che viso avesse, neppure come si chiamava
In quale banca svizzera i suoi soldi depositava
Quanti conti avesse aperto allora,
Di che colore i suoi capelli
Ma nella fantasia ho l’immagine sua
I ricchi son tutti giovani e belli
I ricchi son tutti giovani e belli
I ricchi son tutti giovani e belli

Conosco invece l’epoca dei fatti, qual era il suo mestiere
Quest’ ultimi anni del secolo, liberista, finanziere
I tempi in cui si cominciava
A ributta’ in mare i pezzenti
E c’era chi invocava le leggi più severe
Pe’ ‘un falli sbarcà’ tutte le sere
Pe’ ‘un falli sbarcà’ tutte le sere
Pe’ ‘un falli sbarcà’ tutte le sere

E accanto alla sua villa stava la sua Testarossa
Comprata sfruttando chi s’era spaccato le ossa
Sembrava un giovane puledro
Che appena rilasciato il freno
Faceva due e quaranta in men di due minuti
In culo a quei comunisti fottuti
In culo a quei comunisti fottuti
In culo a quei comunisti fottuti

Ma un’altra grande forza spiegava allora le sue ali
Parole che dicevano “I compagni son dei maiali”
E contro ai comunisti
Marciavan per la via
Cortei di Forza Italia, e ci scaldava il cuore
Cossiga il picconatore
Cossiga il picconatore
Cossiga il picconatore

Un autobus tutti giorni passava davanti alla villa,
Un autobus d’operai della fabbrica “Scintilla”
Vedeva cenciosi proletari
Pensava ai suoi velluti e agli ori
Pensava al panfilino agli ormeggi a Portofino
A quant’è bello esser dei signori
A quant’è bello esser dei signori
A quant’è bello esser dei signori

E un giorno come gli altri, che si sentiva ancor più nero
Pensò che poteva mandanne una ventina al cimitero
Salì sul ferrarino lucente,
Pensò alle nobildonne russe
E prima di pensare a quel che stava a fare
Si mise contromano all’autobusse
Si mise contromano all’autobusse
Si mise contromano all’autobusse

Correva l’autobus ignaro e quasi senza fretta
Nessuno immaginava di andare contro la vendetta
Ma ai carabbinieri di Bologna
Arrivò la notizia di gran carriera:
“Notizia stupefacente, state fermi e ‘un fate niente,
C’è uno che va contro la corriera”
C’è uno che va contro la corriera”
C’è uno che va contro la corriera”

Ma intanto corre, corre, corre il Ferrarino
E sibila il motore messo a punto per benino
E sembra dire a tutti gli industriali
Quel rombo che si spande in aria
“Agnelli, non temere, che corro al mio dovere
Trionfi la giustizia finanziaria
Trionfi la giustizia finanziaria
Trionfi la giustizia finanziaria”

E corre, corre, corre, corre sempre più forte
E corre, corre, corre, corre verso la morte
E niente ormai può trattenere
L’immensa forza distruttrice
Aspetta sol lo stianto, e immagina il dolore
Di chi è sceso in campo da Arcòre (licenza poetica)
Di chi è sceso in campo da Arcòre
Di chi è sceso in campo da Arcòre

La storia ci racconta come finì la corsa,
Quando schiacciò un bottone sul cruscotto della Testarossa
S’aprì il tettino e lui col seggiolino
Si buttò fuori col paracadute
E il busse prese in pieno con tutti quei falliti
Diciotto morti e trentadu’ feriti
Diciotto morti e trentadu’ feriti
Diciotto morti e trentadu’ feriti

Ma a noi piace pensarlo ancora dietro al motore
Con la sua Ferrari e lo spirto del vendicatore
E che ci giunga un giorno
Ancora la notizia
Di una Testarossa, che come una mitraglia
Si lancia a bomba contro la marmaglia !
Si lancia a bomba contro la marmaglia !
Si lancia a bomba contro la marmaglia !

inviata da Riccardo Venturi - 19/9/2007 - 23:58




Lingua: Francese

Version française – La Testarossa – Marco Valdo M.I. – 2008
Chanson italienne – La Testarossa – Riccardo Venturi – 2007


Francesco Guccini, reprenant un fait divers de la fin du dix-neuvième siècle, dans lequel un machiniste anarchiste lança sa locomotive (et son train) à toute allure (50 km/h) dans la gare de Bologne avec l'idée de percuter le train de luxe qui chque jour y faisait halte. La locomotive fut déviée sur une voie de garage et la vengeance populaire contre les biens nantis n'eut pas lieu et la bombe-locomotive explosa sans accomplir la vendetta. Cette “Locoémotive” était peut-être celle à laquelle le poète Théodore Koenig pensait lui aussi. Cette bombe mobile et anarchiste était à tous égards prolétaire et de gauche.
Une version moderne de Thomas de Quincey et de son “De l'assassinat considéré comme un des beaux-arts”, demande Marco Valdo M.I.

