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Il testamento di Tito

Fabrizio De André


Lingua: Italiano

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Fabrizio de André, Il testamento di Tito nella versione originale.


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fabfuma
[1970]
Testo di Fabrizio de André
Musica: Fabrizio De André e Corrado Castellari
(da un'idea di Gianfranco Michele Maisano, in arte Michele)
Album: La Buona Novella
Lyrics by Fabrizio de André
Music: Fabrizio De André and Corrado Castellari
(inspired by an idea by Gianfranco Michele Maisano, known as Michele)
Album: La Buona Novella


Riarrangiata dalla Premiata Forneria Marconi nell'album "Fabrizio De André in concerto - Arrangiamenti PFM Vol 2" del 1979.
Ripresa dai Modena City Ramblers nell'album Viva la vida! del 2004

golg

Da qualche parte, in questo sito, Il testamento di Tito c'era già. Inserita, chissà come, in un commento; ma non mi ricordo dove. Oramai sto perdendo i fili di questo sito che è diventato un oceano; ma non ho perso i fili di questa canzone. Non li perdo da più di trent'anni, come non li perde nessuno che la conosca. Facile usare iperboli: una delle più belle canzoni scritta in lingua italiana, una delle più difficili, delle più umane.

La sua storia è quantomeno singolare, come singolare resta l'album di cui fa parte e di cui rappresenta il brano più famoso: La buona Novella. È nota la domanda che fu posta a De André, quando gli chiesero come mai, negli anni della contestazione giovanile, aveva sentito il bisogno di fare un album dedicato alla figura di Gesù Cristo. "Perché Gesù è il più grande rivoluzionario della storia", rispose. Ne nacque un album dove la figura umana di Gesù, e la sua vicenda terrena, raccontano tante di quelle cose da abbattere le muraglie. Cose che non cessano di avere valore, specialmente oggi e specialmente con questa canzone capolavoro.

Nella confutazione dei "dieci comandamenti" effettuata da Tito, che secondo un vangelo apocrifo era uno dei due ladroni crocifissi assieme a Gesù (l'altro si chiamava, sempre secondo la tradizione apocrifa, "Dimaco", ovvero "colui che combatte due battaglie" in lingua greca), c'è la confutazione di tutti i dogmi, di tutte le morali, di tutte le imposizioni in nome di un "Dio" lontano, astratto, ingiusto, inventato da uomini che se ne servono come pretesto e complice per il loro potere. Tito, mentre in croce muore la stessa morte di Gesù, si accorge però dell' amore proprio quando vede qualcuno che soffre e che muore assieme a lui.

È una strofa che ho sempre trovato controversa, quella finale. Questa è una canzone dove, nell'ordine, si demoliscono dalle fondamenta l'intolleranza "religiosa", i falsi rispetti dovuti a padri inumani e crudeli, i riti salmodianti e vuoti, le morali edificanti e oppressive, la disumana ipocrisia della pena di morte. È la canzone di un uomo che, di fronte alla morte, non si piega e trova il coraggio di vuotare il sacco, senza più niente da sottacere. Senza la strofa finale, sarebbe stata una canzone-bulldozer. Forse De André sentì il bisogno di mitigare un po' la forza autenticamente distruttiva delle sue parole con una "cognizione dell'amore" che, seppure organica al messaggio dell'album, suona come sforzata. Senza per altro diminuire di un grammo il peso di ciò che viene detto nelle strofe precedenti. A lungo, quando mi sono ritrovato a cantare "Il testamento di Tito" in compagnia, non ho cantato la strofa finale. Ma c'è. Ha, sicuramente, una sua logica e una sua funzione ben precisa, a condizione che l' "amore" di cui si prende cognizione non copra quel che è stato detto prima. Perché è un amore estremo che scaturisce da una lotta, da una denuncia, da una rabbia.

Perché nelle Canzoni contro la Guerra? A rigore, basterebbe la strofa iniziale. Una strofa che dovrebbe essere fatta mandare a memoria a tutti i seguaci degli scontri di civiltà e compagnia bella. Ma anche nelle altre strofe si combatte una battaglia di pace, contro ogni oppressione di un potere che usa ogni cosa (la famiglia, la religione, il denaro) per creare disuguaglianza e dolore. Non a caso queste parole sono affidate a un "ultimo", a un reietto, a un delinquente. Ad uno che, oggi come oggi, sarebbe oggetto di un "tentativo di linciaggio" da parte di folle anestetizzate. Per questo, la canzone parla, e sempre di più, all'oggi. Per questo De André volle fare un album su Gesù Cristo, spogliandolo di ogni "divinità" e rendendolo non solo uomo tra gli uomini, ma portatore e simbolo di lotta e cambiamento. Forse, allora, il suo messaggio non fu colto appieno; lo cogliamo, disperatamente, oggi. [RV]





Album reinciso dalla Premiata Forneria Marconi nell'album "A.D. 2010 - La buona novella"
A.D. 2010 - La buona novella"


Non avrai altro Dio, all'infuori di me.
Spesso mi ha fatto pensare:
genti diverse, venute dall'est
dicevan che in fondo era uguale.
Credevano a un altro diverso da te,
e non mi hanno fatto del male.
Credevano a un altro diverso da te
e non mi hanno fatto del male.

Non nominare il nome di Dio,
non nominarlo invano.

Con un coltello piantato nel fianco
gridai la mia pena e il suo nome:
ma forse era stanco, forse troppo occupato
e non ascoltò il mio dolore,
ma forse era stanco, forse troppo lontano
davvero, lo nominai invano.

Onora il padre, onora la madre,
e onora anche il loro bastone.
Bacia la mano che ruppe il tuo naso
perché le chiedevi un boccone.
Quando a mio padre si fermò il cuore
non ho provato dolore,
Quando a mio padre si fermò il cuore
non ho provato dolore.

Ricorda di santificare le feste,
facile per noi ladroni
entrare nei templi che rigurgitan salmi
di schiavi e dei loro padroni
senza finire legati agli altari
sgozzati come animali,
senza finire legati agli altari
sgozzati come animali.

Il quinto dice Non devi rubare,
e forse io l'ho rispettato
vuotando in silenzio le tasche già gonfie
di quelli che avevan rubato.
Ma io, senza legge, rubai in nome mio,
quegli altri, nel nome di Dio,
ma io, senza legge, rubai in nome mio,
quegli altri, nel nome di Dio.

Non commettere atti che non siano puri,
cioè non disperdere il seme.
Feconda una donna ogni volta che l'ami,
così sarai uomo di fede,
poi la voglia svanisce ed il figlio rimane
e tanti ne uccide la fame.
Io, forse, ho confuso il piacere e l'amore,
ma non ho creato dolore.

Il settimo dice Non ammazzare
se del cielo vuoi essere degno;
guardatela oggi, questa legge di Dio,
tre volte inchiodata nel legno.
Guardate la fine di quel nazareno,
e un ladro non muore di meno,
guardate la fine di quel nazareno,
e un ladro non muore di meno.

