Lingua   

'A Flobert

Gruppo Operaio E Zézi


Lingua: Napoletano

Scarica / ascolta

Loading...

Guarda il video

Loading...

Ti può interessare anche...

Capipallisti
(Gruppo Operaio E Zézi)
Naufragio a Milano
(Paolo Conte)
Gi-Sette: Zimbre e capretti
(Gruppo Operaio E Zézi)


[1975]
Scritta dal Gruppo Operaio "E Zézi" di Pomigliano d'Arco
Written by the Workers' Band "E Zézi" of Pomigliano d'Arco
Écrite par le Groupe Ouvrier "E Zézi" de Pomigliano d'Arco
Album: Tammurriata dell'Alfasud

flobert


" Ci vorrebbero morti. Vorrebbero vedere morti gli operai, i precari e tutta l’Alfasud, i disoccupati e i cuozzi. Vorrebbero vedere morti, e seppelliti, una volta per sempre, tutti i poveri maronna. Utili e inutili. I verniciatori, i fabbri, gli imbianchini, i falegnami, i cottimisti, i part-taim, le colf e le maestrine. E pure ’e mpagliasegge, ’e collcenter, i commessi, i facchini, i camerieri, i contadini, i portantini, ’e guardiamachine, chille ca cogliono ’e patane e chille ca te portano ’a pizza nfino â casa. Vulessero verè muorte ’e zingare, ’e nire, ’e gialle, e, primm’e tutto, ’e russe. Vulessero appiccià ’e case, ’e ciardine, ’e rullotte, ’e baracche (e pure ’e cucce de’ cani) di tutti i rom, gli immigrati, i senza tetto, i senza soldi, i senza niente. Come hanno ucciso l’Italsider, come hanno riempito di merda e rifiuti tossici la campagna e i quartieri, come hanno baciato la camorra, come ne sono stati baciati e ripagati. Come hanno inquinato le teste con piccoli e grandi fratelli, amici, markette, otto e mezzo, quiz, lotterie, cantagiro e porte aperte. Come hanno ucciso la storia, la geografia e la grammatica italiana. Come hanno condonato tutto l’abuso, il pertuso, le ville, l’evasionefiscale, ’acorruzione, ’ofalsoinbilancio, asoretaemmammeta, ilfurtocondestrezza, larapina, l’usura, Genova, la Diaz e Bolzaneto, iprestitibancari. Con la stessa velocità e malvagità, ci vorrebbero tutti morti. E quindi tutti muti. Senza musica e senza voce, senza ricordo e senza allegria. Senza vino e scarze ’a formaggio. Ma nuie l’avimme schiatta ncuorpe! So’ loro c’hanna murì. ’E Zezi, dal 1975, fanno ’o survival! E campano n’ati cient’anne, cu tutt’e cumpagnielli ca sonano e abballano pe’ cagnà stu munno ’e cammurriste, finanzisti, monopolisti, modisti, banchisti, mpriestatoristi, fascisti, giurnalisti vendutisti, americanisti, vaticanisti, antiscientisti e creazionisti, moggisti, vannamarchisti, siliconisti, opposizionisti moderatisti, margheritisti, polizziottisti, guerrapreventivisti, yottisti, leghisti, schifanisti e arcoristi (ma ’o culo a chi ’o riste?). ’E Zezi No Zoza cantano nuovo e vecchio, abbasta ca è contra ’a munnezza, abbasta ca accumpagna ’a vita e s’arraggia cu ’a morta, sempre. Se ne’ que un debut, continuon le tammurriat! " - Gruppo Operaio E Zézi

11 aprile 1975. Flobert, un'esplosione e dodici operai, tutti giovani, morti.
di Sara Picardo

11 aprile 1975. Passata ora di pranzo. A Sant'Anastasia, in provincia di Napoli, si sente un boato. La fabbrica Flobert, che produce proiettili d’arma giocattolo e fuochi d’artificio, è esplosa. Dodici le vittime, tutte giovani. I capannoni erano situati in contrada Romani, alle pendici del Monte Somma, nel vesuviano. Sono tanti ad accorrere sul luogo della sciagura. Molti temono per la vita dei propri cari. “Nun se capette 'niente”, dirà Ciro Liguoro, uno dei sopravvissuti. E niente si capirà per molto tempo ancora.

