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Ballata dello stadio di Santiago

Dario Fo
Lingua: Italiano


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[1973]
Dallo spettacolo "Guerra di popolo in Cile"

Guerra di popolo in Cile


Nello stadio di Santiago, come è noto, subito dopo il golpe fascista di Pinochet dell'11 settembre 1973 furono rinchiusi, torturati e uccisi migliaia di oppositori, tra i quali Víctor Jara. Si veda anche la Gwerz Victor C'hara di Gilles Servat.
Un operaio teneva alto un gran cartello
con su scritto a stampatello, con un linguaggio un po' villano
«questo è un governo di merda, ma è il nostro governo
e ce lo teniamo »
È di merda questo governo
perché il potere è ancora loro dei padroni
con le loro leggi e i loro tribunali
perché la polizia è loro
perché l'esercito è ancora loro.
È di merda perché i vescovi e tutti i gran prelati stanno dalla parte loro
per loro cantano esaltati
e pregano perché loro sia il regno dei cieli.
Ma il fatto nuovo è che grazie a questo nostro governo di unità popolare
qualche riforma si è riuscita a fare
le fabbriche e le miniere le abbiamo espropriate
e stiamo imparando a gestirle a governarle
tutto è cambiato in poche ore
e questo ai padroni fa addirittura terrore
terrore perché ci vedono crescere d'esperienza
perché capiamo che la gestione delle nostre fabbriche non è
più solo una speranza
è la gestione della nostra esistenza.
Un nuovo linguaggio stiamo imparando
insieme ai nostri figli e alle nostre donne stiamo lottando
insieme, dentro la fabbrica abbiamo fatto gli asili nido, le mense,
insieme discutiamo, ci organizziamo,
inventiamo ogni giorno qualche cosa di nuovo, per il nostro potere.
Il potere degli operai!
Abbiamo scritto sul muro di cinta
scritto di rosso tinta
« La nostra libertà passa di qui
da questo potere e per tenerlo
dobbiamo prenderci tutto!
Se no tutto se lo riprenderanno loro
e noi ci vestiremo a lutto».
Qualche dirigente del partito si è un po' preoccupato
«Non spaventiamo i piccoli risparmiatori» ha gridato
«i piccoli commercianti
i piccoli banchieri
i piccoli possidenti
i piccoli ladri insomma
con loro bisogna trovare un'alleanza».
Noi rispondiamo che dobbiamo farla da una posizione di forza
quindi, prima ci prendiamo tutto quello che possiamo
Poi con comodo trattiamo.
Noi non abbiamo da scegliere.
Noi abbiamo una strada sola per uscire
metterci insieme, tutti quelli come noi con decisione, per la rivoluzione.
L'altra strada è una lunga fossa comune nel cimitero
o in qualsiasi campo sotto a un mucchio di sterco a marcire
Noi non abbiamo da scegliere
e non abbiamo niente da perdere.
che il colpo di stato verrà, tutti lo dicono
da Allende a Tomic (quel gesuita)
ad Altamirano a el Chico Chiquimata.
Ma Allende ha dichiarato che, alla violenza del padrone armato
risponderemo con la violenza del proletariato.
Ma come fai se l'operaio è disarmato?
Come fai violenza? Sputando? Tirando sassate? contro le cannonate?
E con che organizzazione fermeremo il colpo di stato?
I dirigenti revisionisti dicono che delle armi si può far senza
che basta la nostra presenza di massa a occupare tutte le fabbriche
«Basterà che al primo sentore di golpe
tutti si scenda in piazza con le bandiere in testa
e il golpe di colpo si arresta».
No, noi diciamo che l'unico modo per fermare un colpo di stato
è che l'operaio sia preparato a portare sempre avanti la rivoluzione
la rivoluzione che dentro la fabbrica ha preparato!
La rivoluzione è la vera muraglia
il revisionismo è un muro di paglia
non ha mai fermato un colpo di stato
e anche quando a tutti i compromessi è arrivato col padronato
il risultato è sempre stato
un gran massacro per il proletariato.
No! la rivoluzione è l'unica nostra soluzione.
La rivoluzione è l'unica strada che ci sia per attraversare
il fiume morto della borghesia!

inviata da Riccardo Venturi - 11/3/2005 - 13:21



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