Massimo Priviero

Canzoni contro la guerra di Massimo Priviero

Massimo nasce all’inizio dei sessanta nella provincia veneziana e vive in una piccola casa a cinquanta metri dall’Adriatico,insieme ai genitori e ad una sorella di qualche anno più giovane. Un’infanzia e un’adolescenza vissuta e amata più nei lunghi inverni ovattati dalle nebbie del litorale che nelle caotiche estati calde .In quegli inverni dei secondi settanta fonda le sue prime band di rock e di blues,scrive le sue prime canzoni,costruisce le prime basi del suo essere fondamentalmente un menestrello rock,che trovava la sua più vera dimensione per esempio suonando chitarra e armonica le canzoni di Dylan nelle stazioni di qualche metropolitana europea. L’università fatta a strappi(e portata a termine solo molti anni dopo con una laurea in storia contemporanea),i molti lavori saltuari fatti con il solo scopo di garantire una qualche forma di sopravvivenza ad un ragazzo intorno ai vent’anni,la ricerca continua di un linguaggio musicale che partendo dai maestri del rock e del blues "mainstream" riuscisse ad essere sempre più personale ed identificato.



"Ho iniziato a fare musica da ragazzo,come molti miei coetanei,rubando il tempo agli studi e allo sport e rendendomi progressivamente conto che quella avrebbe dovuto essere la mia vita e che la mia esistenza si sarebbe presto "ingabbiata" in qualcosa di cui non avrei più potuto fare a meno. Quando mi iscrissi all’università e dissi a mio padre che avrei voluto vivere della mia musica e che per quel motivo non avrei fatto quel che lui si augurava facessi (meglio:quel che quasi ogni padre si augura faccia suo figlio…) molte cose cambiarono rapidamente nella mia vita.Tutto si complicò,fondamentalmente,ma era quello che volevo e quello che era giusto fare allora."



Massimo firma il suo primo contratto con Warner Music alla fine del 1987 ,dopo un paio d’anni di vicissitudini complicate,lo registra a Londra l’estate successiva ed esce con "S.Valentino"alla fine del 1988.



"Mi ricordo che un paio d’anni prima ero arrivato in treno a Milano e che avevo chiamato dalla stazione il centralino di una multinazionale chiedendo di parlare col direttore artistico.Non avevo produttore,non avevo manager, in realtà non avevo proprio nessuno….Non so per quale motivo non mi passarono una segretaria che mi rimbalzasse né per quale motivo questo discografico accettò di incontrarmi senza aver mai sentito niente di mio e senza avere la minima idea di chi fossi.Forse il tono della mia voce gli sembrò convincente,stà di fatto che lo incontrai,lo costrinsi ad ascoltare una ventina di cose che avevo scritto e lui ne trovò un paio che mi garantirono successivi incontri e successivi sviluppi."



"S.Valentino" ottiene un notevole successo.E’ un album fresco,istintivo,con i limiti e le ingenuità di tutti i primi album che cercano di percorrere strade musicali nuove o poco battute,almeno in Italia.La commistione tra rock e musica d’autore,pur con imposti cedimenti ad un certo appeal di sapore più pop,funziona molto bene nonostante una demenziale campagna promozionale che presenta Massimo come una sorta di Spingsteen italiano e che serve solo a complicargli una strada già difficile. La "titletrack"dell’album diviene una hitradio, numerose sono le apparizioni televisive vissute tuttavia sempre con una sorta di disagio per quello che rimane fondamentalmente un musicista solitario e introverso.



"Era un periodo così strano….avevo perso drammaticamente mio padre poco più di un anno prima,mio padre che avevo ritrovato e ricominciato ad amare dopo tante difficoltà e che avevo visto ammazzato da un giudice criminale.Ma questo non si racconta. Avevo conosciuto quella che qualche anno dopo sarebbe diventata mia moglie e la madre di mio figlio,avevo cambiato città,mi giravano intorno in tanti e giravano intorno anche soldi,soprattutto per gli altri. Il ragazzo che amava la pioggia ,le nebbie…il musicista solitario non c’era più. Sull’album, a distanza di così tanti anni,ho solo il grande rammarico di non aver usato la voce come potevo e avrei voluto,ma non me lo fecero fare…,per il resto credo fosse il disco di un giovane musicista in cerca della sua strada,con un bel pugno di canzoni nelle tasche…".



