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The Band Played Waltzing Matilda

Eric Bogle


Lingua: Inglese

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No Use For Him
(Eric Bogle)
Waltzing my Timor
(Richard Mills)
Every Man Is A King
(The Pogues)


[1972]
Testo e musica di Eric Bogle
Lyrics and Music by Eric Bogle
Interpretata anche dai Pogues [Pogue Mahone] e da June Tabor
Also performed by The Pogues [Pogue Mahone] and June Tabor


Eric Bogle. Olio su tela di Kris Ralph.
Eric Bogle. Olio su tela di Kris Ralph.
L'incisione della canzone dei Pogues.
L'incisione della canzone dei Pogues.




La locandina del film di Peter Weir Gallipoli (1981).
La locandina del film di Peter Weir Gallipoli (1981).


"Waltzing Matilda" ("Matilda balla il valzer") è una canzone popolare cantata dalle truppe australiane mandate al massacro a Gallipoli, in Turchia, durante la prima guerra mondiale (l'episodio narrato nel famoso film "Gallipoli" di Peter Weir). La canzone è scritta in inglese australiano stretto. Si veda anche Tom Traubert's Blues di Tom Waits.


"Watzing Matilda" e' una popolarissima canzone popolare australiana, dove e' considerata un secondo inno nazionale.

Canta la storia di uno "swagman", che ruba una pecora e, per sfuggire alla polizia, cade in un "billabong" e affoga. I billabong sono dei laghetti isolati che costituiscono cio' che resta di un fiume quando si secca o cambia direzione, come spesso avviene in Australia.

Gli swagmen australiani erano lavoratori vaganti, soprattutto tosatori di pecore, che giravano, per lo piu' a piedi, portandosi dietro lo "swag", una coperta arrotolata con dentro tutte le loro cose, che veniva portata tipo un fucile, a tracolla dietro la schiena.

Waltzing deriva dal tedesco andare "auf der walz" (grosso modo "vagabondare"), Matilda era il nomignolo che veviva dato allo swag.
Deriva anch'esso dal tedesco, dove Matilda (da Mechthild, "donna da battaglia") era il nomignolo con cui venivano chiamate le donne che seguivano i soldati durante la guerra per scaldare le loro notti. Venne quindi usata ad indicare l'uniforme grigia e quindi il fagotto.

"Waltzing Matilda" quindi si riferisce al vagabondare per l'Australia col fagotto sulle spalle offrendo lavoro.

La canzone (sempre l'originale "Waltzing Matilda", non questa), si riferisce probabilmente ad un episodio avvenuto durante i giorni del violento sciopero dei tosatori nell'Australia occidentale del 1894.
Now when I was a young man I carried me pack
And I lived the free life of the rover.
From the Murray's green basin to the dusty outback,
Well, I waltzed my Matilda all over.

Then in 1915, my country said, "Son,
It's time you stop ramblin', there's work to be done."
So they gave me a tin hat, and they gave me a gun,
And they marched me away to the war.
And the band played "Waltzing Matilda,"
As the ship pulled away from the quay,
And amidst all the cheers, the flag waving, and tears,
We sailed off for Gallipoli.

And how well I remember that terrible day,
How our blood stained the sand and the water;
And of how in that hell that they call Suvla Bay
We were butchered like lambs at the slaughter.
Johnny Turk, he was waitin', he primed himself well;
He showered us with bullets, and he rained us with shell --
And in five minutes flat, he'd blown us all to hell,
Nearly blew us right back to Australia.
But the band played "Waltzing Matilda,"
When we stopped to bury our slain,
Well, we buried ours, and the Turks buried theirs,
Then we started all over again.

And those that were left, well, we tried to survive
In that mad world of blood, death and fire.
And for ten weary weeks I kept myself alive
Though around me the corpses piled higher.
Then a big Turkish shell knocked me arse over head,
And when I woke up in me hospital bed
And saw what it had done, well, I wished I was dead --
Never knew there was worse things than dying.
For I'll go no more "Waltzing Matilda,"
All around the green bush far and free --
To hump tents and pegs, a man needs both legs,
No more "Waltzing Matilda" for me.