Era un venerdì come tanti. Al lavoro quel giorno si trovavano sessanta persone, molte donne, più remissive, con le mani più piccole degli uomini e dunque più adatte ad inserire polvere da sparo nei proiettili di gomma. Nel reparto dove scoppia la scintilla che causerà la deflagrazione si trovano tredici operai, maschi, e circa 200mila cartucce, che per mesi verranno ritrovate per le vie del paese dai bambini che si divertivano a farle scoppiare. Dodici di loro muoiono sul colpo, solo uno si salva per miracolo. Cinque donne e cinque uomini subiranno gravi ferite. Pezzi dei loro corpi appaiono a 100 metri di distanza, di uno non si ritroverà nemmeno più il corpo. Due cadaveri carbonizzati verranno trovati dai primi soccorritori aggrappati a una rete, nel vano tentativo di scappare.

Venivano tutti da paesi confinanti: Sant'Anastasia, Somma Vesuviana, Pollena Trocchia, Pomigliano D'Arco, Cercola, San Sebastiano al Vesuvio, Portici. Si conoscevano tutti: Giuseppe Mosca, 20 anni, Antonio Tramontano, 21 anni, Giuseppe Sorrentino, 22 anni, Antonio Savarese, 23 anni, Mariano Barra, 24 anni, Giovanni Esposito, 25 anni, Antonio Frasca, 25 anni, Michele Allocca, 32 anni, Michele Esposito, 34 anni, Giovanni Caruso, 35 anni, Giovanni Cerciello, 39 anni, Vincenzo Florio, 42 anni.

Dieci degli operai scomparsi avevano iniziato a lavorare solo due settimane prima. Molte delle 60 persone presenti lavoravano in nero in capannoni di legno e lamiera, privi delle più basilari norme di sicurezza. Alcuni degli operai risulteranno assunti solo 5 giorni prima dell'incidente. All'inizio si pensa che a far scattare la scintilla sia stata una cicca di sigaretta lasciata cadere da un operaio. Non è così: le inchieste successive ipotizzeranno che la causa siano alcune sostanze proibite contenute nella miscela utilizzata durante la lavorazione.

“Il padrone ci aveva chiamato negli uffici pochi giorni prima per dirci che avevamo il posto di lavoro, eravamo tutti giovani e contenti. Però, ci disse, c'è una cosa – racconta Liguori in un documentario dal titolo A' Flobert (ma pecchè per faticà pure a morte amm’affruntà) di M. Gibo Gibertini del gruppo Le Nacchere Rosse – una cosa da niente, disse. Dovete costruire dei proiettili per le pistole Flobert. Però ci assicurò che non c'era nessun problema". Pochi giorni dopo lo scoppio non c'era più nulla. Solo silenzio. Odore di morte. I funerali si tennero nella Casa del Pellegrino all’interno del Santuario della Madonna dell’Arco. Tanti gli operai presenti. I pianti dei familiari delle vittime riempiono l'aria. Dei camion militari trasporteranno le dodici bare al cimitero del paese, dove tutt'ora si trova una lapide, ormai logora e vecchia, con su scritto: Pagarono con la vita il pane, la pietà del popolo li volle qui riuniti.

ezeziUna donna, che allora era poco più di una bambina e lavorava già nella fabbrica, racconta che il proprietario è morto di vecchiaia. Lei si chiama Immacolata Russo e per puro caso fu sostituita da un giovane di cui non ha mai saputo il nome, che morirà al suo posto. Imma racconterà anni dopo, in una bella intervista a Girolamo De Simone, quale era il suo lavoro: “Preparavo gli ‘scatolini’, quelli con le munizioni per le armi giocattolo. La caposquadra si chiamava Rosa, mi chiese 'vuoi andare sulla macchina dei guagliuni?', cioè dove lavoravano i maschi, ma io le dissi che non sapevo usare le macchine, che non le avevo mai viste..., ma lei ribadì 'tu non devi fare niente, devi solo guardare'... Li metteva a lavorare così, senza preparazione. Erano quasi tutti nuovi quelli che morirono. Il padrone mi pagava milleduecento lire al giorno. A me doveva dare ventimila lire al mese, perché ero l’ultima arrivata, ma agli altri dava qualcosa in più".