Quant à la Testarossa, c' est une chanson parodique de Riccardo Venturi, qui reprend l'air et l'apparence de La Locomotive de Francesco Guccini, mais la locomotive populaire et révolutionnaire est devenue une auto de luxe, très naturellement à droite, très à droite. Elle est l'œuvre, dit-il, d'un mauvais jumeau de Francesco Guccini, le jumeau en chemise noire, venu d'Arcore – résidence de Silvio B. et en Ferrari rouge sang , la machine assassine. Elle, elle va réussir son crime - Dix-huit morts et trente-deux blessé – tous ouvriers, mais sans danger pour son guide – il avait un parachute doré.
Un épisode de la guerre de cent mille ans , la guerre que les riches mènent contre les pauvres au travers des siècles et des siècles.
LA TESTAROSSA
OU LA LOCOMOTIVE DE DROITE

Je ne sais quel visage il avait, pas même comment il s 'appelait
Dans quelle banque suisse, son fric, il déposait
Combien de comptes il avait
De quelle couleur ses cheveux étaient
Mais dans mon imagination, son image luisait.
Les riches sont tous jeunes et beaux
Les riches sont tous jeunes et beaux
Les riches sont tous jeunes et beaux

Je connais le déroulement des faits, quel était son métier
Ces dernières années du siècle, libéral, financier
Au temps où on commençait
à rejeter à la mer les mendiants
Et il y avait celui qui appelait des lois plus sévères
pour “ un débarquement manqué” chaque soir
pour “ un débarquement manqué” chaque soir
pour “ un débarquement manqué” chaque soir

Et à côté de sa villa, se trouvait sa Testarossa
Achetée en exploitant ceux qui se cassaient les os
Elle ressemblait à un jeune poulain
qui à peine relâché le frein
faisait du deux cents quarante en moins de deux minutes
Dans le cul de ces foutus communistes
Dans le cul de ces foutus communistes
Dans le cul de ces foutus communistes

Mais une autre grande force déployait alors ses ailes
De mots qui disaient “Les camarades sont des porcs”
Et contre les communistes
marchaient sur la route
des cortèges de Forza Italia, et Cossiga le piqueur
nous réchauffait le cœur
nous réchauffait le cœur
nous réchauffait le cœur

Un autobus passait tous les jours devant sa villa,
Un autobus d'ouvriers de la fabrique “Scintilla”
Il voyait de pouilleux prolétaires
Il pensait à ses velours et à ses ors
Il pensait à son yacht au mouillage de Portofino
À combien il est bon d'être des seigneurs
À combien il est bon d'être des seigneurs
À combien il est bon d'être des seigneurs

Et un jour comme les autres,qu'il se sentait encore plus noir
Il pensa qu'il pouvait en envoyer une vingtaine au cimetière.
Il monta dans sa Ferrari brillante
Il pensa à de nobles dames russes
Et avant qu'il ne pense à ce qu'il faisait
Il se mit à contresens de l'autobus
Il se mit à contresens de l'autobus
Il se mit à contresens de l'autobus

L'autobus roulait inconscient et sans hâte
Personne n'imaginait de s'opposer à cette vengeance
Mais aux carabiniers de Bologne
Arriva la nouvelle de son grand galop :
“Nouvelle stupéfiante, rester tranquilles et ne faites rien
Il y en a un qui fonce sur le bus
Il y en a un qui fonce sur le bus
Il y en a un qui fonce sur le bus

Mais pendant ce temps, fonce, fonce fonce la Ferrari
Et le moteur, soigneusement mis au point siffle
Et semble dire à tous les industriels
Ce ronflement qui se répand dans l'air
“Agnelli, ne crains rien, je cours vers mon devoir
Que triomphe la justice financière”
Que triomphe la justice financière”
Que triomphe la justice financière”