So they gathered the crippled, the wounded, the maimed,
And they shipped us back home to Australia.
The armless, the legless, the blind, the insane,
Those proud wounded heroes of Suvla.
And as our ship sailed into Circular Quay,
I looked at the place where me legs used to be,
And thanked Christ there was nobody waiting for me,
To grieve, to mourn and to pity.
But the band played "Waltzing Matilda,"
As they carried us down the gangway,
But nobody cheered, they just stood and stared,
Then they turned all their faces away.

And so now every April, I sit on my porch
And I watch the parade pass before me.
And I see my old comrades, how proudly they march,
Reviving old dreams of past glory,
And the old men march slowly, all bones stiff and sore,
They're tired old heroes from a forgotten war
And the young people ask "What are they marching for?"
And I ask meself the same question.
But the band plays "Waltzing Matilda,"
And the old men still answer the call,
But as year follows year, more old men disappear
Someday, no one will march there at all.

Waltzing Matilda, waltzing Matilda.
Who'll come a-waltzing Matilda with me?
And their ghosts may be heard as they march by the billabong,
Who'll come a-Waltzing Matilda with me?



Lingua: Italiano

Versione italiana di Riccardo Venturi
E LA BANDA SUONAVA "WALTZING MATILDA"

Quando ero giovane me ne andavo a giro col mio fagotto
e vivevo la vita libera del vagabondo.
Dalle foreste di Murray all'entroterra polveroso
beh, me la ballavo proprio tutta, la mia Matilda.

Nel 1915 il mio paese ha detto: "Ragazzo, adesso
smettila di girovagare, c'è da fare un po' di lavoro."
Cosi' mi han dato un elmetto e un fucile
e mi hanno obbligato a marciare per la guerra.
E la banda suonava "Waltzing Matilda"
Mentre la nave si muoveva dal molo,
E fra i saluti, le bandiere sventolanti e le lacrime
salpammo per Gallipoli.

Ricordo benissimo quel giorno terribile
e come il nostro sangue macchiò l'acqua e la sabbia;
e come, in quell'inferno chiamato Baia di Süvla
fummo massacrati come agnelli al mattatoio.
I turchi ci aspettavano, caricaron bene le armi;
ci investirono di pallottole, una pioggia di proiettili --
e in cinque minuti appena ci spediron tutti all'inferno,
dai colpi quasi ci rimandarono indietro in Australia.
Ma la banda suonava "Waltzing Matilda",
e quando finimmo di seppellire i nostri morti,
e, beh, noi seppellimmo i nostri e i Turchi i loro,
tutto ricominciò daccapo.

Noi che eravamo rimasti, cercammo di sopravvivere
in quel manicomio di sangue, morte e fuoco.
Per dieci orribili settimane ce la feci a restar vivo
sebbene attorno a me si accatastassero i cadaveri.
Poi un grosso proiettile turco mi colpì mandandomi col culo all'aria
e mi risvegliai in un letto di ospedale
vedendo quel che aveva fatto - beh, desiderai essere morto,
non sapevo che c'eran cose peggiori della morte.
Perché non andrò mai più a ballare "Waltzing Matilda"
vicino alla macchia libera e lontana -
per issare tende e paletti ci voglion tutte e due le gambe,
e per me niente più "Waltzing Matilda".

Raccolsero gli storpi, i feriti, i mutilati
e ci rimandarono a casa, in Australia.
Quelli senza braccia, senza gambe, i ciechi e gli impazziti,
quei prodi eroi feriti alla baia di Süvla.
E mentre la nave entrava nel Circular Quay
guardai là, dove una volta avevo le gambe
e ringraziai Iddio di non aver nessuno che mi aspettasse
a piangere, a disperarsi ed a provar pietà.
Ma la banda suonava "Waltzing Matilda"
mentre ci portavano giù per la passerella
e nessuno più salutava allegro, stavano in piedi e ci fissavano
e poi tutti quanti si girarono dall'altra parte.

E adesso, ogni mese di aprile, siedo nel mio portico
e guardo la parata che mi sfila davanti.
Guardo marciare fieramente i miei vecchi compagni
che ravvivano vecchi sogni di gloria passata.
E quei vecchi marcian piano con le ossa rigide e malandate,
sono dei vecchi eroi stanchi di una guerra dimenticata.
E i giovani domandano: "Per cosa stanno marciando?"
Ed io, io mi chiedo la stessa cosa.
Ma la banda suona "Waltzing Matilda",
ed i vecchi ancora rispondono all'appello;
Ma col passar degli anni, sempre più vecchi muoiono
e un giorno nessuno marcerà più.