"Lui si chiamava Emanuele, era di Cercola - prosegue il racconto di Immacolata. È morto di vecchiaia. A volte non ci pagava neppure: faceva freddo, ci dava il panettone di Natale e non ci dava i soldi. E noi come e puverelle là fora, ce mureveme e friddo e chillo nun ce vuleva dà i soldi... Non ci teneva a posto, ma so che lui voleva farlo, perché la fabbrica si era ingrandita. Ma poi scoppiò e basta. Finì tutto. Fui nella stanza tutta la mattina, fino all’ora di pranzo, quando andammo a mangiare. Al ritorno il mio posto fu preso da un giovane, ed io ebbi il tempo di tornare nel capannone, sedermi e poi... scoppiò tutto. Scappavano, urlavano, c’era chi sveniva, c’era anche una donna incinta di Pomigliano, che venne meno, cadde a terra e poi non si capì nulla, una tragedia. Ricordo anche un ragazzo di diciotto anni, stava portando tra le mani una bacinella con la polvere da sparo: fece una lampa. Se non sono morta allora, non morirò più: dovevo morire io al posto di quel giovane, ma non c’era una fossa per me. Io me ne andai, lui si mise al posto mio, e morì: non so nemmeno il suo nome. Sono passati trent’anni, ma non ne conosco ancora il nome”.

Era l'11 aprile del 1975. Ad ottobre dello stesso anno gli E-Zezi, gruppo operaio di Pomigliano canterà alla Festa dell'Unità una canzone rimasta indelebile nella memoria, A' Flobert, conosciuta però come Sant'Anastasia. Un canto di morte e memoria. Un pianto sulle tombe di quei dodici operai, brandelli di corpi riuniti in un unico “tavuto”, una lapide posta sulle migliaia di vittime del lavoro che ogni anno fanno vergognare il nostro paese, ma non i responsabili di tanta tragedia.
Viernarì unnice aprile
'a Sant'Anastasia
n'u tratto 'nu rummore
sentiett' 'e ch' paura.

Je ascevo 'a faticà
manc'a forza 'e cammenà
p'à via addumandà:
'sta botta che sarrà.

'A Massaria 'e Rumano
'na fabbrica è scuppiata
e 'a ggente ca fujeva
e ll'ate ca chiagneva.

Chi jeva e chi turnava
p'à paura e ll'ati botte
ma arrivato 'nnanz' 'o canciello
Maronn' e ch' maciello!

Din't vuliette trasì
me sentiette 'e svenì
'nterr' 'na capa steva
e 'o cuorpo nn' 'o teneva.

Cammino e ch' tristezza
m'avoto e ncopp' 'a rezza
dduje pover' operaje
cu 'e carne tutt'abbruciat'.

Quann' arrivano 'e pariente
'e chilli puverielle
chiagnevano disperati
pè 'lloro figlie perdute.

«'O figlio mio addò stà
aiutateme a cercà
facitelo pe pietà
pe fforza ccà adda stà».

«Signò, nun alluccate
ca forse s'è salvato»
e 'a mamma se va avvutà
sott' 'a terra 'o vede piglià.

So' state duricie 'e muorte
p'è famiglie e ch' scunfuorto
ma uno nun s'è trovato,
povera mamma scunzulata.

Sò arrivat' 'e tavute
e 'a chiesa simmo jute
p'ò l'urdemo saluto
p'e cumpagne sfurtunate.

P'e mmane nuje pigliamm'
tutti 'sti telegramm'
so' lettere 'e condoglianze
mannate pè crianza.

Atterrà l'ajmm' accumpagnat'
cu a rraggiaria 'ncuorpo
e 'ncopp' 'a chisti muort'
giurammo ll'ata pavà...

E chi va 'a faticà
pur' 'a morte addà affruntà
murimm' 'a uno 'a uno
p'e colpa 'e 'sti padrune.