Il secondo album esce alla fine del 1990,sempre per Warner Music, si intitola "Nessuna resa mai" e contiene una presenza col botto in termini di produzione."Little" Steven Van Zandt,il celebre chitarrista e coproduttore dei grandi album di Bruce Springsteen nonché artefice di grandi progetti solisti dal valore sia musicale che "sociale" come" Sun city",decide di affiancare Massimo nel suo secondo lavoro. Quello che ne risulta è un album che ancora oggi possiamo definire magico nella sua essenzialità,nell’impatto emozionale che riesce a dare,nel taglio volutamente "basic" di un rock d’autore senza cedimenti e senza compromessi .La scelta di sonorità pure,senza alcun artefatto,che potremmo definire "stoniane",unite a commistioni "etniche" nell’uso di strumenti mediterranei assai poco usati fino ad allora in ambito di rock fatto in Italia,l’intervento di musicisti di grande levatura come alcuni "pezzi" di PFM (Flavio Premoli, Lucio "violino"Fabbri), la ricerca di poesia che si affina sempre meglio,l’equilibrio tra la musica e i testi,fanno definire questo album come uno dei più significativi del periodo e non solo in Italia. Anche per questo,l’album troverà riscontri importanti anche in molti altri paesi europei.



"Molti in quel periodo mi chiedevano com’era andata con Steven…per me era una cosa normale,era un bellissimo rapporto di stima artistica reciproca,nato per caso,e di amicizia. Oltretutto avevo da poco fatto concerti con David Crosby.Chi ha fatto pezzi di storia della musica di solito non si pone il problema di quanto tu sia famoso,di quanti dischi tu abbia venduto fino allora,per collaborare con te o con chi è primo in qualche classifica.Lo fa e basta,se ci crede. Ero molto contento di quell’album:canzoni come "Angel","Nessuna resa mai","Suonando sui marciapiedi","Storia di Jerry",erano quello che volevo scrivere in quel periodo.La carica e l’impegno sociale che mi avevano portato a collaborare con "S.O.S.razzismo", per intervenire ed anche ideare,come feci in quel periodo,eventi musicali schierati apertamente su certi fronti mi dava molta forza. Steven mi fu molto vicino e,anche su questo versante,aveva molto da dirmi dopo aver messo la sua bella pietra("Sun City") a favore della fine dell’apartheid in Sudafrica e per la liberazione di Mandela. Rimanemmo amici,mi chiese anche se non volessi trasferirmi negli Stati Uniti e proseguire lì la mia carriera,ci vedemmo un paio d’anni dopo e mi chiese lui una mano per una colonna sonora che stava registrando in un periodo in cui era a Milano,ci siamo visti dopo il suo ritorno con Springsteen,ha avuto la dolcezza di dichiarare che mi considera uno dei migliori rocker europei. Spero che le nostre strade possano tornare ad incrociarsi ancora…".



Dopo "Nessuna resa mai",Massimo scioglie il legame che lo lega alla Warner e si fa affascinare da un’avventura con una nuova etichetta (Dsb/Ricordi) dove pubblica alla fine del 1992 "Rock in Italia". Comincia ad occuparsi direttamente anche della produzione artistica di buona parte dell’album, affidandone contemporaneamente alcune canzoni a Massimo Bubola,probabilmente uno dei pochi artisti italiani con il quale da tempo esisteva una reale affinità artistica,in ambito della fusione tra il linguaggio rock e la ricerca poetica. La nuova situazione discografica fa pagare all’album uno scotto in termini di scarsa visibilità promozionale ma conserva l’artista ad ottimi riscontri.In più,l’album esce anche in Giappone,dimostrando ancora una volta la sua capacità di costruire sonorità di respiro internazionale. Nell’album vanno segnalate soprattutto "Rock in Italia","Solo come te" e "Rose di Romania".