Et fonce, fonce, fonce, fonce, toujours plus fort
Et fonce, fonce, fonce, fonce, cours vers la mort
Et désormais, rien ne peut retenir
Son immense force destructrice
Il attend seulement le crac et il imagine la douleur
De celui qui est descendu dans l'arène d'Arcore (1)
De celui qui est descendu dans l'arène d'Arcore (1)
De celui qui est descendu dans l'arène d'Arcore (1)

L'histoire nous raconte comment finit la course
Quand il enfonça un bouton du tableau de bord de la Testarossa
Le toit s'ouvrit et lui, il s'éjecta
avec son siège et son parachute
Et elle prit le bus en pleine face avec tous ces ratés
Dix-huit morts et trente-deux blessés
Dix-huit morts et trente-deux blessés
Dix-huit morts et trente-deux blessés

Mais il nous plaît de l'imaginer encore derrière son moteur
Avec sa Ferrari et l'esprit du vengeur
Et que nous parvienne un jour
la nouvelle toujours
D'une Testarossa, comme une mitraille
Lancée comme une bombe sur la racaille
(1) Arcore : commune de la Lombardie où se situe la villa de Silvio Berlusconi, acquise dans des conditions qui font question à la justice.

inviata da Marco Valdo M.I. - 20/11/2008 - 23:31


Credo, Riccardo, che tu abbia scovato un quasi sosia di me medesimo; ma, ahimè, quello nella terza foto - Firenze, 14 aprile 2000, al ristorante "La Greppia" - che scambia occhiatacce col Guccio non sono io.
buonavita
ezio

Ezio - 23/9/2007 - 10:27


Effettivamente mi ero lasciato fuorviare dall'estrema somiglianza; ma a questo punto sorge un dubbio. Quello nella foto sarà effettivamente Guccini? :-)
Saluti cari comunque, c'eri anche se non c'eri!

Riccardo Venturi - 24/9/2007 - 21:12


Un mio studente di sani gusti musicali, approdato qui alla ricerca di notizie sull'immortale Locomotiva, mi segnala le citazioni al sottoscritto in questa pagina... gradita sorpresa della quale vi ringrazio a cuore aperto e (c'è da dirlo?) a pugno chiuso, oggi come in quella serata di fine millennio al Palasport di Firenze.

Hasta!

Fil

Fil - 5/12/2007 - 17:47


E io lo avevo detto che prima o poi riuscivo a scovarti, a te! Perché sai come sono (e come siamo)...con quel viziaccio di non scordarci mai delle persone cui si vuole bene! A presto; anzi, a molto presto :-)

Riccardo Venturi - 6/12/2007 - 06:04


it.fan.musica.guccini
Questo commento sarà esclusivamente in italiano; difficile che un francese, un americano o un coreano possano sapere cosa sia, anzi cosa sia stato ifmg. In questa pagina vi è spiegato. Il newsgroup it.fan.musica.guccini è stato, tra le altre cose, tra gli iniziatori storici di questo sito, dato che vi si svolse tra il febbraio e l'aprile del 2003 la primitiva raccolta delle Canzoni Contro la Guerra. Ifmg è attualmente defunto. Esiste ancora formalmente, agonizzando tra "fan" completamente deficienti, fascisti anonimizzati e altra varia subumanità telematica. E allora, abbiamo pensato, lo facciamo rivivere qui dentro, con le canzoni di Guccini, con l'inserimento in commento di post che ne hanno parlato e, perché no, se qualcuno lo desidera, con nuovi post ad hoc. E, soprattutto, con l'impossibilità, per qualsiasi cretino, anonimizzato o meno, di venire a rompere i coglioni.

Abbiamo quindi creato un bannerino "IFMG LIVES ON" che sarà aggiunto su ogni pagina gucciniana di questo sito, a cominciare da questa. IFMG continua a vivere, lo faremo vivere noi e, se vorrete, anche voi.

