Gruppo Operaio E Zézi

Canzoni contro la guerra di Gruppo Operaio E Zézi

Myspace del gruppo

Dal Sito ufficiale:
Niù identichit
[...] E zezi rappresentano ad oggi una realtà stabile e riconoscibile nel panorama culturale nazionale e internazionale.
[...] In oltre trent'anni di attività la loro dinamica nei flussi, disorganici, di produzione artistica è andata rinforzandosi e riposizionandosi, alterando continuamente l'immagine dell'ensemble attraverso un processo complesso di riferimenti e sperimentazioni, di attribuzione simbolica, cui demandare informazioni e sintesi di tipo politico, musicale e teatrale.
[...] Il gruppo, che si organizza alla fine del settantaquattro e di lì ad oggi mantiene una serrata attività artistica e politica ininterrotta, vanta una nota di originalità che lo contraddistingue da sempre da altre esperienze espresse nel processo di ri-elaborazione delle musiche di tradizione orale. È infatti costituito da una formazione molto differenziata, nella quale figurano anche alcuni operai. Anzi, la cultura operaia ha ispirato, si potrebbe dire, la nascita stessa e la strutturazione del progetto, figurando alcune questioni relative agli insediamenti industriali dell'area vesuviana come centrali in molti brani e opere teatrali negli anni composte dagli zezi.
[...] per questi motivi risultano essere tra le realtà artistiche più innovative e interessanti nel panorama musicale nazionale. Lo si afferma in relazione certamente alla qualità della produzione musicale e teatrale proposta in tanti anni. Ma anche in riferimento alla singolarità non solo del risultato, dell'esito, della risposta e della proposta rappresentate, bensì del progetto ispiratore, delle idee fendenti un ambito socioculturale alquanto reietto, sfibrato, disorganico, sia nell'organizzazione delle cosiddette politiche culturali, sia nella gestione delle politiche del lavoro e dell'accesso alle risorse.
[...] In relazione all'esperienza del gruppo operaio di pomigliano d'Arco, molti significati vanno intesi alla luce di una relazione contestuale e allo stesso tempo tesa verso ambiti di confronto trans-locali.
[...] l'opera del gruppo ha voluto anche sfidare i modelli di rappresentazione stabiliti, stante il carattere per definizione gerarchico e non sempre democratico delle strutture terminologiche e della comunicazione in genere. Di qui la scelta dei codici privilegiati in una dimensione di confronto trasversale, ovvero il dialetto e la tammurriata, il repertorio locale musicale e teatrale di tradizione orale.
Gli zezi sono una forza politica e artistica innovativa proprio grazie alla loro creatività. Qui risiede, probabilmente, la forza delle loro proposizioni. Le idee che hanno proposto rappresentano delle modalità di lotta agli ordini stabili. Sono ideatori di un quadro nuovo, in cui gli strumenti del linguaggio, della finzione, del dialetto, della musica, dell'evocazione e dell'ironia, si sono rivelati nelle loro potenzialità democratiche. Hanno rappresentato il disordine, tagliando l'ordine, capovolgendolo e beffeggiandolo, mettendo in scena dei corpi politici riconoscibili, rappresentando costantemente un'opposizione critica e strutturata.
[...] Sono musicisti e attori, intellettuali, operai. Producono arte spesso come rappresentazione di una critica sociale forte, esplicita, riferendosi sempre ad un ambito di conoscenze straordinariamente diffuso, vale a dire i repertori locali musicali e teatrali di tradizione orale.
Infine il nome, che è sempre altamente descrittivo. Lo è indubbiamente in questo caso. Il nome e zezi lo hanno mutuato dai teatranti di strada che, fino all'inizio degli anni Cinquanta, giravano per paesi a rappresentare la Canzone di Zeza, una commedia in cui si celebra la sconfitta, per castrazione, di Pulcinella, il quale vuole opporsi, invano contro sua moglie Zeza, al matrimonio di loro figlia con Don Nicola. In scena sono le tensioni tra i due sessi, l'uomo, la donna, i loro ruoli in un processo di negoziazione e confronto rappresentato dalla relazione intergenerazionale.
Si rappresenta la strategia delle scelte, il confronto e il conflitto tra diversi, la tenzone tra vecchio e nuovo, la tensione, politica, tra le parti. La complessità di una realtà multiforme. Si sceglie nettamente di tratteggiarne criticamente, con la canzone e la performance, i nodi, le connessioni, i disordini, in un tentativo di socializzazione e oggettivazione del disagio.
La giuntura è prettamente politica: e zezi, sulla linea dei teatranti cui si ispirano, i quali formalmente riflettono altre dinamiche, ma nel solco della stessa tradizione di analisi critica e ironica della società che vivono, si confrontano con un'ambiguità centrale, attuando un procedimento di dis-alienazione, che prende le forme del conflitto. Del contrasto, se si vuole, tra ciò che è e come si vorrebbe che fosse.
(da uno scritto di Daniele Cestellini)
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Nel 1974 intorno a un gruppo di lavoratori dell'Alfasud di Pomigliano d'Arco nasce un collettivo musicale e teatrale per cantare le lotte della fabbrica sui ritmi delle tarantelle e delle "tammurriate".E' l'inizio del Gruppo Operaio E ZEZI, la piu'straordinaria esperienza di fusione tra musica popolare e canzone politica mai avvenuta in Italia.
Gianfranco Capitta ha scritto: "[...] rispetto ai cugini "colti" della Nuova Compagnia di De Simone, E ZEZI hanno sempre associato il loro nome alla realta' operaia: Pomigliano d'Arco (che pero' vuol dire anche santuario con tutte le tradizioni e le radici annesse ...), l'Alfasud, o l'Alfa-Fiat come si chiama oggi.
Adesso che tutto sembra cambiato, la fabbrica e le automobnili si avviano a sparire, ma E ZEZI restano. Piu' forti e aggressivi di prima. Perfino "piu' bravi" se e' possibile e se ha un senso l'aggettivo. La loro notorieta' ha passato i confini, in Francia sono oggetto di un piccolo culto. Hanno dato la scossa agli eleganti giardini parigini del Luxembourg, e una staffilata al grande festival di Nantes (cinquemila spettatori impazziti dentro un hangar).

Nel rimescolamento dei linguaggi e nella babele della musica, la loro coerenza resta un caposaldo: come gli antichi guaritori (un po' medici, un po' illusionisti) il loro ritmo comunica direttamente con il sangue, i nervi, il midollo dello spettatore. Impossibile non reagire alle loro canzoni, non battere il piede alle loro tammurriate, non cercare il movimento liberatorio verso una qualche, laica, "guarigione" ... Ti commuovono fino allo strazio, ti imbelviscono con la loro rabbia. Hanno una carica talmente forte che sembrano venire da prima della storia. Invece ci sono dentro e non ne vogliono uscire, non si pentono, e sono capaci di farti divertire anche delle disgrazie, tue e loro. Hanno resistito all'eruzione del degrado napoletano, e continuano a pulsare, sotto quella lava, col ritmo greve e acuto dei loro strampalati strumenti.

Sono un gruppo musicale, ma anche un'entita' politica, un agglomerato etnico. In guerra col mondo e col suo marciume. E per fortuna impediscono, a chiunque li ascolti, di non schierarsi con loro. Come per un antico sortilegio pagano."

(tratto da "Il Vesuvio nel motore" di Giovanni Vacca)