"Certamente era illusorio pensare che non avrei pagato lo scotto di incidere per un’etichetta più piccola,tuttavia era un bel momento,ero diventato padre,avevo anche finito l’università e saldato un piccolo conto con me stesso,la band nuova funzionava e facemmo un gran bel tour nei club. Il rapporto con Massimo Bubola,ripreso poi a distanza di molti anni, era stato molto gratificante,le affinità elettive,la stima artistica che ci legava avevano prodotto ottimi frutti,fors’anche per il fatto di essere veneti entrambi,nonostante io sia ormai,come si dice, "milanese d’adozione". Scrivemmo insieme "Rose di Romania"….ho sempre amato molto le "immigrant songs"e quella a modo suo lo era e lo facemmo proprio nel momento in cui si sfasciavano i regimi dell’est europeo e molta gente di quelle terre doveva fare quel che molti italiani avevano fatto pochi decenni prima. Forse, a distanza di tempo,l’unica cosa che avrei dovuto fare in quel periodo, e che non feci, fu quella di andarmene un anno o due dall’Italia seguendo i consigli di qualche amico….".



Alla fine del 1994,Massimo firma un contratto che lo legherà per due album ad una nuova casa discografica indipendente (Dig it intl) per la quale realizza esce subito "Non Mollare".Si tratta dell’album forse più aspro della sua produzione artistica,più di un critico parlerà dell’album di un artista "ferito",dove la voce è a volte volutamente "monocorde" e dove le cose migliori risultano essere le canzoni che definiremmo più" aggressive".Brani come "Addio Italia" e "Gente senza legge", "Giustizia e libertà",dove il lavoro delle chitarre è particolarmente in evidenza,lasciano comunque il segno ed anzi,proprio parlando di chitarre,è questo l’album che conclude la lunga collaborazione di Massimo con Elio Fabro, suo chitarrista e collaboratore in tutti i lavori precedenti.



"Non era un bel periodo,avevo molti dubbi in testa e volevo prendermi una pausa prima di fare un altro disco di inediti,cosa che poi feci dopo questo album. Confesso che dovetti farlo a breve anche per onorare contratti nuovi,sia discografici che editoriali.In più,molta critica e molti "addetti ai lavori"cominciavano a dire che ormai avevo perso i treni del successo popolare,che andavo rapidamente verso dischi per la nicchia,eccetera eccetera. Davvero mi chiedo ancora oggi perché sia così difficile da accettare il fatto che un musicista possa decidere di chiamarsi fuori da certi giochi,che possa decidere di far dischi magari per dieci o ventimila persone senza dover rincorrere le masse e perché non sia accettabile il fatto che ad uno possa non fregare niente il fatto di non essere riconosciuto quando entra in un bar. Per parte mia,avevo vissuto tutte e due le situazioni,continuavo a vivere della mia musica e continuavo a credere in quel che facevo. Ero ferito,questo era molto vero,ma ero soprattutto intristito per l’esperienza e la maggior conoscenza di quello che era il mio mondo".



Trascorre qualche anno prima di un nuovo album che uscirà solo fino alla fine del 1998 ("Priviero") e che sarà sicuramente quello che potremmo definire il lavoro più "da cantautore"dell’artista che non a caso si avvale per la realizzazione della produzione di Lucio "violino"Fabbri.Arriva come un disco se vogliamo "opposto" rispetto al precedente,dove la parte più intimista è maggiormente a fuoco,dove prevalgono le ballate intense,dove la ricerca poetica dei testi è sempre più messa a fuoco,dove si può forse intravedere una sorta di apparente tranquillità. Arriva come un segnale per una nuova partenza,come la traccia di un artista che si stà rimettendo la chitarra in spalla e le mappe sotto il braccio per intraprendere nuovi viaggi. Accarezzano l’anima canzoni come "Romeo e Giulietta sulla collina…e "Nordest", quest’ultima davvero meravigliosa dedica d’amore sofferto per la propria terra d’origine. Il lavoro in termini di arrangiamenti di Lucio Fabbri è,in linea con lo stile del produttore,al servizio delle canzoni e delle emozioni,mai invasivo ma costantemente a cesellare e a completare le idee dell’artista.