Non dire falsa testimonianza
e aiutali a uccidere un uomo.
Lo sanno a memoria il diritto divino
e scordano sempre il perdono.
Ho spergiurato su Dio e sul mio onore
e no, non ne provo dolore,
ho spergiurato su Dio e sul mio onore
e no, non ne provo dolore.

Non desiderare la roba degli altri,
non desiderarne la sposa.

Ditelo a quelli, chiedetelo ai pochi
che hanno una donna e qualcosa:
nei letti degli altri, già caldi d'amore
non ho provato dolore,
l'invidia di ieri non è già finita:
stasera vi invidio la vita.

Ma adesso che viene la sera ed il buio
mi toglie il dolore dagli occhi
e scivola il sole al di là delle dune
a violentare altre notti:
io nel vedere quest'uomo che muore,
madre, io provo dolore,
Nella pietà che non cede al rancore,
madre, ho imparato l'amore.

inviata da Riccardo Venturi - 9/9/2009 - 21:24




Lingua: Inglese

Versione inglese di Riccardo Venturi
Dal newsgroup it.fan.musica.de-andre, 14 gennaio 2000.

bnov

"I dieci comandamenti sono stati riportati nella forma biblica della Authorized Version di Re Giacomo I".
TITUS' WILL

First, Thou shalt have no God but Me.
This often made me reflect,
Strangers who came from East unto me
Said 'twas the very same thing;
Though they believ’d in a different god,
No harm have they done to me,
Though they believ’d in a different god
No harm have they done to me.

Thou shalt not take the name of the Lord,
The name of thy God, in vain.
Nay, when a dagger did pierce my side
My pain and thy Name did I shout;
But the Lord, maybe, He was busy or was tir’d
And did not hear all my pain,
But He was, maybe, so distant and tir’d,
I took, really, His name in vain.

Thou shalt honour thy Father and Mother,
Thou shalt honour their stick, too,
And kiss the hand that broke your nose
When you asked them them for some food;
When my father’s heart ceased to beat
I did not feel any grief,
When my father’s heart ceased to beat
I did not feel any grief.

Thou shalt hallow the Lord’s holy days,
‘twas easy for a thief like me
To get into temples resounding with psalms
Of slaves, of their masters and all;
Yet I’ve never laid bound to an altar in chains
To be slaughter’d like a sheep,
Yet I’ve never laid bound to an altar in chains
To be slaughter’d like a sheep.

Fifth commandment: Thou shalt not steal,
And this must I have kept, for sure,
When I cleanëd out the pockets and purses
Of many an authorised thief,
But I was an outlaw and robb’d in my own name,
The others, in the name of the Lord,
But I was an outlaw and robb’d in my own name,
The others, in the name of the Lord.

Thou shalt not commit impure acts,
That is, do not waste your semen;
Get a woman pregnant anytime you love her,
So you will be a man full of faith;
Then lust disappears and the child remains
And many do starve by hunger;
I’ve often confused my pleasure with love
But I have created no sorrow.

Seventh commandment: Thou shalt not kill
If you want to ascend into Heaven;
Well, see how this holy Commandment of God
Was nail’d thrice to a wooden cross;
Look at this Nazarene dying in pain
And a thief’s dying the same death,
Look at this Nazaren dying in pain
And a thief’s dying the same death.

Thou shalt not bear false witness, yes,.
And you will help them kill someone;
They all know the Laws of God by heart
But always forget their forgiveness;
I’ve perjured by God and my word
And I don’t regret it, I don’t,
I’ve perjured by God and my word
And I don’t regret it and won’t.

Thou shalt not covet other people’s things,
Nor lust after another man’s wife;
Go tell it to those most lucky of men
Who do have a woman and wealth,
In other men’s beds, in the warmth of love
I did not feel any regret,
Yesterday’s envy isn’t all over yet,
Today I envy you your life.

But now that the evening is drawing near
To release my eyes from pain,
And the sun is slipping down beyond the clouds
To violate other nights,
I’m looking, mother, at this dying man,
Mother, I’m now feeling grief,
In the compassion not yielding to grudge
Mother, I am learning to love.

9/9/2009 - 22:17




Lingua: Inglese

La versione inglese di Dennis Criteser [2014]
Dal blog Fabrizio De André in English

"Il testamento di Tito" takes us into the Old Testament to the Ten Commandments. Tito, the so-called good thief from the Syriac Infancy Gospel, recounts how he violated each of the commandments (except "Thou shalt not kill"), offering critiques along the way. De André considered this song one of his very best for its hard-hitting social impact." - Dennis Criteser
TITO'S WILL

Tito:
“You shall have no other gods before me.
It often made me think:
different peoples hailing from the East
said that essentially it’s all the same.

They believed in another one, different from you,
and they've done me no harm.
They believed in another one, different from you,
and they've done me no harm.

Don’t take the name of God,
don’t take it in vain.
With a knife planted in my hip
I shouted my pain and his name:

but perhaps he was tired, perhaps too busy,
and he didn’t hear my sorrow.
But maybe he was tired, maybe too far away,
indeed I did take it in vain.

Honor the father, honor the mother,
and honor also their rod,
kiss the hand that broke your nose
because you asked for a morsel:

when my father’s heart stopped
I felt no sorrow.
When my father’s heart stopped
I felt no sorrow.

Remember the Sabbath, keep it holy.
Easy for us thieves
to enter the temples that regurgitate psalms
of slaves and of their masters,

tied without end to the altars,
slaughtered like animals.
Without end, tied to the altars,
slaughtered like animals.

The fifth says you shall not steal,
and maybe I obeyed it,
emptying in silence the pockets already bulging
with things they had stolen:

But I, lawless, stole in my name;
those others, in the name of God.
But I, lawless, stole in my name;
those others, in the name of God.

Don’t commit acts that aren't pure,
that is, don’t scatter your semen.
Impregnate a woman every time you love her
and thus you will be a man of faith:

then the desire vanishes and the child remains,
and hunger kills so many of them.
I, perhaps, confused pleasure and love:
but I didn’t create sorrow.

The seventh says not to kill
if you want to be worthy of Heaven.
Look at it today, this law of God,
three times nailed to the wood:

look at the end of that Nazarethan,
and a thief dies no less.
Look at the end of that Nazarethan,
and a thief dies no less.

Don’t bear false witness
and help them to kill a man.
They know it by heart, the divine right,
and always forget the pardon:

I perjured on God and on my honor,
and no, I don’t feel any sorrow.
I perjured on God and on my honor,
and no, I don’t feel any sorrow.

Don’t covet the possessions of others
and don’t covet the wife.
Tell it to those, ask it of the few,
who have a woman and something:

in the beds of others, already warm with love,
I felt no sorrow.
Yesterday's envy isn't done yet:
this evening I’ll envy your life.