A chi ajmma aspettà
sti padrune a' cundannà
ca ce fanno faticà
cu 'o pericolo 'e schiattà.

Sta ggente senza core
cu 'a bandiera tricolore
cerca d'arriparà
tutt' 'e sbaglie ca fà.

Ma vuje nun'ò sapite
qual'è 'o dolore nuoste
cummigliate cu 'o tricolore
'sti durici lavoratori.

Ma nuje l'ajmm' capito
cagnamm' 'sti culuri
pigliammo a sti padrune
e mannammel' 'affanculo.

E cu 'a disperazion'
'sti fascisti e 'sti padrune
facimmo nu muntone,
nu grand' fucarone.

Cert' chisto è 'o mumento
e 'o mumento 'e cagnà
e 'a guida nostra è grossa
è 'a bandiera rossa.

Compagni pè luttà
nun s'adda avè pietà
me chesta è 'a verità
'o comunismo è 'a libertà.

inviata da giorgio - 13/8/2009 - 09:32




Lingua: Italiano

Versione italiana

In Rete, non un'immagine delle dodici vittime della strage della Flobert di Sant'Anastasia. Affissi alla cancellata del cimitero comunale di Sant'Anastasia, l'11 aprile 2012, trentasettesimo anniversario della strage di lavoratori, i loro ritratti. Dal filmato YouReporter riportato in questa pagina, abbiamo effettuato alcuni fermi immagine perché i volti di quelle persone non scompaiano più. Non sono immagini di buona qualità; la qualità della loro vita e della loro morte è stata ben peggiore. [CCG/AWS Staff]

Giuseppe Mosca, 20 anni
Antonio Tramontano, 21 anni
Giuseppe Sorrentino, 22 anni
Antonio Savarese, 23 anni
Mariano Barra, 24 anni
Giovanni Esposito, 25 anni
Antonio Frasca, 25 anni
Michele Allocca, 32 anni
Michele Esposito, 34 anni
Giovanni Caruso, 35 anni,
Giovanni Cerciello, 39 anni
Vincenzo Florio, 42 anni.


flobert primiquattroflobert altridue



flobert setteottoflobert novedieci



flobert ultimidue

LA FLOBERT

Venerdì undici aprile
a Sant'Anastasia
ad un tratto un rumore
udii, e che paura

Uscivo da lavorare
neanche la forza di camminare
chiesi per strada
'sta esplosione che mai sarà

A Masseria ai Romani
una fabbrica è esplosa
Gente che fuggiva
altra che piangeva

Chi andava e ritornava
per paura di altre esplosioni
ma arrivato davanti il cancello,
Madonna, che macello

Volli entrare
e mi sentii svenire
a terra stava una testa
senza il corpo

Cammino e che tristezza
mi giro e sulla rete
vedo due operai
con le carni carbonizzate.

Nel frattempo arrivano i parenti
e quei poveretti
piangevano disperati
i loro figli perduti.

«Dove si trova mio figlio?
aiutatemi a cercarlo,
fatelo per pietà
di certo dev'essere qui ».

«Signora, non gridi
che forse s'è salvato»
La mamma si gira
e vede che lo raccolgono da terra…

Dodici sono stati i morti
Che sconforto per le famiglie
Ma uno non si è trovato,
povera mamma senza conforto.

Sono arrivate le bare
e siamo andati in chiesa
per l'ultimo saluto
ai poveri compagni sfortunati

Fra le mani abbiamo avuto
tutti i telegrammi
Sono lettere di cordoglio
spedite per buona educazione.

Li abbiamo invece seppelliti
con la rabbia in corpo
e su questi morti
abbiamo giurato la dovete pagare

Ché chi va a lavorare
deve affrontare pure la morte
Moriamo un po' alla volta
per colpa di questi padroni.

Che altro dobbiamo attendere
per condannare 'sti signori
che ci fanno lavorare
col rischio di morire?

Queste persone senza cuore
cercano di nascondere
tutti gli errori che compiono
sotto una bandiera tricolore!

Ma voi non lo capite
cos'è il dolore nostro
coprite col tricolore
questi dodici lavoratori!