"Gli anni fra quei due album volarono via in fretta, forse anche troppo. Ero come fermo,quasi con la paura di ripartire in maniera troppo brusca e anche per questo il risultato erano canzoni dove imponevo un freno alla mia parte aggressiva e dove cercavo di tirar fuori costantemente la parte più "lirica"e riflessiva del mio modo di scrivere. Per far questo,devo ammettere,Lucio in quel momento fu il mio partner più giusto.Tuttavia, devo ammettere che l’idea di diventare un cantautore nell’accezione più classica e italiana del termine non mi attirava né mi attira anche oggi per niente. Fu anche il periodo in cui persi per strada, perché morì, quello che da qualche mese era diventato il mio nuovo manager e cioè Franco Mamone. Chi opera nella musica sa bene cosa ha significato per tanti anni questo nome e conosce quanto lui aveva fatto sia in veste di promoter (portando in tour in Italia Sprigsteen e Sting per esempio) e sia come manager fin dagli anni settanta. Stavamo per certi versi ripartendo insieme e l’energia era davvero tanta ma il destino, o chi per lui, volle diversamente".



Arriva il momento in cui ad un artista si chiede di fare quella che viene chiamata raccolta o "best" o qualcosa di simile. In quel momento,c’è chi prende le sue cose già edite e ci aggiunge magari uno due inediti e chi,come Massimo,avrebbe pronto il materiale per un nuovo album e decide di risuonare parte della sua produzione passata più "importante". Nasce così "Poetika"(Duck record, 2000),un best atipico rinforzato con sei inediti,dove l’equilibrio tra energia rock e ricerca lirica trova un bellissimo punto di equilibrio. Prima di segnalare i momenti più belli dell’album,è doveroso citare due nuovi collaboratori di Massimo che appaiono in maniera compiuta: uno, Giancarlo Galli, in veste di coarrangiatore e di splendido polistrumentista e l’altro, Paolo Siconolfi,in fondamentale veste di tecnico e di creatore di suoni. A questi si aggiungerà,nell’intensa attività live che accompagnerà l’album,il chitarrista Sergio De Agostini che a poco a poco diverrà fidatissimo collaboratore di Massimo,soprattutto in vista del progetto successivo.Il disco ottiene ottimi riscontri su vari piani e come si diceva è accompagnato da numerosi concerti e svariate esibizioni dal vivo .Gli episodi più significativi e toccanti del disco sono, fra i tanti,la rivisitazione di "Grande mare" che molta critica considererà una delle ballate più belle ed emozionanti pubblicate quell’anno,"Fragole a Milano","Maria" e "Libero e forte".



"Quel che era divertente,ed è una formula che usiamo spesso anche oggi,era vedere quanta energia si riusciva a mettere in un concerto acustico .Spesso voleva dire semplicemente uscire in trio e davvero la gente che veniva ai concerti,pensando ad un classico set acustico,non si aspettava di sentire quel che poi sentiva,di avvertire questo genere di impatto,quasi di non accorgersi che non c’era per esempio la batteria…Mi sentivo davvero bene,facemmo trenta /quaranta date ma avremmo potuto farne centocinquanta. Credo sia stato uno dei periodi più belli degli ultimi anni, molto carico di emozione e di energia e contemporaneamente pieno di voglia di scrivere,di incidere nuove cose,di sorridere e di combattere per quello in cui credo."Poetika" e il live che ne è seguito hanno avuto per me quel significato fondamentale,spingendomi avanti nel modo che in quel periodo era quello più giusto".



