Lingua   

Le Grand Coureur

Daniele Sepe


Lingua: Francese


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Chanson à vire della tradizione bretone
[ca. XVII secolo?]

gcLa Chanson à vire è una particolare forma di canzone marinaresca bretone che i marinai intonano per darsi il ritmo quando si trovano a girare (virer) l'argano, o verricello, che sulle navi è detto cabestano. Le Grand Coureur (il titolo completo sarebbe però Le corsaire Le Grand Coureur) è sicuramente una delle più celebri chansons à vire della tradizione bretone di lingua francese, ed è una canzone del tutto particolare: parla, infatti, di una nave corsara che potrebbe essere tranquillamente definita la più sfigata e scalcinata della storia (il tutto contrastante con il suo pomposo nome). Ma nel suo andamento indiavolato e nella storia apparentemente divertente si intravede invece quanto poco fossero romantiche le condizioni a bordo delle navi corsare, protagoniste di un'epopea letteraria e cinematografica che ha riscosso sempre grande successo. Si ignora se sia esistita davvero una nave con questo nome, e se le vicende che la riguardano siano mai avvenute; ma nella canzone traspaiono condizioni di vita disumane, cibo malsano, guerre e lotte inutili, e tante altre cose che ne fanno una "canzone contro la guerra" molto sui generis, ma a mio parere anche molto efficace.

jrnQuesto canto tradizionale fa parte da sempre del repertorio di Daniele Sepe (che la canta in coppia con Auli Kokko), e la inserisco quindi a suo nome in omaggio a questo artista napoletano per il quale, lo riconosco, ho un debole; la versione proviene dall'album Jurnateri. Ricordo però interpretazioni di quasi tutti i gruppi tradizionali marinareschi bretoni, primo fra tutti Les Gaillards d'Avant.
Da dire che, nella versione di Daniele e Auli, entrambi -caso insolito visto la cura e la maestria che mettono nella pronuncia delle quindicimila lingue in cui cantano- sbagliano clamorosamente la pronuncia della parola "gaiement" del ritornello (la pronunciano qualcosa come "jaiment").

(Riccardo Venturi)

Ma sulla questione della pronuncia ecco cosa dice lo stesso Daniele Sepe
Le corsaire Le Grand Coureur
Est un navire de malheur
Quand il s'en va croisière
Pour aller chasser l'Anglais
Le vent, la mer et la guerre
Tournent contre le Français.
Allons les gars gai, gai
Allons les gars gaiement!

Il est parti de Lorient
Avec mer belle et bon vent
Il cinglait babord amure
Naviguant comme un poisson
Un grain tombe sur sa mâture
v'la le corsaire en ponton.
Allons les gars gai, gai
Allons les gars gaiement

Il nous fallut remater
Et bougrement relinguer
Tandis que l'ouvrage avance
On signale par tribord
Un navire d'apparence
A mantelets de sabords.
Allons les gars gai, gai
Allons les gars gaiement!

C'était un Anglais vraiment
A double rangée de dents
Un marchand de mort subite
Mais le Français n'a pas peur
Au lieu de brasser en fuite
Nous le rangeons à l'honneur.
Allons les gars gai, gai
Allons les gars gaiement!

Les boulets pleuvent sur nous
Nous lui rendons coups pour coups
Pendant que la barbe en fume
A nos braves matelots
Dans un gros bouchon de brume
Il nous échappe aussitôt.
Allons les gars gai, gai
Allons les gars gaiement!

Nos prises au bout de six mois
Ont pu se monter à trois
Un navir' plein de patates
Plus qu'à moitié chaviré
Un deuxième de savates
Et le dernier de fumier.
Allons les gars gai, gai
Allons les gars gaiement

Pour nous refaire des combats
Nous avions à nos repas
Des gourganes, du lard rance
Du vinaigre au lieu du vin
Du biscuit pourri d'avance
Et du camphre le matin.
Allons les gars gai, gai
Allons les gars gaiement

Pour finir ce triste sort
Nous venons périr au port
Dans cette affreuse misère
Quand chacun c'est vu perdu
Chacun selon sa manière
S'est sauvé comme il a pu.
Allons les gars gai, gai
Allons les gars gaiement!