But now that evening comes and darkness
removes the sorrow from my eyes
and the sun slips down beyond the dunes
to violate other nights:

I, in seeing this man who is dying,
Mother, I feel sorrow.
In the piety that doesn’t yield to resentment,
Mother, I learned love.”

inviata da Riccardo Venturi - 9/2/2016 - 07:42




Lingua: Francese

Versione francese di M.R.
LE TESTAMENT DE TITUS

- "N'aie pas d'autre Dieu en dehors de moi",
m'a souvent fait penser :
à ces gens différents venus de l'Est qui
disaient qu'au fond ça leur était égal.
Ils croyaient en un autre différent de toi
et ils ne m'ont pas fait de mal.
Ils croyaient en un autre différent de toi
et ils ne m'ont pas fait de mal.

- "Ne nomme pas le nom de Dieu,
ne le nomme pas vainement".
Avec un couteau planté dans les côtes
j'ai crié ma douleur et son nom :
mais peut-être était-il trop fatigué, ou trop occupé,
et il n'a pas entendu ma souffrance.
Mais peut-être était-il trop fatigué, ou trop éloigné,
vraiment je l'ai nommé en vain.

- "Honore ton père, honore ta mère"
et honore aussi leur bâton,
baise la main qui t'a cassé le nez
parce que tu demandais un bout de pain.
Quand le coeur de mon père a cessé de battre
je n'ai pas ressenti de douleur.
Quand le coeur de mon père a cessé de battre
je n'ai pas ressenti de douleur.

- "N'oublie pas de sanctifier les fêtes".
Facile pour nous autres voleurs
d'entrer dans le temple qui regorge de psaumes
d'esclaves et de leurs patrons
sans finir ligotés aux autels
égorgés comme des animaux.
Sans finir ligotés aux autels
égorgés comme des animaux.

- Le cinquième dit :"Ne vole pas"
et peut-être que je l'ai respecté
en vidant silencieusement les poches gonflées
de ceux qui avaient déjà volé:
mais moi, sans lois, j'ai volé en mon nom,
ces autres-là au nom de Dieu.
Mais moi, sans lois, j'ai volé en mon nom,
ces autres-là au nom de Dieu.

- "Ne commets pas d'actes impurs"
autrement dit n'éparpille pas ta semence.
Féconde une femme chaque fois que tu l'aimes
ainsi tu seras un homme de foi:
mais les envies s'évanouissent et les enfants restent
et la faim en tue déjà tellement.
Moi, j'ai peut-être confondu le plaisir et l'amour
mais je n'ai pas crée de souffrance.

- Le septième dit : "Ne tue pas"
si tu veux être digne du ciel.
Regardez aujourd'hui, cette loi divine,
par trois fois crucifiée sur le bois:
regardez la fin de ce nazaréen,
qui ne fait pas mourir un voleur de moins.
Regardez la fin de ce nazaréen,
qui ne fait pas mourir un voleur de moins.

- "Ne fais pas de faux témoignages"
et aide-les à tuer un homme.
Ils connaissent par coeur le droit divin,
et ils oublient toujours le pardon :
j'ai parjuré Dieu et mon honneur
et non, je n'en ressens pas de douleur.
J'ai parjuré Dieu et mon honneur
et non, je n'en ressens pas de douleur.

- "Ne désire pas ce que possède autrui
n'en désire pas l'épouse".
Dites-le à ceux, demandez-le aux quelques-uns
qui ont une femme et quelque chose :
dans le lit des autres déjà chauffés par l'amour
je n 'ai pas ressenti de douleur.
L'envie d'hier n'est pas déjà finie:
ce soir je vous envie la vie.

Mais maintenant que vient le soir et que
l'obscurité me retire la souffrance des yeux
que le soleil glisse au-delà des dunes
pour violenter d'autres nuits:
moi, en voyant cet homme qui se meurt,
mère, je ressens de la douleur.
Dans la pitié qui ne cède pas à la rancoeur,
mère, j'ai appris l'amour.

inviata da M.R. - 4/8/2012 - 13:59




Lingua: Polacco

Versione polacca di Krzysztof Wrona

"Il testamento di Tito" è una fra le mie canzoni preferite di Fabrizio De Andre. Allego la mia traduzione in polacco fatta nel settembre 2009.

Tekst i muzyka: Fabrizio de André
Tłumaczył: Krzysztof Wrona
TESTAMENT DOBREGO ŁOTRA (TESTAMENT TYTUSA)

Nie będziesz miał cudzych bogów, wbrew memu obliczu
Często dawało mi do myślenia,
Mówili cudzoziemcy przybyli ze wschodu,
Że różnica ta nie ma znaczenia.
Wierzyli w swego boga, innego niż Ty
Nie czyniąc mi nigdy żadnej krzywdy
Wierzyli w swego boga, innego niż Ty
Nie czyniąc mi nigdy żadnej krzywdy.

Nie wzywaj imienia, Pana, Boga twego,
Nie wzywaj go nadaremno

Z nożem tkwiącym w boku, wyjąc, plując krwią
W kaźni tej charczałem imię jego,
Lecz może był strudzony lub czym innym zajęty
I nie wysłuchał mojej męki,
Lecz może był zmęczony, może zbyt odległy,
Doprawdy wzywałem go nadaremnie.

Czcij ojca swego i czcij matkę swoją,
Czcij kij, którym cię karzą, bo tak trzeba

Ucałuj rękę, która nos ci złamała,
Bo błagałeś ich o resztkę chleba.
Kiedy mojemu ojcu zastygło serce w piersi,
Wcale nie odczuwałem boleści
Kiedy mojemu ojcu zastygło serce w piersi,
Wcale nie odczuwałem boleści.

Pamiętaj o tym, by dzień pański święcić,
To łatwe dla nas złodziei

Chodzenie do świątyń przepełnionych szczątkami
Niewolników i ich właścicieli,
Spętania unikając na stopniach ołtarzy,
Jak bydło zarzynane przez lichwiarzy
Spętania unikając na stopniach ołtarzy,
Jak bydło zarzynane przez lichwiarzy

A piąte mówi, kraść nigdy nie będziesz,
Ja może go przestrzegałem

Opróżniając po cichu wypchane kieszenie,
Bo tym którzy nakradli zabierałem,
Ja dla siebie kradłem i wbrew prawu może,
Gdy oni rabowali w imię boże
Ja dla siebie kradłem i wbrew prawu może,
Gdy oni rabowali w imię boże.

Nie dopuszczaj się czynów, które nie są czyste,
to znaczy nie trwoń nasienia

Brzemienną czyń kobietę zawsze gdy ją kochasz
A będziesz człowiekiem bożego natchnienia.
Potem chętka znika i dziecko zostaje,
Głód wiele ich uśmierca, gdy nastanie,
Ja może pomyliłem miłość z pożądaniem,
Cierpienia wszak nie pomnażałem.