Ma noi abbiamo preso coscienza:
Cambiamo questi colori!
Prendiamo questi padroni
e mandiamoli 'affanculo.

E per la disperazione,
di questi fascisti e questi padroni
facciamone un bel mucchio
e un bel gran falò.

Certo questo è il momento,
il momento di cambiare
e la guida nostra è grossa
è la bandiera rossa.

Compagni per lottare
non bisogna aver pietà
e questa è la verità:
il comunismo è la libertà.

inviata da giorgio - 13/8/2009 - 10:54




Lingua: Inglese

English Translation by Riccardo Venturi
March 12, 2013

On April 11, 1975, twelve young workers from the “Flobert” of Sant'Anastasìa, near Naples, were blown up in a terrible explosion that destroyed a whole part of the plant where ammunitions for toy guns were produced; it was then established that the plant had no serious and effective safety measures, and that it also had a clandestine (and illegal) production of true guns and fireworks. Some of the twelve victims had been working there only a couple of weeks and had received no real instruction for that most dangerous activity. It was at that time the deadliest massacre on workplace ever happened in Italy; no one paid for it. In the same year, the “Gruppo Operaio E Zézi”, a folk music band created in the Alfa Romeo car plant of Pomigliano d'Arco (one of the biggest industrial plants in southern Italy, located very close to Sant'Anastasìa) and exclusively formed by workers, wrote this poignant song in the Neapolitan language, dedicated to the Flobert massacre, and played it for the first time at the “Festa dell'Unità”, the yearly popular rally then organized by the Communist newspaper. This song has become a symbol for the thousands of workers dying every day on workplace. Had not been for it, the Flobert massacre would be forgotten. [RV]
THE "FLOBERT"

On Friday 11 April
in Sant'Anastasìa
I suddenly heard a boom
and I was caught by fear

I just had finished working,
couldn't even walk on my legs,
I asked in the street,
What the heck is this boom?

In Masseria Romano
a plant has gone off,
there were people running away
and others shedding tears

Some came in, some came out
for fear of other explosions
but when I came to the gate,
my god, I saw a dreadful massacre

I decided to get inside
and I nearly fainted:
I saw a head on the ground
with no body attached to

I walked in deep sadness,
I turned, and on the fencing
I saw two workers
who were burnt to death.

Then their families arrived
and all those poor people
wept and cried in despair
for their lost sons.

“Where is my son?
Please help me find him,
help me for mercy's sake,
he sure must be there”.

“Please madam don't cry,
maybe he's survived”,
but then his mom turns and sees him
as he's picked up from the ground...

Twelve were the victims,
their families are desperate.
But one couldn't be found,
his mom can't find comfort.

The coffins were brought in
and we went to the church
to give our last greeting
to our poor unlucky comrades

We were handed
all the telegrams
and letters of condolence
sent with courtesy.

But we buried them
with a deep wrath inside our hearts,
and we swore on these dead
that you have to pay for them.

For them who go to work
and even have to face death,
we are dying day by day
and blame is on the masters.

How much time shall we wait
to see these gentlemen in jail,
those who make us work
with constant risk of dying?

These heartless persons
are now trying to hide
all the mistakes they make
under an Italian flag!

But you don't understand
all the pain we feel inside
and cover with your flags
these twelve workers!

But we did become aware:
let's chage these colors!
Let's take these masters
and let's fuck them off!

And in all our despair
let's take fascists and masters,
let's put them in a heap
and burn them in fire!

Sure the time has come
to change everything,
we have great guidance,
it is the red flag.

Comrades, in this struggle
we shall have no mercy,
and this is the truth:
Communism is liberty.