Waltzing Matilda, Waltzing Matilda.
Chi verrà a ballare Waltzing Matilda con me?
E si sentono i loro fantasmi marciare vicino al billabong,
Chi verrà a ballare Waltzing Matilda con me?



Lingua: Turco

Versione turca dal sito turco Gallipoli 1915/Gelibolu 1915, dedicato interamente alla storia del corpo di spedizione australiano in Turchia.

“And the Band Played Waltzing Matilda” isimli ünlü halk şarkısının bestecisi Eric Bogle, bu şarkıyı 1971’de bestelemişti… 1944 doğumlu Bogle, 1969’da Avustralya’ya göçmüş bir İskoçyalı’ydı. Şarkı da ilk kez 1971’de Canberra’da Kingston Hotel’de çalındı. Bogle, o yılın Nisan ayında yaşlı Anzac gazilerinin bir caddede yürümelerinden etkilenmiş ve bu şarkıyı yazmıştı. Aslında sözleriyle doğrudan Çanakkale savaşını hatırlatıyordu ama, tam Vietnam savaşı sırasında bir savaş karşıtı şarkı olarak dillere takıldı.

“And the Band Played Waltzing Matilda”, ilk kez rockcu John Curry tarafından 1974’te plağa kaydedildi. Ama şarkı önce İngiltere’de popüler oldu. Şarkıyı 1974’te Jane Herivel söyledi, ama daha sonraları June Tabor’un söyleyişi daha fazla sevildi. 1975-76’da Archie Fisher tarafından ABD’de tanıtılan parça İrlanda’ya girer girmez liste başına oturdu ve tüm 1976 yılında liste birinciliğini korudu.

Parçasını ilk kez 1977’de kendi sesiyle kaydeden Bogle, bu kaydın en kötü, dinlediği en iyi kaydın ise June Tabor’un enstrümansız söylediği versiyon olduğunu söylüyor. Parça, geçmiş yıllarda Fransızca, İspanyolca, Portekizce ve Danca da söylenip çalındı…

Eric Bogle, telif haklarına da çok titiz bir besteci… Yüzden fazla albümde bestelerinin “anonim” ibaresiyle kullanılması ve plaklarının korsan baskıları yapılması üzerine bu tür kullanımı sıkı bir şekilde izliyor…
VE ORKESTRA 'WALTZING MATILDA'YI ÇALIYOR

Genç bir adamken çantamı toplamış
Bir serseri gibi yaşıyordum.
Murray’ın yeşil ovalarından tozlu uzak bölgelere...
Battaniyemle her yeri dolaşıyordum.
Derken 1915’te, ülkem dedi ki “Oğlum…
Artık avarelik yeter, yapılacak işler var..”
Bir teneke şapka ile bir silah verdi
Ve beni uzaklardaki savaşa gönderdi…
Ve orkestra Waltzing Matilda’yı çaldı…

Körfezden yelken açarken
Gözyaşı, bağrışmalar ve gülücükler içinde
Gelibolu’ya doğru yola çıktık…

O felaket günü ne kadar iyi hatırlıyorum
Kanımız, kuma ve denize döküldüğünde
Suvla koyu dedikleri cehennemde,
Kasaplık koyun gibi boğazlanıyorduk
Cesur Türk, hazırdı, en iyileriydi
Kurşunla, şarapnelle yıkadı bizi
Ve 5 dakikada bizi cehenneme yollayabilirdi
Bizi dosdoğru Avustralya’ya yolladı.
Ve orkestra Waltzing Matilda’yı çaldı…

Biz ölülerimizi gömmek için durduğumuzda
Biz bizimkileri gömdük, onlar kendilerinkini
Ve tekrar başladı…

Yaşayanlar hayatta kalmak için ellerinden geleni yaptılar
O ölüm, kan ve ateşin çılgın dünyasında
Ve sağ kalabildim yedi uzun hafta
Cesetler etrafımda üst üste yığılırken
Derken, patladı bir büyük Türk bombası tepemde
Ve, hastanedeki yatakta uyandığımda
Ve bana yaptıklarını gördüğümde, Tanrım, ölmeyi istedim
Ölümden daha kötü şeyler olduğunu hiç bilmiyordum.