Siódme zaś mówi, abyś nie zabijał,
Jeśli chcesz godnym być nieba,
Popatrzcie dzisiaj na to boże prawo
Po trzykroć przybite do drzewa,
Jak kona ten Nazarejczyk - tutaj obok patrzcie
A złodziej nie umiera inaczej
Jak kona ten Nazarejczyk - tutaj obok patrzcie
A złodziej nie umiera inaczej.

Przeciw bliźniemu twemu, fałszu nie wypowiesz
pomoc im dasz w człeka umęczeniu

Choć znają na pamięć boskie przykazania
Zapominają wciąż o przebaczeniu,
Ja krzywoprzysięgałem na mój honor i Boga,
I sumienia mego nie przepełnia trwoga
Ja krzywoprzysięgałem na mój honor i Boga,
I sumienia mego nie przepełnia trwoga

I nie pożądaj ni domu, ni żony, ni niczego,
nic, co jest bliźniego twego

Powiedzcie to tym, żądajcie tego od tych,
Co kobietę mają i coś oprócz tego.
Ja w cudzych łóżkach od miłości ciepłych,
Cierpienia nie znalazłem wcale,
Wczorajsza zazdrość jeszcze nie wystygła,
Dziś wieczór jak wy żyć chciałbym dalej.

Lecz teraz, gdy zmierzcha i już mrok nadchodzi
I moich oczu boleść koi,
Słońce ześlizguje się hen tam za wydmy,
By gwałtem inne noce zaspokoić.
Ja człowieka tego ostatnie słysząc tchnienia,
Matko, ja doznaję cierpienia,
W rozpaczy i litości, co urazy nie zmienia,
Matko, nauczyłem się uwielbienia.

inviata da Krzysztof Wrona - 4/7/2012 - 01:03




Lingua: Ungherese

La versione ungherese di Adolfo Salomone
Fordította Adolfo Salomone
TITO VÉGRENDELETE

Ne legyen más Istened rajtam kívül!
Többször gondolkoztam erről:
más fajta emberek, kik keletről jöttek
azt mondták, hogy alapjában mindegy.
Nem benned, hanem más istenben hittek
de nem bántottak engemet.
Nem benned, hanem más istenben hittek
de nem bántottak engemet.

Istennek nevét
hiába ne vedd!

Oldalamba szúrt késsel
a kínomat és a nevét kiáltottam,
de talán fáradt volt, talán túl elfoglalt
és nem figyelt a fájdalmamra.
De talán fáradt volt, talán túl messze
valóban nevét hiába vettem.

Tiszteld atyádat és anyádat
és tiszteld a botjukat is!
Csókold a kezet, mely betörte orrod,
azért, mert tőle kértél egy falatot!
Mikor apám szíve megállt,
nem éreztem fájdalmat.
Mikor apám szíve megállt,
nem éreztem fájdalmat.

Ne felejtsd el megszentelni az ünnepeket!
Könnyű nekünk latroknak
rabszolgák és uraik
zsoltáraival tömött templomokba menni
anélkül, hogy fojtogatott állatokként
az oltárhoz kötnének.
Anélkül, hogy fojtogatott állatokként
az oltárhoz kötnének.

Az ötödik azt mondja: ne lopj!
és talán én be is tartottam
azoknak, akik már loptak
tömött zsebeit csendben kirámoltam
De én törvénytelenül, saját nevemben loptam,
mások pedig isten névében.
De én törvénytelenül, saját nevemben loptam,
mások pedig isten névében.

Ne paráználkodj,
Azaz ne szórd szét magodat !
Annyiszor rermékenyíts meg a nőt, ahányszor szeretkezel vele :
ez a hívő ember törvénye
később csillapodik a vágy, a gyerek pedig marad
és sokakat belőlük megöl majd az éhség.
Talán összetévesztettem a szerelmet az élvezettel
De nem okoztam fájdalmat.

A hetedik azt mondja: ne ölj,
ha a mennyországra méltó akarsz lenni.
Nézzétek most ezt az isteni parancsot
háromszor a fához szögezve
nézzétek annak a názáreti embernek a végzetét
és egy tolvaj sem végzi másként.
Nézzétek annak a názáreti embernek a végzetét
és egy tolvaj sem végzi másként.

Ne tégy hamis tanúbizonyságot
és segítséget nyújtsál, hogy egy embet öljenek meg .
Emlékezetből ismerik az isteni jogot,
de a bocsánatot mindig elfelejtik.
Az istenre és a becsületemre esküdöztem
és fájdalmat ettől nem érzek.
Az istenre és a becsületemre esküdöztem
és fájdalmat ettől nem érzek.

Ne kívánd felebarátod tulajdonát,
ne kívánd annak feleségét !

Mondjátok azoknak, kérdezzétek azon kevesektől
akiknek neje és vagyona van :
a szerelemtől meleg idegen ágyakon
nem éreztem fájdalmat.
A tegnapi irigységnek még nincsen vége :
ma este az életet irigylem tőletek.

De most, hogy jön az este és a sötétség
leveszi szememről a fájdalmat
a buckák mögött lebukik a nap
és megerőszakol újabb éjszakákat:
ezt a férfit meghalni látván,
a haraggal teli szánalomban
anyám, szeretni megtanultam.

inviata da CCG/AWS Staff - 27/3/2015 - 19:48




Lingua: Italiano

Versione siciliana di Giorgio
'U TESTAMENTU 'I TITU

'Un ha' avìri maj autru Dìu, allinfòra di mìa
spissu mi fici pinsari...
Genti diversa a parti 'i livanti
dicìanu ca -'a finùta- era eguali..
Cridìanu a nn'àutru diversu di tìa
ma 'un mi ficiru maj mali
Cridìanu a nn'autru diversu di tìa
e maj mi ficiru mali.

'Unn ammuntuàri lu nomu di Dìu
'Un ammuntuàllu 'nvanu
Cu 'nu cuteđđu azzicàtu nto ciancu
banniàvi a me pina e 'u so nomu..
Ma avìa 'essiri stancu, troppu nchiffaràtu
picchì 'un ascutàu 'u me dulùri
Avìa essiri stancu, avìa essiri luntanu
daveru l'ammuntuàj invànu

Fai onori a to patri e puru a to matri
e puru a lu loru vastùni
Vàsaci 'a manu a cu ti scugnau 'u nasu
picchì addumannàvi un muccùni
Quannu a me patri si ci firmàu 'u cori
ju nun pruvàvi nuđđu dulùri
Quannu a me patri si ci firmau 'u cori
'un 'ntisi nuđđu duluri..

'Un ti scurdari di santificare li festi
è facili pi nuàtri latrùna
tràsiri nte chiesi chi murmurìanu litanij
di schiavi e di loru patruna
pi ghjiri a finiri attaccati a l'artàri
scannati comu l'armàli,
pi ghjiri a finiri attaccati a l'artari
scannati comu l'armàli.