Le cap'taine et son second
S'ont sauvé sur un canon
Le maître sur la grande ancre
Le commis dans un bidon
Ah le sacré vilain cancre
Le voleur de rations.
Allons les gars gai, gai
Allons les gars gaiement!

Il eût fallu voir le coq
Et sa cuisine et son croc
Il s'est mis dans un' chaudière
Comme un vilain pot au feu
Il est parti vent arrière
attérit au feu de Dieu.
Allons les gars gai, gai
Allons les gars gaiement!

De notre horrible malheur
Seul le calfat est l'auteur
En tombant de la grand'hune
Dessus le gaillard d'avant
A rebondi dans la cambuse
A crevé le bâtiment.
Allons les gars gai, gai
Allons les gars gaiement!

Si l'histoire du Grand Coureur
A su vous toucher le cœur
Ayez donc belles manières
Et payez-nous largement
Du vin, du rack, de la bière
Et nous serons tous contents.
Allons les gars gai, gai
Allons les gars gaiement!

inviata da Riccardo Venturi




Lingua: Italiano

Versione italiana di Joëlle Iannicelli e Riccardo Venturi (2002)
IL "GRAND COUREUR"

Il Grand Coureur
È una nave pirata sfortunata!
Quando se ne va per mare
A dar la caccia agli Inglesi
Il vento, il mare e la guerra
Cambiano in peggio contro i Francesi.
Andiamo, su, ragazzi, allegri!
Su, ragazzi, allegri!

È partita da Lorient
Col mare calmo e buon vento,
Faceva vela a babordo
Navigando come un pesce
Quando si becca una burrasca
Ed eccola ridotta a un relitto.
Andiamo, su, ragazzi, allegri!
Su, ragazzi, allegri!

Ci è toccato rifar l'alberatura
E lavorar come degli schiavi,
E mentre il lavoro va avanti
Ci segnalano a tribordo
Una nave, all'apparenza
Piena di bocche di cannoni.
Andiamo, su, ragazzi, allegri!
Su, ragazzi, allegri!

Era davvero una nave inglese
Con una doppia fila di cannoni,
Un mercante di morte improvvisa,
Ma i francesi non hanno paura,
E invece di battere in fuga
Ingaggiamo la battaglia.
Andiamo, su, ragazzi, allegri!
Su, ragazzi, allegri!

Le palle ci piovono addosso,
Ma noi gli rendiamo colpo per colpo,
E mentre ai nostri marinai
Fuma la barba per lo sforzo
In un gran banco di nebbia
S'infila e subito ci scappa.
Andiamo, su, ragazzi, allegri!
Su, ragazzi, allegri!

Le nostre prede, in sei mesi,
Ammontano ben a tre:
Una nave carica di patate
Già mezza affondata,
Un'altra di ciabatte
E l'ultima di letame.
Andiamo, su, ragazzi, allegri!
Su, ragazzi, allegri!

Per riprendersi dai combattimenti
Abbiamo come pasto
Una sbobba, del lardo rancido,
Aceto invece di vino,
Del biscotto marcio già da prima
E, il mattino, spirito di canfora.
Andiamo, su, ragazzi, allegri!
Su, ragazzi, allegri!

Per finirla con questa scalogna
Veniamo a morire al porto,
E in questa disgrazia spaventosa
Quando tutti si son visti perduti
Ognuno alla sua maniera
S'è messo in salvo come ha potuto.
Andiamo, su, ragazzi, allegri!
Su, ragazzi, allegri!

Il capitano e il suo aiutante
Si son salvati sopra un cannone,
Il nostromo sulla grande ancora,
Il cambusiere in un bidone,
Ah! Quel gran pezzo di merda,
Quel ladro di razioni.
Andiamo, su, ragazzi, allegri!
Su, ragazzi, allegri!

