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Roland (Chanson de geste/Chanson sans geste)

Roberto Vecchioni


Lingua: Italiano


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[1979]
Testo e musica di Roberto Vecchioni
Lyrics and music by Roberto Vecchioni
Album: "Robinson, Come salvarsi la vita"

La copertina di Robinson - Come salvarsi la vita disegnata da Andrea Pazienza.
La copertina di Robinson - Come salvarsi la vita disegnata da Andrea Pazienza.


rolandchansonDi motivi per essere incazzato, in quell'anno 1979, Roberto Vecchioni ne aveva parecchi. In primis il suo arresto, avvenuto nell'estate a Marsala per mano di un disinvolto giudice, sotto l'accusa di aver offerto uno spinello a un ragazzo di 14 anni. Accusa che poi il ragazzino ritrattò; ma intanto la frittata era fatta. Vecchioni fu arrestato, e subito dopo il giudice che avrebbe dovuto interrogarlo se ne partì per le vacanze; e nacque Signor giudice, la canzone che apre l'album. Sempre alla brutta esperienza marsalese è ispirato uno dei capolavori vecchioniani di quest'album capitale, Lettera da Marsala. Segnaliamo comunque che Vecchioni fu totalmente assolto al processo (ovviamente celebratosi anni dopo), con formula piena e per non aver commesso il fatto; il ragazzino, insomma, s'era inventato ogni cosa.

Incazzatura, insomma; in qualche modo bisogna sfogarsi. Magari facendo a pezzetti tutta la retorica della cosiddetta epica, prendendo uno dei più famosi poemi bellici della storia (ma il classicista Vecchioni non ha mai osato toccare l'Iliade!), la Chanson de Roland e presentandocelo sotto due aspetti. Il primo, la Chanson de geste, affidato a una soave e accorata voce di donna, ripropone l'eterno lamento della sposa che piange il suo uomo morto in battaglia; il secondo, la Chanson sans geste, cantato da Vecchioni in persona, ci presenta invece l' "eroe" nella sua vera dimensione, che poi è quella di tutti 'sti grandi guerrieri –che abbiano o meno avuto in sorte di essere immortalati in un poema, magari per un episodio del tutto marginale (come fu effettivamente l'agguato di Roncisvalle dell'anno 778: una semplice scaramuccia tra le retrovie dell'esercito imperiale e un pugno di montanari baschi armati di fionde, ingigantita poi con un tipico procedimento dell'epica popolare). E, insomma, Roland è finalmente mort. Ora, questo sia detto da una specie di cultore della Chanson de Roland, quale io sono, e quale probabilmente è anche Vecchioni; amare davvero qualcosa significa, qualche volta, sbeffeggiarla, smitizzarla, ricondurla alla sua umanità –a volte assai bassa. [RV]
Chanson de geste

Piangete passeri, piangete fiori,
tutte le lacrime che non so versare
che io non veda più luci e colori,
senza la luce dei mio amore
Roland che sorrideva
Roland con gli occhi di rugiada
Roland coi suo cavallo e la sua spada
Se l'è portato il vento
Se l'è portato il vento.


Chanson sans geste

Piccola pietra, piccola canzone
vento di Francia e donne affatturate
lui vi servì di uguale devozione
in guerra e nelle stanze più appartate
donne, Roland fu come non sapete
cappone e leccapiedi dei cristiani
e grande solamente in spacconate
dei tipo: "Valgo dieci musulmani"
Roland è fort
Roland è fort
Roland è mica tanto fort.

"Mamma, li turchi sono proprio tanti"
disse guardando in ogni direzione
non fece in tempo ad infilarsi i guanti
che si trovò già eroe nella canzone...
volevo solo vivere la vita
quello era pazzo, sadico e cretino
ma un giorno finalmente l'ha pagata
e ha finito di fare l'assassino.
Roland è fort
Roland è fort
Roland è mica tanto fort
Roland è mort
Roland è mort
Roland è finalmente mort.

inviata da Riccardo Venturi


"(ma il classicista Vecchioni non ha mai osato toccare l'Iliade!)"
Ne sei così sicuro? E Aiace?

Lorenzo - 22/8/2008 - 12:48


Vecchioni e l'Iliade...

Ad essere pedanti, "Aiace" di Vecchioni non sarebbe direttamente riferibile al poemone omerico; parlando della morte di Aiace Telamonio si rifa ad un momento dell'assedio di Troia successivo a quello cantato nell'Iliade. La citazione, semmai, è dall'omonima tragedia di Sofocle.

Invece, invece... Senza farla tanto lunga, trascrivo di seguito il testo della prima parte de L'Ultimo Spettacolo (dall'album Samarcanda, 1977).

Ascolta,
ti ricordi quando venne
la nave del fenicio a portar via
me con tutta la voglia di cantare
gli uomini, il mondo e farne poesia...
Con l'occhio azzurro io ti salutavo
con quello blu io già ti rimpiangevo
e l'albero tremava e vidi terra,
i Greci, i fuochi e l'infinita guerra...

Li vidi ad uno ad uno
mentre aprivano la mano
e mi mostravano la sorte
come a dire "Noi scegliamo,
non c'è un Dio che sia più forte"
E l'ombra nera che passò
ridendo ripeteva "no"...

Ascolta
ero partito per cantare
uomini grandi dietro grandi scudi
e ho visto uomini piccoli ammazzare
piccoli, goffi, disperati e nudi...
Laggiù conobbi pure un vecchio aedo
che si accecò per rimaner nel sogno
con l'occhio azzurro invece ho visto e vedo,
ma con l'occhio blu mi volto e ricordo...

Ma tu non mi parlavi
e le mie idee come ramarri
ritiravano la testa dentro il muro
quando è tardi
perchè è freddo, perchè è scuro
e mille solitudini
e buchi per nascondersi...

E ho visto fra le lampade un amore:
e lui che fece stendere sul letto
l'amico con due spade dentro il cuore,
e gli baciò piangendo il viso e il petto...
E son tornato per vederti andare
e mentre parti e mi saluti in fretta
fra tutte le parole che puoi dire
mi chiedi "Me la dai una sigaretta?"

Da qui, in poi, la canzone - segnando lo iato con un cambio di tempo - passa ad occupasi dei casi personali di Roberto Vecchioni e della sua allora compagna.

Alberto - 15/11/2009 - 21:31


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