'U quintu dici di 'unn arrubbàri
e macari iu lu rispittàj
sbacantànnu araciu araciu i sacchetti già vunci
a tutti chiđđi c'avìanu già arrubbàtu
Ma ju, senza liggi, arrubbàj a nomu mìu
chiđđ'àutri a nomu di Dìu
Ma ju, senza liggi, arrubbaj a nomu mìu
chiđđ'àutri nô nomu di Diu

'Un cummèttiri atti ca 'un sunnu puri
cioè 'un ti nni vèniri ammàtula
mprina 'na fìmmina ogni bota ca 'a pigghi
e accussì si omu di fidi
poj la vogghia finisci ma t'arrèstanu 'i figghi
e a tanti l'ammazza la fami
Macari mi confunnìj fra lu piacìri e l'amuri
armenu 'un arricàj duluri.

'U Settimu dici: 'Un ammazzari
si dû paraddisu vo' essiri dignu
Virìtila ora 'sta liggi di Dìu
tri boti nchiuvàta nto lignu
Virìti chi fini pi 'stu Nazarénu
ca un latru 'un mori di méno
Viriti chi fini pi 'stu Nazarénu
ca un latru 'un mori di méno.

Nun fari fàusa testimonianza
e lassaci ammazzàri un mischinu
L'hannu tuttu ntesta lu dirittu divinu
ma ancora 'un ci trasi 'u pirdònu
Haju spirgiuràtu supra Dìu e lu me unùri
e 'un ni sentu dulùri
Haju spirgiuratu supra Dìu e lu me unùri
e no, 'un ni provu dulùri.

'Un addisiàri la robba di l'àutri
'Un c'addisiàri 'a mugghjèri
Jiticcìllu a diri a chiđđi, addumannàtilu a 'đđi quattru
c'hannu tantu robba, e puru mugghjèri
nta li letti di l'àutri, ancora càuri d'amùri
'un pruvàvi maj dulùri,
'a mmíria d'ajèri nun è ancora finita
picchì stasìra ci mmiriu puru 'a vita.

Ma ora ca vennu la sira e lu scuru
mi levanu 'u dulùri 'nta l'occhi
e lu suli calànnu sutta li cuđđìni
curri ancora -a vjulàri àutri notti...
Ma ju a biriri 'stu mischínu ca mori,
matri, ju nni sentu dulùri
nta 'sta pietati ca si scorda 'u rancùri,
matri, m'insignàvu.. l'amùri

inviata da giorgio - 2/6/2013 - 13:56




Lingua: Spagnolo

Versione spagnola di Santiago
EL TESTAMENTO DE TITO

No tendrás otro Dios aparte de mí.
A menudo me ha hecho pensar:
gentes diversas, venidas del este
decían que en el fondo era igual.
Creían en otro distinto de ti,
y no me han hecho mal,
creían en otro distinto de ti,
y no me han hecho mal.

No nombres el nombre de Dios,
No lo nombres en vano.

Con un cuchillo plantado en el costado
grité mi pena y su nombre,
pero quizás estaba cansado, quizás demasiado ocupado
y no escuchó mi dolor,
pero quizás estaba cansado, quizás demasiado alejado
en realidad, lo nombré en vano.

Honra a tu padre, honra a tu madre,
y honra también su bastón.
Besa la mano que rompió tu nariz
porque le pedías un bocado.
Cuando a mi padre se le paró el corazón
no sentí dolor,
cuando a mi padre se le paró el corazón
no sentí dolor.

Acuérdate de santificar las fiestas,
fácil para nosotros ladrones
entrar en los templos que regurgitan salmos
de esclavos y de sus patrones,
sin terminar atados a los altares
degollados como animales,
sin terminar atados a los altares
degollados como animales.

El quinto dice No debes robar,
y tal vez yo lo he respetado
vaciando en silencio los bolsillos ya hinchados
de aquellos que habían robado.
Pero yo, sin ley, robé en nombre mío,
los otros, en el nombre de Dios,
pero yo, sin ley, robé en nombre mío,
los otros, en el nombre de Dios.

No cometas actos impuros,
o sea, no desperdicies el semen.
Fecunda una mujer cada vez que la ames,
así serás hombre de fe,
luego el deseo desaparece y el hijo se queda
y a tantos los mata el hambre.
Yo, tal vez, he confundido el placer y el amor,
pero no he creado dolor.

El séptimo dice No matarás
si del cielo quieres ser digno;
miradla hoy, ésta ley de Dios,
tres veces clavada en el leño.
Miren el fin de ese nazareno,
un ladrón no muere por menos,
miren el fin de ese nazareno,
un ladrón no muere por menos.

No des falso testimonio
y ayúdalos a matar a un hombre.
Se saben de memoria el derecho divino
y olvidan siempre el perdón.
He perjurado sobre Dios y sobre mi honor
y no, no he sentido dolor,
he perjurado sobre Dios y sobre mi honor
y no, no he sentido dolor.

No desees las cosas de los otros,
non desees la esposa.

Díselo a aquellos, pídeselo a los pocos
que tienen una mujer y alguna cosa:
en los lechos de otros, ya cálidos de amor
no he sentido dolor,
la envidia de ayer no está ya acabada:
esta noche les envidio la vida.

Pero ahora que viene la noche y la obscuridad
me corta el dolor de los ojos
y se desliza el sol más allá de las dunas
a violentar otras noches,
yo al ver a este hombre que muere,
madre, yo siento dolor,
en la piedad que no cede al rencor,
madre, he aprendido el amor.

inviata da Santiago - 8/7/2016 - 00:46




Lingua: Finlandese

Traduzione finlandese di Seppo Ilmarinen
Finnish translation by Seppo Ilmarinen
Suomennos Seppo Ilmarinen
TITUKSEN TESTAMENTTI

Älköön sinulla olko muita jumalia minun rinnallani.
Tämä on usein saanut minut ajattelemaan
muukalaisia, jotka tulevat idästä
ja sanovat, että heillä on aivan samoin.
Vaikka he uskovatkin eri jumalaan,
mitään pahaa he eivät ole minulle tehneet,
vaikka he uskovatkin eri jumalaan,
mitään pahaa he eivät ole minulle tehneet.

Älä lausu turhaan Herran,
sinun Jumalasi nimeä.
Kun tikari lävisti kylkeni,
tuskaani ja sinun nimeäsi minä huusin.
Mutta Herra oli kai kiireinen tai väsynyt
eikä kuullut tuskaani,
mutta Herra oli kai niin kaukana ja väsynyt,
että turhaan minä lausuin Hänen nimensä.

Kunnioita isääsi ja äitiäsi
ja heidän vitsaansa
ja suutele kättä, joka mursi nenäsi,
kun pyysit saada syödäksesi.
Kun isäni sydän lakkasi lyömästä,
en tuntenut surua,
kun isäni sydän lakkasi lyömästä,
en tuntenut surua.