12/3/2013 - 15:02




Lingua: Spagnolo

Traducción al castellano por Lucia F.
12.3.2013

El día onze de abril de 1975, doce jóvenes trabajadores de la fábrica “Flobert” de Santa Anastasía, cerca de Nápoles, quedaron víctimas de una terrible explosión que destruyo una parte de la instalación donde se producían municiones para armas juguete; se halló sin embargo que la fábrica no aplicaba ninguna mesura seria y eficaz de prevención y seguridad, y que también producía clandestina y ilegalmente armas verdaderas y fuegos artificiales. Algunas de las doce víctimas trabajaban apenas desde dos semanas y no se les había dado ninguna instrucción para aquella actividad peligrosísima. Fue, a la época, la masacre laboral más grave que se hubiera producido en Italia, y nadie pagó por ella. En el mismo año, el “Grupo Obrero E Zézi”, una banda musical folklórica que se había formado en el mayor complejo industrial de Italia del sur, la Alfa Romeo de Pomigliano d'Arco (muy cerca de Santa Anastasía), y que estaba constituida exclusivamente por obreros, compuso esta impresionante canción en el idioma napolitano, dedicándola a la masacre de la Flobert y ejecutándola por la primera vez en la “Fiesta de Unità”, la fiesta anual organizada a la época por el jornal del Partido Comunista Italiano. La canción ha llegado a ser un símbolo para los millares de trabajadores que mueren cada año en accidentes laborales. La masacre de la “Flobert” tal vez quedara olvidada sin esta canción. [RV]
LA “FLOBERT”

Viernes onze de abril
en Santa Anastasía
yo oí de repente
la espantosa explosión

Salía de mi trabajo
no tenía fuerza de andar
y pregunté por la calle,
¿qué es esta explosión?

En la Masseria Romano
una fábrica explotó,
había gente escapando
y otra llorando.

Unos iban y otros volvían
por miedo de otras explosiones
y cuando llegué a la entrada
vi toda la matanza.

Porfin me decidí a entrar
y sentí desmayarme,
vi una cabeza al suelo
privada de su cuerpo.

Yo ando en desconsuelo,
me vuelvo y en la cerca
veo a dos obreros
con sus carnes quemadas.

Y llegan sus familias
y aqueles pobrecitos
lloraban desesperados
por sus hijos perdidos.

“¿Donde está mi hijo?
Ayúdenme a buscarlo,
ayúdenme por piedad,
debe de estar aqui.”

“No quéjese señora,
puede haberse salvado”,
pero la mamá se vuelve
y le ve a él cogiéndoselo del suelo...

Doce fueron los muertos,
familias desesperadas,
y a uno no lo hallaron,
pobre su mamá desconsolada.

Llegaron los ataúdes
y fuimos a la iglesia
para el último saludo
a nuestros pobres compañeros.

Y nos dieron en las manos
todos los telegramas
y las cartas de duelo
que enviaron por buena crianza.

Y fuimos a enterrarlos
llenos de enfado en el corazón
y por ellos juramos
que tienen que pagarlo.

Los que van al trabajo
tienen mismo que enfrentar la muerte,
morimos un poco a la vez
por culpa de los patrones.

¿Y qué tenemos que esperar
pa' condenar a estos señores
que nos hacen trabajar
con el peligro de morir?

A estos desalmados
que quieren esconder
todas las faltas que hacen
bajo una bandera tricolor.

Pero ustedes no entienden
qué y cuánta es nuestra pena,
y cobren con la bandera
a estos pobres trabajadores.

Pero nosotros tomamos conciencia:
¡hay que mudar los colores!
¡Y estos patrones
váyanse al carajo!

Y por desesperación
hagamos un lindo montón
de fascistas y patrones
¡y quemémoslos a todos!

El momento ha llegado
de dar mudanza a todo,
tenemos guía valiente,
es la bandera roja

Compañeros pa' luchar
no hay que tener piedad,
y esa es la verdad:
el Comunismo es libertad.

12/3/2013 - 17:40


mo a distanza e tant ann capisco il capolavoro che scrisse scia scia .....sto testo e diventato l urlo e la lotta per chi perde a vit faticann ...no ti dico questo perche non si menziona mai chi l ha scritta ..cert sciascia stev che e zezi . ..quando scrisse questo testo ...e la musica fatta da a palladino ..penso che sia corretto dirla sta cosa .....perche crearono una delle piu belle canzoni del movimento proletario

13/4/2012 - 02:14


A volte mi chiedo come sia possibile: questa canzone, fondamentale (oltre che bellissima) non aveva un'introduzione adeguata e non era nemmeno inserita nel percorso sul lavoro. Cerco di rimediare occupandomene un po' adesso e nei prossimi giorni. Intanto invito ad ascoltarla chi non la conoscesse, in tempo di sconti di pena per i padroni macellai della Thyssen Krupp.