Artık, sırtta battaniye, averelik yok..
Yeşil çayırlara doğru, ne uzak ne de yakın…
Çadırı kurmak, kazığı çakmak için
İki bacağa ihtiyacı var bir adamın
Artık benim için avarelik yok…

Yaralıları, sakatları topladılar
Ve eve, Avustralya’ya yolladılar…
Kolsuz, bacaksız, kör ve çıldırmışları..
Gururlu, yaralı Suvla kahramanlarını
Ve gemimiz Circular körfezine girdiğinde,
Baktım bacaklarımın eskiden olduğu yere.
Ve tanrıya şükrettim, beni bekleyen kimse olmayışına,
Matem tutacak, üzülecek ve acıyacak…
Ve orkestra Waltzing Matilda’yı çaldı...

Bizi çıkışa doğru taşırlarken
Kimse gülümsemedi, sadece öyle baktılar
Sonra, yüzlerini başka tarafa çevirdiler.

İşte, her Nisan’da verandamda oturur
Resmi geçidi izlerim
Silah arkadaşlarımı seyrederim, ne kadar da gururla yürürler
Eski parlak günlerini hatırlayarak…
Yaşlı adamlar yavaş yürür, hepsi iki büklüm, tutuk ve kırgın
Unutulmuş bir savaşın yorgun yaşlı kahramanları
Gençler bana “Bunlar niye yürüyorlar?” diye sorar…
Ben de kendime aynı soruyu sorarım
Ve orkestra 'Waltzing Matilda’yı çalar
Yaşlı adamlar hala çağrıya yanıt veriyorlar
Yıllar geçtikçe sayıları azalıyor
Birgün geride yürüyen kimse kalmayacak
Avare dolaşmak, avare dolaşmak
Kim benimle avare dolaşmaya gelecek?

Belki onun ruhunu duyacaksın o nehri geçerken...

Kim benimle avare dolaşmaya gelecek?

inviata da Riccardo Venturi - 29/6/2006 - 01:52


LEZIONE DI DIANA BIANCHI SULLA CANZONE


È interessante leggere la lezione che Diana Bianchi ha tenuto a proposito di questa canzone e di John Walker's Blues di Steve Earle.

Canzoni contro la guerra - Am I to tell these things? Or am I to hold my tongue?
(lezione tenuta alla Scuola Superiore di Lingue Moderne per interpreti e traduttori dell'Università di Bologna, sede di Forlì nel 2003)

17/4/2005 - 22:20


Qui di seguito 3 versioni del "Waltzing Matilda":


1) quella cantata da Peter Dawson (UK, 1938):


2) quella cantata da George Trevare's jazz Group (AUS, 1945):


3) quella (versione del Queensland) cantata da Franklyn B. Paverty Bush Band (AUS, 1988):


qui invece c'è il testo della canzone, e il testo manoscritto originale scritto nel Gennaio 1895 dal suo autore, Andrew Barton "Banjo" Paterson (1864-1941).

Vincenzo Delehaye - 19/6/2006 - 12:16


per tutti gli eroi del nulla, di tutte le guerre dimenticate e non. per tutto il sangue sparso sui campi di battaglia della storia, per tutto il dolore che, tremenda follia, ha attraversato e attraversa la storia di questa scellerata umanità. Per il mare di sangue che affogava la saracena gerusalemme quando i dolci crociati di Dio ne scannavano gli abitanti per i morti vittime delle multinazionali e delle dittature del latino america e di tutto il mondo, per i soldati bambino costretti ad uccidere quando dovrebbero essere in giardino a giocare, per le vittime del terrore e della fame, per nagasaki ed hiroshima, per la shoa e le purghe staliniste, per i pogrom che hanno insanguinato ogni piccolo fazzoletto di questo nostro pianeta, per le pulizie etniche, per la democrazia delle multinazionali e delle case farmaceutiche esportata con le bombe intelligenti, per questo mondo alla rovescia, per le madri dei desapaparecidos, per Claudia Jorge Falcone, per tutto il nostro dolore di emarginati dalla storia, per tutto questo e per tutto il dolore, io piango. Vorrei sentire ancora Pete Seeger cantare le sue canzoni di libertà e di bellezza.....