Muista pyhittää lepopäiväsi.
Helppoa on minunlaiseni maantierosvon
ollut astua temppeleihin joissa kaikuvat
orjien ja heidän isäntiensä virret.
Koskaan en silti ole ollut alttarilla kahlehdittuna
kuin teurastettava eläin,
koskaan en silti ole ollut alttarilla kahlehdittuna
kuin teurastettava eläin.

Viides käsky: Älä varasta.
Tätä käskyä olen totisesti noudattanut silloinkin,
kun olen vaivihkaa tyhjentänyt taskut ja kukkaron
niin monelta varkaalta.
Mutta minä, pahainen rosvo, olen varastanut
omiin nimiini ja he Jumalan nimeen,
mutta minä, pahainen rosvo, olen varastanut
omiin nimiini ja he Jumalan nimeen.

Älä tee huorin,
se on: älä tuhlaa siementäsi.
Hedelmöitä naisesi aina, kun rakastat häntä,
ja olet uskossasi vahva.
Mutta kun intohimo hiipuu, jäljelle jää lapsi,
ja niin moni lapsi kuolee nälkään.
Olen saattanut luulla nautintoa rakkaudeksi,
mutta tuskaa en ole silloinkaan tuottanut.

Seitsemäs käsky: Älä tapa,
jos haluat olla taivaan valtakunnan arvoinen.
Katso siis, kuinka tämä Jumalan pyhä käsky
naulattiin kolmesti puiselle ristille.
Katso, kuinka tuo nasaretilainen päätti päivänsä,
kärsi ryövärin kuoleman,
katso, kuinka tuo nasaretilainen päätti päivänsä,
kärsi ryövärin kuoleman.

Älä todista väärin toisia ihmisiä vastaan,
ja autat heitä tappamaan jonkun.
He kyllä osaavat ulkoa Jumalan lait,
mutta unohtavat aina anteeksiannon.
Olen antanut väärän valan Jumalan ja kunniani kautta,
enkä totisesti tunne siitä tuskaa,
olen antanut väärän valan Jumalan ja kunniani kautta,
enkä totisesti tunne siitä tuskaa.

Älä tavoittele lähimmäisesi omaa,
äläkä himoitse hänen vaimoaan.
Kerro se niille, kysy niiltä harvoilta,
joilla on vaimo ja jotain omaa:
toisten vuoteissa, rakkauden jo lämmittämissä,
en ole tuntenut katumusta.
Eilisen kateus ei ole vielä ohi:
tänä iltana kadehdin sinun elämääsi.

Mutta nyt kun ilta lähestyy ja pimeys
vie tuskan silmistäni,
kun aurinko lipuu dyynien suojaan
rikkomaan toisten öiden rauhaa,
katson tätä kuolevaa miestä, äiti,
ja tunnen tuskaa.
Tämä myötätunto, jossa ei ole sijaa katkeruudelle,
on opettanut minulle rakkautta, äiti.

inviata da Seppo Ilmarinen - 8/5/2016 - 12:11


"La buona Novella" e "Il Testamento di Tito" secondo David e Chiara Riondino



CCG/AWS Staff - 9/9/2009 - 22:32


Questo brano è intriso di un contraddizione apparente :

Quello di essere nella forma blasfemo e sacrilego ma nella sostanza autenticamente cristiano. Mi sorprende il fatto che De Andre' da irreligioso e ateo che era contrariamente a molti che si dicono devoti e religiosi capi' l'essenza stessa del Cristianesimo e del suo messaggio: l' amore.
Messaggio che De Andre' seppe cogliere nel suo aspetto rivoluzionario in quanto non scaturito da denuncia e da rabbia ma "dalla pieta' che non cede al rancore". Quella pieta' che non smise mai di venir meno da parte di Gesu' verso coloro che lo crocifissero allora e non smette oggi verso coloro che lo crocifiggono ancora.
Eppure De Andre' avrebbe dovuto cogliere anche l'aspetto rivoluzionario della "divinita" di Gesu' Cristo : non piu' quella di un Dio tiranno, sadico e indifferente alle sofferenze umane ma invece quella di un Dio che si fa uomo per amore degli uomini e che li ama a tal punto da soffrire in croce al posto loro. Non il Dio degli scontri di civiltà ma quello che ha insegnato ai suoi figli la morale piu' sublime:

"Ama il prossimo tuo come te stesso"

Saluti e tanti auguri di buon lavoro

Guglielmo - 10/9/2009 - 00:51


Versione inglese di Jason McNiff

DonQuijote82 - 17/3/2012 - 11:57


ciao, la canzone il testamento di Tito, l'avevo inserita il qualche anno fa, e lavevo fatto perchè se la guerra è la fine della speranza, mentre Tito riesce, vedendo Cristo che muore senza aver fatto niente per meritarlo (come se ci fosse un motivo solo al mondo per uccidere) se non invocare l'amore tra gli uomini, a non perdere la speranza nella Vita, sta per morire e vedendo "quest'uomo che muore, Madre (la Vita) ho imparato l'Amore'. Pur nella sconfitta di una vita sbagliata la Speranza non lo lascia, la Speranza non di un paradiso effimero ma di un 'sentire' di pace che lo riconcilia (lui in punto di morte, giustiziato) con il mondo e con sè stesso.
Ho voluto dire la mia, forse buona, forse no, ma in una raccolta di canzoni contro la guerra la inserii per ricordarMi che la vera morte è la morte della Fede nella Vita, della Speranza.
Jil

jil - 25/11/2009 - 23:25


Ecco Lorenzo, non lo so ancora in che cosa consistono i cambiamenti nel sito, ho notato soltanto che sono stati fatti i miglioramenti nel modo dell'aggiunta delle canzoni nuove, ma è già da qualche tempo volevo segnalare il fatto che i collagamenti con le traduzioni di certi testi non "lavorino" come ci si augurerebbe. Non vorrei passare per un megalomane, ma l'ho notato seguendo i miei contributi precedenti e temo che il discorso vale anche per gli altri. Per esempio, il sito contiene 4 o 5 mie trduzioni delle canzoni di De André, ma sull'elenco delle traduzioni sotto la sua pagina risulta solamente un traduzione in polacco. Non so, se si può fare qualcosa, forse sì?
Un saluto e grazie per tutto che stai facendo per movimentare e curare le CCG.

Krzysiek Wrona - 4/4/2014 - 23:16


Ciao Krzysiek può darsi che le altre tue versioni siano state per errore registrate sotto una lingua diversa dal polacco. Mi puoi segnalare un'altra canzone di De André che hai tradotto? (non Il Pescatore che è negli extra e quindi ovviamente non viene contata nella pagina di De André).

Lorenzo - 4/4/2014 - 23:22


La bocca di rosa, che sta sotto Brassens, amico fragile, la canzone di marinella?...dovrei controllare..ma il punto è questo, se il pescatore è extra, perché non può risultare nelle traduzioni fate alle opere di Faber. So che è una matassa, ma forse qualche maniera ci si potrebbe trovà. Cioé, credo che vale anche per altre canzoni degli extra e in fin dei conti sciuppa l'accesso a certe risorse, specialmente a chi si imbatte nel sito per la prima volta. Ecco, tutto qua...

