Franco Trincale

Canzoni contro la guerra di Franco Trincale

Dal sito di Franco Trincale:

http://www.trincale.com

IL CANTASTORIE

Una piazzetta, un cartellone, una chitarra ed una voce popolare per raccontare storie di terre e di mare!
Canta il Cantastorie e "cunta": parla d’Amore, e di guerra, di Pace, di storie di sempre, da che esiste la Gente!……..
Canta di popoli vissuti lontani nel tempo, che combatterono, come quelli di oggi, per vivere meglio, contro ogni stato sovrano!……..
La gente si avvicina, la gente si allontana: si mantiene "distante", e, distrattamente, fa finta di niente.
Ma quando il Cantastorie incomincia a cantare con quella sua voce calda e popolare, la gente ammutolisce e si lascia trasportare…..;
diventa silenziosa, attenta, si commuove,piange e ride e…..riflette!!!!
IL Cantastorie ci mette il cuore mentre "cunta" mentre canta e la sua storia diventa più importante; e la gente, dapprima distante, partecipa commossa, si avvicina, cingendo col suo sguardo appassionato
Il Cantastorie che risponde con gli occhi rilucenti, abbracciandoli tutti indistintamente!!!! ; e, poi,
qualcuno sussurra al suo vicino:
"domani tornerò col mio bambino!!!

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Chiunque volesse contattare Franco Trincale può farlo ai seguenti numeri telefonici: 02/4223741 (fisso); 338/9990576, oppure per posta cartacea al seguente indirizzo: Francesco Trincale, via Lorenteggio 141, 20146 Milano

(I dati sono desunti dal sito e quindi di pubblico dominio).

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Franco Trincale è nato a Militello, in provincia di Catania, nel 1935.

Franco Trincale é il più importante Cantastorie italiano tra i "moderni". L'unico che ancora persegue le antiche tradizioni di cantar liberamente la cronaca di tutti i giorni, non limitandosi a parodiare i cantastorie del passato che cantavan le gesta dell' Orlando Furioso nella Gerusalemme Liberata o di Rinaldo in campo.
Trincale ha compiuto 67 anni si autoproduce con una cadenza media di due CD all'anno ed interpreta le sue ballate in tutta Italia e nel Mondo, ma il suo "teatro tradizionale", nel quale si esibisce da oltre quarant'anni, è la Piazza del Duomo a Milano.

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Trincale, il cantastorie Franco Trincale, abbracciato alla sua immancabile chitarra tutta scarabocchiata, lo ricordo popolare, quasi un Beatles o il santo patrono, sul finire degli anni Sessanta.

A Trincale, pensandoci bene, personalmente, devo perfino qualcosa. Certo, gli devo una bella lezione di stile e di civiltà. E' il 1971: e ci troviamo a Palermo durante la festa meridionale dell'Unità. Ed eccolo, Trincale, sta in piedi sotto il palco del comizio, vestito come un autentico blouson noir, o piuttosto un operaio che sta per tornarsene definitivamente in paradiso. A un certo punto, un ragazzino gli chiede un autografo. Trincale lo squadra e sbotta.: "Ma a che ti serve l'autografo?". Non c'è cattiveria, né falsa modestia nella sua reazione, Trincale sta semplicemente spiegando al ragazzetto che il tempo dei divi stronzi che se la tirano è per sempre morto grazie alla nascita di un nuovo tipo d'artista: tipo lui, insomma.

D'altronde, in quel contesto, Trincale ha tutte le carte in regola per essere trattato perfino dai piccoli come un protagonista, un beniamino, meglio, come un papa. Un anno prima, infatti, durante il "Festival di Palermo Pop 70", il nostro, per il solo fatto di aver cantato la sua ballata sulla guerra del Vietnam, se l'è vista brutta. I suoi versi contro "Nixon boia" hanno reso idrofobo il questore che, dapprima gli ha staccato il volume, poi, sempre più gonfio di livore, ha ringhiato così: "Farò di tutto per dargli delle noie!".

Trincale non ci ha fatto caso e, qualche anno dopo, in un libro che documenta tutte le sue imprese canore e militanti, ha incollato anche il ritaglio de "L'Ora" dove quella vicenda viene raccontata nei particolari. Il testo che inviperì il questore? Ah, sì, eccolo: "Per ogni Coca Cola che tu bevi/un proiettile all'America hai pagato". Il fatto è che la stessa canzone non piacque a Giancarlo Pajetta, all'epoca direttore del "L'Unità", che infatti prese carta e penna e gli scrisse: "Mi pare eccessivo dire a chi beve (del resto molto innocentemente) la Coca Cola o a chi mangia una banana, che aiuta a pagare una pallottola per uccidere un vietnamita...". Non è tutto, se infatti sfogli ancora la sua autobiografia del 1979, Dieci anni in piazza, scopri ancora una storia di militanza che affastella la Ballata di Pinelli, le lotte, operaie, l'emigrazione, lo scandalo Lockeed, la vita in famiglia senza molte lire, la sua uscita dal Pci.