CCG/AWS Staff da IFMG - 11/12/2007 - 19:37


Staino sull'Unità
Staino sull'Unità


Riferito ovviamente alla tristemente nota battuta del Berlusca

daniela -k.d.- - 10/11/2008 - 10:47


trovo del tutto inutile, o meglio superfluo, un mio commento a quel Monumento che è la Locomotiva, che questa pagina 'celebra' in modo impeccabile. Per lo meno lasciatemi commentare la Testarossa: semplicemente geniale, complimenti Riccardo! Scoppio a ridere ogni volta che l'ascolto (anche se forse la reazione più appropiata sarebbe il pianto)

matteo88 - 20/11/2008 - 20:29


Je m'aperçois avec retard que si j'avais bien annoncé une chanson inspirée par la traduction de La Locomotive de Francesco Guccini, je n'ai jamais indiqué quelle pouvait être cette canzone. Il s'agit de « Terminus ». Comme j'ai eu moi-même des difficultés à l'identifier, je pense que cette indication pourrait être utile....

Marco Valdo M.I. - 18/1/2011 - 15:44


non so che viso avete ma siete belli.
c'è un gran bisogno di voi.. continuate a scrivere, a parlare di guccini, a stringere i pugni anche qui, dove io che non so che viso avete provo sollievo e speranza a sapere che ci siete.

francesca - 25/3/2011 - 13:09


Una foto di gruppo del CCG Staff ci vorrebbe..

Antonella - 25/3/2011 - 13:42


Abbiamo tra di noi vari timidi/e irriducibili :)

CCG/AWS Staff - 25/3/2011 - 15:10


Guccini contro i manifesti di Salò "Offesa e tradita la mia 'Locomotiva'"

"Mi sento tirato verso una direzione che mai avrei voluto. Non solo la mia canzone La locomotiva non è stata compresa, direi che è stata davvero maltrattata". Francesco Guccini risponde così alla provocazione dei manifesti inneggianti alla Repubblica di Salò esposti nelle strade di Roma in vista della ricorrenza del 25 aprile, alcuni piazzati addirittura sugli spazi pubblicitari ufficiali del Comune di Roma. Rispondendo al telefono dalla sua casa di Pàvana, il cantautore modenese dice di non gradire affatto il riferimento alla canzone che scrisse nel 1972, una citazione contenuta nello slogan del manifesto fascista che recita: "25 aprile 1945-25 aprile 2012. Gli eroi son tutti giovani e belli. Ai ragazzi di Salò".

...continua

locomotiva-fascismo-nazismo1


Vignetta di Mauro Biani

23/4/2012 - 22:51


Guccini e la sua “Locomotiva”: stasera si “lanciano” contro la Tav

da notav.info

da repubblica (si da repubblica!) - Il cantautore emiliano alle 21 ad Almese assieme a Marco Aime per raccogliere fondi a favore di un “Tribunale Permanente dei Popoli sulla repressione in Valsusa”. “Non sono informato sulle questioni tecniche, ma se qualcuno si oppone a chi vuole bucare una montagna mi sento dalla sua parte”, aveva dichiarato tempo fa

di JACOPO RICCA

Francesco Guccini sposa la battaglia No Tav. “Sembrava il treno anch’esso un mito di progresso”, recita la sua “Locomotiva”, la canzone che l’ha reso famoso e che chiudeva i suoi concerti, ma per il cantautore emiliano il Tav in Valsusa non c’entra nulla con il progresso e, insomma, non s’ha da fare. E allora non lancerà una locomotiva contro “un treno di lusso e pieno di signori”, come il ferroviere anarchico della sua ballata, ma ha scelto di sostenere la battaglia ultraventennale di quei montanari come lui: “Non sono informato sulle questioni tecniche, ma se qualcuno si oppone a chi vuole bucare una montagna umanamente mi sento dalla sua parte”, aveva dichiarato tempo fa.

Questa sera alle 21 Guccini sarà ad Almese per un incontro organizzato dal Controsservatorio Valsusa: “Quando gli ho spiegato che si stavano preparando delle iniziative con personaggi illustri per finanziare la sessione del Tribunale Permanente dei Popoli sulla repressione in Valsusa, Francesco ha dato subito la sua disponibilità”, racconta Marco Aime, autore del libro “Tra i castagni dell’Appennino” che nasce da una serie di conversazioni con l’artista che è andato a vivere tra i monti di Pavana. Questa sera saranno insieme sul palco per parlare del libro e dell’amore per la montagna, mentre i fondi raccolti durante l’evento andranno al Controsservatorio e a sostegno della battaglia No Tav.

daniela -k.d.- - 18/2/2015 - 20:26


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