Krzysiek Wrona - 4/4/2014 - 23:38


Sì, questo si potrebbe risolvere collegando direttamente gli extra all'autore. Chiaramente è possibile farlo. Ci penserò...

Lorenzo - 4/4/2014 - 23:49


La bocca di rosa sta sotto Le Père Noël et la petite fille
Georges Brassens , ma là c'è pure un accenno alla Marinella. La mia traduzione di quest'ultima non c'è, ma a suo tempo ho rinunciato di spedirla proprio per questo...ecco

Krzysiek Wrona - 4/4/2014 - 23:58


Capitato casualmente su questa pagina, ne ho approfittato per rimettere a posto graficamente la traduzione polacca di Krzysztof Wrona. Il quale, parola mia, è uno dei più grandi traduttori di canzoni che mi sia stato dato di conoscere. Mi alzo e, con riverenza, mi tolgo il cappello (che non porto, ma fa lo stesso).

Riccardo Venturi - 12/2/2015 - 19:54


Il testamento di Dimaco
di Riccardo Venturi
da ‘Eκβλόγγηθι Σεαυτόν Asocial Network

Genti diverse, da tutti gli angoli della Terra, e mai uno straccetto di dio che fosse qui accanto a me. E pensare che ci credevo pure, che mi avevano insegnato a crederci con vuoti atti, con storielle edificanti, con recite, con la preghierina della sera. E com'è possibile credere, dovrei farlo nel salire l'ennesimo Calvario d'una vita? Ne ho saliti tanti, non sarà che l'ultimo. Non avrò altro dio all'infuori di te, e avrei fatto a meno anche di questo. E se ho nominato il tuo nome, è stato, quasi sempre, un intercalare. Spesso neanche malevolo, indifferente sempre. Indifferenze ai tuoi paradisi, ai tuoi inferni; mi son sempre bastati i miei qui nel mondo. Non posso dirti neanche "non mi buttare per questo la croce addosso"; me l'hanno buttata eccome.

Ma mio padre, io lo onoro anche senza i tuoi comandamenti, senza la tua legge. Lo onoro per quel che è stato, per nulla di più e per nulla di meno; onoro il suo tacere e il suo parlare, onoro i suoi sbagli che sono stati anche i miei. Lo sbaglio di credere in troppe cose che si sono accavallate l'una con l'altra, per poi sortir fuori in una melma che è più pesante di questa croce che mi porto addosso. Non onorerò né un bastone, né bacerò una mano. Mio padre non ha mai camminato col bastone e non l'ho mai baciato. Quando gli si è fermato quel cuore malandato che aveva, madre, ho imparato il dolore.

E le feste mi danno noia, come quelle appena finite, con i soliti lustrini, le solite fandonie; i visi dei cavalieri e dei pontefici, le solitudini del mondo trasformate in tragiche gag. Ascolta, se hai orecchi; non le avrei santificate le tue feste neanche se avessi creduto in te. Non sarei stato "solidale", e non sarei stato neanche buono. Ma quante volte hanno scambiato la bontà con l'arrendersi alla menzogna, quante volte; e neanche i bambini dovrebbero essere buoni, dovrebbero essere quelle simpatiche carogne che è giusto che siano. Nella calza dell'ultima Befana ho trovato del carbone che sapeva di rabbia, dei dolci che sapevano di sudore.

E sarei un ladrone. S'immagina un ladro enorme, con delle mani come badili, la barba lunga, le spalle da scaricatore; ma è solo l'accusativo latino di latro, latronis. Latronem. Ladro deriva dal nominativo. Eccola qua, facitore di comandamenti; sul Golgota con la croce, accanto a 'sto poverocristo e a quell'altro che imparerà l'amore, un ultimo pensiero all'origine delle parole. Perché io ho rubato parole, ho rubato versi, ho rubato pensieri. Ma ho cercato di restituirli sempre, e se non l'hanno capito vadano al diavolo. Tanto non esiste neanche lui.

Come si chiamava quel tizio che spargeva il seme per terra, ovvero si tirava delle belle seghe? Onan? Onan il Barbaro? E così è nato l'onanismo, e sempre 'sto seme di mezzo. Grazie a te e ai tuoi colleghi, un umanissimo atto d'amore e di piacere s'è trasformato nel metro della purezza e dell'impurità. Mi domando, se è vero che ci hai creato, perché tu l'abbia fatto. Potevi tenerti gli elefanti, le rane, gli ippopotami, i criceti. Ah già, dimenticavo; saremmo a tua immagine e somiglianza. Dobbiamo riprodurti, insomma. Perpetuarti. Ci entri nelle camere da letto, sui sedili della macchina, in una tenda, ovunque; tanto c'è il libero arbitrio. E che credevi, che non ne approfittassimo?

E non si dovrebbe ammazzare; e ora che mi stanno facendo, eh? Mi stanno portando a fare una gita in collina assieme a questi due compagni di viaggio, uno dei quali si dice tuo "figlio"? Je n'ai jamais tué, jamais violé non plus, y a déjà quelque temps que je ne vole plus...oh scusa, mi canticchio anche Brassens, una canzone che si chiama "Il Miscredente"...e insomma, caro il mio fai-e-disfai, che dici di non ammazzare e poi fai ammazzare milioni di persone nel tuo nome...bella prova, complimenti! Sai, fra un paio di millenni verrà fuori uno che te le canterà 'ste cose, che canterà questa storia. Si stamperà nella mente di molti.

E poi basta, a che serve continuare? Non mi ricordo se abbia mai testimoniato o giurato il falso, ho amato tre donne di cui una mi ha tradito metodicamente, facendo finta sempre di pentirsene; ma era la sua vita e la sua libertà. Non le avevo mai chiesto di pentirsi, però; ogni tanto aveva una specie di crisi mistiche. Tradire. Non mi sarebbe neanche passato per l'anticamera del cervello, se qualche sinedrio d'ogni epoca m'avesse permesso di vivere la mia vita qualsiasi. La roba degli altri l'ho desiderata eccome, altrimenti non avrei fatto il ladro, Anzi, il ladrone. Un ladrone innamorato.

Ma adesso che viene la sera ed il buio, sento un gran male in tutto il corpo. Ma non venitemi a raccontare storie, in questo momento. Ma quale dolore dagli occhi verrebbe tolto con dei chiodi conficcati nelle mani e nei piedi, con le ossa che si spezzano poco a poco, soffocadoti? Madre, quale amore dovrei imparare vedendo me e questi due disgraziati qui accanto che provano le stesse cose? Ma non stare lì a piangere, prendi una spada, falli fuori tutti quanti 'sti pezzi di merda! Vai a chiamare un po' di gente e tiraci giù prima che sia troppo tardi!

