Gen RossoPiù di 1.700 concerti, 160 tour in 41 nazioni, 53 album e oltre 5 milioni di spettatori; workshop, manifestazioni internazionali, megaraduni giovanili.

"Un gruppo cosmopolita ma stupendamente omogeneo"
(La Depeche du Midi – Francia)

"Il Gen Rosso rivela una filosofia di vita che aspira al mondo unito"
(El Occidental – Messico)

"Il Gen Rosso racconta la ricerca umana di significato, una gioia che nasce dalla realizzazione dei bisogni più profondi, un amore autentico per la vita e per le persone"
(La Repubblica – Italia)

La nascita del Gen Rosso - questo originale "international performing arts group" - è legata a Chiara Lubich, una delle grandi personalità del nostro secolo, e alla sua idea forza, che ha contraddistinto anche la nostra attività fin dalle origini: contribuire a diffondere - anche attraverso la musica - la mentalità di un mondo più unito, più solidale, più vivibile.

Idea che, prima ancora d’essere cantata, è vissuta nella vita reale. Musicisti, cantanti, dancers, tecnici che mettono in comune il loro bagaglio artistico e professionale, la loro formazione, le loro esperienze per comporre una troupe artistica della quale fanno parte a pieno titolo anche i fonici, i tecnici, gli autisti dei Tir …

La scintilla di tutto risale alla fine dei favolosi anni ’60. Erano gli anni della contestazione giovanile, del pacifismo, della beat generation, e il nome 'Generazione Nuova' si inseriva a meraviglia nell'ondata di novità che caratterizzò quel periodo. Nel nucleo originario erano già presenti allo stato embrionale tutte le caratteristiche che in seguito avrebbero fatto del Gen Rosso qualcosa di originale nel panorama musicale contemporaneo, quasi un caso a sé. Con quel bagaglio - oltre a valigie e strumenti stipati dentro un pullmino - e un entusiasmo sconfinato abbiamo cominciato a girare l'Italia e l'Europa.

Negli anni ’70 lo show, basato essenzialmente sulla bravura di alcuni solisti, era un cocktail nel quale si amalgamavano espressioni musicali di origine diversa, quasi una etno-music ante litteram, che all’epoca destava una certa sorpresa in un pubblico non ancora troppo abituato alla multietnia. E c'era spazio anche per lunghi interventi coreografici e per veri e propri spunti di modern dance.

Nella decade successiva ci siamo buttati verso la rock-opera, genere affascinante e, per certi versi, ancora inesplorato, nel quale si fondono discipline di tipo diverso. Prima "Someone lets the sun rise" con la quale siamo andati anche nei mitici States, poi altre produzioni per arrivare fino a "Una storia che cambia", il frutto più maturo di quel periodo, una pietra miliare nella nostra evoluzione stilistica, un musical con tanto di balletti, recitati e arie, sposato con la musica pop-rock. La prima rappresentazione avvenne in uno dei templi della lirica, l'Arena di Verona, e in quell'occasione venne realizzato anche un film.

E siamo già agli anni ’90, nei quali abbiamo imboccato più decisamente la strada del rock, abbandonando i teatri e iniziando a frequentare i palasport, le piazze, gli stadi. Le canzoni si sono fatte più asciutte, più dirette, le chitarre e la ritmica sono diventate via via protagoniste. I concerti, pur affrontando temi impegnativi, come la denuncia del razzismo, del traffico d'armi, la pace (una lunga stagione di concerti è stata dedicata a questo argomento), le migrazioni di popolazioni del sud, la ricerca di un significato nella sofferenza, finiscono sempre in una grande festa. E' lì che si manifesta tutta la forza comunicativa di cui siamo capaci: concerti che fanno riflettere, fanno pensare e, a volte, fanno riprendere un po’ di coraggio e determinano un cambiamento di rotta nella propria esistenza; soprattutto trasmettono sotto le note una convinzione profonda e una vita vissuta. Ma fanno anche divertire, fanno ballare e accendono una carica di gioia contagiosa.

E il futuro...?


Dal sito ufficiale di Genrosso:

http://www.genrosso.com/it/