"il mio nome non conta e la mia età nemmeno, il paese da cui vengo è chiamato il midwest" - 9/2/2007 - 07:30


Un vivo ringraziamento da parte mia a tutti coloro che hanno collaborato a questa pagina, soprattutto perché questa è la prima pagina di CCG che mi sia capitato di aprire, mentre cercavo a tentoni il testo e qualche informazione sulla mia amata canzone “Waltzing Matilda”.
Forse non spiacerà ai visitatori di CCG sapere qualche cosa di più su come proseguirono le operazioni militari per la conquista della penisola di Gallipoli, con lo sciagurato sbarco dei britannici nella baia di Suvla
Riassumo le notizie che ricavo da un libriccino istruttivo e di agevole lettura, “Il Guiness dei fiaschi militari”, scritto da Geoffrey Regan nel 1991, la cui traduzione, a cura di Simonetta Bertoncini, è stata pubblicata da Mondadori, Oscar nel 1995.
Nell’agosto del 1915 le truppe dell Australian and New Zealand Army Corps (Anzac: le forze australiane e neozelandesi dell’Impero Britannico), sbarcate in primavera (25 Aprile) a capo Hellas, si erano ormai impantanate in una guerra di trincea. Si progettò un nuovo sbarco, questa volta nella baia di Suvla, per sbloccare la situazione, e acquisire il decisivo vantaggio del controllo dei Dardanelli e del Mar di Marmara, preludio a un accerchiamento navale russo-britannico dell’ Impero Ottomano nel mar Nero. Il ministro britannico della guerra, lord Kitchener non potè ottenere lo spostamento di generali esperti dalla Francia al fronte ottomano e si risolse ad affidare il comando a uno stato maggiore di ufficiali anziani, di malferma salute fisica e mentale e di scarsa esperienza di combattimento. A comandare la spedizione del IX Corpo di Armata fu scelto un tal generale Stopford, che più di ogni altro riuniva in sé i difetti dell’intera compagine di comando.
Per riuscire, l’azione avrebbe dovuto essere imprevedibile e rapidissima. Sbarco di circa 22.000 uomini, presa di tre alture praticamente sguarnite, un’avanzata di circa sei chilometri fino al ricongiungimento con gli anzac e l’acquisizione del controllo della penisola di Gallipoli, a dominio dei Dardanelli. Tale era il piano del comandante del settore, lord Hamilton, che credeva di dirigere le operazioni stando insediato nell’isola di Imbros. Di fronte - risultava alla ricognizione aerea - era schierata non più della forza di un battaglione, circa 1500 turchi agli ordini di un ufficiale tedesco.
Non ricevendo conferme dell’attuazione della rigida tabella di marcia prefissata, Hamilton spedì con un lento caicco due suoi ufficiali di collegamento: ed essi scoprirono che:
1) il gen. Stopford aveva fatto sbarcare gli uomini, ma non era sbarcato lui, per una gamba che gli doleva; 2) che la maggior parte degli uomini, per ordine dello stesso Stopford stavano prendendo bagni di mare per rimettersi dalla fatica della traversata e dello sbarco; 3) che solo una delle tre alture era stata occupata; 4) che arrivavano notizie di uno spostamento di forze turche per contenere i britannici sbarcati.
Sollecitato a sbrigarsi dallo stesso Hamilton che, impaziente, aveva raggiunto con uno yacht la baia Suvla, Stopford rinviò al giorno dopo, causa la gamba, e sconsigliò i suoi ufficiali di avanzare senza una copertura (non prevista dal piano) di artiglieria. Fece anche rientrare le truppe dall’ unica altura che avevano già occupato, sulla quale si portarono subito i Turchi.
Il giorno dopo Statford, finalmente sbarcato, si fece costruire un rifugio sulla spiaggia e mandò 6000 uomini contro 800 Turchi privi ancora di mitragliatrici: l’attacco fu però respinto.
Il tempo concesso da Statford al nemico consentì a Mustafà Kemal, ormai arrivato con nuove forze sul teatro di guerra, di schierarsi opportunamente, sicché il vano assalto alle alture lasciate sguarnite, in particolare a quella di Ismail Tepe, costò ai britannici la perdita di 8000 uomini. La battaglia di Gallipoli, o dei Dardanelli, per quanto ormai compromessa, continuò fino al 9 gennaio del 1916.
Il 25 aprile in Australia e in Nuova Zelanda si celebra l' Anzac Day.

Gian Piero Testa - 9/7/2009 - 14:52


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