Io voglio vivere, lo capisci?
Non voglio diventare un pezzetto d'un vangelo apocrifo, e neanche d'una canzone di Fabrizio de André.

12/2/2015 - 20:04


Esagerato, come sempre, Riccardo. Ma perspicace nell'azione di una lusinga mirata a far risvegliare l'amor proprio del sottoscritto. Niente da fà. Son ben conscio dei miei limiti, ma ovviamente cedo alla lode, umanamente. D'altro canto sono passati oramai svariati mesi da quando volevo tornare a questa mia traduzione per cerchare di correggere certi abbagli che mi sono preso al tempo di stenderla in una giornata d'autunno, praticamente di getto.

Nonostante il fatto che io stesso fosse ritenuto uno dei miei migliori lavori da traduttore di canzoni (che, diciamocelo onestamente, sono ben pochi, visto che non superano una trentina), esaminandolo dopo qualche tempo, ho scoperto non poche mancanze e inesatezze. "L'arrosto" più evidente lo si può trovare nella quarta strofa, dove ho scambiato "i salmi" con "le salme", anche se la visione degli templi "che rigurgitan le spoglie / salme / resti umani" di "schiavi e dei loro padroni" continua ad avvincermi. Ma devo ammetterlo che fu un semplice sbaglio, un errore nella comprensione del testo. Del resto è proprio la quarta strofa che da tempo mi inquieta di più. Lasciando a parte la "litentia poetica" che mi sono preso nel metterci nel suo finale la figura dell'usuraio (nella mia traduzione: "senza finire legati agli altari sgozzati come BESTIAME DAGLI STROZZINI"), non riesco decifrare il significato che De André voleva veramente racchiuderci e mi sono venuti i dubbi sulle interpretazioni che ho scovato per esempio nel libro di Walter Pistarini. Altri due punti deboli del mio testo sono il primo verso dell'ottava strofa, che si potrebbe sostittuire con più chiaro ed esatto: "I kłamstwo odrzucisz, nie świadcząc fałszywie", e il "fatidico" finale del brano, dove uso la parola "uwielbienie" al posto dell'originale "l'amore". Il punto è che "uwielbienie" ha una significato di "ammirazione / adorazione" e forse non corrisponde, o corrisponde solo come un "monco" sinonimo al trascendentale amore inteso dall'autore. Ma al contrario dei falli della quarta strofa, questa timidezza e "minorazione" era in parte intenzionale e consapevole ma sarebbe inutile nascondere certa difficoltà nel trovare la rima non banale alla parola "miłość".

Mi preme più che l'altro il mistero dell'esegesi della quarta strofa. Io personalmente ho letta sempre come un "beffarsi" della facilità di accesso ad un tempio da parte di un ladro, nel senso che uno che fa ladro ci entra come tutti gli altri, mischiandosi ( se vuole) ad una folla fanatica ed eccitata, ma a volte fa la visita agli edifici santi per mestiere, andandoci di notte magari per rubare. Cioè, leggo una certa ironia nelle parole di Fabrizio. Però questa mia interpretazione si scontra con il senso che le da per esempio Walter Pistarini nel suo libro "Il libro del mondo", cito:

"Il contro comandamento, che nella canzone è al quarto posto, allude ai sacrifici compiuti dagli Ebrei sugli altari, spostando però l'attenzione su una "pratica religiosa ridotta a ritualità formale, che esclude coloro che non sono padroni o schiavi, dunque coloro che stanno ai marginai, come criminali" (qua si cita il libro di Paolo Ghezzi " Il Vangelo secondo De André" 2006). Chi non fa parte dell'eletta schiera non è ammesso nei templi..."

Sono d'accordo con la sterile ritualità, ma mi domando, come facevano a distinguere ladri (o altri criminali) nella calca che si spingeva dentro un tempio?

È un grattacapo per te Riccardo, e ti sarei infinitamente grato se tu potessi chiarirmi questo passaggio.

L'ultima cosa. Il corsivo per le frasi iniziali può andar bene (visto altre traduzioni), ma i miei versi non riportano lettera per lettera i commandamenti del decalogo, anche se a suo tempo ho consultato diverse versioni della legge di Mosé. Sono state adattate ai versi della traduzione.
Salud!

Krzysiek Wrona - 16/2/2015 - 01:18


Aoooouh, forse come il mio solito non mi sono spiegato bene, ma secondo me, nella quarta strofa Fabrizio non dice proprio che un ladro non può entrare nel tempio, anzi, dice, ritenendosi alle parole della canzone che ce ne può entrare facilmente. Cioè, dalle partole del testo non si evince tutto quel senso che sia dato dagli folti "spiegazionisti" di questo passaggio. Se io riuscissi a chiarirmi per bene questi versi, potrei magari fornire una traduzione definitiva del pezzo, che sì, è un buon lavoro secondo me, ma non è privo di qualche "slittata" involontaria. Insomma, mi rode proprio la mia l'incertezza riguardo il punto, e credo vivamente, che solo Riccardo fosse unico a poter darmi un parere decisivo nel merito della questione.
Fiduciosissimo
Krzysiosissimo
Saludissimo,
Ciau!

Krzysiek Wrona - 19/2/2015 - 02:10


Sentita solo oggi la versione dei Modena City Ramblers.
Mi dispiace ma non ci siamo.
Sette minuti di compitino ad uso del signor Belotti, con sezione ritmica eroica e perepepè fuori posto.
Faber si sarà rivoltato nella tomba.

Io non sto con Oriana - 13/4/2016 - 17:00


"Il buon ladrone crocifisso" (1883) opera dell'artista Lovis Corinth.

k - 9/5/2016 - 04:26


Finché qualcuno fa propria una canzone con una cover rendendo onore al compositore o al musicista originale, l'artista, non si indispettirà mai né, tantomeno, si rivolterà nella tomba. Dovresti approfondire il significato di cover prima di pensare cose del genere. ^^
A me anche quella dei Modena è piaciuta, hanno reso molto folkeggiante una canzone che volevano onorare; non ci vedo niente di male.

13/7/2016 - 09:07


Mi pare giusto citare l'autore della musica, che è Corrado Castellari, insieme a Michele (cioè Michele Maisano), cantante amico di De André, che decise di non firmare in SIAE il brano. Non tutti sanno che Fabrizio restituì il favore all'amico: collaborò infatti alla stesura di una sua canzone, "Susan dei marinai", senza a sua volta firmarla (anche se lo stile di De André è riconoscibile, leggendo il testo).

Vito Vita - 28/2/2017 - 19:57


I fatti andarono realmente così, però a me risulta che presso la SIAE, la musica sia depositata a firma di De André-Castellari.

Flavio Poltronieri - 1/3/2017 - 10:16


alla faccia di Guccini...
ce l'abbiamo a iosa simili cosi'
;)

5/5/2018 - 01:59



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