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Che cosa vogliamo

anonimo


Lingua: Italiano



Registrazione di Cesare Bermani, Lumellogno, Novara, 1964. Canta Fenisia Baldini.

(Dalla "Musica dell'Altraitalia")
Noi siam da secoli calpesti e derisi,
perché noi siam pecore perché siam divisi;
ma il giorno si appressa, faremo l'unione:
allora i padroni avran da pensar.

Giuriam, giuriam,
padron non ne vogliam!
Vogliamo la pace, la scienza e il lavoro,
la grande famiglia dell'umanità.
Non più vagabondi che sfruttin coll'oro;
la razza dei ladri dispersa sarà.

Vogliam che la terra sia patria di tutti,
che chi la lavora raccolga i suoi frutti.
E noi dai signori siam sempre sfruttati,
ci han sempre rubato il nostro sudor.

Giuriam, giuriam,
padron non ne vogliam!
Vogliamo la pace, la scienza e il lavoro,
la grande famiglia dell'umanità.
Non più vagabondi che sfruttin coll'oro;
la razza dei ladri dispersa sarà.

inviata da Riccardo Venturi


[fine 800, inizio 900]
Parole d’attribuzione incerta, forse di Eusebio Bordel-Marchetti, socialista e sindacalista piemontese.
Sull’aria del “Canto degli italiani” di Goffredo Mameli (1847).

Una canzone di ambiente socialista che è un’aperta derisione e revisione del nostro retoricissimo e pomposissimo (e pure brutto) inno nazionale “Fratelli d’Italia”.
Canto il cui testo è riportato nel volume “Canzoniere sociale illustrato: raccolta di canti popolari e cenni biografici dei più noti organizzatori, propagandisti”, a cura di Arturo Frizzi, pubblicato a Mantova nel 1907. Verrebbe lì attribuito a tal Eusebio Bordel-Marchetti, socialista e sindacalista, fondatore nel 1901 e poi segretario della Federazione Nazionale Lavoratori del Legno & Affini, oggi FILLEA-CGIL. Meglio comunque continuare ad attribuirla ad anonimo, sia per l’unicità della fonte che per la mancanza di più precise informazioni sul suo presunto autore.

Bernart Bartleby - 2/1/2014 - 14:55


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