Trincale, il cantastorie Franco Trincale, in questo nostro fiammante 2002, pensavo che esistesse ormai soltanto nel magazzino irreale del ricordo di certi tempi politici scaduti, quelli appunto in cui i militanti più fortunati potevano esibire al dito un prestigioso anello realizzato nel paese di Ho Chi Minh, grazie al metallo ricavato dai B-52 abbattuti dalla contraerea vietcong. E invece? Invece, Trincale me lo sono ritrovato pochi giorni fa di nuovo stampato sul giornale più contemporaneo che mai. E' successo che Trincale, il cantastorie Franco Trincale, come già era accaduto con quel questore più di trent'anni prima, stavolta è riuscito a far incazzare addirittura Berlusconi o piuttosto qualche suo aiutante di campo. In questo modo, Trincale, è proprio il caso di dirlo, è entrato di diritto nella contemporaneità della seconda repubblica.

I fatti? Facciamoceli raccontare da lui stesso, da un Trincale quasi settantenne con barba bianca natalizia e sito internet – www.trincale.com – che nel frattempo canta così: "Vanna Marchi qua e là, Bruno Vespa bla bla bla...". "Ho bisogno di voi!" denuncia infatti il cantastorie: "Quello che mi sta accadendo è una cosa che non mi aspettavo. Una cosa volgare, di basso profilo politico e morale. Berlusconi coinvolge anche me nel suo contesto di bugie e allarmismo per fare spostare da Milano il processo a carico suo e di Previti. Il 10 febbraio scorso mentre mi esibivo nei pressi di piazza Duomo a Milano mi è accaduto un fatto...". Insomma, prosegue Trincale, "nelle 66 pagine del Dossier-Denuncia, che Berlusconi ha presentato al Tribunale di Milano, per dimostrare che Milano è una sede "inquinata" ed influenzata da fatti, tra i quali anche quello di questo semplice e "povero" cantastorie. Il 10 di febbraio scorso, mentre cantavo nei pressi di piazza Duomo, tra l'altro una ballata di satira non su Berlusconi, ma sul matrimonio di Monsignor Milingo, un giovane ed una giovane del pubblico smorfiavano continuamente ed esageratamente la mia musica, facendo balletti e rivolgendomi parole offensive, io li ho invitati più volte ad allontanarsi, perché distraevano il pubblico, ma la loro insistenza ha richiesto l'intervento della polizia, chiamata da alcuni cittadini, poiché nel mentre quel giovane che continuava ad offendermi, mi aveva aggredito, causandomi anche ferite sanguinanti alla fronte, alla gamba destra, e una contusione al costato sinistro, come appunto hanno potuto constatare i cittadini presenti e successivamente l'ambulanza e la volante intervenuta".

Il resto è cosa nota, un uomo poco incline alla commozione come Francesco Merlo, sul "Corriere della Sera", è addirittura intervenuto in sua difesa, segno che qualcosa non va proprio per il verso giusto, segno che la preoccupazione di un cantastorie nato a Militello Val di Catania, che alle elementari fu compagno di classe di uno che ce l'ha fatta come Pippo Baudo, non sono poi così campate in aria, se poi tieni conto che gli amici de "Il Giornale" si sono messi invece lì a dargli addosso perfino su una storia di licenza per cantare sul suolo pubblico, vuol dire forse che nuove nubi si addensano sul cielo della repubblica.

Trincale, alla fine, ne approfitterà per scrivere nuove implacabili ballate da intonare nella sua Milano. Sempre lì, davanti alla Rinascente. Lo confesso senza nessuno disagio: mi sono divertito, ho provato gioia e perfino un senso di lugubre leggerezza ritrovando, come se non fosse trascorso neppure un anno, la sagoma di Trincale. Dico lugubre perché le sue storie, spesso e volentieri, parlano di miseria e di calci presi sui denti dai più sfigati, da chi lavora, da chi non ha neppure una casa che non sia di quelle che vengono occupate nottetempo, ma parlo anche di leggerezza perché in fondo in fondo i giorni di lotta trascorsi tutti insieme, magari davanti a un braciere, davanti a una fabbrica altrettanto occupata danno comunque l'idea dell'esserci al mondo, di stare lì a fare qualcosa che serva a potersi dire "compagni". Fra le foto, fra i ritagli, fra i "retablo", ovvero i cartelloni, fra i trafiletti che Trincale ha tenuto da parte in tutti questi anni ce ne sono alcuni, anzi, molti che parlano di stragi, di misteri di stato, di cose oscure che nonostante il tempo, come diceva il suo conterraneo Sciascia, aggiungono "nero su nero". Storie di ieri, ma anche storie di oggi, se è certo che anche quest'ultimo delitto oscuro di Bologna assai presto troverà posto nell'infinita ballata civile di Trincale Francesco, il cantastorie, il mandante.

Fulvio Abbate – L'UNITA' – 26/03/2002