Avreste dovuto vedere il cuoco,
La sua cucina e i suoi ganci,
S'è infilato in un pentolone
Come un volgare minestrone,
È partito col vento in poppa
Come avesse il fuoco al culo.
Andiamo, su, ragazzi, allegri!
Su, ragazzi, allegri!

Della nostra orribile sfortuna
Solo autore è il calafato:
È caduto dalla coffa
Sopra al castello di prua,
Poi è rimbalzato nella cambusa
Spaccando tutta la travatura.
Andiamo, su, ragazzi, allegri!
Su, ragazzi, allegri!

Se la storia del Grand Coureur
Vi ha saputo toccare il cuore
Siate dunque assai gentili
E dateci in abbondanza
Vino, rack e birra
E saremo tutti contenti.
Andiamo, su, ragazzi, allegri!
Su, ragazzi, allegri!

inviata da Riccardo Venturi




Lingua: Inglese

Versione inglese di Riccardo Venturi
17 agosto 2005
THE PRIVATEER "GRAND COUREUR"

The privateer Grand Coureur
Is a poor, unlucky ship,
When she sets out so bold
To chase the English at sea
Alas! The wind, sea and war
Turn their back to the French.
Come on, boys, come on!
Come on, boys, stay merry!

She sailed out from Lorient
With still sea, and fair winds
That drove her from larboard
Making her sail like a fish.
But there it comes a storm
And, alas! She's made a wreck.
Come on, boys, come on!
Come on, boys, stay merry!

All the masts had we to mend
Working hard like negro slaves,
And as work is still going on
Someone calls from starboard.
Here comes a ship boarding,
And she's full of cannonguns.
Come on, boys, come on!
Come on, boys, stay merry!

It was just an English ship
showing her two rows of guns.
Looked like a true deathmonger,
but the French do not fear her.
So, instead of taking flight,
we'll engage in the fight.
Come on, boys, come on!
Come on, boys, stay merry!

The balls flying o'er our heads,
we repaid 'em one by one,
our brave sailormen's beards
are steaming in the great toil!
Then the English ship it sneaks
in a fog bank and disappears.
Come on, boys, come on!
Come on, boys, stay merry!

Here's what we picked up
in six months roving at sea:
a ship loaded with potatoes
just half-wrecked, as you see,
and another carrying slippers,
and the last loaded with dung.
Come on, boys, come on!
Come on, boys, stay merry!

To recover from the fight
We got a nice meal indeed:
A slop, rancid lard in slices,
Sour vinegar instead of wine,
Mouldy biscuits gone long since,
Camphor brandy for breakfast.
Come on, boys, come on!
Come on, boys, stay merry!

To get rid of our bad fate
We're drawing to the port
To put an end to disgraces
By death, seeing how it'll end.
Everyone of us is trying
to reach safety his own way!
Come on, boys, come on!
Come on, boys, stay merry!

The captain and his adjutant
Clinging to a floating gun,
The boatswain to the big anchor,
The storekeeper to a barrel,
That bloody old motherfucker!
He always stole our allowance.
Come on, boys, come on!
Come on, boys, stay merry!

Behold now the ship's cook
With his kitchen and his hooks,
How he's hidden in a big pot
just like stale bread soup,
sailing away with the wind
as if pursued by the hell fire.
Come on, boys, come on!
Come on, boys, stay merry!

All our bad luck, I tell ye,
is the caulker's fault, you see:
he fell down from the maintop
on to th' slippery stemdeck,
bounced back down the caboose
and the girders he did break.
Come on, boys, come on!
Come on, boys, stay merry!

If the story of Grand Coureur
your heart it did move to weep
be so kind as to repay us
by your gratefulness so deep!
Give us wine, brandy and beer
and we'll drink your health to keep!
Come on, boys, come on!
Come on, boys, stay merry!