Riccardo Venturi - 9/3/2013 - 14:07


Beh in effetti la mia intro era stringatissima e alquanto sommaria (accennava appena al fattaccio). Chissà in che stato ero in quel 13 agosto 2009 (un anno per me orribile, sotto troppi aspetti) e doveva fare pure molto caldo.. Il mancato inserimento nell'adeguato percorso non è imputabile a me, anche se, più volte, do indicazioni in questo senso. Pure la versione italiana poteva riuscire meglio, anche se questa non è completamente da buttare.. (per es., alla fine, ora tradurrei "la nostra grande guida è la bandiera rossa"; la "guida grossa" non ha molto senso in italiano).
Grazie, Riccardo, per aver risistemato ammodino questa bellissima canzone di lotta degli irripetibili anni '70.

giorgio - 10/3/2013 - 12:47


Ovviamente la mia non era un'osservazione di rimprovero a chi si era occupato della pagina a suo tempo; quando vedo qualcosa di non adeguato, anzi, in generale io incolpo sempre e solo me stesso per non averci pensato, dato che conosco anche fin troppo bene questa canzone e sapevo che era già nel sito, e da tempo. In generale, le mie utterances sono soltanto autocritiche, non mi sono mai "autoscontato" per dirla così. Ad ogni modo, una canzone che -specialmente adesso- andrebbe stampata e distribuita tipo davanti alle scuole, e meglio ancora davanti ai posti di lavoro, ai cancelli delle fabbriche, ovunque. Ad ogni modo grazie, Giorgio, per averci pensato in quel tuo annus horribilis. Bellissima canzone di lotta, sì, ma gli anni '70 si stanno ripetendo quotidianamente almeno in una cosa: le condizioni e le morti dei lavoratori. Un'ultima cosa, a mio parere indicativa: nel rimettere questa pagina, mi sono ovviamente messo a cercare dell'iconografia, fotografie, testimonianze; non c'è praticamente più niente. Né immagini della tragedia della Flobert di Sant'Anastasia, né le foto degli operai che morirono, nulla; l'unica cosa che finora ho trovato è quel cartello di avvertimento che rimase là quasi beffardo. Bisognerà quindi fare di questa pagina davvero Memoria, ma andandola stavolta veramente a cercare duramente.

Riccardo Venturi - 10/3/2013 - 20:17


In margine: Vorrei ricordare che del Gruppo Operaio E Zézi, formatosi a Pomigliano d'Arco nel 1975, ha fatto parte in origine come "suonatore" anche un giovanissimo Daniele Sepe, che salutiamo se per caso ci legge.

Riccardo Venturi - 10/3/2013 - 20:41


Nel 1974 intorno a un gruppo di lavoratori dell'Alfasud di Pomigliano d'Arco nasce un collettivo musicale e teatrale per cantare le lotte della fabbrica sui ritmi delle tarantelle e delle "tammurriate".E' l'inizio del Gruppo Operaio E ZEZI, la piu'straordinaria esperienza di fusione tra musica popolare e canzone politica mai avvenuta in Italia.
Gianfranco Capitta ha scritto: "[...] rispetto ai cugini "colti" della Nuova Compagnia di De Simone, E ZEZI hanno sempre associato il loro nome alla realta' operaia: Pomigliano d'Arco (che pero' vuol dire anche santuario con tutte le tradizioni e le radici annesse ...), l'Alfasud, o l'Alfa-Fiat come si chiama oggi.
Adesso che tutto sembra cambiato, la fabbrica e le automobnili si avviano a sparire, ma E ZEZI restano. Piu' forti e aggressivi di prima. Perfino "piu' bravi" se e' possibile e se ha un senso l'aggettivo. La loro notorieta' ha passato i confini, in Francia sono oggetto di un piccolo culto. Hanno dato la scossa agli eleganti giardini parigini del Luxembourg, e una staffilata al grande festival di Nantes (cinquemila spettatori impazziti dentro un hangar).



