Dupain

Canzoni contro la guerra di Dupain

Chi sono i Dupain?
Prima di tutto il loro nome. Vuol dire semplicemente "Del pane", o meglio semplicemente "Pane". Dichiara il loro cantante e leader, Samuel Karpiénia, in modo anch'esso non fraintendibile: "Dupain come il pane? Sì, visto che è la prima delle rivendicazioni del popolo, è un alimento basico e ciascuno lo può fare alla propria maniera".
Sono marsigliesi e questo vuol dire qualcosa, visto che la prima associazione che viene a mente sono i banditi, un porto, coltellate, lotte
operaie, i nazisti cattolici del Front National. E se li guardate ci hanno pure le facce patibolari giuste, proprio da "marsigliesi" (gli altri due si chiamano Noël Baille, il bassista, e Pierre Lau Bertolino). Cantano esclusivamente (a volte assieme ad un altro gruppo underground marsigliese, i Massilia Sound System) in occitano, anzi in marsigliese. Ma qui non si tratta dei dolci accenti dei Troubaires de Coumboscuro, è un occitano duro, merdoso, gridato. Aiutato anche dal tipo di musica, fa autenticamente l'impressione di un dialetto arabo magrebino o di una lingua franca mediterranea, non molto dissimilmente dal genovese di De André.
Dupain come il pane, e come -mi viene a mente e credo ce pure c'entri qualcosa- il celebre grido "du pain! du pain! du pain!" dei minatori dei
corons di "Germinal" che si recano allo sciopero e al massacro.

"L'Usina" dovrebbe essere il loro primo album, del 1998. Viene di solito presentato come "Chansons ouvrieristes", canzoni operaiste.
Parla delle lotte operaie del 1895 a Fos-sur-Mer, presso Marsiglia. L'ambiente è quello del sito industriale marsigliese a una data epoca. Come
ha specificato Karpiénia, "Se abbiamo deciso di cantare in dialetto marsigliese non è affatto per particolarismo locale. Anzi, ciò mette
sobriamente in risalto la triste universalità della realtà e delle lotte operaie, nel tempo come nello spazio. Lo abbiamo fatto volutamente come atto rivoluzionario in tempo di esigenze di riduzione dell'orario di lavoro. Nel 1895 si ebbero enormi recriminazioni da parte dei capitalisti dell'epoca contro coloro che volevano 'accorciare la giornata senza che il salario
settimanale fosse minimamente toccato'. E si trattava di abbreviarla, quella settimana, a 50 ore. Altro che trentacinque."

La musica, poi. Meridionale, dai riflessi multipli. Dal flamenco andaluso alla rumba catalana, dalla canzone napoletana e salentina (i Dupain collaborano con un gruppo militante salentino, i Mascarimirì "camarades de scène et militants d'une musique vivante, pour l'occitanica salentina":
http://www.mascarimiri.com/) al "chouf" magrebino. Samuel Karpiénia ha una
voce roca e potente e bisogna sentirlo pronunciare "lou trabalho que comiença de mancar" ne "L'Usina", la prima canzone dell'album.

Nel 2002 è uscito il loro secondo album: "Camina" ("Cammina").

Si scrive in altro sito, quello di Radio Chango:

"Ritmi del Maghreb, dell'Africa nera, tendenza spagnola, provinciale, melodie perse nel tempo….L'alchimia ragiona con una forza stregata, come un rito vecchio di secoli, ma così nuovo ! Nuovo di riscoperta, di miscele originali, d'assenza di barriere. Senza barriere, come testimoniano i due handicappati con cui i Dupain hanno accettato di proporre i loro album.
Una musica che va ben oltre i tipici ritmi della musica industriale e di quelli tradizionali con cui sono state abituate le nostre orecchie sin
dall'infanzia. I testi sono molto impegnati ma cantati in occitano. Questa lingua che al
giorno d'oggi non è quasi più parlata, era quella dei trovatori, che all'epoca del medio evo, erano fra i soli poeti che osavano criticare la società feudale.
Le parole di Camina, il loro ultimo album, s'ispirano ad opere del XVIII e XIX secolo che difendevano la causa operaia. Si schierano con i più poveri del nostro mondo cosiddetto moderno, interpellano i prigionieri ciechi dal
pensiero unico … " un CD specialmente dedicato ai popoli in lotta, ai popoli disertori di un destino prefabbricato, ai popoli solidari, a quello che
costruisce la propria storia, la subisce e la trasforma. All'individuo che tende la mano, quello che alza il pugno, quello che non desiste mai, quello che prende strade differenti senza dimenticare mai i propri fratelli. Alla fiamma di speranza che oscilla in ciascuno di noi. "
Se la musica dei Dupain non ha una nazione a cui appigliarsi, il gruppo ha la sua base a Marsiglia, città del sud della Francia dove passa la "linah
imaginot", quella che unisce le città dove si trovano attualmente artisti sulle tracce della cultura occitana. A Marsiglia ci sono i noti Massilia Sound System, a Tolosa per esempio i Fabulous Trobadours, a Uzeste la Compagnie Lubat… Se non ne fanno parte, se ne sentono vicini.
La formazione strumentale è altrettanto atipica come la loro musica. Si confondono le melodie magiche di una Vielle à roue (Pierre-Laurent
Bertolino), gli accordi trascinanti di un mandolino (Samuel Karpienia), i punti profondi di un basso (Noël Baille) e i ritmi ipnotici delle
percussioni (Sam de Agostini). I Dupain si rivolgono ai popoli multiculturali, ovvero tutti. Se la loro musica trova difficoltà per accattivare sin dal primo ascolto, è perché i media diffondono pochissime musiche del sud. Rari sono i successi musicali che rispecchiano realtà culturali passate e presenti. Dalla vostra infanzia, quante canzoni africane, orientali o provinciali avete ascoltato?
L'orecchio, si dica quel che si dica, si abitua a quello che gli si propone, e rimane scioccato quando ascolta qualcosa di mai sentito prima.
I Dupain sfidano la conformità musicale affinché si possano finalmente ascoltare musiche che rispecchino il meticciaggio culturale dei popoli del Mediterraneo."

(Riccardo Venturi)