17/8/2005 - 18:44




Lingua: Polacco

Versione polacca dei Cztery Refy, dal sito di Jacopo "Laverdure":
http://www.ordet.it (Sezione "Earworms")
WIELKI KORSARZ GRAND COUREUR

Wielki korsarz "Grand Coureur"
to był okręt krwawych łez.
Kiedyśmy na morze szli,
żeby tam Anglików bić,
Zdrajca morze, nawet wiatr
obrócił się przeciwko nam.
Razem chłopcy, hej! Wesoło, chłopcy, hej!
Razem chłopcy, hej! Wesoło, chłopcy, hej!

Wypłynęliśmy z L'Orient,
gładka fala, świeży wiatr.
Jeszcze bracie widać ląd,
a już gnają nas do pomp.
Pierwszy podmuch złamał maszt,
bo zgniły był cholerny wrak.
Razem chłopcy, hej! Wesoło, chłopcy, hej!
Razem chłopcy, hej! Wesoło, chłopcy, hej!

Nową stengę cieśla dał,
trzeba zapleść kilka want.
A tu znów cholerny bal,
burtą stanąć trza do fal.
Hej tam! Ster prawo na burt!
Odpalić mi ze wszystkich rur!
Razem chłopcy, hej! Wesoło, chłopcy, hej!
Razem chłopcy, hej! Wesoło, chłopcy, hej!

Angol bardzo blisko był,
lufy w rzędach miał jak kły,
Niósł po morzach nagłą śmierć,
ale Francuz nie bał się.
Hej tam! Ster prawo na burt!
Odpalić mi ze wszystkich rur!
Razem chłopcy, hej! Wesoło, chłopcy, hej!
Razem chłopcy, hej! Wesoło, chłopcy, hej!

On kulami pluł nam w nos,
a my w niego cios za cios.
Hej, abordaż! Wczepiaj hak!
Zaraz Angol będzie nasz!
A tu gruby korek mgły Angola
nam na zawsze skrył.
Razem chłopcy, hej! Wesoło, chłopcy, hej!
Razem chłopcy, hej! Wesoło, chłopcy, hej!

Tak minęło dwieście dni,
zdobyliśmy pryzy trzy:
Pierwszy - wpół przegniły wrak,
drugi - kapeć tyleż wart,
Trzeci - hulk, co woził gnój,
z nim był też cholerny bój.
Razem chłopcy, hej! Wesoło, chłopcy, hej!
Razem chłopcy, hej! Wesoło, chłopcy, hej!

Żeby nikt nie opadł z sił,
doskonały prowiant był:
Żyły i zjełczały łój,
zamiast wina - octu słój.
Suchar stary, ale był,
choć w każdym robak biały żył.
Razem chłopcy, hej! Wesoło, chłopcy, hej!
Razem chłopcy, hej! Wesoło, chłopcy, hej!

Srogo los po rufach lał,
w porcie przyjdzie zdychać nam.
Dwieście dni i pusty trzos,
pieski rejs, parszywy los.
Każdy zgubę widzi już i
każdy szuka wyjścia dróg.
Razem chłopcy, hej! Wesoło, chłopcy, hej!
Razem chłopcy, hej! Wesoło, chłopcy, hej!

Szyper jedną z armat wziął,
skoczył z nią w przepastną toń.
Bosman ruszył w jego ślad,
dzierżąc się kotwicy łap.
Ochmistrz, w wielkiej kłótni drań,
pijany leń i złodziej dań.
Razem chłopcy, hej! Wesoło, chłopcy, hej!
Razem chłopcy, hej! Wesoło, chłopcy, hej!

Jaja były, kiedy kuk
łyżką od śmierdzących zup
Sam do kotła wcisnął się,
pierwszy raz był w kotle wieprz.
I odpłynął z wiatrem gdzieś,
a niech go porwie piekła brzeg!
Razem chłopcy, hej! Wesoło, chłopcy, hej!
Razem chłopcy, hej! Wesoło, chłopcy, hej!