Nel rimescolamento dei linguaggi e nella babele della musica, la loro coerenza resta un caposaldo: come gli antichi guaritori (un po' medici, un po' illusionisti) il loro ritmo comunica direttamente con il sangue, i nervi, il midollo dello spettatore. Impossibile non reagire alle loro canzoni, non battere il piede alle loro tammurriate, non cercare il movimento liberatorio verso una qualche, laica, "guarigione" ... Ti commuovono fino allo strazio, ti imbelviscono con la loro rabbia. Hanno una carica talmente forte che sembrano venire da prima della storia. Invece ci sono dentro e non ne vogliono uscire, non si pentono, e sono capaci di farti divertire anche delle disgrazie, tue e loro. Hanno resistito all'eruzione del degrado napoletano, e continuano a pulsare, sotto quella lava, col ritmo greve e acuto dei loro strampalati strumenti.

Sono un gruppo musicale, ma anche un'entita' politica, un agglomerato etnico. In guerra col mondo e col suo marciume. E per fortuna impediscono, a chiunque li ascolti, di non schierarsi con loro. Come per una antico sortilegio pagano."

Riccardo Venturi - 10/3/2013 - 20:43


Mi hai fatto ricordare che anch'io cercai, in quell'afoso giorno di agosto, nel web documenti e documentazioni sulla strage della Flobert.. invano! Allora dovevo avere forse ancora i giornali dell'epoca (nel '75 acquistavo il quotidiano "Lotta Continua" tutti i giorni; "La Repubblica" nascerà, mi pare, l'anno seguente), ma riesumarli era un'impresa davvero troppo grande per quel preciso momento e per la mia "lagnusìa"..

giorgio - 11/3/2013 - 09:07


In ricordo delle vittime della Flobert - Sant'Anastasia, 11 aprile 2012
da YouReporter



La testimonianza di Enzo La Gatta dell'Associazione "Nacchere Rosse" in visita al Cimitero di Sant'Anastasia nel 37° anniversario dello scoppio della fabbrica che confezionava fuochi artificiali e in ciu morirono 12 giovani lavoratori. Il Comune ha voluto istituzionalizzare la data dell' 11 di aprile come "Giornata della Memoria delle Vittime della Flobert" per onorare e ricordare anche tutti i Caduti sul Lavoro.

Riccardo Venturi - 11/3/2013 - 12:39


Trentasette anni dopo: La testimonianza di Marcello Colasurdo, operaio dell'Alfasud di Pomigliano, cofondatore del gruppo E Zézi e coautore di " 'A Flobert" - Sant'Anastasia, 11 aprile 2012
da YouReporter



La testimonianza di Marcello Colasurdo, coautore della canzone dedicata alle Vittime della Flobert, in visita al Cimitero di Sant'Anastasia nel 37° anniversario dello scoppio della fabbrica che confezionava fuochi artificiali e in ciu morirono 12 giovani lavoratori. Il Comune ha voluto istituzionalizzare la data dell' 11 di aprile come "Giornata della Memoria delle Vittime della Flobert" per onorare e ricordare anche tutti i Caduti sul Lavoro.

Riccardo Venturi - 11/3/2013 - 12:33


Lì per lì mi è venuto im mente BOBO MERENDA di Enzo Jannacci e ho pensato che la canzone (che ho visto da questo sito essere del'68) è stata una ironica, ma tristissima predizione

silva - 14/3/2013 - 10:36


A' Flobert. Ma perché per faticà pure a morte amm'affruntà?



Regia:Maurizio 'gibo' Gibertini

Anno di produzione: 2007

adriana - 27/4/2013 - 16:28


Giromini -Lega -Rovelli -Baldoni Rosignoli

Dallo spettacolo "Gli anni del controcanto. 1968-1978: dieci anni di canzoni di lotta e di realtà"


adriana - 11/6/2016 - 17:38


Pagina principale CCG

Segnalate eventuali errori nei testi o nei commenti a antiwarsongs@gmail.com




hosted by inventati.org