Piero Novelli

Canzoni contro la guerra di Piero Novelli
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Da PiemonteNews

Neanche un grande pittore sarebbe riuscito a dare di Torino, quella degli anni ’60-80, un ritratto più realistico di quello uscito dalla magica penna di Piero Novelli (1929-1983), l’indimenticabile poeta-giornalista de l’Unità fino ai fatti d’Ungheria, poi della Gazzetta del Popolo, inviato speciale in giro per il mondo anche per altre testate come Tempo illustrato, il Giorno, Sorrisi Tv, ecc.
Si tratta di storie del proletariato subalpino, fatti di cronaca nera, storie di malavita, di regolamenti di conti, di coltellate, di quella varia umanità che popolava le piole torinesi, vissute e raccontate rigorosamente in dialetto con vivaci incursioni sul gergo di Porta Palazzo, un manuale di saggezza e di ironia popolare ormai in estinzione, con i suoi salaci e spesso crudeli eufemismi, da far tremare le vene e i polsi ai benpensanti. Parole e aggettivi storpiati ad arte, derivati ed elaborati da linguaggi importati dall’imponente immigrazione approdata nella futura metropoli col miraggio della Fiat e del posto sicuro.
Il successo di Piero Novelli inizia quando, con i fratelli Balocco, scrive i testi per le “Cansson d’la piola” , cabaret dialettale che ha fatto ormai il giro del mondo, una sapiente indagine per ricordare la particolare atmosfera delle oltre seimila osterie subalpine popolate da personaggi straordinari che bevendo, cantando e ubriacandosi cercavano di sfuggire al disagio metropolitano, almeno ci provavano….
Negli anni ’70 uscì un long playing intitolato “Torino Cronaca”, con i testi di Piero Novelli, le musiche e la voce di Mario Piovano, altro giramondo e talentuoso musicista. Due straordinari artisti, amici d’infanzia, assidui frequentatori, nelle ore dei gatti grigi, di piole-bistrot, molto simili a quelle della loro amatissima “ville lumière”, ricche di personaggi e momenti magici per nostalgie e ispirazioni.
I titoli del disco, rigorosamente in piemontese, rispecchiano quegli irripetibili anni: “La donna pavone, Son andait a Casablanca, La mia fisa, Mi chiel e ‘l merlo, El Po s’na frega, ‘L gat gris, La cansson dij lofi, Ah! le fomne ed Turin, Marijuana, L’ultim amis, La colpa l’è del tubo”.
Altro prezioso disco degli anni ’70, prodotto da Maurizio Corgnati, intitolato ”..e poi Domani ancora” testi di Piero Novelli e musiche di Mario Piovano, si avvale della straordinaria interpretazione di Luisella Guidetti, la cantante della “mala”. Indimenticabile in “La ca dij maledet, La legge dla mala, Si l’è vera, e “Requiem per na fija ed vita” che ricorda la tragica fine di Martine Beauregard, la “lucciola” trovata morta nei boschi di Stupinigi.
Da ricordare di Piero Novelli e Riccardo Marcato è anche il libro “Il Commissario di Torino”, ambientato negli anni ’70, dove ai lettori non più giovanissimi torneranno in mente le gesta del famoso e coraggioso commissario Montesano, sempre con gli occhiali scuri e spiccato accento meridionale. Un libro serio e ironico dove alla fine, quando negli anni ’70, Torino viene paragonata alla Chicago anni ’30, vinceranno i buoni sentimenti. Altra data importante per Novelli è il 25 febbraio 1965 quando tiene a battesimo a Torino lo storico Jazz Club dove si esibiscono Renato Germonio e Piero Angela con i Radio Boys di Cosimo Gilé.
Sono finiti i tempi quando a Torino e provincia c’erano sempre cantanti pronti ad esibirsi col loro repertorio di canzoni piemontesi. A Revigliasco un Gipo Farassino alle prime armi, accompagnato dal compianto Pino Ruga, cantava nel salone del locale ristorante per i numerosi avventori, dopo una succulenta “polenta e coniglio”, specialità della casa. Paulin lo trovavi spesso nelle varie piole che per l’occasione si trasformavano in café chantant, Beppe d’ Moncalè aveva il suo pubblico di aficionados, Roberto Balocco riempiva i teatri con Luciano Sangiorgi e la bravissima Silvana Lombardo.
Rimangono sulla breccia Gipo Farassino, i Fratelli Balocco, Mario Piovano, oscar alla carriera con 50 anni di attività e i Musicanti di Riva presso Chieri con il loro raffinato repertorio contadino.
Poi, il nulla...

Claudio Raineri