Nawet autor pieśni tej
ze zgryzoty skoczył z rej.
Huknął o kuchenny blat,
prosto do kubryku wpadł.
No a skutek taki był,
że okręt rozbił w drobny pył!
Razem chłopcy, hej! Wesoło, chłopcy, hej!
Razem chłopcy, hej! Wesoło, chłopcy, hej!

Jeśli tej historii treść
poruszyła kilka serc,
Dobrych manier nie brak wam,
Hej, postawcie wina dzban!
Bo gdy się śpiewa, w gardle schnie,
no a z wyschniętym gardłem źle.
Pijmy chłopcy, hej! Wesoło chłopcy, hej!
Razem chłopcy, hej! Wesoło chłopcy, hej!

inviata da Riccardo Venturi - 17/8/2005 - 16:45


E si, la questione della pronuncia del Grand Coureur mi riporta alle questioni di pronuncia riguardanti Vite Perdite e guarda caso anche li la questione è G dura o G molle. Io sono abituato a dare per buono quello che sento anche se va contro la logica, e a Nantes, dove ho sentito per la prima volta questa bella canzone in una cantina abitata da simpatici vecchietti pescatori, pronunciavano inequivocabilmente jaiment, e allora secondo me le successive registrazioni del brano risentono di una correzione "unificante" al francese moderno. Così è la storiella...
(Daniele Sepe)

Oh, allora può benissimo darsi che a Nantes/Naoned (stupenda città, tra le altre cose) una pronuncia locale voglia che si dica "jaiment" (ma escludo qui un'influenza bretone: nel bretone il suono "j" alla francese è presente...solo in parole prese di peso dal francese, e non è autoctono). Ad ogni modo, quel che conta veramente è che la canzone sia stata eseguita da voi in un modo favoloso; tuttora, quando me la canticchio (e sono un "fredonneur fou") ho fissa in testa la vostra versione. [RV]

19/8/2007 - 12:20


Ue', Danie', ripensaci! (No More Blogs)

Ohimé, proprio oggi, con molto ritardo, abbiamo appreso che Daniele Sepe, alias MisterGo, ha deciso di chiudere il suo blog per passare, [CENSURA], a quell'emèrdita strunzata di Facebook.

Da antifacebucchiani di provata fede qual siamo, rivolgiamo a Daniele un invito a ripensarci; e, per farlo, abbiamo addirittura scomodato lo spirito di Phil Ochs. Appositamente contattato & evocato tramite Adrienne & Danielle the Witches, il grande Phil, evidentemente anche lui assai contrariato dell'avvenimento, ci ha inviato una nuova versione del suo capolavoro, No More Songs, composta per far desistere Daniele dal suo intento ed a farlo ritornare fra noi blogghisti duri e puri. Eccola:

NO MORE BLOGS
To Daniele S. by the late Phil Ochs, with love and sorrow.

Hello, hello, hello
Daniele, are you home?
I’ve only called to say I’m sorry.
Don't like your new look,
I shit on Facebook,
so please, c'mon, come back to your blog.


Once I knew a Web
'Twas a flower in a flame
I loved it with news and forums,
Now the ashes of the dream
can be found in Google archives
and it seems that there are no more blogs.

Once I knew a sage,
played sax upon the stage
he told about the world in his blog.
Now he, in Zuckerberg's tip
clicks on "Request Friendship"
and it seems that there are no more blogs.

The rebels they were there
no fashion could they share,
they told me they'd never start daaaaftgoooing
Then all to my full rage
they built up their nice page
And it seems that there are no more blogs.

Daniele tell me why
you made up to say goodbye,
another cute blog is dying.
Such decision you took:
to pass to Facebook.
And it seems that there's no more your blog.

Hello, hello, hello
Daniele, are you home?
I’ve only called to say I’m sorry.
Don't like your new look,
I shit on Facebook,
so please, c'mon, come back to your blog.

For it seems that there are no more blogs.
And your face is better than false books.

