Graziella Di ProsperoGraziella Di Prospero, è nata a Sezze (LT) e vissuta per molto tempo a Roma.
E’ morta ad Ariccia il 27 ottobre 2013.

Il suo lavoro di ricerca sul campo nasce quasi come un’evoluzione logica dei suoi interessi e delle sue attività di giornalista e scrittrice, che la portano in modo naturale ad indagare, esaminare e studiare le diverse facce di un problema fino a scavarne le radici.
Partendo da questo presupposto e interessata a scoprire e studiare le tradizioni popolari italiane con particolare riferimento alla Regione Lazio, si dedica, a partire dai primi anni Settanta, a ricercare sistematicamente sul campo frammenti e versi di canti popolari legati alle tradizioni contadine del territorio, al fine di giungere ad una maggiore conoscenza e comprensione del patrimonio etnologico e musicologico dell’area.
La Di Prospero è validamente accompagnata in questo lavoro dal suo compagno, il fumettista Giorgio Pedrazzi.
Graziella si è contraddistinta soprattutto per il suo modo di essere, per la forza di una donna anticonformista che ha saputo opporsi alle logiche comuni con una prova della capacità artistica e interpretativa di chi ha a cuore le proprie origini.
Prese parte attiva del gruppo di lavoro sulle tradizioni popolari della sezione Culturale Centrale del P.C.I. , coordinato da Sergio Boldini, con le adesioni e le collaborazioni di artisti quali: Caterina Bueno, Omar Calabrese, Maria Carta, Gilberto Giuntini, Enzo Gradassi, Ivo Lisi, Paolo Natali, Giorgio Pedrazzi, Eliana Pilati, Alberto Sobrero, Renato Sitti, Antonio Uccelli.

Con alcune delle donne aderenti a questo gruppo di lavoro Graziella Di Prospero fu emblema e simbolo della lotta in difesa dei diritti delle donne, e in diverse occasioni fu chiamata a partecipare con alcuni dei suoi brani alle feste popolari organizzate dai movimenti di protesta.
Per lo stesso motivo nel 1989 la Di Prospero fu chiamata ad intervenire a Los Angeles, tra le artiste più rappresentative delle tradizioni popolari italiane.

Il suo lavoro e la sua ricerca hanno assunto un significato particolare soprattutto nelle modalità di divulgazione del materiale registrato spesso consentendo, durante i recital e nelle apparizioni televisive, l’irruzione sul palco di autentici musicisti popolari quali: zampognari, contadini, pastori, autentici detentori del patrimonio popolare musicale intangibile.

Tra i suoi lavori ricordiamo i dischi documento:
- “Tengo no bove se chiamo Rosello” (Marzo 1975);
- “AEIOU, alla scola ‘n ci voglio ì più” (Luglio 1976);
- “In mezzo al petto mio ce stà ‘n zerpente” (Ottobre 1978)

Massima parte delle registrazioni sono state trascritte nella raccolta: “Itinerario della memoria, Una ricerca di canti, detti, proverbi, testimonianze della tradizione popolare del Lazio”. Da ricordare, a conferma di un continuo lavoro di ricerca, il film per RaiTv3 ”Itinerario della memoria” (1980) e la trasmissione radiofonica targata Radiotre ”Sezze - La Passione raccontata dai protagonisti. Religiosità Popolare, Canti e Testimonianze sulla settimana santa”, di cui la Di Prospero è stata autrice, mentre il suo compagno, il fumettista Giorgio Pedrazzi, ha collaborato alla stesura dei testi (1977).

Diversi sono gli artisti ed i gruppi di musica popolare che si sono ispirati al suo lavoro tra questi riproponendo e riattualizzando alcuni dei brani incisi dalla Di Prospero. Tra questi: I Canusìa, Banda Jorona, Mantice, Lavinia Mancusi ed altri.

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