Quindici anni di musica suonata,vissuta e respirata fino in fondo,consentono a Massimo di approdare a un grande album come "Testimone" (xym/EDEL Music) alla fine del 2003. Un disco davvero eccellente,dove il rock,il blues,le ballad d’autore,le emozionanti cavalcate acustiche trovano sintesi in un bellissimo mosaico di chiaroscuri,fatto di grande intensità e di emozioni che si susseguono senza respiro. Lo sforzo nella produzione artistica,supportato da collaboratori ormai fidati e sperimentati come Sergio De Agostini,Giancarlo Galli,Lucio Fabbri,dà forma ad un viaggio musicale bruciante attraverso capitoli che appaiono come pagine successive di un unico libro che prende forma a poco a poco.Il ritorno di Massimo Bubola che affianca la bellissima voce di Massimo,davvero in piena maturazione, in uno dei brani più belli della sua intera produzione ("Nikolajevka") è un’ulteriore piccola gemma in un album davvero notevole.A proposito della voce di Massimo,parte della critica che recensirà l’album e soprattutto di quella che lo vedrà dal vivo,parlerà di questa come della più bella voce di rock mainstream esistente oggi in Italia.



"Ho vissuto,voluto e direi quasi "respirato"fino in fondo tutti i capitoli di "Testimone". L’abbiamo realizzato e pensato in diverse fasi,abbiamo utilizzato tre studi di registrazione,ci sono parecchi musicisti che intervengono a dare del loro meglio in tutte le canzoni che compongono questo album. Volevo una successione continua di chiaroscuri,volevo piangere,sorridere,gridare e sussurrare quando pensavo che questo potesse servire,mettendo pochissimi veli all’emozione e al bisogno di poesia. Di quest’album avrei molti aneddoti e molti momenti da raccontare anche perché sono i più vicini nel tempo,ma mi limito a ricordare un episodio davvero struggente e relativo a quando andai con "Nikolajevka" nella casa/baita di Mario Rigoni Stern,ad Asiago. Gli occhi del vecchio scrittore non avevano nulla da aggiungere a quanto già dicevano,solo mi disse, alla fine della canzone:"Mi permetta di rilevare un suo errore nel testo della canzone. Quando lei dice,raccontando della ritirata in Russia "….arriva chi ci salverà" lei dice una cosa che noi che camminavamo davanti non pensavamo.Nel senso che sapevamo che nessuno sarebbe venuto a salvarci e che avremmo potuto contare solo sulle nostre forze per uscire vivi da dove eravamo …".Penso che avesse ragione lui e penso che questo in qualche modo possa valere anche per me e per coloro i quali in questi anni e in quelli futuri continueranno a camminare vicino a noi….magari venendo ai concerti,magari catturando emozioni da quello che facciamo,come se stessimo facendo un lungo pezzo di strada insieme ".



Nel corso del 2004,Massimo dedica molte energie alla realizzazione di una compilation di musica d'autore italiana di cui è ideatore e responsabile artistico ("Poetarock"-Edel music) realizzata in collaborazione e a beneficio del Cesvi, una delle più importanti onlus a livello europeo che opera in tutto il mondo soprattutto sul fronte della lotta e della prevenzione all' Aids ,in modo particolare nel continente africano. Il progetto,distribuito in edicola alla fine del 2004 e nei normali punti vendita ad inizio 2005,oltre a ricondurre l'artista verso forme di impegno sociale che hanno sempre ne contraddistinto la carriera,comprende dal punto di vista artistico molti brani di alcuni tra i più importanti esponenti della musica d'autore italiana ed è chiuso da un rifacimento di Massimo in chiave "rock" di un'antica ballata di Luigi Tenco ("Ciao amore ciao") Ovviamente in attesa del nuovo album,in uscita nel 2006.


Dal sito ufficiale di Massimo Priviero:
http://www.priviero.com