CCG/AWS Staff - 24/4/2009 - 18:40


A proposito di facebook e altre avariate amenità, una bellissima vignetta di Joe Heller sulla Green Bay Press Gazette, ripresa da Internazionale n.792/2009...

facebook


"Ho un blog, dei video su YouTube, un profilo su Facebook e uno su MySpace, e grazie a Twitter posso tenere tutti aggiornati su quello che faccio"

"E cos'è che fai?"

"L'ho appena detto..."

Alessandro - 26/4/2009 - 16:39


Ovvia, ma icchè v'ha fatto facebook di male??

Leti - 11/6/2009 - 17:31


E a te, Leti, cosa t'ha fatto di bene?....

Riccardo Venturi - 12/6/2009 - 18:49


E l'ultima minch_ata della canzone di Sepe contro il Savianesimo??!
A Daniè .. il tuo cervello se n'è andato a spasso?
Mi sà che sei veramente INVIDIOSO..
USA LA TESTA!!!!!!!

(Mario ex-Sepista)

Sul Manifesto del 6 giugno scorso c'è una lettera di Sepe in merito, che per quanto mi riguarda trovo pienamente condivisibile.
(kd)

15/6/2010 - 01:47


3/9/2010 - 20:43


Cari Amici, credo che abbia il diritto di essere citata anche l'interpretazione di Gilles Servat presente in questo raro LP Noroit, registrato dal vivo "Au Pecheur" di Port Tudy sull'Isola di Groix durante gli anni 70,

la sesta e la settima strofa sono invertite e ci sono delle piccole varianti nel testo, la più significativa è però all'inizio:

...Pour aller chasser Saxons
Le vent, la mer et la guerre
Tournent contre les Bretons....


Flavio Poltronieri - 5/4/2014 - 18:36


Nello stesso disco che ho citato qui sopra è presente anche una irresistibile canzone tradizionale marinaresca cantata dall'amico bretone Serge Kerguiduff dal titolo "Complainte du gars Mathurin" che certo dovrebbe piacere a Riccardo e non solo... La si può ascoltare qui:

KLOZ EN DOUET - SERGE KERGUIDUFF - YouTube

e il testo recita:

Il était sur la mer farouche
Un navire et quinze matelots
Qui sans aucune provision de bouche
Se trouvaient perdus sur les flots

Ils tirèrent à la courte-paille
Et se bouffèrent mutuellement
C' fut Mathurin qui, de la courte paille
S' trouva seul le dernier vivant

Quand de ses quatorze camarades
Il eut achevé le repas
Il s' trouva l'estomac malade
Car les treize autres ne passaient pas !

Alors il s' fit tatouer sur le ventre
Le nom des quatorze malheureux
Avec dessus une croix au centre
Ces mots touchants "Priez pour eux"

Quand Mathurin revint en France
-Il a pas eu de chance en plus-
Aux veuves des quatorze disparus
Il alla leur faire voir sa panse
En disant "Et v'là l' tombeau de ton mari"

À ces mots les quatorze commères
Sur lui tombèrent à genoux
En versant des larmes amères
Sur la tombe de leur époux

Tout ensemble elles lui fit faire
Un petit entourage de buis
C' qui gêne Mathurin dans c' t-affaire
C'est qu' ça lui chatouille le nombril

Sur cette vénérée bedaine
Elles apportèrent des pots de fleurs
Du romarin, de la verveine
Et des petits pois de senteur

Mathurin dit à ces commères
"Des couronnes vous pouvez apporter
Ça me gênera en aucunes manières
Y a un clou pour les accrocher

Apportez des fleurs naturelles
Elles se conserveront même l'été
Pour les arroser j' vous rappelle
Que le service d'eau est à côté "

Une des veuves nommée Catherine
En souvenir de l'époux regretté
Fit tatouer à l'encre de Chine
Un petit mausolée de l'autre côté

Depuis c' temps Mathurin vit fort sage
S'il bouge encore c'est pour montrer
"Là pour vous repose tout l'équipage"
Il doit tout l' temps s' déculotter

Flavio Poltronieri - 18/12/2015 - 21:28



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